Che storia, il teatro italiano!

Mi permetto di sottoporvi caldamente (il clima lo consente, ormai) un altro consiglio, per queste giornate di permanenza domestica forzata: l’amico Luca Radaelli, autore, regista, produttore, direttore artistico di “Teatro Invito” e, soprattutto, grande attore di teatro (forse sono di parte, vista l’amicizia, ma della cosa sono più che certo) sta producendo per la Società Dante Alighieri della “mia” Lucerna, ma visibili a tutti su YouTube, una serie di quattro “prolusioni” sulla storia del teatro italiano, da Ruzante e Goldoni fino ai giorni nostri.
Da par suo, Luca Radaelli ci guida lungo un affascinante cammino secolare dentro un’arte meravigliosa e potente, la cui storia nostrana presenta numerose eccellenze assolute delle quali Luca, oltre alla narrazione storica, ci offrirà alcune suggestive letture recitate. Un’occasione imperdibile per conoscere – in modo certo rapido tanto quanto intrigante – l’incanto culturale e artistico di un made in Italy del quale gli italiani si possono ben vantare e andare fieri, molto più di altri (non per fare polemica, eh, ma un po’ sì!)

Cliccate sull’immagine in testa al post per visitare la pagina YouTube ove sono pubblicate le varie puntate della serie, e buon ascolto!

Dalla truna

Giungo ahimè in ritardo, ma spero non del tutto, per segnalarvi e consigliarvi questa bellissima iniziativa del collettivo Vendül e di uno dei suoi mentori, Michele Comi, del quale vi ho già parlato più volte, qui sul blog: “Dalla Truna” ovvero, come si legge nella presentazione sul sito di Vendül «una truna virtuale, del tutto sperimentale, adatta ad un gruppo di persone che vogliano far comunità attraverso una lettura condivisa. Ogni serata un testo da leggere assieme, ognuno un brano, un brano alla volta. Dopo la lettura qualche minuto per condividere impressioni, idee, suggestioni e riflessioni nate dall’esperienza appena vissuta. Una proposta semplice ed essenziale, come potrebbe essere ritrovarsi attorno al fuoco in un rifugio montano, sulla spiaggia o nel cortile di casa dopo un incontro fra  amici. Per fare comunità, apprendere, sperimentare. Un esercizio per viaggiare dentro e fuori, restando a casa.»

Cliccate sull’immagine qui sopra per saperne di più, e per sapere come partecipare, anzi, come “entrare” nella truna; cliccate invece sulle immagini in testa al post per leggerle in un formato più grande. Qui invece potete trovare alcune suggestioni estratte dalle due serate già effettuate – e ne troverete altre di quelle che verranno, immagino. In fondo è un altro modo per viaggiare, in questo periodo di forzata clausura, e nel modo più importante e necessario: con il pensiero. Perché ogni viaggio è da affrontare innanzi tutto lì, nella nostra mente ovvero dentro di noi, per poter essere affrontato e goduto appieno nella realtà, nonché per diventare qualcosa di prezioso, di utile, di veramente essenziale al nostro andare nel tempo della vita e nello spazio dell’esistenza – “il” viaggio per antonomasia, d’altronde.

Maestri e allievi

[Foto di Sasin Tipchai da Pixabay ]
Il professor Mauro Paoloni, docente di Economia Aziendale all’Università degli Studi Roma Tre, ha scritto qualche giorno fa per “Il Sole 24 ORE” un articolo molto bello, intitolato Il piacere umile di ritornare a essere allievi, con il quale mette in evidenza come l’attuale difficile periodo pandemico segnali, se non imponga, una rinnovata importanza dei ruoli e delle relative competenze al fine di risolvere al meglio possibile la problematica situazione nella quale tutti stiamo, eliminando di contro le troppe parole vuote e inutili dacché immotivate e infondate che si spendono al riguardo. Un aspetto quanto mai fondamentale, in un paese come l’Italia nel quale l’incompetenza è ritenuta una dote da curriculum sia a livello di opinione pubblica – il celeberrimo “popolo di commissari tecnici della nazionale di calcio”, che oggi è invece diventato un “popolo di virologi”, a quanto pare! – e sia, per terribile paradosso, a livello di classi politiche e dirigenti. Quando invece un vero, autentico, bellissimo principio che non dovremmo mai dimenticare è quello che, nella vita, non si finisce mai di imparare! E in primis imparare a riconoscere chi abbia veramente qualcosa da insegnarci, ecco.

Vi propongo un brano dell’articolo del professor Paoloni, che potete leggere interamente (fatelo, che merita, e meditateci sopra, poi) cliccando qui.

Il sostantivo “Maestro” è presente nella vita di ciascuno di noi dal momento in cui siamo in grado di intendere e volere. La nostra evoluta società dell’apprendimento lo utilizza, ormai, da molto tempo coniugandolo nelle diverse modalità: da quelle che lo vedono inserito nella scala gerarchica dei titolari degli insegnamenti nelle scuole di ogni ordine e grado che ne coniugano le tipologie; facendole iniziare con il maestro di scuola materna fino a mutarne la denominazione in professore per tipizzare la specifica disciplina che impartisce (professa); fino ad arrivare a coloro che riconoscono nel Maestro colui che, titolare dell’esperienza “di qualcosa” o “per qualcosa” è in grado di potere e sapere traferire questa esperienza a terzi. […] Non bisogna, tuttavia, compiere l’errore, almeno in tal caso vista la serietà della circostanza, di scambiare i ruoli di maestro e allievo. Noi, tutti noi, non medici specialisti, siamo umili, indistinti, inermi, timorosi e ignoranti allievi. Ognuno, quale allievo, faccia la sua parte con totale umiltà e destrezza, utilizzando, laddove possibile, i nostri rispettivi ruoli, quale contributo per fare in modo che i maestri possano essere messi nella condizione di insegnare meglio. Facciamo gli allievi modello. Questo non è un campionato di calcio, dove tutti anche con ilarità e simpatia siamo allenatori e, quindi, maestri. In tal caso non siamo in una competizione per lo scudetto o per una coppa. Per una serie di sfortunate circostanze stiamo vivendo una difficilissima fase della vita della società globalizzata e non possiamo assolutamente permetterci di invertire i ruoli per salvaguardare la vita di molti di noi. […]