Maestri e allievi

[Foto di Sasin Tipchai da Pixabay ]
Il professor Mauro Paoloni, docente di Economia Aziendale all’Università degli Studi Roma Tre, ha scritto qualche giorno fa per “Il Sole 24 ORE” un articolo molto bello, intitolato Il piacere umile di ritornare a essere allievi, con il quale mette in evidenza come l’attuale difficile periodo pandemico segnali, se non imponga, una rinnovata importanza dei ruoli e delle relative competenze al fine di risolvere al meglio possibile la problematica situazione nella quale tutti stiamo, eliminando di contro le troppe parole vuote e inutili dacché immotivate e infondate che si spendono al riguardo. Un aspetto quanto mai fondamentale, in un paese come l’Italia nel quale l’incompetenza è ritenuta una dote da curriculum sia a livello di opinione pubblica – il celeberrimo “popolo di commissari tecnici della nazionale di calcio”, che oggi è invece diventato un “popolo di virologi”, a quanto pare! – e sia, per terribile paradosso, a livello di classi politiche e dirigenti. Quando invece un vero, autentico, bellissimo principio che non dovremmo mai dimenticare è quello che, nella vita, non si finisce mai di imparare! E in primis imparare a riconoscere chi abbia veramente qualcosa da insegnarci, ecco.

Vi propongo un brano dell’articolo del professor Paoloni, che potete leggere interamente (fatelo, che merita, e meditateci sopra, poi) cliccando qui.

Il sostantivo “Maestro” è presente nella vita di ciascuno di noi dal momento in cui siamo in grado di intendere e volere. La nostra evoluta società dell’apprendimento lo utilizza, ormai, da molto tempo coniugandolo nelle diverse modalità: da quelle che lo vedono inserito nella scala gerarchica dei titolari degli insegnamenti nelle scuole di ogni ordine e grado che ne coniugano le tipologie; facendole iniziare con il maestro di scuola materna fino a mutarne la denominazione in professore per tipizzare la specifica disciplina che impartisce (professa); fino ad arrivare a coloro che riconoscono nel Maestro colui che, titolare dell’esperienza “di qualcosa” o “per qualcosa” è in grado di potere e sapere traferire questa esperienza a terzi. […] Non bisogna, tuttavia, compiere l’errore, almeno in tal caso vista la serietà della circostanza, di scambiare i ruoli di maestro e allievo. Noi, tutti noi, non medici specialisti, siamo umili, indistinti, inermi, timorosi e ignoranti allievi. Ognuno, quale allievo, faccia la sua parte con totale umiltà e destrezza, utilizzando, laddove possibile, i nostri rispettivi ruoli, quale contributo per fare in modo che i maestri possano essere messi nella condizione di insegnare meglio. Facciamo gli allievi modello. Questo non è un campionato di calcio, dove tutti anche con ilarità e simpatia siamo allenatori e, quindi, maestri. In tal caso non siamo in una competizione per lo scudetto o per una coppa. Per una serie di sfortunate circostanze stiamo vivendo una difficilissima fase della vita della società globalizzata e non possiamo assolutamente permetterci di invertire i ruoli per salvaguardare la vita di molti di noi. […]

5 pensieri su “Maestri e allievi”

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