Così (Radio) Alice “inventò” l’open source…

Febbraio 1976. Iniziano le trasmissioni di Radio Alice dalla sede di via del Pratello. Una rara fotografia di Franco “Bifo” Berardi in diretta dagli studi della radio. (© Archivio Studio Camera Chiara)
Febbraio 1976. Iniziano le trasmissioni di Radio Alice dalla sede di via del Pratello. Una rara fotografia di Franco “Bifo” Berardi in diretta dagli studi della radio. (© Archivio Studio Camera Chiara)

virgoletteRipensando a quanto hai e avete fatto con Radio Alice… non ti chiedo se rifareste tutto quanto perché sono certo sia una domanda retorica, ma c’è qualcosa che potevate e dovevate fare meglio, o che non avete fatto e volevate fare, oppure qualcosa che avete fatto e, con il senno di poi, non dovevate fare?
«Singole cose oggi, col senno di poi, probabilmente le farei in modo diverso rispetto a come le mettemmo in atto allora. Ad esempio, mi attrezzerei per registrare e creare una memoria di tutto quello che andrebbe in onda, ovvero per avere la possibilità di replicare i contenuti prodotti e farli sopravvivere. Al di la di queste singole cose, tuttavia, oggi come allora rimetterei in pratica uno dei concetti fondamentali che fu della radio, ovvero la scelta di non essere proprietari di un’idea, di un modello o invenzione che dir si voglia. Tutto ciò che facevamo era a disposizione di chiunque, e chiunque ne poteva fare ciò che voleva.»
Si può dire che avete inventato l’open source, in pratica.
«Sì, è così. Lo abbiamo inventato coscientemente, con consapevole logica e, ribadisco, ancora oggi questo concetto non lo cambierei di una virgola. Noi con Alice abbiamo veramente creato un essere vivente, che in quanto tale non si può “possedere” e che vive una sua vita con la quale ogni cosa può e deve interagire. Ci tengo molto a questa cosa.»

(Dall’intervista-chiacchierata-confessione con Valerio Minnella, uno dei padri di Radio Alice, ospitata nel mio libro Alice, la voce di chi non ha voce. Storia della radio più libera e innovatrice di sempre. Nel frattempo, si avvicina il quarantennale della chiusura di Radio Alice, avvenuta la sera del 12 marzo 1977: uno degli eventi più noti ed emblematici della storia italiana di quegli anni nonché, ora, ricorrenza da onorare con prossime nuove presentazioni pubbliche del libro. Seguite il blog e a breve ne saprete di più.)

alice_book1_670Luca Rota
Alice, la voce di chi non ha voce. Storia della radio più libera e innovatrice di sempre.
Senso Inverso Edizioni, Ravenna, 2016, ISBN 9788867932214
Pag.100, € 10,00

In tutte le librerie e sul web
Cliccate sul libro qui accanto per saperne di più.

Ponzio Pilato sulle Alpi Svizzere?

pilatus

Eccolo lì, onnipresente sopra ogni cosa cittadina, il Pilatus, il mitologico e possente vegliante che impenna le sue vigorose membra rocciose verso il cielo…
Il Pilatus è “la” montagna di Lucerna. Le si staglia all’orizzonte settentrionale, immancabile ogni qualvolta si guardi in quella direzione da qualsiasi angolo della città. Basta voltare un angolo, infilare lo sguardo tra una torretta merlata e un cornicione e ne vedi la vetta. E’ una sorta di sobborgo cittadino fatto di magri pascoli e pinnacoli rocciosi, che quasi di colpo si innalzano dall’hinterland collinare lucernese, dolcemente ondulato e virente. Non è incombente, opprimente, non ruba lo sguardo dal panorama cittadino, non oscura paurosamente le acque del lago e non rovina in qualche rude e selvaggio modo l’elegia urbana; ma c’è, inevitabilmente, ed è proprio lì dove un attento fotografo o pittore lo metterebbe per avere il miglior sfondo possibile all’immagine della città. Il più bravo attore non protagonista in un film da nomination all’oscar (con vittoria pressoché certa per la scenografia).
Ma per lungo tempo la superstizione popolana che nei solchi delle profonde vallate alpine s’ammantava sovente di grottesco bigottismo aveva bollato il Pilatus con lo status di “monte maledetto”. Mons Pilatus, ovvero “Monte di Pilato”. Sì, lui, Ponzio. (…)

(Pagg.97-98)

lucerna_book1_800
Luca Rota
Lucerna, il cuore della Svizzera
Historica Edizioni 2016
Collana Cahier di Viaggio
ISBN 978-88-99241-94-0
Pag.167, € 10,00

(Cliccate sul libro qui accanto per saperne di più!)

“Guarda, i signori e i príncipi sono l’origine di ogni usura…”

Hans Baldung Grien, “Ville assiégée pendant la guerre des Paysans”, 1525.
Hans Baldung Grien, “Ville assiégée pendant la guerre des Paysans”, 1525.

La «Guerra dei Contadini» venne combattuta in Germania tra il 1524 e il 1526: fu una rivolta dei più poveri appoggiata da soldati professionisti, tra cui comandanti dei Lanzichenecchi come Florian Geyer, Michael Gaismair e Götz von Berlichingen, basata su ragioni etiche, teoriche e teologiche scaturenti dalla riforma protestante, le cui critiche ai privilegi e alla corruzione della Chiesa Cattolica Romana sfidarono l’ordine religioso e politico costituito. Ma rifletté anche un diffuso malcontento derivante dallo scollamento tra le diverse classi della società germanica del tempo, che permetteva al sistema di potere vigente di assoggettare in maniera sempre più rigida e illiberale la popolazione meno benestante – composta non solo da contadini, peraltro. Per dirla con il leader della rivolta, il pastore Thomas Müntzer, nella sua Confutazione ben fondata: «Guarda, i signori e i príncipi sono l’origine di ogni usura, d’ogni ladrocinio e rapina; essi si appropriano di tutte le creature: dei pesci dell’acqua, degli uccelli dell’aria, degli alberi della terra (Isaia 5,8). E poi fanno divulgare tra i poveri il comandamento di Dio: “Non rubare”. Ma questo non vale per loro. Riducono in miseria tutti gli uomini, pelano e scorticano contadini e artigiani e ogni essere vivente (Michea 3,2-4); ma per costoro, alla più piccola mancanza, c’è la forca
Müntzer peraltro era in principio un discepolo di Martin Lutero, il quale appoggiò inizialmente la rivolta dei contadini per poi invece avversarla duramente: tale “tradimento” contribuì a portare Müntzer su posizioni assai distanti dal suo “maestro” e via via più radicali, arrivando ad affermare che «Lutero dice che la Parola di Dio è sufficiente, ma non si rende conto che la gente che spende ogni minuto del suo tempo per procurarsi il pane non ha tempo per imparare a leggere la Parola di Dio.»
A sua volta Michael Gaismair (militare delle truppe venete e uomo di guerra, dunque) il quale fu pure eletto capo della rivolta dei contadini nel Tirolo, lasciò scritto nel suo Ordinamento un passaggio di strabiliante attualità, che pare scritto in risposta a certi eventi contemporanei: «Tutte le mura cittadine, i castelli e le fortificazioni che si trovano nella regione devono essere abbattute e non devono esserci più in futuro delle città, bensì soltanto villaggi, affinché non esistano più differenze tra gli uomini.»
Vi dico di questo evento storico sostanzialmente ignorato dalla storiografia ufficiale – soprattutto a Sud delle Alpi – principalmente perché narrante d’una rivolta contro la chiesa cattolica e contro i potenti (cioè i “buoni”, eh!) del tempo, quelli che determinavano nel bene e (soprattutto) nel male la vita quotidiana della gente comune, per rimarcare la sua “morale” principale: la Guerra dei Contadini fu l’unica rivolta popolare che ebbe al suo fianco le forze militari contro i poteri dominanti. Non ve ne sono state altre, di simile portata, nella storia.

No, per dire, ecco. Historia semper magistra vitae, vero?

N.B.: evento storico citato da Giuseppe Culicchia (che ringrazio) in Mi sono perso in un luogo comune. Dizionario della nostra stupidità, Einaudi 2016, pag.133, e da me integrato con ulteriori dettagli. Cliccate sull’immagine in testa all’articolo per saperne di più.

“B”istopia!

barb-wireNo no, nessun fake, è tutto vero, anche la trama che leggete lì. Barb Wire, uscito nel 1996 con la celeberrima (!) Pamela Anderson quale protagonista e giudicato tra i più brutti film di quell’anno (la nostra cara Pamelona vinse i Razzie Awards come “Peggiore nuova star”!), raccontava proprio di un’America dell’anno 2017 governata da una dittatura di matrice (neo)fascista – o neonazista. Purissima, cristallina (e inevitabile?) distopia, insomma.

Ecco: che non si dica più che certi B-movies (nonostante la mediocrità degli attori, ehm…) raccontano storie assurde e strampalate! O forse è che la realtà quotidiana è oramai scaduta al livello dei più brutti film di serie B, dacché governata da “leader” – in fondo attori, a loro modo – assolutamente e tragicamente mediocri?

P.S.: grazie per l’ispirazione ai sublimi snob di Visiogeist, dalla cui pagina facebook ho tratto l’immagine.

INTERVALLO – Canton Ticino (Svizzera), “Bibliocabine”

bibliocabina1Anche il Canton Ticino si converte al riutilizzo delle vecchie cabine telefoniche in disuso come mini-biblioteche per il book crossing. Sono così nate le Bibliocabine e già 15 sono quelle attive in diverse località sparse per il territorio della regione elvetica di lingua italiana, ottenendo ovunque un ottimo successo.  «Libri lasciati finora in cantina o sugli scaffali impolverati possono in questo modo rivivere» raccontano alcuni utenti della bibliocabina di Melide, bella località sul lago a pochi chilometri da Lugano. «È un modo solidale per diffondere e scambiare sapere, cultura e quindi evoluzione positiva della persona. Ma tutto ciò serve anche a riconvertire delle strutture destinate al degrado o alla dismissione.»

Cliccate sull’immagine in testa all’articolo per saperne di più.

P.S.: grazie di cuore a Stefania Comi per la segnalazione!