Nevicare per nevicare…

Magari vi farò ridere, ma vi voglio dire di uno tornato dall’America, l’America che incensava ogni giorno, e tornato a risalire sui nostri alpi, a rifare la vita peggiore che uno di noi possa fare, a mangiar male, a dormir male: a star male. Una mattina d’agosto che si trovarono sopra le coperte mezza spanna di neve, e trovarono le vacche serrate in un groppo in mezzo alla neve, e lui cominciò di bel nuovo a parlare dell’America qua e dell’America là gli domandò di traverso il secondo pastore, stufo di quelle litanie “E perché sei tornato?” “Sono tornato perché là nevicava.”

(Giovanni Orelli, L’anno della valanga, Edizioni Casagrande, 1991-2017, pag.94; 1a ed. Mondadori 1965.)

Certi boschi, d’inverno

Vi sono certi boschi, un tempo ben curati e chissà quanto rigogliosi e invece oggi lasciati al loro destino selvatico, senza più nessuno che se ne prenda cura e che abbia interesse a farlo, che nella sospensione invernale e nella particolare luce di certi pomeriggi di febbraio mi ricordano i gruppetti di vecchi che passano le giornate seduti su panchine lungo le strade, altrettanto ignorati da tutti, invisibili come fossero divenuti ormai parte del paesaggio che hanno intorno, nonostante il loro carico chissà quanto pesante e prezioso di memorie, conoscenze, esperienze, nozioni, saggezze. Dignitosi, orgogliosi seppur piegati dal tempo e dalle vicissitudini dell’esistenza, vetusti certo ma ancora vivi di storie divenute ricordi e nostalgie che sono e restano il passato del presente e la materia (anche in senso didattico) del futuro – di tutti noi.

Li osservo stagliarsi nitidi nella luminosità solare che già prende a attenuarsi e che si dilata nella leggerissima foschia pomeridiana che risale sui fianchi del monte, stretti l’uno all’altro come se volessero farsi vicendevole forza o se cercassero di apparire ancora più solenni di quanto già non siano (invero ora, così privi di fogliame e di vitalità vegetativa, mi sembrano tanto fragili, anche gli esemplari dal tronco e dai rami più nerboruti), le membra lignee che nel cielo s’intrecciano e disegnano sullo sfondo luminoso i tratti di un inopinato alfabeto arboreo che descrive decenni di storie, forse secoli, svaniti in pochi attimi. Mi sembra che siano lì pronti a parlare, in qualche modo, a raccontare, narrare, svelare i segreti di quella loro dimensione silvestre o chissà quali e quante altre cose che noi non sappiamo cogliere e capire ma, senza nessuno che li ascolti più, restino in silenzio, sopiti nella propria dolce quiete invernale, lasciandosi cullare le fronde più alte dal vento che spira tenuemente da Est, unico elemento col quale dialoghino, a loro modo, in questo quieto pomeriggio di febbraio.

Io resto qui, tra di essi e le loro lunghe ombre, in silenzio, cercando di carpire qualche parola fatta d’aria sottile e di delicata bellezza.

Gli alieni e i terrestri

Mmm… così di recente ci sarebbe stata “un’ondata di avvistamenti UFO”, a quanto raccontano i media.

Eh! Come no!
Ma veramente i terrestri credono – quelli che avvistano i dischi volanti e gli altri che vi danno credito – che razze aliene infinitamente più intelligenti e tecnologicamente tanto avanzate da saper costruire astronavi in grado di superare distanze intergalattiche ovvero superdimensionali – veramente credono che civiltà aliene del genere siano di contro talmente idiote da prendere contatto con una razza così primitiva, rozza e tremendamente perniciosa (per sé e per ogni cosa abbia intorno) come quella umana qui sulla Terra?

Con tutte le civiltà ben più meritevoli di considerazione e più umane (!) che vivono un po’ ovunque tra le galassie?

Veramente credete a una tale possibilità?

Caspita, certo che ce ne vuole di vanagloria e tracotanza per credere a ciò!

Piuttosto, meno male che le razze aliene che transitano dalle parti della Terra sono talmente intelligenti da non “ragionare” come i terrestri e comportarsi di conseguenza. Altrimenti la “civiltà” umana sarebbe stata eliminata già da un pezzo.
Ecco.

La difesa della razza

Noto un certo assembramento fuori dalla sala conferenze. Evidentemente è in programma qualche seminario o simposio… magari è qualcosa di interessante. Mi avvicino per saperne di più e, infilandomi tra i presenti, mi affaccio nella sala.
«Dobbiamo restare uniti, esprimerci con una sola voce, rivendicare la nostra forza associativa!»
Un tizio sul palco sta parlando al pubblico con un certo ardore.
«Siamo qui per difendere la nostra razza! La nostra cara, amata razza! La più bella, la più intelligente, lo sappiamo tutti che è così!» (Applausi.)
«Altre razze vorrebbero rubare il nostro spazio, vorrebbero diventare la maggioranza e ottenere l’egemonia. Ma noi non lasceremo loro questo nostro spazio a cui teniamo tanto, noi difenderemo sempre e comunque la nostra razza, le sue qualità, i suoi pregi! Siamo qui per affermarlo con forza, per ribadire che la nostra razza era ed è la migliore, e anche se già tantissime persone ne sono consapevoli e ce lo dicono ad ogni buona occasione, faremo di tutto per rivendicare ciò e per garantire alla nostra razza un grande futuro!»
Applausoni scroscianti, mentre io rimango esterrefatto. Incredibile, non avrei mai pensato che ancora oggi, e in modo così apertamente pubblico, si potessero proferire parole di siffatta natura.
«Insomma, ma che dite? Come potete sostenere queste cose?» dico con impeto ad un tizio che ho accanto. Mi guarda storto – ovviamente.
«Sì, dico a voi, biechi suprematisti reazionari che non siete altro!» aggiungo con decisione.
«Supremat… reazionari?!?» fa il tizio.
«Già! Questo siete.»
«Ma che dice, scusi? Come si permette?! Siamo tutti quanti brava gente, noi dell’Associazione Allevatori di Myliobatis Aquila
«Milobis-che?»
«Myliobatis Aquila. Alleviamo aquile di mare, una razza tra le più belle che ci siano nei mari del pianeta. Ha presente?»
«Razza… il pesce?»
«Certo! Che pensava lei?»
«Ehm…»
«Sa, nella vasca che ho nel giardino di casa ne allevo tre. Si chiamano Rosellina, Chiaruccia e Angelina. Sapesse quanto sono belle, e intelligenti pure. E come mi sono affezionate! Si fanno accarezzare a lungo e poi scodinzolano con la coda…»
«Aehm… Mm-m.»
«E invece quelli che allevano la Leucoraja erinacea pretendono che sia la loro la razza più bella da allevare. Ma le pare giusto?»
«N-no…»

(È un raccontino inedito, sì, un estratto di un testo umoristico che prima o poi forse farò pubblicare, credo. Insomma: chi vivrà riderà! 😉 )