“Dentro Magritte”, ma fuori dall’arte

Avevo sentito più volte parlare di eventi multimediali nei quali, grazie alle possibilità offerte dalle tecnologie contemporanee della realtà virtuale e aumentata, si offrono “esperienze” immersive nelle opere d’arte, animando le stesse grazie a maxischermi, touch screen, visori 3D e quant’altro di affine.
Volendo capire meglio la realtà di tali eventi, da grande appassionate dell’arte di René Magritte (ammirata più volte dal vivo) mi sono fatto attrarre e sono andato a visitare quello che la Fabbrica del Vapore di Milano dedica all’impareggiabile pittore surrealista belga, suggestivamente intitolata Inside Magritte.

Bene: Non voglio qui farvene un report o darvene un giudizio, come faccio in occasione di mostre “tradizionali”, proprio perché di mostra non si può parlare. Voglio invece riportarvi una primaria riflessione, in ogni caso ben esplicativa della mia posizione al riguardo.
A mio modo di vedere questi “eventi-emotion exhibitions” più o meno tecnologici e/o multimediali, basati su format di realtà virtuale (ossimoro quanto mai evidente, soprattutto in tema di arte e ancor più di pittura!) soffrono di un basilare e paradossale difetto. Mi spiego: si prefissano per propria mission culturale un obiettivo che potremmo definire “didattico”, cioè quello di affascinare il pubblico riguardo un certo artista e le sue opere raccontandolo attraverso le “affascinanti” nuove tecnologie, solo che, da un lato, l’appassionato che già conosce e apprezza l’artista in questione, avendone dunque maturato la conoscenza fruendo delle opere originali e delle relative analisi critiche, oltre che in base alla propria sensibilità (sapendo bene, per esperienza acquisita, che è nella relazione diretta tra opera artistica e fruitore che si genera la fondamentale attrazione dell’arte visiva), non troverà alcun maggior fascino nella virtualizzazione multimediale delle opere – anzi, potrebbe anche essere infastidito da una tal potenziale banalizzazione tecnologica, seppur creata con fini nobili; di contro, dall’altro lato, il neofita pressoché privo di esperienze museali che non conosce l’artista e le sue opere, non avendole nemmeno mai ammirate dal vivo, assiste a una rappresentazione di esse che rischia di risolvere da subito, sul posto, la potenziale esperienza didattica, vanificando il bisogno (ovvero la necessità) di relazionarsi direttamente con le opere. In parole povere: l’appassionato riterrà comunque sempre più bello vedere le opere d’arte dal vivo, il neofita crederà di conoscere l’artista e le opere, avendo vissuto siffatta “esperienza”.

C’è un evidente vizio di fondo, insomma, in questi eventi, che per certi versi li pone al di fuori della produzione culturale classica (ovvero avente anche fini didattici, appunto) non solo nella forma ma pure nella sostanza, e per altri versi (o forse per gli stessi versi di prima) li comprende nella categoria degli spettacoli ricreativi e d’intrattenimento, privi di autentiche valenze didattiche e culturali anche quando le rivendichino. L’unico loro valore starebbe nel sollecitare palesemente, all’interno dell’esperienza offerta, la fruizione diretta delle opere dell’artista multimedializzato: ma di queste sollecitazioni nell’evento di Milano non c’è traccia alcuna, diventando infine una sorta di giostra da tecno-luna park d’ispirazione artistica che può divertire in primis i bambini. Punto. Sperando, ribadisco, che gli stessi bambini abbiano poi genitori che li portino a visitare i musei e le mostre vere: resto convinto che il trovarsi di fronte dal vivo – per dire – un’opera come L’Empire des Lumières possa affascinare ed emozionare grandi e piccini, anche se nativi digitali, come oggi (e forse mai) nessuna tecnologia multimediale possa e saprà fare.

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6 pensieri su ““Dentro Magritte”, ma fuori dall’arte”

    1. No, solo riproduzioni video animate. Che tuttavia, per una pittura come quella surrealista e per quella di Magritte in particolare, a mio parere ne travisano totalmente il senso e il valore.

  1. Ho sempre escluso a priori queste proposte. L’opera d’arte è tale se vista nel suo insieme di forme e colori, la curiosità di affrontarla in inutili dettagli la snatura totalmente. Grazie della valutazione

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