Riscaldamento globale, raffreddamento cerebrale

Due postille personali riguardo la topica apparsa sulla copertina de Il Messaggero dello scorso 5 gennaio, sulla quale in numerosi hanno inesorabilmente ironizzato e polemizzato (qui il sito Butac.it riassume bene la vicenda, inclusa la smentita assai ambigua diffusa dal quotidiano il giorno dopo):

  1. Tra gli innumerevoli figli che la madre dei cretini sforma a getto continuo e, a quanto pare, con crescente frequenza, qualcuno è stato assunto come titolista nelle redazioni dei quotidiani italiani;
  2. Che una tale scempiaggine possa apparire sulla prima pagina di un quotidiano nazionale, senza che nessuno si renda conto della sua tragicomicità, è uno di quegli episodi che, insieme a troppi altri, mi rende assai pessimista sulla reale capacità di comprensione, da parte di molte persone e dell’opinione pubblica in generale, della situazione di cambiamento climatico-ambientale in essere e della portata concreta delle sue conseguenze.

Insomma, non solo non si “allontanano” per nulla i timori per il riscaldamento globale, ma si avvicinano sempre più quelli per il raffreddamento cerebrale di certi individui ovvero per l’ignoranza in diffusione pandemica dacché ben coltivata in tal senso – scientemente o meno.

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4 pensieri su “Riscaldamento globale, raffreddamento cerebrale”

  1. oramai il troppo caldo ha bruciato i pochi neuroni di cui sono dotati certi giornalisti e purtroppo non hanno ancora capito che se in montagna spariscono i ghiacciai prima ci sara solo il piccolo problema che l’acqua, fonte di vita, inizierà a scarseggiare e poi non ci sarà più acqua… neanche quella minerale che se in montagna non nevica oppure nevica poco presto o tardi ci troveremo a fare i conti seriamente con il riscaldamento globale… e allora i titoli li dovranno di sicuro centellinare come l’acqua…

    1. Esattamente, Salvatore, hai colto il nocciolo della questione. Pare proprio che in troppo non si rendano conto della reale portata degli effetti del cambiamento climatico, e senza dubbio certe superficialità e banalizzazioni giornalistiche, ancor più se condite da scempiaggini come quella in questione, non fanno che peggiorare quell’atteggiamento di indifferenza. Ma giustamente, come osservi tu, una volta che non abbiamo più acqua da bere perché non ci sono più ghiacciai che ce la forniscano, battersi il petto invocando sentiti “mea culpa” non servirà di sicuro a far zampillare nuove sorgenti.
      Grazie delle tue osservazioni, Salvatore! 🙂

      1. per me quello del cambiamento climatico è un tema importantissimo perché lo vedo ogni anno sempre più grave e lo vedo frequentando la montagna che è un termometro preciso e delicato (basta vedere 29 ottobre 2018) ho visto in questi 30 anni scomparire sorgenti d’acqua che con il graduale ritirarsi dei ghiacciai hanno lasciato a secco, ho visto diventare verdi di vegetazione, le rocce prima nude mai vista sopra i 2500-3000 metri, anche questo è un segnale grave ma ma a partire dalla nostra classe politica non si fa nulla… e il cambiamento climatico in questi ultimi anni ha accelerato e lo vediamo con i tornado che si abbattono sulle nostre città con una violenza mai vista le inondazioni sempre più frequenti ecc… purtroppo…

  2. Abbiamo le stesse “visioni” montane, Salvatore, visto che pure io da sempre frequento le montagne per bisogno genetico, oltre che per interesse culturale. E, da bravo appassionato di glaciologia, mi piange il cuore ogni qualvolta abbia di fronte un ghiacciaio che vedo smagrirsi anno dopo anno… Come ci dicevamo stamattina, non sta scomparendo solo del ghiaccio, sta scomparendo la vita, sia in quota che al piano.
    Grazie ancora per le sue osservazioni!

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