Nuove dighe nelle Alpi: sì o no? Ecco i risultati del “sondaggio”

Vorrei ringraziare tutti quelli che hanno espresso il proprio parere nei commenti (che potete leggere cliccando qui sopra) al post di qualche giorno fa nel quale ho chiesto di dichiararsi favorevoli o contrari alla costruzione di nuove grandi dighe sulle montagne italiane. Non può essere certamente considerato un vero e proprio sondaggio, ma certamente le risposte forniscono un’interessante opinione tendenziale, nel suo piccolo comunque significativa, ancor più se contestualizzata all’ambito montano del quale mi occupo e che quasi tutti voi frequentate più o meno assiduamente, il che dà maggior peso alle vostre opinioni.

Per riassumere rapidamente i risultati: la gran parte di voi si dice contraria alla costruzione di nuove grandi dighe e ritiene che si debba puntare su altre energie alternative e rinnovabili; se questo fosse stato un referendum, tra le risposte qui e sul blog i “NO” inequivocabili avrebbero vinto alla grande (sarebbero oltre il 58%; favorevoli il 9%, incerti per vari motivi il 33%). Di contro permangono dei dubbi rispetto alla sostenibilità del fabbisogno energetico nazionale, in costante aumento, mentre qualcuno ritiene possibile la valutazione di singoli casi solo se ben ponderata.

In generale la questione va ovviamente oltre la mera domanda posta, e concerne in senso più ampio la gestione complessiva dei territori antropizzati, ancor più se delicati come quelli montani, la nostra relazione con essi nonché l’impronta che la nostra presenza vi imprime e agisce sui loro ambienti e sui paesaggi. Cioè, per dirla in poche parole, il tema concerne il rapporto tra ecologia e economia e la nostra volontà di stabilirne l’equilibrio adattivo o il contrasto funzionale.

Tornerò presto a occuparmi del tema e a chiedere le vostre opinioni. Per ora, se volete saperne di più al riguardo, è possibile consultare il “Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima” nella versione più aggiornata (luglio 2023), anche se (spoiler!) non dirime tutti i dubbi che sorgono sulla questione: lo trovate qui.

Siete favorevoli o contrari alla costruzione di nuove grandi dighe sulle Alpi?

[Il cantiere della nuova diga di Spitallamm, nei pressi del Passo del Grimsel sulle Alpi svizzere. Immagine tratta da www.grimselstrom.ch.]
Negli articolati dibattiti sui temi del cambiamento climatico e della transizione ecologica, quello delle energie rinnovabili è certamente tra i più dissertati e in esso, per diversi motivi ma soprattutto in forza dei recenti periodi di siccità (che peraltro ora interessano il sud Italia), lo sono divenuti alcuni progetti, vecchi e recenti, di realizzazione di nuove grandi dighe nelle valli alpine (Moiola, Combanera e Pont Canavese in Piemonte, Vanoi tra Trentino e Veneto, Valcellina in Friuli-Venezia Giulia, per citarne alcuni): per produrre energia idroelettrica pulita e rinnovabile, per creare riserve idriche utili in caso di future siccità, per aumentare le difese idrauliche rispetto agli eventi meteorologici estremi, sempre più frequenti. Tutti vantaggi innegabili per i territori interessati ma a fronte di non meno irrefutabili svantaggi: impatti paesaggistici, ecologici e ambientali locali pesanti, costi elevatissimi (fino a 1 miliardo di Euro a impianto) con periodi di ammortamento molto lunghi, efficacia condizionata dallo stato delle reti di distribuzione idrica a valle delle dighe, che in Italia perdono quasi metà dell’acqua immessa (42,4%, da ultimi dati Istat; in certi territori alpini anche di più).

Posta tale situazione generale (che ho riassunto rapidamente ma, spero, compiutamente), vi chiedo: che ne pensate voi? Siete favorevoli o contrari alla costruzione di nuove dighe sulle Alpi? I vantaggi sono maggiori degli svantaggi o viceversa?

[Favorevoli e contrari al progetto della diga sul Vanoi. Cliccate sull’immagine per ingrandirla.]
Prossimamente, grazie ad altri significativi contributi, approfondirò il tema, al quale sono ovviamente sensibile per averci scritto sopra un libro (Il miracolo delle dighe, sì, anche se racconta molto altro sulle dighe delle Alpi) e che risulta senza dubbio tra i più emblematici riguardo il futuro non solo delle nostre montagne e delle comunità che ci abitano ma di tutto il paese.

Altro denaro pubblico buttato per lo sci, a Piazzatorre (e su “Il Fatto Quotidiano”)

Qualche giorno fa Alberto Marzocchi ha pubblicato su “Il Fatto Quotidiano” un bell’articolo dedicato a Piazzatorre e al progetto di rinnovo e ripristino del locale comprensorio sciistico, un altro di quei casi di finanziamento pubblico di infrastrutture per lo sci che appare a tutti gli effetti scriteriato perché dedicato a un territorio che non presenta più le condizioni climatico-ambientali adatte allo sci alpino.

Me n’ero occupato anch’io (qui) di questo ennesimo caso di potenziale sperpero di denaro pubblico a favore dello sci in una zona che d’altro canto abbisognerebbe di molti altri servizi primari a favore della comunità locale (e peraltro di recente ho scritto di Piazzatorre anche riguardo la devastante presenza di seconde case, ben duemilacinquecento a fronte di duecento abitazioni per i 380 abitanti “veri”); Marzocchi traccia succintamente ma con grande chiarezza espositiva la storia della località sciistica, che rende ancora più scriteriato l’investimento pubblico lombardo, e lo fa con cognizione di causa tripla: perché da giornalista si occupa principalmente di tematiche ambientali (e qui non c’è solo un problema di spreco di risorse pubbliche ma pure di salvaguardia di un territorio montano da una infrastrutturazione decontestuale e potenzialmente inutile), perché è maestro di sci, dunque coinvolto anche professionalmente in questo tema, e perché è originario proprio di Piazzatorre, quindi sa perfettamente di cosa parla.

Vi invito a leggere il suo articolo cliccando sull’immagine lì sopra, è veramente interessante e alquanto significativo. Riflessione finale: quante Piazzatorre ci sono sulle montagne italiane? Ovvero: quanti soldi pubblici vengono buttati sulle Alpi e sugli Appennini in progetti sciistici totalmente privi di senso e di futuro?

Pale eoliche in montagna: siete favorevoli o contrari?

[Il parco eolico del Passo del Gottardo. Immagine tratta da aet.ch.]
Solo pochi giorni fa in Svizzera ha fatto discutere la presa di posizione di Pro Natura, una delle principali associazioni di tutela ambientale del paese, che si è detta a favore degli impianti eolici giustificando la propria posizione per il fatto che «I vantaggi per la transizione energetica superano gli svantaggi in termini di conservazione del paesaggio» (si veda qui). Il tema sarà oggetto di un referendum relativo alla nuova Legge federale sulle energie rinnovabili sulla quale gli svizzeri si pronunceranno il prossimo 9 giugno. Altre importanti associazioni ambientaliste invece hanno già espresso il loro dissenso al riguardo, palesando la differenza di vedute nei soggetti che si occupano di salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio. Fatto sta che alcuni impianti particolarmente impattanti dal punto di vista paesaggistico sono già stati realizzati: il più emblematico è probabilmente quello del Passo del Gottardo, realizzato in uno dei luoghi geograficamente e storicamente più identitari della Svizzera. Ne scrissi qui.

Anche in Italia si manifesta tale differenza di vedute tra associazioni ambientaliste: Legambiente da tempo si è proclamata favorevole alle pale eoliche e anche WWF e FAI si dichiarano favorevoli; altri soggetti sono invece nettamente contrari, innanzi tutto in relazione agli impianti che si prevede di realizzare sui crinali montani e in altre zone di particolare pregio paesaggistico, più che per gli impianti off shore realizzati in mare.

[Rendering del parco eolico del Monte Giogo, in Toscana. Immagine tratta da radiomugello.it, che qui offre un’articolata ricostruzione del caso in questione.]
In ogni caso il tema è particolarmente interessante, da un lato per l’evidente necessità di accelerare la transizione ecologica verso le energie rinnovabili per abbandonare i combustibili fossili e evitare il ritorno del nucleare, e dall’altro per la sempre più diffusa sensibilità nei confronti dell’ambiente, dei paesaggi naturali e della tutela delle aree non antropizzate, che in Italia come in Svizzera significano soprattutto montagne. Sensibilità diffusa che d’altro canto è la stessa che spinge per abbandonare al più presto i suddetti combustibili fossili, al fine di mitigare le conseguenze già pesanti del cambiamento climatico in corso. Un cul-de-sac, verrebbe da ritenere.

Posto quanto sopra, vi pongo l’ovvia domanda (che può valere come sondaggio informale ma comunque significativo): che ne pensate al riguardo? Ritenete come l’elvetica Pro Natura che siano maggiori i vantaggi rispetto agli svantaggi, oppure la pensate all’opposto come altri?

Grazie a chiunque vorrà esprimere un parere!

P.S.: del tema dell’eolico in montagna mi sono già occupato varie volte in passato, si veda qui.

Una cosa drammaticamente anormale, sulle nostre montagne

In un servizio dell’edizione di martedì 13 marzo scorso del telegiornale di “Bergamo TV” (cliccate sull’immagine qui sopra per vederlo, dal minuto 31:10), si è parlato della mancata destinazione dei fondi IMU relativi alle seconde case nelle casse dei piccoli comuni i quali, più di altri, ne avrebbero bisogno. Intervistato al riguardo, il sindaco di Piazzatorre, in alta Val Brembana, si è lamentato che, a fronte della presenza in paese di duecento prime case e di duemilacinquecento seconde case, al comune del milione e trecentomila Euro circa di gettito IMU giungano solo 420mila Euro.

Io, a udire tali parole, confesso di essere rimasto piuttosto basito, ma non per quei soldi mancanti. Voglio dire: la cosa anormale è che a Piazzatorre manchino 800mila e rotti Euro di entrate fiscali, o è che a Piazzatorre vi siano duemilacinquecento seconde case – 2.500! – a fronte di sole duecento prime case?

Cioè che più del 90% degli stabili che formano il comune e che ne occupano il suolo sono “letti freddi”, alloggi turistici abitati solo per pochi giorni all’anno e forse nemmeno per quelli, quando come spesso accade presentano sulla porta il cartello «VENDESI» o «AFFITTASI»?

[Seconde case a Piazzatorre. Foto di Ago76, opera propria, CC BY-SA 3.0, fonte commons.wikimedia.org.]
Sinceramente, a me questa pare una follia. Quantunque sappia benissimo che sia una follia estremamente diffusa nelle località turistiche delle montagne italiane. Ma ci rendiamo conto di come per un tempo troppo lungo abbiamo trattato, edificato, cementificato, rovinato i nostri territori montani e i loro paesi?

[Veduta panoramica di una parte del nucleo di Piazzatorre.]
In verità, i numerosi problemi di natura economica, demografica, sociologica che presentano i paesi della montagna italiana nascono in primis proprio da queste evidenze, cioè dalla imperdonabile trascuratezza alla quale i territori montani sono stati sottoposti a lungo da amministratori locali drammaticamente profittatori e alienati. Solo che questa è una cosa che non si può dire, nell’ambito politico-amministrativo, forse anche perché non si ha la competenza e la sensibilità per comprenderla al meglio. Piuttosto di pensare pur legittimamente a come incassare i gettiti fiscali derivanti dalla loro presenza, bisognerebbe capire come innumerevoli quegli edifici, case, casette, villette, condomini, chalet potrebbero essere eliminati dai paesi che ancora li ospitano.

Eliminati, già. Ma temo che sia un’ipotesi del tutto fantascientifica, questa mia, e non solo per mere ragioni tecniche.

P.S.: Piazzatorre è la località che si è vista destinare di recente ben 14 milioni di Euro da parte di Regione Lombardia per rinnovare e ripristinare il proprio comprensorio sciistico, la cui quota massima sfiora appena i 1800 metri, in una zona peraltro ampiamente carente di servizi di base a sostegno della popolazione residente. Ne ho scritto al riguardo qui.