Stiamo diventando tutti “androidi” (senza cervello)?

Syd Mead, Concept art per Blade Runner. (http://sydmead.com/v/12/)

L’indipendenza è un valore sacro da difendere: è impensabile farsi condizionare dagli altri, farsi limitare, farsi dire che cosa fare e come vivere. Eppure, io stesso conosco moltissime persone ‒ mie coetanee, anche ‒ per cui l’essere condizionati dall’esterno, il rinchiudersi in una forma data, è diventata una specie di religione inconsapevole.

Questa citazione è tratta da un articolo del sempre illuminante Christian Caliandro, che riflette sulla semplificazione culturale come tendenza tra le più diffuse del presente, rivelatrice di un degrado che coinvolge vari ambiti dell’esistenza, dal lavoro ai rapporti, fino alla musica e alla spiritualità, chiedendosi conseguentemente: “Quali soluzioni abbiamo per non trasformarci tutti negli androidi profetizzati da Philip K. Dick?” Testo breve tanto quanto illuminante, appunto. Vi consiglio di leggerlo e meditarvi sopra: cliccate sull’immagine per visualizzarlo interamente, dal sito di Artribune.
Poi, se vi interessa sapere la mia opinione al riguardo ovvero la risposta alla domanda dickiana posta – più avanti nell’articolo – da Caliandro “Che succede nel momento in cui la semplificazione culturale raggiunge il punto di non ritorno? Diventiamo tutti androidi?“, beh, sì, lo diventiamo. Anzi, ampia parte della popolazione lo è già diventata: spento definitivamente il cervello e meccanizzate le solite, invariabili azioni quotidiane – rompere tale routine è ormai percepita come qualcosa di potenzialmente rischioso – si è formalmente nella condizione di automi antropomorfi programmati per compiere certe attività e solo quelle ovvero comandati/comandabili a distanza in tutto e per tutto. Inclusa la funzione “OFF”.

Trump, l’UNESCO e la politica del “f**k off!”

Penso che l’uscita dell’America dell’attuale Presidente Trump dall’UNESCO sia una bellissima notizia.

Per l’UNESCO, già. La quale ha certamente fatto sbagli e preso decisioni discutibili, ma che proprio scrollandosi di dosso un paese che, con la presidenza in carica, si manifesta ogni giorno di più come un elemento avverso e nocivo a qualsiasi promozione “della pace e della comprensione tra le nazioni con l’istruzione, la scienza, la cultura, la comunicazione e l’informazione per promuovere il rispetto universale per la giustizia, per lo stato di diritto e per i diritti umani e le libertà fondamentali” (come recita l’atto costituivo), oltre che un potere antitetico a ogni intelligenza politica (sostituita ormai del tutto da un borioso e triviale infantilismo, rilevabile nello stesso rapporto tra USA e UNESCO negli anni scorsi e sancito pure da alcuni personaggi dell’entourage presidenziale), può riaffermare con forza il proprio valore e il ruolo culturale fondamentale a livello planetario, soprattutto di questi tempi.

D’altro canto, sfido chiunque ad associare in modo logico e giustificato “Trump” a “cultura”. L’imperante “America first” trumpiano, piuttosto di sancire rafforzare la leadership mondiale americana, tra mille fanfaronate (inclusa quest’ultima) sta soltanto producendo un isolazionismo assai simile a quello di certi stati dittatoriali che proprio gli USA si dilettano ad avversare militarmente. America last, semmai, sempre di più – con buona pace di quella pur considerevole parte del paese che di cultura ne produce, e d’alto livello, ma evidentemente non è capace di farne elemento fondante della realtà sociopolitica nazionale contemporanea.

RADIO THULE, si riparte a novembre!

Causa ingentissssssssssimi e improrogabili impegni ottobrini (uff!), tocca comunicarvi che la stagione 2017/2018 di RADIO THULE non inizierà oggi ma lunedì 6 novembre, sempre alle ore 21.00 e, ovviamente in diretta su RCI Radio!
Stay (ancora un po’) tuned!!!

Homo: ma tu Sapiens cosa, poi?

In base agli ultimi riscontri scientifici, la separazione delle linee evolutive uomo-scimpanzé, dunque l’inizio dell’evoluzione della razza umana propriamente detta, è avvenuta tra i 5 e i 7 milioni di anni fa circa, mentre la definizione genetica nelle varie specie della razza stessa, ovvero quand’essa ha perso i tipi non classificabili nel genere Homo è avvenuta circa 2,5 milioni di anni fa.
Fatto sta che, dopo un bel tot di milioni di anni di costante evoluzione della razza umana, per buona parte dei suoi rappresentanti la situazione vitale di fatto è questa:


Ecco.
No, beh… avendo notato qui questa assai significativa immagine al riguardo, semplicemente ci tenevo a rimarcarlo.