Il filo rosso che lega due luoghi alpini lontani, ma vicini

Sopra, una veduta del Vallone delle Cime Bianche, in Valle d’Aosta; sotto, uno scorcio del Lago Bianco al Passo di Gavia, in Lombardia.

Due luoghi alpini emblematici, piuttosto lontani tra di loro ma che si sono ritrovati vicini – molto vicini – nella potenziale sorte che li minaccia, entrambi messi nel mirino della più scriteriata e distruttiva speculazione turistica: il primo con il progetto di collegamento funiviario tra i comprensori sciistici di Cervinia-Zermatt e del Monterosa Ski, il secondo con i lavori di captazione delle acque per l’alimentazione dell’impianto di innevamento artificiale delle piste di Santa Caterina Valfurva.

Minacce differenti nella forma (la prima più sfacciata, la seconda più subdola) ma entrambi a loro modo devastanti nella sostanza: per fortuna, i lavori al Passo di Gavia sono stati fermati dall’azione appassionata ed efficace del Comitato “Salviamo il Lago Bianco”, che è riuscito a farli stralciare e a sospendere il cantiere, ottenendo garanzie sulla rinaturalizzazione del territorio distrutto dal cantiere; un comitato altrettanto fervido e attivo è da tempo al lavoro per fermare anche il progetto nel Vallone delle Cime Bianche, preservandone l’unicità ambientale e paesaggistica per quella regione delle nostre Alpi.

A breve i due luoghi saranno emblematicamente uniti anche da una bellissima cosa che li accomunerà e accosterà il lavoro di chi li ha e li sta difendendo, un’occasione prestigiosa e forse unica, mai accaduta prima. Ve ne parlerò presto (se già non ne avete avuto notizia), nell’attesa che il Vallone delle Cime Bianche e il Lago Bianco del Gavia siano accomunati anche dal definitivo lieto fine delle loro sconcertanti vicende.

Come disse il grande John Muir, «non cieca opposizione al progresso ma opposizione al progresso cieco»: dobbiamo unire le forze contro chi si palesa talmente cieco da non vedere e non capire la bellezza assoluta delle nostre montagne e le loro valenze fondamentali, arrivando a pensare di poterle distruggere per mera speculazione e brama di profitto. Non è questo lo sviluppo di cui hanno bisogno le nostre Alpi ma è la loro condanna, non dimentichiamocelo: è “roba nostra”, patrimonio di tutti noi, lasciarcelo distruggere in questi modi sarebbe veramente un’idiozia assoluta.

P.S.: trovate qui tutti gli articoli che ho dedicato alla causa di difesa del Vallone delle Cime Bianche, mentre gli articoli scritti sulla vicenda del Lago Bianco li trovate qui.

Buone notizie dal Lago Bianco, nonostante tutto

Dal Lago Bianco al Passo del Gavia giunge finalmente l’impegno formale delle autorità locali competenti (Comune di Valfurva, Regione Lombardia, Parco Nazionale delle Stelvio) al ripristino dello stato naturale della zona coinvolta dallo scellerato cantiere di posa delle tubazioni per la captazione dell’acqua del lago a beneficio dell’innevamento artificiale di Santa Caterina Valfurva, bloccato lo scorso ottobre.

È una notizia tanto bella quanto necessaria, senza dubbio, visto che il danno criminale inferto al Lago Bianco non poteva considerarsi risolto con il semplice stop ai lavori (l’immagine in testa all’articolo è assai significativa al riguardo). I referenti del Comitato “Salviano il Lago Bianco” che ha portato a compimento la battaglia si dicono «assolutamente soddisfatti della dura e significativa vittoria ottenuta dopo un anno di strenuo impegno civile che ha portato allo stralcio dell’abominevole progetto. Restiamo tuttavia in attesa della sentenza della Procura della Repubblica di Sondrio presso la quale abbiamo nei mesi depositato i vari esposti e dalla quale siamo stati ascoltati come persone informate sui fatti elencando ore di dichiarazioni contenenti infiniti spunti di indagine. Teniamo a ricordare che quanto accaduto lassù va ben oltre il “danneggiamento di habitat protetti” ed entra in svariati ambiti inerenti la gestione cantieristica, norme sulla sicurezza del lavoro ed il rispetto civilistico di svariate norme nazionali.»

Già, perché un simile, sconcertante danno non può in nessun modo restare impunito. Chi lo ha pensato, avallato, sostenuto, deciso e difeso deve in qualche modo rendere conto delle proprie responsabilità. Non è mero giustizialismo questo: è dovere morale e civico, oltre che politico, verso il luogo e le sue innumerevoli valenze culturali. È il rimettere nel giusto equilibrio le cose, evitando di innescare squilibri e dissesti ancora peggiori.

In effetti, a fronte della vittoria ottenuta, che ora speriamo diventi completa e definitiva, un danno grave è stato comunque inferto al Lago Bianco. Per questo ho aggiunto al titolo quel «nonostante tutto». Come di nuovo rivelano i referenti del Comitato, «abbiamo già effettuato diversi sopralluoghi nella zona del cantiere constatando come gli assurdi lavori abbiano inciso sugli habitat protetti. Lo sconquasso effettuato dagli scavi, dalle trivellazioni, dagli sversamenti è ancora assolutamente evidente; l’esagerata area di scavo (ricordiamo mai contemplata né autorizzata dai progetti né dalla traballante Vinca) appare come un terreno martoriato, sconnesso, completamente privo di vegetazione. Il pozzetto di ispezione e controllo di cemento risulta ora spuntare dal livello del terreno di circa 40cm. Il tubo di captazione (in realtà i tubi, dato che ce ne sono altri incastrati nel terreno) sono li in bella vista, arrugginiti a certificare l’abuso edilizio. Un evidente pugno in un occhio in una zona che era prateria alpina, confinate con una torbiera ricca di pregiatissime e fragili specie botaniche tra cui gli spettacolari eriofori che tutti noi ben conosciamo e che han sempre attratto migliaia di fotografi ed appassionati naturalisti.»

[L’area del cantiere al momento risulta malamente rattoppata e completamente priva di qualsiasi vegetazione, proprio dove prima si estendeva la torbiera alpina tipica del lago.]
Come ho scritto fin da quando sono venuto a conoscenza di ciò che stava accadendo al Lago Bianco, lassù è stato commesso un crimine. Ambientale in primis ma pure politico, morale, civico, culturale, etico. Del quale qualcuno deve rispondere: non per vedersi comminata chissà quale condanna ma innanzi tutto perché siamo (ci vantiamo di essere) una civiltà e la civiltà si basa ineluttabilmente sulla giustizia in quanto «principio naturale di coordinazione e di armonia nei rapporti umani». Se non c’è giustizia non c’è civiltà, e non c’è umanità.

L’augurio, ribadisco, è che presto il Lago Bianco possa tornare ciò che era in origine. E che gli uomini si possano dimostrare più consapevoli e giusti nei confronti del mondo che abitano e vivono.

P.S.: qui trovate tutti gli articoli che nei mesi scorsi ho dedicato alla vicenda del Lago Bianco.

(Le immagini del Lago e i documenti sono tratti dalla pagina Facebook “Salviamo il Lago Bianco“; l’articolo è del “Giornale di Brescia“.)

Lago Bianco: ora che la neve se ne va, deve tornare la Natura (e per sempre)

Dopo una primavera insolitamente (e finalmente) nevosa, ben più dell’inverno precedente, e nonostante la meteo che offre molte nubi e ancora poca insolazione, al Passo di Gavia la fusione nivale sta procedendo rapida, disvelando nuovamente il meraviglioso paesaggio nella sua veste estiva ai cui colori, a breve, si aggiungeranno definitivamente quelli altrettanto sublimi delle acque del Lago Bianco, gioiello di valore naturalistico assoluto della zona.

Purtroppo, la fusione della neve fa tornare visibile anche il terribile cratere del cantiere per i lavori di presa delle acque del Lago allo scopo di alimentare l’innevamento artificiale di Santa Caterina Valfurva – lavori nel frattempo fortunatamente stralciati in forza della loro enorme dannosità per il luogo e il suo ambiente naturale, come forse saprete.

Dal mio punto di vista, è come se tornasse visibile uno sfregio criminale a un’opera d’arte di valore inestimabile, per tanti mesi e fino a oggi coperto da un velo (sinceramente pietoso, perché concesso dalla Natura) ma ora di nuovo sotto gli occhi di tutti nella sua devastante realtà. Ciò risveglia la coscienza collettiva sul portato e sulle conseguenze del singolo episodio ma pure su un certo frequente uso scellerato del territorio montano per fini di speculazione turistica e senza la benché minima sensibilità verso di esso. Imponendo di contro che il danno perpetrato venga sistemato al più presto, rinaturalizzando l’area e ridando bellezza e dignità al luogo.

Per questo fa molto piacere leggere che continua incessante l’attività del Comitato “Salviamo il Lago Bianco” di accesso agli atti che, a seguito della ricezione del responso di ISPRA e della notizia dello stralcio del punto di presa presso il Lago, mirerà a far sì che i ripristini dei danneggiamenti effettuati vengano eseguiti nelle migliori modalità e tempistiche possibili. Di contro, dallo scorso maggio lo scellerato cantiere è oggetto di indagine da parte della Commissione Ambiente dell’Unione Europea, con il rischio di una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia (l’ennesima, in ambito ambientale) per il «grave pregiudizio all’integrità» della zona del Lago Bianco. Infine è in corso pure l’indagine su quanto accaduto della Procura di Sondrio, avviata in forza degli esposti depositati dal Comitato lo scorso autunno.

Riguardo gli altri aggiornamenti sull’evoluzione della vicenda (perché ce ne sono altri e potrebbero non essere del tutto positivi per il territorio in questione) potete leggere e seguire la pagina Facebook “Salviamo il Lago Bianco.

Non resta che augurarci che veramente, e rapidamente, la zona del Lago Bianco possa riacquisire la propria naturalità oggi guastata, e che i promotori e i sostenitori di un progetto così scriteriato, al netto di eventuali sentenze giuridiche, possano rendersi conto di cosa hanno contribuito a perpetrare a un luogo così prezioso e, dunque, sappiano maturare una consapevolezza e una sensibilità verso i territori montani – che sono un patrimonio di tutti, non il possedimento di pochi – finalmente adeguata e consona all’importanza di essi e al loro insostituibile valore culturale.

N.B.: le belle immagini fotografiche del Lago Bianco sono di Angelo Costanzo, presidente del Centro Culturale “Oltre i Muri” di Sondrio, che ha sostenuto attivamente le azioni del Comitato “Salviamo il Lago Bianco”.

Indovina chi (non) viene a cena?

Un paese ha due modi per “risolvere” i problemi di cui soffre: eliminare chi quei problemi li provoca, oppure eliminare chi li denuncia. Nel primo caso il paese agisce da democrazia liberale, nel secondo caso da regime autoritario. Che per inciso non ha colore: nero, rosso, bianco o verde che sia, sempre di regime si tratta.

E se l’agire in un certo modo è il primo passo per diventare pienamente quel modo, averne consapevolezza culturale, politica e civica è il miglior antidoto per capire e evitare quella deriva. Di qualsiasi colore essa sia, ribadisco.

Badate bene: il programma televisivo di cui dice l’articolo lì sopra, “Indovina chi viene a cena”, non è il soggetto specifico di questi miei pensieri ma uno dei tanti che potrebbe subire la “soluzione” descritta – e che già in passato hanno subìto in Italia, paese che risulta il peggiore in quanto a libertà di stampa nell’Europa occidentale. Di contro il programma rappresenta un esempio emblematico per la questione, visti i consensi unanimi che ha raccolto circa l’alta qualità dell’informazione che propone, al punto che uno dei suoi servizi, quello dedicato alla vicenda del Lago Bianco al Passo di Gavia, in Lombardia – che chi legge questo blog conosce bene – la cui autrice è Cecilia Bacci, recentemente ha ottenuto il Premio Giornalistico “David Sassoli”.

Dunque, riassumendo: un programma televisivo che da una parte vince premi giornalistici, dall’altra viene minacciato di chiusura e nel mezzo un paese che peggiora la propria posizione nella classifica mondiale della libertà di stampa. Capite?

Speculazione finale: il servizio sul Lago Bianco di Cecilia Bacci trasmesso in “Indovina chi viene a cena” (che potete rivedere qui sotto) è dedicato a un caso non dei maggiori ma certamente tra i più emblematici circa l’uso che certa politica fa del nostro patrimonio naturale per scopi non così leciti, e ne ha dimostrato l’inqualificabile atteggiamento e l’aberrante ipocrisia. Be’, la messa a rischio del programma non sarà una vendetta alimentata anche da chi si sia sentito tirato in ballo e smascherato per il cantiere al Lago Bianco?

Ma certo, l’ho scritto… è solo una sarcastica speculazione, questa. Già.

Un premio meritatissimo e prezioso

Un’altra bellissima notizia per il Lago Bianco a sostegno della battaglia per la sua difesa: il servizio di Cecilia Bacci realizzato assieme ai ragazzi del Comitato “Salviamo il Lago Bianco per portare alla luce lo scempio causato dal folle progetto di captazione delle acque per alimentare i cannoni sparaneve di Santa Caterina Valfurva, andato in onda nel programma di Rai3 “Indovina chi viene a cenaha vinto il Premio giornalistico “David Sassoli in memoria dell’ex giornalista ed ex presidente del Parlamento Europeo.

Il premio è riservato a giornalisti under 40 ed il tema della prima edizione era “L’Europa e i territori”: per la sezione radio-tv e come premio assoluto la giuria ha dunque scelto il servizio di Cecilia Bacci sul Lago Bianco. È un prezioso riconoscimento dell’esemplare lavoro giornalistico e informativo svolto dall’autrice sulla sconcertante vicenda del Gavia e al contempo l’ennesimo, importante riconoscimento delle attività a difesa del Lago Bianco nonché dell’intero territorio circostante del Parco Nazionale dello Stelvio dalle scriteriate azioni che hanno dovuto subire, purtroppo con il consenso dello stesso Ente Parco.

Ora, come indica il Comitato “Salviamo il Lago Bianco”, avanti così fino all’individuazione dei responsabili e al ripristino totale degli habitat iniquamente danneggiati! Prima però una domanda: secondo voi, il servizio di Cecilia è stato apprezzato per la sua altissima qualità giornalistica o anche perché le “gare” di incompetenza e di ipocrisia dei soggetti promotori del progetto, ben testimoniate nelle immagini del servizio, li hanno visti tutti quanti vincitori ex aequo e per questo meritevoli di essere “premiati”?

[Veduta della zona del Passo di Gavia con il Lago Bianco e, in secondo piano, il Lago Nero.]
Per approfondire la vicenda del Lago Bianco, oltre a seguire le pagine social del Comitato (qui e qui), potete leggere i vari articoli che vi ho dedicato nei mesi scorsi, qui.