L’impressionante (eppure piccola) frana di massi in Valmalenco e qualche riflessione sul tema

Sono parecchio impressionanti le immagini della frana caduta lunedì 11 novembre tra Lanzada e Campo Franscia, in Valmalenco, una zona ben conosciuta e frequentata dagli appassionati di montagna. Eppure si è trattato di una piccola frana, 3000 metri cubi caduti più altri 1000 da disgaggiare: niente in confronto alle tante altre frane cadute anche in tempi recenti – quella di Blatten dello scorso maggio, ad esempio, era da 6 milioni di metri cubi. Il dissesto di Lanzada era monitorato da circa un anno: ciò ha permesso di chiudere la strada interessata in anticipo, evitando il coinvolgimento di persone ma non i notevoli danni visibili nelle immagini.

Inutile rimarcare che dissesti del genere sulle nostre montagne sono possibili in grande quantità, sia per la naturale evoluzione geomorfologica dei terreni montani più scoscesi e sia per il maggior impatto degli eventi meteoclimatici estremi, la cui frequenza sta aumentando. Numerosi  scoscendimenti attivi, quiescenti o potenziali sono costantemente monitorati con strumenti assai sofisticati, ma è evidente che ciò non può bastare a garantire la sicurezza delle montagne antropizzate – posto poi che un livello di sicurezza assoluto sia ovviamente impossibile da ottenere.

A fronte di tale realtà, e soprattutto quando ci si trova davanti notizie e immagini come quelle di Lanzada, il pensiero inevitabilmente corre alla cronica, scarsa sensibilità della politica nazionale a fronte delle criticità idrogeologiche che un paese come l’Italia presenta – e presenterà sempre di più. Come ha riportato “Il Sole 24 Ore”, l’ultima legge di bilancio del Governo in carica impone ben 6,5 miliardi di tagli alla manutenzione del territorio in carico agli enti locali per il periodo 2025-2034, parte dei quali (673 milioni di Euro, per la precisione), concentrati già nel triennio 2025-2027. Negli ultimi 20 anni (dunque con governi di ogni colore e parte) lo Stato ha stanziato quasi 7 miliardi per far fronte al dissesto idrogeologico italiano, ma le richieste provenienti dai territori sono ben maggiori: servirebbero almeno 26 miliardi. Per di più a questa cronica carenza di fondi si somma quella della governance, visto come manchi un coordinamento tra i molti livelli di governo coinvolti sulla messa in sicurezza dei territori a rischio, cosa che evidenzia la scarsa attenzione dello Stato per questo problema.

Un problema che viceversa, come già accennato, diventerà sempre più presente e importante proprio nei territori montani, a ulteriore danno del comfort abitativo di chi ci vive – oltre naturalmente a quello di chi vi risiede periodicamente e li frequenta per turismo. È necessario invocare una ben maggiore presenza – di attenzioni, competenze, finanze, impegno – da parte degli enti pubblici sul tema, da subito e in modo crescente nel prossimo futuro. A Lanzada, al netto dei danni materiali, le cose sono andate bene proprio grazie al monitoraggio intrapreso ed è il caso di augurarci che ogni cosa venga messa in atto ovunque, nei nostri territori in cui vi sia un rischio idrogeologico, e adeguatamente supportata dalla politica nazionale e locale al fine di evitare conseguenze di ben altra natura.

“VALMALEGGO” 2025 è stata un successo (ma fosse stato per qualcuno…)

L’edizione 2025 di “VALMALEGGO” si è conclusa lo scorso venerdì con la bellissima chiacchierata tra Michele Comi e Giovanni Baccolo intorno al suo libro “I ghiacciai raccontano” – ne scrivevo qui – che ha radunato al Rifugio Zoia un sacco di gente interessata, curiosa, partecipe. Come del resto tutti i precedenti appuntamenti di un’edizione che ha rinnovato e accresciuto il successo della rassegna letteraria, mirabilmente curata da Marina Morpurgo (qui il suo sunto della rassegna di quest’anno) con l’imprescindibile collaborazione di Isabella Derla, la libraria ufficiale di “Valmaleggo”.

D’altro canto la rassegna è tra le più originali in assoluto: porta libri e autori in quota (fin oltre i 2600 metri!), nei rifugi di una delle più belle valli delle Alpi lombarde, al cospetto delle spettacolari vette dei gruppi del Bernina e del Disgrazia, così che chi voglia partecipare agli incontri lo possa fare immergendosi in quei paesaggi alpestri così potenti, con il cammino lungo sentieri affascinanti (e mai difficili), accrescendo la forza e il valore dell’esperienza vissuta e, non ultimo, gustandosi le tante prelibatezze culinarie che i rifugi ospitanti sanno offrire oltre alla cordiale accoglienza dei loro gestori. Tutto ciò, costruito esclusivamente su base volontaria.

Insomma, una rassegna “piccola”, rispetto ad altre più patinate, ma grande in ciò che fa e ottiene in termini di autentica valorizzazione: dei libri e degli autori, dell’esperienza del pubblico, dei rifugi, del territorio. Per tutto ciò trovo semplicemente sconcertante che “VALMALEGGO” non goda di nessun patrocinio, morale e materiale, da parte delle amministrazioni pubbliche della Valmalenco e tanto meno di una pur piccola briciola di interesse. Nulla. Perché al netto della volontarietà e dell’entusiasmo, la rassegna qualche spesa la deve inevitabilmente sostenere e fino a oggi è stata coperta da donazioni di privati. Ma come è possibile? Come si fa a dimostrarsi, da soggetti pubblici,  tanto negligenti nei confronti di un evento che alla fine, nel suo “piccolo” (ma solo nella forma, come detto), dà lustro ai loro territori e ne valorizza culturalmente le bellezze in un modo tanto originale e accattivante?

È una cosa inspiegabile e, fatemelo dire, abbastanza irritante, visto poi quanto vengano patrocinate e/o sostenute, a volte, certe altre iniziative del tutto discutibili nei confronti dei territori in questione.

Ma anche stavolta è il caso di dire che la speranza è l’ultima a morire e, nonostante l’atteggiamento sopra descritto, di augurarsi che i soggetti pubblici malenchi (e non solo) si ricredano e comprendano il valore di “VALMALEGGO”: un valore potenzialmente enorme per la valle, se adeguatamente sostenuto. Ovvio poi è augurarsi parimenti che il sostegno dei privati continui e magari si rinforzi pure, tuttavia, ribadisco: care amministrazioni malenche e valtellinesi… dove siete? Avete paura di chi fa cultura? Di chi porta tante persone nei rifugi della valle non per le futili lusinghe di un influencer social ma di autori e libri di pregio? Insomma, battete un colpo! Anzi, molti più d’uno!

Speriamo in bene e, comunque vada, appuntamento all’anno prossimo ai piedi del Bernina e del Disgrazia per la prossima, terza edizione di “VALMALEGGO”!

Un invito “calorosamente glaciale” per domani sera al Rifugio Zoia in Valmalenco

Vi avviso: sto per invitarvi calorosamente a un evento glaciale! 😄

Lo so, a leggerla così sembra una contraddizione in termini (e non solo in questi), ma non c’è alcuna irrazionalità se l’invito è per l’incontro nel quale domani sera 12 settembre, al Rifugio Zoia in Valmalenco, Michele Comi, nella sua veste di guida alpina intimamente legata ai monti malenchi (non solo per motivi di residenza) nonché in questo caso di stimato geologo, dialogherà con Giovanni Baccolo, altrettanto stimato glaciologo, ricercatore, divulgatore scientifico nonché scrittore, intorno al suo mirabile libro I ghiacciai raccontano: una lettura affascinante che esplora il mondo dei ghiacci del nostro pianeta, gli aspetti scientifici e culturali, le vicende umane storiche e attuali, la realtà corrente e gli scenari futuri, il tutto in un testo dallo stile letterario sempre comprensibile, anche da chi di ghiacciai non sa nulla, e coinvolgente.

Peraltro l’incontro di domani sera rappresenta l’evento di chiusura di “VALMALEGGO” 2025, ormai non più solo la più elevata – per quota altimetrica e qualità tematica – rassegna letteraria delle Alpi ma pure la più intrigante, appunto, e che anche in questa edizione, curata da Marina Morpurgo e il cui tema di fondo è stato proprio «Letture di neve e di ghiaccio», ha raccolto un notevole successo di pubblico e di consensi.

Dunque, rinnovo il calore di questo mio invito – anche perché almeno questo non contribuirà a fondere i già fin troppo sofferenti ghiacciai delle nostre montagne – a partecipare all’incontro al Rifugio Zoia. Sarà una serata affascinante e illuminante, garantito!

Il gran priviliegio di essere stato ieri al Rifugio Del Grande Camerini

Ho avuto la fortuna di tenere eventi in location assolutamente prestigiose e ricche di fascino, tanto per i siti nelle quali si trovano quanto per i grandi personaggi che hanno ospitato nel tempo, ma devo ammettere che parlare di libri e di cultura delle montagne in un posto affascinante come il Rifugio Del Grande-Camerini, che ha come “scenografia” principale il glaciale versante nord del Disgrazia (vedi sopra, la foto è mia) , è un’occasione più unica che rara!

Non solo, a cotanto cospetto dell’imponente Disgrazia, presentare I 3900 delle Alpi (MonteRosa Edizioni) dell’illustre Alberto Paleari e dialogare amabilmente con lui di grandi montagne – e di cose altrettanto grandi che si fanno sulle montagne – nell’ambito della rassegna VALMALEGGO in una giornata dalla meteo ideale, accolti dalla simpatia, dall’affabilità e dalle capacità culinarie dei gestori del meraviglioso Rifugio Del Grande-Camerini – uno dei pochi rifugi “veri” ancora rimasti sulle Alpi lombarde, gestito dalla super dinamica (e per ciò altrettanto ammirevole) sezione CAI di Sovico, fa della citata fortuna un privilegio di livello assoluto!

Ringrazio di cuore Marina Morpurgo, curatrice di VALMALEGGO e colei che mi ci ha coinvolto anche quest’anno, Isabella Derla della Libreria Metamorfosi – la libreria “ufficiale” della rassegna, Alberto Paleari con il quale la chiacchierata è stata veramente bella ed empatica (anche grazie ai contenuti del suo libro), di nuovo i gestori del Rifugio Del Grande Camerini e, ultimi ma non ultimi, i tanti escursionisti presenti, molti occasionalmente – ma che si sono fermati ad ascoltarci – ed altri saliti appositamente per l’incontro: una camminata non indifferente da mille metri di dislivello e con ben pochi tratti pianeggianti lungo il percorso, il che rende la loro presenza ancora più preziosa.

Come vedete dalla locandina qui sotto, VALMALEGGO continua con altri interessantissimi incontri nei rifugi della Valmalenco: un modo bellissimo per frequentarli e per goderne la bellezza paesaggistica al contempo conoscendo libri e autori di grande importanza. Serve invitarvi a non mancarli, se vi sarà possibile? Penso proprio di no!

Di cose molto interessanti al Rifugio Del Grande-Camerini che di certo nessuno vuole perdersi

Nemmeno loro due, già:

Insomma: il luogo è meraviglioso, la meteo sarà altrettanto bella, il libro assolutamente intrigante e il suo autore, Alberto Paleari, è un gran personaggio, da conoscere. Inoltre VALMALEGGO è la rassegna letteraria più prestigiosa degli ultimi duecento anni, forse trecento.

Dunque ci vediamo oggi, 3 agosto, al Rifugio Del Grande Camerini: se siete della zona o in zona, e potete esserci, non mancate!