Una libreria che è anche una galleria d’arte, un archivio, un luogo per esposizioni artistiche di varia natura, di incontri pubblici e seminari. La Gallibreria è il multiforme spazio aperto da giugno 2018 a Firenze dal Centro Di – Centro di Documentazione Internazionale sulle arti, fondato nel 1968 da Alessandra e Ferruccio Marchi e divenuto, tra le altre cose, una delle più rinomate case editrici italiane di volumi d’arte, architettura, arti decorative, archeologia, cataloghi di mostre e libri d’artista, con un archivio di oltre 25.000 titoli ora reso fruibile proprio grazie alla Gallibreria. Nei suoi ambienti, accanto alla vendita dei volumi, è proposta una serie di mostre tematiche sui libri con i libri: sei esposizioni all’anno, allestite partendo da una speciale selezione di volumi dall’archivio storico e da collezionisti privati a cui si aggiungeranno nuove edizioni nazionali e internazionali, con il preciso intento di comporre una ideale bibliografia del tema proposto, partendo dal passato e arrivando fino agli esiti più recenti.
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E la “Giornata Mondiale contro le Giornate Mondiali”?
Con tutto l’assoluto rispetto per le motivazioni e le cause a favore delle quali vengono indette, e condividendone nel principio e soprattutto nella sostanza i valori, vorrei proporre la promulgazione della Giornata Mondiale contro le Giornate Mondiali. Sì, perché alla fine c’è sul serio il rischio che le necessarie e fondamentali attenzioni che tali eventi intendono sollecitare nei confronti delle proprie cause si concentrino nelle relative date, e nei giorni d’intorno, e poi svaniscano nell’oblio della noncuranza e della superficialità che dominano le opinioni pubbliche un po’ ovunque fino all’anno successivo, quando la pur nobile (ribadisco) tiritera riparte, le luci si riaccendono e poi di nuovo si rispendono inesorabilmente.
E poi questi assembramenti di Giornate-Mondiali-di-Qualcosa, accidenti! Per dire: ieri, 21 marzo, era: la Giornata internazionale delle Foreste, la Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, la Giornata mondiale della pace interiore, la Giornata mondiale della Poesia, la Giornata mondiale della Sindrome di Down nonché, dulcis in fundo (è proprio il caso di dirlo), la Giornata Mondiale del Tiramusù! Per la cronaca, c’è, un sito web che fa da diario e calendario per tutte queste “Giornate”, fate clic qui.
Insomma: tante nobilissimi cause (be’, a parte l’ultima, almeno nei principi) ammassate in un’unica data che, convenzionalmente, segna l’inizio della primavera – suppongo sia questo il motivo di siffatta calca celebrativa. Ecco, mi pare un non indifferente ingarbugliamento (cronologico e tematico) che, appunto, toglie evidenza e valore non tanto alle “Giornate” quanto alle motivazioni e agli scopi mirati. Posto che domani, poi, ci saranno altre celebrazioni giornaliere e ulteriori cause di cui dire e disquisire, dopodomani altre ancora e così via. Qualche “buco” nel calendario c’è, a dire il vero, ma temo non resterà libero a lungo, vista la quantità di cause importanti da mettere in luce che questo nostro mondo contemporaneo presenta. Senza contare che poi, a qualcuno, la cosa sfugge di mano: date un po’ un occhio qui.
Dunque, appunto, chiedo che venga indetta la Giornata Mondiale contro le Giornate Mondiali. E se nessuno appoggerà tale mia richiesta, state certi che indirò la Giornata Mondiale di quelli che non vengono ascoltati nel chiedere di non celebrare più Giornate Mondiali. Ecco.
Perché, ribadisco pure questo, certe questioni vanno considerate, riflettute, dibattute e magari risolte sempre, finché la relativa problematica non venga eliminata o finché la considerazione diffusa al riguardo non sia finalmente adeguata al loro valore. In fondo non è un caso che ad esempio non esista, nel modo in cui ne esistono tante altre, la “Giornata Mondiale del Calcio” (dacché quella indetta nel giorno 4 di maggio dalla FIFA in verità rappresenta soprattutto un omaggio al “Grande Torino” perito nell’incidente aereo di Superga del 4 maggio 1949). D’altro canto, appunto, sarebbe bello che la stessa attenzione rivolta al calcio (per continuare con lo stesso esempio) fosse rivolta – dai media in primis – alla Sindrome di Down, alla discriminazione razziale o (per dire di un’altra celebre “Giornata”) alla violenza sulle donne, e con la stessa frequenza durante tutto l’anno, non soltanto in un’unica giornata. No?
(In testa al post: vignetta di Cinzia Poli, tratta da qui.)
REMINDER! Domani, alle 18.30, “Forse lassù (in libreria a Torino) è meglio”!
Domani, giovedì 6 dicembre, dalle ore 18.30 presso la Libreria La Montagna di Torino, avrò di nuovo il grande onore e l’altrettanto piacere di presentare l’ultimo libro di Roberto Mantovani, Forse lassù è meglio. Cronache da un mondo sospeso (edito da Fusta Editore), dialogando con l’autore – tra i massimi esperti di cose di montagna in Italia – di monti, valli e genti che le abitano, di storie di vita vissuta e da vivere lassù, di passato, presente e ancor più di futuro delle montagne nonché di come poter raccontare tutto quanto.
E del libro, ovviamente: sedici novelle, sedici racconti che ci parlano di montagna. La montagna di ieri. Quella di oggi. Con i disegni di Gianni Audisio.
Roberto Mantovani, con una penna leggera, sembra dirci che vivere lassù sia una condizione mentale, uno stato preciso dello spirito: qualcosa che ha a che fare non solo con il corpo ma anche e prima di tutto con la mente. Come se quelle vette, i loro abitanti e gli animali che ne corrono i boschi fossero poi in grado di dare forma al nostro essere uomini e donne.
Ma quanto fascino c’è nell’ascoltare, nel leggere favole, forse anche vecchie, di fronte a un camino… e magari nell’immaginarsi di essere lassù, in montagna, a casa, una volta ancora…
Un ‘appuntamento imperdibile, insomma. Non mancate!
Giovedì 06/12 a Torino, con Roberto Mantovani e “Forse lassù è meglio”
Giovedì prossimo 6 dicembre, dalle ore 18.30, presso la Libreria La Montagna di Torino, avrò di nuovo il grande onore e l’altrettanto gran piacere di presentare l’ultimo libro di Roberto Mantovani, Forse lassù è meglio. Cronache da un mondo sospeso (edito da Fusta Editore), dialogando con l’autore – tra i massimi esperti di cose di montagna in Italia – del libro, delle storie narrate, di monti, valli e genti che le abitano, di passato, presente e ancor più di futuro delle montagne nonché di come poter raccontare tutto quanto. Perché la montagna abbisogna quanto mai di una nuova narrazione, finalmente scevra dei devianti stereotipi che ne hanno condizionato il relativo immaginario e nuovamente capace di dare vera e forte voce alle sue realtà, oggi assolutamente emblematiche e illuminanti anche, se non soprattutto, per la città.
Mantovani lo rivela chiaramente (fin dal titolo) in Forse lassù è meglio: vivere in alto, sui monti, può ben essere una condizione mentale, uno stato preciso dello spirito, qualcosa che ha a che fare non solo con il corpo ma anche e prima di tutto con la mente. Come se quelle vette, i loro abitanti e gli animali che ne corrono i boschi siano poi in grado di dare forma al nostro essere uomini e donne in maniera compiuta e, appunto, ben più che altri ambiti di vita contemporanea possa consentire.
Ma non voglio rivelare nulla di più di quanto si disserterà giovedì, e di quanto sarà oltre modo interessante e intrigante essere presenti in libreria non solo per chiunque ami le montagne (ovunque si trovino) e le frequenti più o meno assiduamente, anche per chi i monti li ha finora ammirati soltanto dalle finestre di casa, in città, comodamente disteso sul proprio divano…
Appuntamento a giovedì, ore 18.30, Libreria La Montagna di Torino, con Roberto Mantovani, Forse lassù è meglio e il sottoscritto, sì, Che poi c’è anche l’aperitivo, dopo! Insomma: non mancate!
P.S.: cliccate sull’immagine in testa al post per saperne ancora di più oppure qui per l’evento su facebook, invece qui potete leggere la personale “recensione” a Forse lassù è meglio.
Donne, liberateci (sempre)!
Dobbiamo liberare metà della razza umana, le donne, cosicché esse possano aiutare a liberarsi l’altra metà.
Credo che questa potente affermazione di una delle donne – e delle persone – più importanti del XX secolo non sia solo validissima tutt’oggi e non soltanto in tema di diritti delle donne ovvero di parità di genere, ma valga assolutamente anche in merito alla questione della violenza sulle donne. Perché Emmeline Pankhurst dice una verità probabilmente fondamentale, sul tema: gli uomini violenti sono prigionieri di loro stessi e della bieca società che hanno costruito, distorta proprio perché negante il valore imprescindibile delle donne in essa. E se è vero che sono gli uomini in primis a doversi rendere conto di questa evidenza (prima possibile, sarebbe finalmente il caso), è altrettanto vero che possono solo essere le donne, e grazie alle doti che soltanto loro hanno, a liberare il mondo da questa e da tante altre distorsioni. Non certo noi uomini, come la storia dimostra bene, almeno non come abbiamo agito finora al riguardo.
P.S.: sì, oggi è il 24 novembre, è domani la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Appunto: non è solo domani, è oggi, era ieri, è dopodomani, è ogni giorno dell’anno. Fino a che vi sarà una sola donna che subisca violenza, e poi pure dopo. Sempre, insomma.