Camus, Silone e la (mancante) cultura “europea”

P.S. – Pre Scriptum: questo di seguito è un articolo che scrissi quattro anni fa, nel dicembre 2015. Me lo sono ritrovato davanti e riletto, di recente, e credo (o temo) che resti del tutto attuale, anzi, più oggi di allora. Ve lo ripropongo, dunque.

camus-siloneSovente sui media ci capita di sentire parlare in modo critico di “Europa”, da parte di coloro i quali, per parte politica, interesse, convinzione più o meno giustificata e giustificabile o altro,  ne avversano concetto, forma e sostanza.
Certamente tali pulsioni anti-europeiste pescano nella (spesso più bieca e vuota) politicaggine partitica, pugnace in quel senso solo per mera convenienza di potere – o di relativa opposizione ad esso nel tentativo di ribaltare la situazione a proprio favore, ovvio. Tuttavia non posso non vedere un serio pericolo in questo anti-europeismo populista, per come in esso e con esso si finisca per confondere l’Europa in quanto istituzione politica e l’Europa in quanto territorio di storia, cultura e tradizioni comuni, oltre che di valori condivisibili per genesi antropologica e sociologica comune. Sia chiaro, il pericolo (ugualmente di carattere populista) esiste anche in senso opposto, ove l’Europa sia identificata meramente come entità politica e non come compendio comunitario dei caratteri sopra esposti. Il tutto, poi, scivola inesorabilmente o nel provincialismo campanilista più retrivo e antistorico ovvero, dall’altra parte, nel globalismo ideologico più massificante e culturalmente omologante.
Su tale questione, ho letto di recente una citazione di Albert Camus che a sua volta cita Ignazio Silone – due grandi della letteratura del Novecento, inutile rimarcarlo. Citazione tratta da un numero di qualche tempo fa (ottobre 2015, per la precisione) del mensile Montagne360, inserita in un articolo che presenta il sentiero dedicato allo scrittore abruzzese tracciato attorno a Pescina, suo borgo natale, e che in poche parole svela cosa significhi essere veramente europei (prima che europeisti così come anti-, naturalmente) ovvero cosa manchi a livello culturale, purtroppo, nel distorto concetto oggi diffusosi di “Europa”:
Così dunque scrisse Camus – nel 1957, tenetelo ben conto:

E’ perché amo il mio paese che mi sento europeo. Guardate Silone, che parla a tutta Europa. Se io mi sento legato a lui è perché egli è nello stesso tempo incredibilmente radicato nella sua tradizione.

E si tenga conto come da parte sua Silone, nell’introduzione a Fontamara, confermasse questa visione glocalista (per usare un termine tanto brutto quanto modaiolo) della propria letteratura:

Tutto quello che m’è avvenuto di scrivere, e probabilmente tutto quello che ancora scriverò, benché io abbia viaggiato e vissuto a lungo all’estero, si riferisce unicamente a quella parte della contrada che con lo sguardo si poteva abbracciare dalla casa in cui nacqui.

Ecco: brevemente tanto quanto profondamente Camus, già quasi 60 anni fa e prendendo a modello tale visione nostranamente cosmopolita (mi si passi l’ossimoro, opinabile ma è per fini di sintesi) di Silone circa la propria scrittura, ha saputo spiegare quale forma e sostanza possa e debba avere un’Europa autenticamente comunitaria e identificante per chiunque vi faccia parte, dal Circolo Polare Artico al Mar Mediterraneo. Un concetto massimamente culturale che contiene l’identità locale e l’identificazione continentale, questa seconda come logica e inevitabile somma delle prime. Un concetto antropologico, semplicissimo eppure ignorato da tanti, volutamente o meno, se non proprio rifiutato, combattuto, oltraggiato: per egoismo, anacronismo, ottusità, ignoranza, follia.
Un concetto che finché non sarà finalmente compreso nel modo più ampio possibile, non consentirà alcuna effettiva unità europea, ne dal punto di vista politico-istituzionale, ne (cosa per certi aspetti pure più grave) da quello culturale, civico e antropologico. Con le conseguenze che abbiamo già da tempo sotto gli occhi.

Un test

Sto pensando a dove si potrebbero installare aggeggi come quello raffigurato nell’illustrazione qui sopra e, pur meditando a fondo e a lungo, mi viene sempre in mente un luogo, principalmente, solo che se lo dicessi/scrivessi poi sicuramente qualcuno finirebbe per darmi del sovversivo e allora, beh… allora no, non ve lo dico che li metterei accanto ai seggi elettorali condizionando al “risultato” la partecipazione al voto. Già
Ma appunto, scordatevelo proprio che lo scriva. Ecco.

My name is Bond, Brexit Bond!

Ora a me, sinceramente, ‘sta Brexit mi pare una cretinata notevole – non tanto per la cosa in sé, che potrebbe pure essere sostenibile, quanto per come dagli inglesi sia stata concepita, per chi l’abbia votata e per il modo col quale verrà (o non verrà) messa in atto.
Tuttavia, porca miseria, come faccio a prendermela con il paese che ha inventato James Bond?

Maledetti figli di… Albione!

La reale illusione della vera arte

(René Magritte, “La Trahison des images”, 1928-29.)

Se in generale l’arte – qualsiasi arte, intendo dire – ci sa illudere di poterci raffigurare e mostrare la “verità”, la vera arte è quella che sa farci vedere anche ciò che non è “reale”. In fondo, non è detto che ciò che è reale sia pure vero e ciò che è vero sia irreale. A questo, dunque, spesso serve la migliore arte, anche quando sia la più immaginifica: a congiungere realtà e verità. O a illuderci che ciò sia possibile: e, a ben vedere, è un’illusione della quale il mondo reale non può fare a meno.

(Cliccate sull’immagine dell’opera per saperne di più al riguardo.)

INTERVALLO – Ixelles (Belgio), Librairie Ptyx

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Una libreria, inutile dirlo, è un luogo nel quale si può entrare e trovare libri, ovvero deputato a presentarli al pubblico sui suoi scaffali. Tuttavia c’è una libreria, in Belgio, che vuole rimarcare in maniera ancora più netta ed evidente tale sua natura, tanto da rivestirsi, per così dire, di pagine tratte da capolavori letterari: è la Librairie Ptyx a Ixelles, città nella periferia meridionale di Bruxelles, i cui muri, fuori e dentro la libreria, sono completamente rivestiti da quelle pagine oltre che dal valore di esse, come traspare dalle parole degli stessi titolari: “La Librairie Ptyx è una libreria ferocemente indipendente. Ciò che vi si trova è il frutto di una scelta, non di un semplice assortimento. Si situa lontano dalle sirene codificate di una stampa che consacra all’unanimità best-seller autoproclamati il cui solo obiettivo (anche lui in cifre) è piacere al maggior numero possibile di persone. La Librairie Ptyx è una libreria risolutamente di nicchia, che rispolvera i testi che meritano, che siano noti o meno. Non condanna il capolavoro abitualmente illeggibile alla sua eternità di scarto e da voce alla creazione contemporanea lasciando il tempo necessario alla sua espressione.

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Se il sogno di ogni lettore appassionato è quello di provare l’emozione di essere completamente “avvolto” dalla letteratura, beh, la libreria Ptyx è un luogo dove un’emozione del genere può veramente diventare vivida!
Cliccate sulle immagini per visitare il sito web della libreria (in francese) oppure qui per avere qualche notizia in più.