Difendere la libertà di fede significa difendere la libertà di opinione e quella di satira e qualsiasi altra libertà che non ne leda altre: questa è la laicità civica.
Per tale semplicissimo tanto quanto basilare motivo, certe figure politiche come l’attuale presidente turconon possono essere difese ovvero non possono che essere osteggiate da qualsiasi individuo libero, esse, le loro pseudo-istituzioni e le malsane, pericolose idee di potere che propugnano. Sempre, e al di là di qualsivoglia circostanza particolare.
Comunque, la “statura” dei leader politici (a prescindere dalle idee espresse e dai partiti rappresentati) la si può ben riconoscere e valutare anche dalla capacità degli stessi di “vedere” nel futuro: non dico remoto, ma almeno qualche mese avanti – peraltro, questa, sarebbe una delle doti fondamentali richieste a qualsiasi buon politico a prescindere dalle idee espresse e dai partiti rappresentati, ribadisco.
Ecco, mi pare che anche in questo l’Italia sia messa veramente benissimo e si vede – nel presente, già.
(Foto e nome, nell’immagine tratta da qui e risalente a poco più di 3 mesi fa, sono parzialmente celati per rendere del tutto irriconoscibile –sì sì! – il politico in questione, preso qui a mero esempio – seppur palese e ordinariamente macroscopico – tra i tantissimi italici possibili al riguardo.)
[Immagine tratta da kongnews.it, da questo articolo.]Devo acquistare un paio di pantaloni estivi da escursionismo.
Mi reco in un grande negozio di articoli sportivi, trovo gli scaffali che ospitano quei capi, osservo, considero colori, tessuti, dettagli, finiture, poi valuto e alla fine scelgo tre capi: uno veramente molto bello, uno quasi altrettanto bello ma che costa di più, uno più ordinario ma anche più economico. Li provo: il primo è perfetto, il secondo anche, il terzo pure.
Alla fine ho acquistato il secondo, bello ma non così tanto come il primo e di prezzo un po’ più alto. Il motivo è molto semplice: il primo era di una marca italiana assai prestigiosa ma “Made in China”, il secondo di un’altra marca altrettanto stimata ma “Made in Moldova”.
Ecco: questa, per me, è una regola fissa e indiscutibile che ormai seguo da tempo, per ogni cosa acquistata. Niente più cose prodotte in Cina, per quanto possibile (e so bene che in assoluto sia impossibile ma è un altro problema, questo).
Insomma, sono “soddisfazioni”. Personali, minime, ingenue, magari stupide e forse inutili, ma forse no.
La primavera del 1919 non è solo una stagione di sogni appena sbocciati, ma anche l’era dei sogni infranti. Questo vale in particolar modo per i desideri connessi ai negoziati di Parigi e Versailles: i deliri di onnipotenza delle nazioni vincitrici, le speranze di libertà e indipendenza, la certezza di un futuro ordine mondiale equo e pacifico, la silenziosa preghiera dei Paesi perdenti per una maggiore clemenza. Nell’estate del 1919, con il termine di quella decisiva manovra di scambi che sono i negoziati di pace, il futuro non sembra più così sconfinato. Le possibilità si riducono a vista d’occhio e occorre guardare in faccia la realtà. Nei Paesi in cui i risultati delle trattative vengono percepiti come un tradimento della speranza, le aspettative deluse si trasformano in cieco furore. E cosi i negoziati, che avrebbero dovuto cancellare il conflitto mondiale, stimolano nuovi contrasti.
Per certi versi, la situazione di un secolo fa assomiglia a quella attuale, solo ribaltata. Allora il mondo usciva da una guerra sperando di avviare un periodo di pace ma generando invece ulteriore e ancor più pericoloso caos. Oggi, invece, un lungo periodo di pace sta venendo sempre più inquinato da circostanze ed elementi di caos. Sperando che il ribaltamento della situazione non si riveli completo, nel prossimo futuro.
P.S.: date un occhio anche qui, per altre riflessioni al riguardo.
[Cliccate sull’immagine per leggere la notizia.]Quante se ne leggono di notizie come questa, e da decenni, sui media italiani? La cadenza è quotidiana, ormai, senza limiti territoriali. E cosa fa il paese per far che questa cadenza diventi sempre più lunga? Nulla. Perché è ormai consueto leggere di fatti del genere: restano un giorno sulle prime pagine e sulle home page, forse due, poi spariscono; gli arrestati vengono incarcerati, forse, poi rilasciati, poi il processo ma dopo anni, poi l’appello, la prescrizione, la riduzione della pena, il legale “giusto” lo si trova sempre… dei meri incidenti di percorso, insomma.
Per questo l’Italia è morta, istituzionalmente, ormai da tempo – sì, morta: non ve ne siete ancora accorti? – per non aver saputo risolvere i suoi più cronici e degeneranti problemi e, quindi, per averli resi normalità. Li ha accettati come “cosa normale”, ordinaria, abituale, esattamente come quando le notizie al riguardo escono sui media per l’ennesima volta: si elabora qualche attimo di indignazione e poi via, si va oltre. Tanto è risaputo che in Italia di cose così ne succedano sempre e dovunque, ce lo stanno testimoniando da tanto tempo proprio i media suddetti e ciò nonostante le inchieste, gli arresti, le condanne – quando arrivano. È normale, ribadisco. Persino inutile leggerle, quelle notizie: tanto è sempre la solita solfa.
E quali o quanti politici, di destra o di sinistra, avete sentito negli ultimi lustri scagliarsi veramente contro questa realtà così aberrante e distruttiva nonché, soprattutto, facendo seguire alle parole i fatti concreti? Nessuno.
Semmai sono, quelli, gli avvoltoi che si cibano del cadavere istituzionale nazionale: vi nutrono la loro fame di potere e interessi, dunque non potrebbero mai privarsene, non avrebbero più di che sfamarsi. Eppure, in tal caso, il paese avrebbe tutte le possibilità di rinascere e rigenerarsi, di tornare a vivere in modi ben più salubri, o meno letali. Sempre che a qualcuno interessi, questa opportunità, e che non appaia qualcosa di troppo anormale, già.