A riprova del notevole successo della serata di giovedì 25 gennaio scorso a Erba con la presenza di Marco Albino Ferrari con il suo ultimo libro Assalto alle Alpi, ospite del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” e delle 35 associazioni che lo compongono, e come ennesima dimostrazione tanto dell’importanza delle azioni intraprese dal Coordinamento per la salvaguardia della montagna lariana dagli scriteriati progetti turistici alle quali viene sottoposta, quanto della larghissima presa sul pubblico di tali azioni e della sensibilità che tante persone dimostrano a favore della salvezza del San Primo contro i suddetti progetti – rimarcando così anche la solitudine assoluta degli enti locali che li stanno proponendo, i quali si rifiutano pervicacemente di dibatterne probabilmente sapendo quanto siano insostenibili -, eccovi qui sotto una rapida e parziale rassegna stampa della serata di Erba da parte dei media locali che hanno saputo ben cogliere il successo dell’evento. Potete leggere tutti gli articoli che vedete qui sotto nella pagina del sito web del Coordinamento, insieme a ogni altro contenuto mediatico dedicato alla difesa del Monte San Primo e alla documentazione inerente la questione.
Dunque, di nuovo: appuntamento alle prossime iniziative, fino alla vittoriosa salvaguardia definitiva del meraviglioso Monte San Primo!
(⇒ Articolo originale pubblicato su “L’AltraMontagna“: lo trovate cliccando sull’immagine qui sotto.)
Sono già numerosi i frequentatori delle montagne che conoscono e apprezzano la dimensione turistica della Valle Maira, un luogo che a differenza di altre regioni alpine ha scelto da tempo di puntare sul turismo sostenibile nelle sue varie forme contemporanee. Questo anche perché – come si legge nel sito del Consorzio Turistico locale, la Valle Maira «è riuscita a preservarsi dal cemento e da pratiche che feriscono la montagna, come gli impianti di risalita. Libera, verde e incontaminata, attira un turismo slow, a passo lento, e gli amanti dell’outdoor che desiderano scoprire paradisi nascosti. La maggior parte delle strutture ricettive sono antiche borgate o case, ristrutturate nel rispetto dell’architettura della Valle, in maniera sostenibile. Spesso chi sceglie la Valle Maira lo fa anche perché alla ricerca di una vacanza a basso impatto». Una gestione turistica ammirevole, inutile rimarcarlo.
[La Val d’Ala, nelle valli di Lanzo vista dai pressi del Rifugio Gastaldi. Foto di Toma15996, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.]Più a nord, anche le Valli di Lanzo hanno intrapreso un simile percorso di gestione turistica sostenibile. In particolare, il Consorzio Operatori Turistici raduna differenti tipologie di operatori (albergatori, ristoratori, agriturismi, aziende agricole, operatori dei servizi turistici e sportivi) con l’obiettivo di sviluppare l’offerta turistica delle Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone, di migliorare la qualità dell’accoglienza ed incrementare la possibilità di fruizione del territorio, nel rispetto dell’identità culturale e delle risorse naturalistiche delle Valli, nella convinzione che le proprie iniziative possano portare una rinnovata attenzione verso le valli stesse ed una crescita dei flussi turistici a livello locale.
E sono proprio le due realtà sovracitate, nelle figure del Consorzio Operatori Turistici Valli di Lanzo e il Consorzio Operatori Turistici Val Maira che, al motto di «Territori diversi, obiettivi comuni» si sono unite nella Società Consortile a responsabilità limitata Valli Lanzo & Maira, la prima di questo genere in Piemonte – e, credo di poter dire, più unica che rara nell’intera cerchia delle Alpi italiane.
[L’altopiano della Gardetta in alta Valle Maira. Immagine tratta dalla pagina Facebook del Consorzio Valle Maira.][Veduta invernale del Pian della Mussa in Val d’Ala, Valli di Lanzo. Foto di Davide Tomatis, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.]Quella che la Valle Maira e le Valli di Lanzo hanno voluto e saputo costruire è un’importante ed esemplare sinergia: un modello di collaborazione e cooperazione significativo per diversi aspetti, primo tra tutti il cambio di paradigma nei riguardi della frequentazione turistica delle montagne nel presente e nei prossimi anni, sotteso dai suoi obiettivi. Si tratta di un’evoluzione che non solo commerciale ma anche politica, amministrativa, economica e, soprattutto, culturale. Inoltre, sottolineiamo che ad allearsi non sono due territori contigui ma, anzi, relativamente distanti e separati da un’ampia parte delle Alpi piemontesi, quella più sfruttata dall’industria turistica “pesante” (la Val Susa, per intenderci) che in questo modo si ritrova a confrontarsi con una alternativa turistica più consona alla realtà montana presente e futura. La società neo-costituita tra le due valli piemontesi e la sua missione rappresentano un modello pronto per essere imitato in numerosi altri contesti della montagna italiana, soprattutto in quelli ancora legati alla vecchia monocultura dello sci da discesa e della quale, forse, vorrebbero svincolarsi, puntando su un turismo diverso, senza sapere come farlo e con quale modus operandi. Un modello, questo, che per la sua novità e le caratteristiche che presenta si fa da subito esperienza da conoscere, studiare, analizzare e, appunto, per quanto possibile imitare.
[La chiesa di San Peyre di Stroppo e l’alta Valle Maira. Immagine tratta dalla pagina Facebook del Consorzio Valle Maira.]Per saperne di più, leggete l’articolo completo (con alcune immagini assai significative delle Valli Maira e di Lanzo) su “L’AltraMontagna“,qui.
N.B.: altre cose belle e buone fatte in montagna delle quali ho scritto qui sul blog:
Quella di ieri sera a Erba è stata un’altra bella, importante e, credo, emozionante serata a sostegno della causa di difesa e salvaguardia del Monte San Primo. Una sala gremita al punto che molti non hanno potuto trovarvi posto ha accolto e ascoltato con grande coinvolgimento Marco Albino Ferrari, ospite della serata con il suo recente libro Assalto alle Alpi, il quale ha “accompagnato” i presenti in una articolata esplorazione nello spazio e nel tempo delle Alpi, dalle prime forme di turismo nate nell’Ottocento fino a quelle estremamente aggressive e impattanti dell’industria turistica massificata contemporanea, che dagli anni Sessanta in poi ha pesantemente urbanizzato e infrastrutturato molte vallate alpine, con apparenti benefici iniziali per i loro abitanti ma, in seguito, generando numerose problematiche che infine non hanno risolto ma aggravato la realtà socioeconomica di quelle montagne. Un modello di “conquista” delle terre alte obsoleto e sovente fallimentare che tuttavia si sta ancora proponendo – se non imponendo – al Monte San Primo contro ogni logica e qualsiasi sensibilità nei confronti del suo paesaggio, per giunta come se il cambiamento climatico in corso non esistesse e con le sue conseguenze non avesse purtroppo imposto già da tempo la parola «FINE» allo sci sul San Primo.
Personalmente voglio ringraziare il Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” per l’impeccabile organizzazione della serata, ulteriore manifestazione dell’attivismo costante, appassionato e prezioso in difesa del San Primo – vero e proprio caso emblematico di ciò che alcuni soggetti vorrebbero continuare a imporre alle nostre montagne, come anche è stato illustrato ieri sera introducendo la serata -, nonché Marco Albino Ferrari per la disponibilità, la cordialità e per aver fascinosamente coinvolto l’uditorio nelle proprie narrazioni, e ovviamente tutto il pubblico presente, con alcuni convenuti a Erba anche da piuttosto lontano ma che non hanno voluto perdere un evento così importante.
Alla prossima, e fino alla vittoriosa salvaguardia definitiva del meraviglioso Monte San Primo!
Giovedì 25 gennaio alle ore 20.45 presso la sala conferenze “F. Isacchi” di Ca’ Prina a Erba, avrò il grande onore di colloquiare con Marco Albino Ferrari, una delle voci più autorevoli della cultura di montagna italiana, e moderare l’incontro – organizzato dal Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” – che avrà come protagonista il suo ultimo libro Assalto alle Alpi (Einaudi), una lunga e articolata riflessione – programmatica fin dal titolo – sul presente e sul futuro della montagna, ricca di considerazioni e suggestioni emblematiche dalle quali scaturiscono prospettive e soluzioni nuove, rispettose sia dell’ambiente sia delle persone.
Le Alpi sono minacciate da modelli di sviluppo del passato. Sul piano materiale, dal varo di nuove infrastrutture turistiche pesanti; sul piano immateriale, attraverso vecchi stereotipi idealizzanti, che riducono la montagna a luogo salvifico di pura “bellezza”. Per dare futuro alle Alpi è necessario uno sguardo nuovo, consapevole, rispettoso.
[Dall’introduzione al libro.]
Durante l’incontro, a ingresso libero fino ad esaurimento posti, prenderanno la parola i portavoce del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, che faranno il punto della situazione sullo stato di avanzamento del dissennato progetto “OltreLario” – un progetto assolutamente “consono” al testo di Marco Albino Ferrari per come la sua sostanza, fatta di nuovi impianti di risalita e di innevamento artificiale a 1100 m di quota, con varie infrastrutture a corredo in una zona estremamente delicata dal punto di vista ambientale, palesi un vero e proprio assalto al San Primo con interventi fuori dal tempo e dalla realtà contemporanea.
Saranno quindi ribadite le contro-proposte elaborate dal Coordinamento per una fruizione più sostenibile della montagna e sarà possibile partecipare alla raccolta firme, come manifestazione autentica e consapevole di protesta nei confronti della visione a breve termine, adottata dalle Amministrazioni locali, che si ostinano ad ignorare le richieste di confronto da parte della cittadinanza attiva.
Per tutto ciò la serata di giovedì a Erba, grazie alla presenza di una figura tra le più importanti e rinomate nell’ambito culturale di montagna qual è Marco Albino Ferrari, si propone come un’importante e imprescindibile iniziativa di sensibilizzazione per la tutela delle montagne, del San Primo innanzi tutto ma di rimando di tutti gli altri territori sottoposti a tali irragionevoli progettualità, di incoraggiare l’apertura di un tavolo di confronto con le istituzioni interessate, che è stato più volte sollecitato dal Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” e che, finora, ha avuto uno scarso riscontro da parte delle suddette istituzioni ma di contro ha sensibilizzato ampiamente la stampa nazionale e estera, che da tempo non manca di evidenziare le numerose illogicità del progetto.
Per saperne di più sull’incontro potete visitare il sito web del Coordinamento, nel quale trovate ogni altra informazione sul caso del Monte San Primo; qui invece trovate l’evento Facebook.
Dunque, appuntamento giovedì sera 25 gennaio alle 20.45 a Erba: sarà una serata estremamente interessante, da non perdere!
[Monte San Primo, 17 dicembre 2023.]A molti di voi che sono a conoscenza e hanno seguito/stanno seguendo la questione del progetto di rilancio e sviluppo turistico del Monte San Primo (“OltreLario: Triangolo Lariano meta dell’outdoor” è la denominazione ufficiale), quello per il quale si vorrebbe riportare lo sci su pista a 1100 m di quota dove ormai a fatica nevica e fa freddo abbastanza per sciare spendendo un sacco di soldi pubblici, forse tale progetto è puzzato fin da subito, come si dice in questi casi.
Be’, sappiate che, nel caso, non avete affatto sbagliato e non solo metaforicamente. Sul San Primo si vorrebbero spendere più di due milioni di Euro (parte dei cinque previsti in origine dal finanziamento) per impianti di risalita, piste da sci, innevamento artificiale, parcheggi e quanto di conseguente, ma non c’è la fognatura.
Proprio così. Lo ammette suo malgrado (visto che non può negare l’evidenza dei fatti) lo stessoComune di Bellagio, nel cui territorio è posto il Monte San Primo e che rappresenta l’ente capofila del suddetto progetto turistico, a seguito di un’interpellanza del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, associazione che fa parte del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”.
Ora capirete bene perché il progetto vi puzza!
Dunque, per capirci: il Comune di Bellagio, insieme alla Comunità Montana del Triangolo Lariano, preferisce spendere sul San Primo due milioni di Euro di soldi pubblici in un progetto totalmente scriteriato, vista la realtà delle cose, che realizza infrastrutture sciistiche impattanti in un contesto totalmente inadatto, quindi sostanzialmente fallite prima di nascere, e non si adopera affinché vengano spesi per l’implementazione dei servizi di base territoriali a supporto di chi vive e lavora sul Monte, peraltro in opere che andrebbero – queste sì – a migliorare le condizioni ambientali della zona. Per giunta: si vorrebbero portare molti più turisti sul San Primo in forza delle nuove infrastrutture turistiche senza capire che per questo vi sia la necessità inevitabile di un sistema di fognatura e depurazione delle acque reflue consono al luogo e alle esigenze conseguenti? In un territorio, è bene rimarcarlo, noto per il proprio carsismo il cui sviluppo è solo parzialmente conosciuto e dunque assolutamente delicato e vulnerabile: peculiarità che imporrebbero agli amministratori locali di sistemare al meglio la gestione delle acque subito, senza alcun indugio e prima di pensare a qualsiasi altra iniziativa.
Ecco, ora capirete bene anche la visione e la sensibilità che gli enti i quali supportano il progetto di rilancio turistico manifestano riguardo il loro territorio e i suoi bisogni reali!
Fortunatamente, la massima parte dei media e dell’opinione pubblica sta comprendendo perfettamente l’irrazionalità e la pericolosità del progetto “OltreLario: Triangolo Lariano meta dell’outdoor”. Eccovi di seguito due delle più recenti testimonianze al riguardo, mentre trovate le numerose altre nel sito web del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, nella pagina dedicata alla rassegna stampa. Da leggere, ascoltare e considerare approfonditamente.
[Servizio breve ma significativo sul Tg3 regionale del 3 gennaio 2024, dopo il minuto 29′. Cliccateci sopra per vederlo.]
[Articolo sul settimanale “Oggi” del 28 dicembre 2023. Cliccateci sopra per leggerlo.]