La ripartenza del campionato

[Immagine tratta da qui.]
Certo che, tutta questa discussione sulla ripartenza del campionato di calcio, non so, dico – riparte il giorno X, no, il giorno Y, la lega dice sì e i calciatori dicono no, gli allenamenti singoli e di gruppo o di gruppi singoli o di single, i diritti tv, gli stipendi, i contratti, i calciatori dicono no, la lega dice sì, porte chiuse, porte aperte, porte a metà, annullare la stagione giammaiiiiii, i tifosi dicono sì, i tifosi dicono no, la lega dice nì, il ministro dice «Eh?», le promozioni le retrocessioni e i diritti tv ah no, già citati, il paese senza pallone giammaiiiiii ma senza tamponi amen, a proposito, e i tamponi?, eccetera eccetera eccetera – dico eh, ma a me pare una cosa tremendamente grottesca, che dimostra una volta ancora (se mai ce ne fosse bisogno) che il calcio in quanto gioco è morto, e in quanto sport è un tossicomane ormai in overdose da denari e scemenze.

Nel mentre che le altre discipline sportive, assai meno “drogate”, senza troppe discussioni hanno constatato la realtà di fatto e agito di conseguenza, senza troppe chiacchiere, annullando le proprie stagioni e arrivederci a quando si potrà di nuovo gareggiare senza problemi di sorta, il calcio invece no: esattamente come un tossico (pur vestito d’abiti firmati) in crisi d’astinenza, striscia a terra paonazzo invocando disperato la propria ennesima dose – e quelli intorno, quelli che al calcio e alla grottesca sceneggiata che è diventato un gioco altrimenti bellissimo e affascinante danno ancora credito, tutti a discutere credendo la questione d’importanza fondamentale per il paese. Nonostante tutti gli altri gravi problemi generati dalla situazione in corso, i contagi i morti le terapie intensive la crisi economica e tutto il resto, già.

Un paese d’altro canto fermo a millenni fa, al riguardo: nel panem et circenses di oggi, i secondi hanno solo cambiato attività scegliendone una assai meno nobile ma evidentemente più adatta – anzi adattata – al proprio pubblico di riferimento, ecco.

Politici e accalappiacani

La politica è una strana cosa. Le regole che si possono enunciare per gli altri mestieri sembra che non si applichino alla politica. Un uomo politico può cominciare da giovane come accalappiacani, e in pochissimo tempo riuscire a farlo dimenticare. Ecco ciò che rende la carriera politica quella che è.

[Foto di Giorgio Lotti – Mondadori Publishers, pubblico dominio; fonte qui.]
(Erskine CaldwellRagazzo di Sycamore (Georgia Boy), traduzione di Marcella Hanau, Mondadori, Milano, 1957; 1a ed.1943.)

Questa diminuzione di sensibilità

Questa diminuzione di sensibilità va diffondendosi dappertutto. Quelli che fanno andare a tutto volume radio e televisori e si portano la radio portatile in spiaggia, che mangiano solo i formaggini più reclamizzati, usano la vaniglina invece dei baccelli di vaniglia, buttano le cicche sui binari della metropolitana, non sanno mettersi in coda, dedicano il loro ultimo romanzo «A mia moglie, che ha battuto a macchina con amore il manoscritto», si vergognano se il nonno si annoda il tovagliolo intorno al collo, hanno voluto che secondini, spazzini, pompieri, ciechi e sordi si chiamassero agenti di custodia, netturbini o, peggio, operatori ecologici, vigili del fuoco, non vedenti e non udenti, dicono zola invece di gorgonzola e sisma invece di terremoto, augurano ai colleghi d’ufficio «buon lavoro», sono ancora quelli che nelle gite aziendali sul Lago di Como si raccolgono in circolo compatto intorno a una chitarra scordata, magari sottoponte, e fanno il percorso Como Bellagio e ritorno senza dare una sola occhiata all’acqua, alle rive, alle ville, alle montagne, al cielo. La sera, uscendo dalla stazione, comprano un chilo di prugne all’acetone e la gita è finita.

(Aldo Buzzi, L’uovo alla kok, Adelphi Edizioni, 1979-2002, pagg.89-90.)

L’incompetenza

[Foto di brn2flyjets da Pixabay.]
Se l’incompetenza fosse considerata una valuta monetaria, in questo paese circolerebbero innumerevoli Ferrari, Lamborghini, Rolls Royce, senza contare i jet privati che solcherebbero i cieli.

Be’, meno male che non è così, e che l’incompetenza serve solo per acquisire prestigio sociale o per fare carriera politica. Sennò chissà che traffico terribile per aria e sulle strade!