La magia tra le gambe

Il Paul osserva il paese con il binocolo, guarda un po’ chi arriva, mormora seguendo una macchina lungo la strada, il figlio del parroco. A me non risulta che il parroco abbia un figlio, fa il Georg mentre confronta le vette con la cartina. Certo che è il figlio del parroco, sono identici, trovami un altro in paese che ha i capelli rossi. Figurati se ha un figlio, è vietato, insiste il Georg. Ce n’è tante di cose vietate, dice il Paul, ma se il parroco è l’unico coi capelli rossi, e di colpo ti arriva un bambino coi capelli di fuoco, se Dio vuole sarà ben figlio suo, o no? È logica, fin qui ci arriviamo anche noi due, non crederai che i preti non conoscano la magia tra le gambe.

(Arno Camenisch, Ultima neve, Keller Editore, 2019, traduzione di Roberta Gado, pag.29.)

I ghiacciai che non ci sono più

Il Paul prende la pala che gli passa il Georg, la notte scorsa si è staccata la lingua del ghiacciaio, dice, hanno sentito il boato anche in fondo alla valle, la Claire mi ha fin svegliato per dirmi che ci stava arrivando addosso e mi ha abbracciato tutto come se ci restasse solo quella notte lì, di un bello che non ti dico, e sorride tra sé, tra qualche anno se guardiamo su il nostro bel ghiacciaio non lo vediamo più, se ne sarà andato per sempre, altro che eterno, l’unica riserva che ci resta sono le storie, al massimo puoi raccontare com’era.

(Arno Camenisch, Ultima neve, Keller Editore, 2019, traduzione di Roberta Gado, pag.68.)

Gente dallo stile climaticamente confuso

Ecco, lo sapevo.
In tre giorni (di maggio, si noti bene) siamo passati dalla fine di febbraio alla metà di luglio, dalle nevicate a bassa quota al caldo subtropicale, sicché la gente – già confusa di suo per mille motivi – sta andando ancora più in confusione e non di rado mi capita di vedere uno accanto all’altro, ad esempio sul marciapiede ad attendere che un semaforo pedonale diventi verde o alla fermata dei bus, tizi agghindati come se stessero per raggiungere il Polo Sud e altri che sembrano appena tornati dalla spiaggia di Ibiza.
Eppoi dicono che il cambiamento climatico non è un problema: lo è eccome, invece, e pure per quanto riguarda lo “stile” (il look, direbbero quelli “avanti”) della gente comune. Il quale, peraltro, è già confuso di suo: sia chiaro, ognuno è libero di vestirsi come vuole ma, in tali circostanze, l’abito fa il monaco, altroché!

“Cronache da Thule #4”, il magazine di RADIO THULE, questa sera alle 21.00 su RCI Radio!

Questa sera, 15 aprile duemiladiciannove, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 13a puntata della stagione 2018/2019 di RADIO THULE nel suo particolare format “magazine”, intitolato “Cronache da Thule #4”!

In questa puntata che precede la sosta “pasqual-venticinqueapril-primomaggiesca” torna la radio da sfogliare come una rivista, perché in fondo questo è RADIO THULE nel suo formato “magazine”: un contenitore di notizie e riflessioni su libri, eventi, attualità, musica, arte, idee, opinioni, facezie, disgrazie, considerazioni sul mondo che ci sta intorno a volte serie ma non troppo, altre volte ironiche ma con giudizio. Insomma: una vera e propria rivista fatta di rubriche come pagine da ascoltare, intitolata Cronache da Thule ovvero il numero 4, per questa stagione, del “magazine” di RADIO THULE!

In questa puntata (o in questo numero, per restare in tema), tra le altre cose, si parlerà: di una recentissima e storica scoperta, spiegata bene, di clima, di “azioni dal basso” per la sua difesa e di Pippi Calzelunghe, di una polemica musical-montana e di certe sue implicazioni ignorate dai più, di un nuovo e originale libro che racconta di un grande personaggio italiano (scritto da un suo collega), di una particolarissima e “sfavillante” esposizione artistica che si inaugurerà a breve a Lugano… e di molto molto altro! Il tutto, come sempre, ben accompagnato dalla consueta selezione musicale di alta qualità, una garanzia imprescindibile di RADIO THULE.

Dunque mi raccomando: appuntamento a stasera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui. Infine, segnatevi già l’appuntamento sul calendario: lunedì 13 maggio, ore 21.00, la prossima puntata di RADIO THULE! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Il “politically correct”, quello vero

Dunque, riguardo a Greta Thunberg – ma riguardo a lei indirettamente, semmai più direttamente nei confronti delle iniziative di protesta in generale contro l’inerzia dei politici verso la situazione climatica del pianeta – a quanto pare sta funzionando così: quelli che si dicono contro i “poteri forti” e le “lobby”, e per questo si definiscono “non politically correct”, danno contro a una ragazzina – ovvero a ciò che ella simboleggia, rappresenta e al messaggio di cui si fa portavoce – che protesta contro i governi mondiali, cioè i suddetti “poteri forti”, e siccome è sostenuta da un ampio schieramento civico bipartisan internazionale, la definiscono “politically correct”.

Lei, non loro.

Mentre costoro, che – pensate un po’ che strano! – sono parte del potere in posizione di governo (politico e ideologico) dunque forte, dando contro alla ragazzina che dà contro ai “poteri forti” (quindi anche contro di loro, evidentemente), finiscono per diventare complici non solo dei “poteri forti” (di cui infatti fanno parte e che fingono di contrastare, appunto) ma pure di tutto quel sistema che, in molteplici modi, sta guastando irreparabilmente il clima e distruggendo il nostro pianeta. Dunque chiedere di fare qualcosa per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici, è “politically correct”, per ciò “roba deprecabile”, “ignobile”, da attaccare in ogni modo. Infatti, non a caso, quelli se ne guardano bene dal dire e soprattutto dal (cominciare a) fare qualcosa al riguardo, così sostenendo e patrocinando il sistema che, ribadisco, sta distruggendo la Terra.

Poi sono gli altri quelli “politically correct”! Come no!

È un po’ come quelli che dicono che la colpa delle violenze sessuali non è degli stupratori ma delle ragazze che indossano la minigonna. Ma certo! Sono loro le criminali tentatrici perverse immorali eh, mica quei “poveri” stupratori!

Ecco. Giusto per farvi riflettere su che razza di dementi comandino in molti casi questo nostro mondo contemporaneo e su quanta gente non perda occasione per togliere qualsiasi dubbio riguardo alla sua reale, infima natura.
Altro che fake news, qui ormai siamo al fake world, e ci siamo dentro tutti.

(In testa al post: immagine tratta dalla pagina facebook di Mariagrazia Midulla.)