Più banche che panettieri

In Finlandia ci sono più filiali di banca che negozi alimentari. Sarà perché le banche hanno i mezzi per costruirsi le loro sedi, e i lattai e i panettieri invece no. O forse perché i soldi sono più importanti delle sane abitudini alimentari.

(Arto Paasilinna, Il liberatore dei popoli oppressi, Iperborea, 2015, pag.19.)

Annunci

Disciplina svizzera | Schweizer disziplin | Discipline suisse | Disciplina Svizra

P.S. (Pre Scriptum): dedicato alla “mia” Svizzera e agli amici elvetici.

Bisogna ammettere che pochi altri come gli svizzeri hanno senso civico e sanno essere estremamente rigorosi e disciplinati nel seguire le regole.
Mi hanno raccontato, per dire, di un inseguimento tra un ladro e la polizia, in una città svizzera. Il ladro, una volta colto sul fatto dai poliziotti, è fuggito dal luogo del reato con una macchina non rubata bensì regolarmente noleggiata presso una locale agenzia di rent-a-car. I poliziotti hanno subito preso a inseguirlo ma il primo li stava seminando, dal momento che avevano imboccato una strada con limite a 50 km/h mentre il ladro era su una corsia accanto ma con limite a 70 km/h (un autovelox in loco ne fisserà il passaggio a 69,8 km/h). Poco più avanti il ladro ha però trovato un semaforo rosso e i poliziotti gli si sono rifatti sotto, se non che è toccato ad essi di doversi fermare a un passaggio pedonale sul quale stava attraversando un’anziana donna. Dunque il ladro ha ripreso un buon vantaggio ma ha ricevuto una telefonata sul proprio cellulare che gli ha imposto di fermarsi per rispondere e non trasgredire la relativa norma del codice stradale: era solo una chiamata a fini commerciali (l’offerta non si è rivelata conveniente, alla fine), ma ciò ha permesso ai poliziotti di raggiungerlo.
Il ladro ha deciso così di abbandonare l’auto – non prima di aver trovato un parcheggio libero e pagare la sosta al parcometro – e continuare la fuga sui mezzi pubblici, con sempre alle calcagna i poliziotti che invece hanno goduto della fortuna di lasciare la propria vettura in uno spazio di sosta riservato alle forze dell’ordine. Purtroppo era orario di punta, e il ladro s’è dovuto mettere in coda per acquistare il biglietto alla cassa automatica: buon per lui che i poliziotti, arrivati qualche istante dopo, si sono ritrovati tra essi e il ladro numerosi altri viaggiatori in coda la cui presenza ha impedito loro di raggiungere e agguantare il fuggitivo, così come lo stesso è accaduto nel bus, sul quale tra la calca il ladro è salito davanti e i poliziotti dietro.
Messo tuttavia così alle strette, il ladro è sceso dal bus qualche fermata avanti e si è barricato in una casa lì vicino, non prima di prendere adeguati accordi con la signora occupante: lei lo avrebbe fatto entrare a patto che lui le desse una mano nei mestieri di casa. Ciò ha ritardato la trattativa successivamente avviatasi, in quanto il ladro non poteva troppo distrarsi nel dialogo con i poliziotti dovendo stirare alcune camicie di seta, notoriamente assai ostiche da trattare col ferro da stiro. Tra le cose richieste dal furfante: un maggior numero di cestini per la spazzatura nel suo quartiere, una nuova pentola per la fondue (la sua era ormai consumata) come dono per il compleanno e un buon preventivo per rifare l’impianto elettrico di casa, non più a norma. Altrimenti, avrebbe stracciato le fatture delle spese condominiali della signora sua ostaggio, impedendole il regolare pagamento.
Tra le urla di disperazione della donna per tale spaventosa minaccia, la trattativa si è fatta assai più ostica e, non pervenendo ad alcun buon risultato, il ladro ha deciso di fuggire da una porta sul retro, appena dopo aver apparecchiato la tavola per il pranzo e messo a bollire l’acqua per la zuppa. I poliziotti, resisi conto della nuova modalità di fuga, hanno ripreso l’inseguimento con il massimo impegno ma, per riuscire finalmente ad acciuffare il ladro, hanno dovuto escogitare un astutissimo stratagemma: recuperata la propria vettura, si sono finti due italiani che avevano appena parcheggiato l’auto in seconda fila. Circostanza che ha fatto sentire il ladro in dovere di fermarsi per riprendere e rimproverare i due, i quali con guizzo fulmineo lo hanno bloccato e arrestato.
Processato per direttissima, il ladro non è stato ritenuto colpevole né di furto (non aveva ancora avuto modo di rubare nulla, per il rapido intervento dei gendarmi) né per effrazione (si era finto un venditore di elettrodomestici con gli occupanti del palazzo in cui era penetrato) ma per non aver ritirato la ricevuta fiscale relativa al regolare pagamento del noleggio dell’auto utilizzata per la fuga. Ha preso dodici anni di carcere.
Tuttavia, ai due poliziotti autori del pur brillante e rocambolesco arresto del pericoloso fuggitivo non è andata meglio: sono stati radiati dal servizio. Per aver parcheggiato la propria vettura in seconda fila, già.
Forti gli svizzeri, eh! Non c’è che dire.

(Sì, anche questo è un raccontino inedito, un estratto di un testo umoristico che prima o poi forse farò pubblicare, credo. Insomma: chi vivrà riderà – anche in Svizzera mi auguro! 😉 )

La cultura non serve a nulla! (Inopinati attimi di pericolosa lucidità mentale)

A volte, mi sento veramente un idiota.
Sì, insomma, come in quei momenti nei quali ci si rende conto di una cosa lapalissiana come se invece fosse una scoperta sconcertante, che fosse lì davanti agli occhi e semplicemente, o ottusamente, gli occhi non la vedono.
Perché insomma, io qui nel blog e in mille altre occasioni e come me tanti altri in infinite occasioni continuiamo a dire che bisogna difendere la cultura, è necessario promuoverla in ogni modo, che la cultura è fondamentale per un paese veramente civile, che la cultura è una risorsa inestimabile, che un paese come l’Italia che di cultura in ogni senso è culla da secoli non può ignorarla…
Poi, appunto, mi fermo un attimo a pensare, e basta veramente un singolo, minimo attimo, per obiettarmi e controbattermi: ma quale cultura e cultura! In questo paese è stata messa in atto una calcolatissima strategia per eliminare la cultura, e ciò per un motivo il cui senso è vecchio di secoli: la cultura attiva la mente, sollecita l’intelligenza, libera il pensiero, suscita lucidità intellettuale – apre occhi, mente cuore e animo sulla realtà che abbiamo intorno, insomma. E gli effetti di quella strategia rispondono perfettamente ad una domanda che sovente mi ritrovo a fare, cioè a come gli italiani possano subire tutto ciò che gli viene propinato dal sistema nel quale si ritrovano a vivere senza la minima reazione, a volte senza nemmeno un qualche piccolo moto di indignazione – che invece, quando sembra generarsi, non è che un mero esercizio retorico che solo qualche minuto dopo essersi generato è già bell’e dimenticato.
Ma, appunto, la cultura suscita nella società che la sa ben coltivare quanto ho detto poco sopra; ovvero, qui in Italia, per (credo) quasi inevitabile conseguenza, susciterebbe una rivoluzione. Contro l’apparato politico, contro la criminalità bancaria, l’ipocrisia ecclesiastica, l’imbecillità dei media, certe devianze del mercato e dell’industria, certe imposizioni totalmente idiote quando non scellerate, le innumerevoli iniquità che caratterizzano la nostra quotidianità… – l’elenco degli “obiettivi” sarebbe parecchio lungo, inutile dirlo.
Invece niente. L’intelligenza è spenta, il pensiero è stagnante se non fermo, anzi, se non già morto, la mente è una scatola vuota che si può facilmente riempire di qualsiasi cosa, di ogni falsità, ipocrisia, Vignetta_America_Italiastupidità, conformismo, moralismo, e tale facilità, lo ribadisco, è stata ed è perfettamente pianificata fin nei minimi termini, al fine di creare la più totale tabula rasa attorno alle mura della fortezza nella quale sono arroccati i poteri dominanti. La gente che frequenta le librerie e legge, che ascolta e apprezza musiche e film di qualità, i visitatori di musei e mostre d’arte, gli organizzatori di eventi culturali, i difensori di luoghi di interesse culturale, gli studiosi, gli accademici, gli intellettuali (termine che a me non piace affatto, ma tant’é) non sono che una sorta di comunità sempre più ghettizzata (a volte giocoforza auto-ghettizzante) e in costante estinzione, che quei suddetti poteri dominanti sopportano soltanto perché hanno perfettamente capito che sta sparendo, lentamente (ma la velocità è in aumento) e inesorabilmente: ora si tratta solo, per essi, di agevolare tale sparizione, facendo in modo di convincere sempre più persone che la cultura è una cosa poco divertente, pesante, noiosa, inutile, e che mai darà lo stesso piacere di due belle tette in TV, un telefonino alla moda, una t-shirt griffata… Ma volete mettere l’ammirare (primo nome che mi viene in mente) un Fontana in un museo – una stupida tela vuota con un taglio in mezzo – un monumento d’epoca romana o medievale – quattro pietre cadenti! – una basilica del Quattrocento che non ci si può nemmeno telefonare, dentro, oppure leggere (primo nome, vedi sopra) un Dostoevskij – pesaaaaante! – o anche solo starsene a guardare il cielo stellato chiedendosi che stelle siano quelle che si vedono – roba da fuori di testa… – volete insomma mettere queste cose (che poi nemmeno “fanno mangiare”, come disse tempo fa un ignobile politico italiano) con la movida di un locale alla moda, le ragazze mezze nude che ti guardano ammiccanti che tu puoi fotografare e mostrare agli amici su facebook (o viceversa, naturalmente)? E se intanto lo stato va a pezzi, la società decade sempre più e il degrado si espande a macchia d’olio ammorbando tutto quanto si ha intorno, beh, chissenefrega: domani c’è la partita in TV, almeno ci si “rilassa” un po’! Perché altrimenti leggere un libro, ad esempio, che magari tratta pure di certi temi che ti potrebbero far riflettere sulla situazione che hai intorno e per questo facendoti deprimere, seccare, angustiare, irritare, indignare – insomma, rovinandoti la giornata?! In fondo lo si sa bene: ad essere intelligenti si vive male, a non capire nulla, invece, almeno si vive più tranquilli e spensierati!

Bene, ora chiudo con tutte queste banalità. Perché tali sono, assolutamente: grandissime banalità, ovvietà, cose scontate. Ovvero: sono la normalità, e in quanto tali nessuno o quasi le considera, nonostante a me sembrino tanto evidenti. Ed è proprio questo il risultato più efficace che quella strategia di (scusate la scurrilità) rincoglionimento totale ha saputo conseguire. L’essere su una nave che sta colando a picco, ma l’averci convinto di navigare su un mare calmissimo col vento in poppa.

O, forse, tutto ciò è soltanto una astrusa costruzione della mia mente, che legge troppi libri, visita troppi musei e luoghi d’arte, non guarda la TV, non legge i quotidiani, non compra gadgets tecnologici all’ultima moda, a volte si isola su una cima di montagna a pensare, ed altre cose similmente bizzarre e, sotto molti aspetti, pericolosamente sovversive.

10+1 cose che oggi, 21/12/12, dovrebbero veramente finire, a questo mondo…

Maya_1_300SORPRESA! Oggi, 21 Dicembre 2012, non c’è stata nessuna fine del mondo! Ma tu guarda!!!
E questo non perché i Maya fossero degli idioti, semmai perché parecchi autentici idioti (ma furbi) al giorno d’oggi, pur di far parlare di sé, sono stati capaci (e continuano ad esserlo) di far credere ad altri pari idioti (e ingenui) le più gigantesche e allucinate stronzate.
Tuttavia, nell’attesa che, non essendoci stata del mondo alcuna fine, venga quanto meno messa fine alla carriera di Roberto Giacobbo in qualità (meritatissima) di capro espiatorio generale, il quale per mesi interi ha sproloquiato dalle TV (pubbliche, dunque spendendo soldi nostri!) e scritto libri sull’argomento, guadagnandoci chissà quanto denaro e facendosi credere uno “scienziato” da tanti dei suddetti ingenui idioti, mi piacerebbe parecchio che alcune cose finissero, oggi o da oggi… Inutile dirlo, la lista potrebbero essere chilometrica; diciamo che mi sono affidato all’istinto del momento, mettendo per iscritto (in ordine assolutamente sparso) le prime dieci cose che mi sono balzate in mente…:

10. La fertilità della madre dei cretini.
9. La presunzione e l’arroganza dell’uomo di considerarsi il padrone del mondo, a discapito di ogni altro essere vivente e dello stesso pianeta.
8. Lo stato di catalessi mentale nella quale versa buona parte della (nostra) società.
7. Le banche, la finanza deviata che hanno creato e il loro ingannare la gente comune.
6. La benzina, e intendo proprio che non ce ne sia più, nemmeno una goccia, così forse si capirà che le auto dovrebbero finalmente consumare carburanti il cui scopo principale sia quello di muoverle inquinando il meno possibile, e non quello di fare ricchi e potenti pochi oligarchi.
5. Le stragi di persone innocenti, e in particolare di bambini.
4. La fame nel mondo (e quelli che su di essa ci speculano).
3. La violenza sulle donne, e il maschiocentrismo in generale.
2. I politici (il che non significa la “politica”, sia chiaro!) italiani, e che finiscano dove non è proprio elegante dire.
1. L’ipocrisia e la falsità delle gerarchie religiose, e i danni che provocano nelle società.
0. _____________________________________________ .

10+1 cose, scrivevo, e infatti vedete pure un numero O (zero): c’è per far che voi siate liberi di pensare cos’altro dovrebbe finire, e anche perché, ahinoi, potrebbe esserci altro di peggiore rispetto alle cose sopra indicate, e che per un motivo o per l’altro non conosciamo ancora…
Ribadisco: è un elenco istintivo, superficiale quanto si vuole, ma a suo modo indicativo – soprattutto di una chiarissima evidenza: il mondo non è finito oggi e dunque, cara razza umana, vedi di non fare che finisca domani o dopo ovvero non per via della tua sovente inopinata stoltezza! Ecco. Vediamo di evolverci veramente e di rendere questo nostro pianeta, in tutto, per tutto e dappertutto, un bel posto in cui vivere. Altrimenti ci sarà da pensare che questo 21/12/12 sia stata soltanto un’occasione persa

Le banche? Meglio i rapinatori! (Flemming Jensen docet)

Ovviamente, se non parlo di me è anche perché nella società c’è uno strano pregiudizio nei confronti dei rapinatori di banca. Ma sono convinto che si arriverà a poco a poco alla fondamentale ammissione che quel che fa un rapinatore non è peggio di quel che fanno le banche. Anzi!
Ciò nonostante, la stima di cui godono i rapinatori nella società non è particolarmente alta.
Alle prime a teatro, per esempio, sono sempre invitati molti più direttori di banca che rapinatori. I direttori di banca, anzi, sono addirittura benvisti, anche se vi posso garantire che, a conti fatti, alle banche costano molto ma molto di più di quanto non costino i rapinatori.
Se uno di quei direttori manda a picco una banca per diverse centinaia di milioni, gli ficcano sotto il braccio un bel paio di milioni extra perché prenda la porta, mentre noialtri dobbiamo essere contenti se abbiamo abbastanza spiccioli per tornare a casa in taxi.

Flemming Jensen, Il blues del rapinatore, Iperborea 2011, pag.16.

Espressa in chiave ironica molto nordica, un’evidenza che ormai abbiamo tutti quanti sotto gli occhi, alla quale c’è ben poco da aggiungere, no?! Anzi, è lo stesso scrittore danese a far rimarcare al protagonista del suo romanzo: Sono un rapinatore di banca. Ecco, è detta. Sempre bene sapere con chi si ha a che fare, giusto per non scoprire di essere finiti tra le grinfie di qualche canaglia. Tipo un direttore di banca.
Tutto il mondo è paese, verrebbe da dire! Già, un “paese-mondo” nelle mani di poteri economici truffaldini, che però sono riusciti a imporsi come “filantropici”… Ma cosa diceva Henry Ford un secolo fa (mica l’altro ieri, eh!), al proposito? È un bene che il popolo non comprenda il nostro sistema economico e monetario, perché se accadesse credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina.
Ecco.
E presto, qui sul blog, la mia recensione de Il blues del rapinatore. Nella speranza che una risata li possa seppellire…