Hic Sunt Dracones, step 1

«HIC SUNT DRACONES»

Tenetevi ben presente questa frase, motto, definizione o qualsiasi altra cosa sia, perché vi porterà moooolto lontano, attraverso i confini e i limiti che potete immaginare in relazione al mondo in cui viviamo, al tempo presente, al paesaggio che ci costruiamo intorno, a ciò che contiene e a come lo percepiamo e manifestiamo. E lo farà in un modo assolutamente coinvolgente – nel senso più pieno del termine.

Ma, per cominciare…

Hic Sunt Dracones è il progetto di Francesco Bertelé, a cura di Chiara Pirozzi e promosso dalla Fondazione Made in Cloistervincitore della IV edizione del bando Italian Council, concorso ideato dalla DGAAP – Direzione Generale Creatività contemporanea e Rigenerazione urbana del MIBACT.

Il primo step pubblico è andato in scena l’11 ottobre scorso  al Mediamatic di Amsterdam, in collaborazione con la Fondazione AVNode, con la première del video Walking through the walls (40’ VR 360° ambisonic), che è parte integrante del progetto e del quale lì sopra potete vedere il teaser. Ad essa fa seguito il primo step virtuale, per così dire, ovvero la possibilità di vedere il video sul canale Youtube dedicato, qui.

Ma Hic Sunt Dracones è un progetto alquanto articolato e poliedrico, fatto di varie tappe e diverse manifestazioni del suo concept: tra di esse – lo segnalo perché vi sono direttamente coinvolto – c’è il libro d’artista che affronta in modo approfondito i temi dell’opera. Fra gli autori coinvolti: Simone Arcagni, Luca Rota (ecco, appunto), Paolo Cuttitta, Andrea Staid, il gruppo Ippolita. Il progetto editoriale, realizzato con lo studio Friends Make Books, è diviso in due sezioni; una cartacea e l’altra virtuale consultabile con dispositivi mobili. Il libro è ideato come fosse un’estensione fisica all’opera e possiede anche una sezione ludico-interattiva con, tra le tante altre cose, i contributi dell’artista Armin Grader.

Il libro d’artista sarà presentato nella tappa finale (ovvero tale per questa fase del progetto) di Hic Sunt Dracones, l’esposizione al Museo Madre di Napoli, che rappresenterà un’esperienza totale a cui lo spettatore sarà invitato a sottoporsi. L’opera verrà smaterializzata e sarà fruibile da uno spettatore alla volta, si comporrà come fosse uno scacchiere in cui si sovrapporranno realtà oggettiva, realtà virtuale, mixed reality, filmati 360°, fino a comporre ambienti complessi.

Insomma, fin da ora e costantemente un progetto bellissimo, affascinante, importante, essenziale: da non perdere.

Cliccate qui per leggere l’articolo che a Hic Sunt Dracones vi ha dedicato “Exibart”, oppure qui per leggere la press release del progetto.

E ribadisco: Hic Sunt Dracones, non dimenticatevelo!

La diseducazione culturale istituzionale

Quanto ai mezzi di comunicazione, è noto che stanno ben attenti a non sottovalutare quegli argomenti che sappiano essere d’interesse del loro pubblico. Televisioni e giornali, per farsi guardare e leggere, s’occupano scrupolosamente di tutto quello che alla gente preme, omettendo quanto viceversa esuli dalla sua curiosità. Il loro silenzio e l’apatia della politica dovrebbero indurre a riflettere sul reale interesse che in giro si nutre per il patrimonio d’arte comune, fin a chiedersi se davvero esso sia amato dal popolo. Verisimilmente no. E però dev’esser chiaro che al popolo, eventualmente, andrebbero comunque imputate poche colpe, perché la responsabilità è sempre di chi governa, di chi, cioè, ha il dovere, per dettato costituzionale, di educare: educare a vedere nel patrimonio l’essenza ineludibile della nostra memoria (personale e collettiva), favorire la maturazione della coscienza storica dei cittadini, promuovere l’aspirazione alla conoscenza del nuovo e vanificare invece la venerazione perniciosa del feticcio alimentata dalla cultura industriale, addestrare a leggere le opere d’arte alla stregua di componimenti poetici (quali a tutti gli effetti essi sono).

(Antonio Natali, Il silenzio sul patrimonio d’arte, su Artribune #44. Potete leggere l’intero articolo cliccando qui.)

Se l’esperto oggi non esperisce più

In diversi ambiti è in atto una tendenza che mette in discussione o non riconosce l’importanza del ruolo dell’esperto, trattando competenze e conoscenze specifiche al pari di opinioni qualsiasi e quindi valevoli l’una quanto l’altra. […] Già Edgar Morin e Norberto Bobbio hanno concepito il ruolo dell’esperto non tanto come colui che possiede certezze, conoscenze, competenze solide, stabili e permanenti, piuttosto come qualcuno che individua bisogni, pone domande e dubbi. Qualcuno che tratta la conoscenza ben sapendo quanto sia immenso e illimitato ciò che non conosce. I fenomeni in atto richiedono una ridefinizione del ruolo dell’esperto, degli strumenti di lavoro, delle metodologie, delle relazioni. Un rischio odierno, all’opposto, è la tendenza all’iper-specializzazione del sapere, che porta alla frammentazione sempre più specifica della conoscenza. Dall’urbanistica alla antropologia, dalla medicina alla cultura, dalla biologia alla psicologia, dall’economia all’informazione, le modalità per cercare di rispondere a tali problematiche stanno nella necessità di “legare le conoscenze separate, compartimentate, disperse” (Edgar Morin, 2018). Solo la connessione tra le conoscenze può infatti tener conto della complessità dei problemi e solo la consapevolezza della loro interrelazione può indicare soluzioni efficaci.

(Francesco De Biase – nella foto qui a lato -, saggista e dirigente pubblico del Comune di Torino, riflette su cause e conseguenze della crisi che sta investendo il ruolo dell’“esperto” nel tempo contemporaneo, in qualsiasi area del sapere, nell’editoriale di Artribune #44. Un argomento intorno al quale per altre vie mi sono trovato di recente ad avere a che fare e sul quale ho meditato: senza dubbio rappresenta una questione di cruciale importanza riguardo la produzione, la gestione e la diffusione di cultura nella società di oggi, ove a fronte di una disperato bisogno di contenuti culturali di elevata qualità – in ogni ambito – si assiste troppo frequentemente a delegittimazioni della cultura, di chi la produce e del suo fondamentale valore sociale e politico. Potete leggere l’interessante testo di De Biase al completo cliccando qui.)

Quattro grandi personaggi, quattro “storie misteriose”, un’intrigante scrittrice: Jussin Franchina, questa sera in RADIO THULE su RCI Radio!

Questa sera, 10 giugno duemila19, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 15a puntata della stagione 2018/2019 di RADIO THULE, intitolata “Atlante sentimentale di storie misteriose!

Raccontare le vite di personaggi famosi è cosa molto meno semplice di quanto si potrebbe pensare. Ovvero: è semplice riferire ciò che in fondo tutti già sanno di quei personaggi, la loro esistenza pubblica, più difficile è tratteggiare una vera biografia, cioè un racconto autentico della loro “vita”, nel senso più completo del termine – un senso per il quale la storia pubblica spesso rappresenta solo l’involucro esterno di un contenitore pieno di mille altre cose meno evidenti, a volte sfuggenti o trascurate eppure importanti se non fondamentali. Per fare ciò occorre molta sensibilità, un acume visivo ed emozionale capace di cogliere ogni minimo dettaglio, la dote di andare sempre oltre la mera realtà, di osservarvi attraverso, di cogliere anche ciò che vi si cela dietro.
È ciò che sa fare Jussin Franchina, “la Jù”, scrittrice e autrice bergamasca già ospite più volte in RADIO THULE, che in questa puntata torna a offrirci quattro “istantanee biografiche” di altrettanti grandi personaggi della storia recente: due celeberrimi e leggendari come Ayrton Senna e Luigi Tenco, altri due forse meno noti ma a loro modo assai emblematici e peraltro legati alla storia di un mito assoluto del Novecento, i Beatles: Stuart Sutcliffe e Brian Epstein. Quattro biografie particolari che tratteggiano ritratti inediti da punti di vista alternativi e sagaci raccontate nello stile intrigante e peculiare di Jussin, accompagnate da altrettanti brani musicali ad esse legati: una puntata, insomma, che certamente vi incuriosirà e affascinerà come non mai!

Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui! Infine, segnatevi già l’appuntamento sul calendario: lunedì 24 giugno, sempre alle ore 21.00, la prossima e ultima puntata per questa stagione 18/19 di RADIO THULE! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS;
– in streaming classico e HD su  www.rciradio.it;
– su TUNE IN;
– con il Player Android su Google Play;
– con il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

…E tutto il resto è “letteratura”!

Quando vinsi il premio Viareggio nel 1959, la Rai ha trasmesso alcuni miei versi. Sorpresa degli scolari, già colpiti dall’intervista di un quarto d’ora alla Tv, dove sono state lette alcune poesie mie, da me commentate, tratte da “Il seme del piangere”. Potenza della radio e della Tv!, esclamo ironicamente. Ma ho subito smontato i miei piccoli… ammiratori. “Sono il vostro maestro, e voletemi bene come tale. Il resto è letteratura”.

(Giorgio Caproni citato da Vincenzo Cerami su La Repubblica nel 2000, a sua volta citato da Antonello Tolve, Giorgio Caproni maestro “per caso”, su Artribune nr.42, marzo-aprile 2018.)