La digitalizzazione della rava e della fava

[Foto di Oleg Gamulinskiy da Pixabay.]
Sento parlare sempre più spesso di digitalizzazione – anzi, di digital transformation, di innovazione tecnologica, di web solutions – e di app, firme digitali, operazioni in remoto, senza contare l’ormai onnipresente smart working eccetera, eccetera, eccetera – e poi leggo da più parti che la pandemia in corso avrebbe accelerato l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione del pubblico e del privato e le attività via web o su devices eccetera, eccetera, eccetera… Be’, ieri lo scrivente, presso l’agenzia di uno dei maggiori gruppi bancari italiani, per fare una semplicissima operazione di variazione del canone mensile di gestione del conto corrente, ha dovuto recarsi in presenza in filiale, apporre almeno una ventina di firme a documenti vari per poi vedersi consegnato un plico di carte alto così. Per una cosa che, ribadisco, non ha cambiato concretamente nulla nella gestione del conto corrente, le cui condizioni sono rimaste del tutto invariate.

Ecco.

Quindi, signori cari che blaterate le cose sopra citate: di cosa state parlando? Di quale realtà quotidiana, nello specifico? E lo sapete che quel paese che voi ritenete sia diventato così “smart” è per innumerevoli cose fermo al dopoguerra, se non prima?

No, un attimo, non fraintendete: intendo al dopo della terza guerra d’indipendenza, già. Perché siamo a quell’epoca, in quanto a digitalizzazione dei processi burocratici. E almeno allora il parcheggio lo si trovava, ben più facilmente che oggi!

 

Hic Sunt Dracones, step 1

«HIC SUNT DRACONES»

Tenetevi ben presente questa frase, motto, definizione o qualsiasi altra cosa sia, perché vi porterà moooolto lontano, attraverso i confini e i limiti che potete immaginare in relazione al mondo in cui viviamo, al tempo presente, al paesaggio che ci costruiamo intorno, a ciò che contiene e a come lo percepiamo e manifestiamo. E lo farà in un modo assolutamente coinvolgente – nel senso più pieno del termine.

Ma, per cominciare…

Hic Sunt Dracones è il progetto di Francesco Bertelé, a cura di Chiara Pirozzi e promosso dalla Fondazione Made in Cloistervincitore della IV edizione del bando Italian Council, concorso ideato dalla DGAAP – Direzione Generale Creatività contemporanea e Rigenerazione urbana del MIBACT.

Il primo step pubblico è andato in scena l’11 ottobre scorso  al Mediamatic di Amsterdam, in collaborazione con la Fondazione AVNode, con la première del video Walking through the walls (40’ VR 360° ambisonic), che è parte integrante del progetto e del quale lì sopra potete vedere il teaser. Ad essa fa seguito il primo step virtuale, per così dire, ovvero la possibilità di vedere il video sul canale Youtube dedicato, qui.

Ma Hic Sunt Dracones è un progetto alquanto articolato e poliedrico, fatto di varie tappe e diverse manifestazioni del suo concept: tra di esse – lo segnalo perché vi sono direttamente coinvolto – c’è il libro d’artista che affronta in modo approfondito i temi dell’opera. Fra gli autori coinvolti: Simone Arcagni, Luca Rota (ecco, appunto), Paolo Cuttitta, Andrea Staid, il gruppo Ippolita. Il progetto editoriale, realizzato con lo studio Friends Make Books, è diviso in due sezioni; una cartacea e l’altra virtuale consultabile con dispositivi mobili. Il libro è ideato come fosse un’estensione fisica all’opera e possiede anche una sezione ludico-interattiva con, tra le tante altre cose, i contributi dell’artista Armin Grader.

Il libro d’artista sarà presentato nella tappa finale (ovvero tale per questa fase del progetto) di Hic Sunt Dracones, l’esposizione al Museo Madre di Napoli, che rappresenterà un’esperienza totale a cui lo spettatore sarà invitato a sottoporsi. L’opera verrà smaterializzata e sarà fruibile da uno spettatore alla volta, si comporrà come fosse uno scacchiere in cui si sovrapporranno realtà oggettiva, realtà virtuale, mixed reality, filmati 360°, fino a comporre ambienti complessi.

Insomma, fin da ora e costantemente un progetto bellissimo, affascinante, importante, essenziale: da non perdere.

Cliccate qui per leggere l’articolo che a Hic Sunt Dracones vi ha dedicato “Exibart”, oppure qui per leggere la press release del progetto.

E ribadisco: Hic Sunt Dracones, non dimenticatevelo!