La cultura gioca bene ma il pallone è sgonfio…

senza-nome-true-color-02Leggo i dati raccolti dallo studio “Italia Creativa”, alla sua seconda edizione (riferita al 2015; potete scaricare direttamente qui la parte relativa ai libri, in pdf):

L’industria della cultura e della creatività nel 2015 ha prodotto 47,9 miliardi di euro, pari al 2,96% del Pil nazionale, con un tasso di crescita rispetto all’anno precedente del 2,4% dei ricavi (+951 milioni). Secondo l’analisi, tutti i settori risultano in crescita, a eccezione dell’editoria, in particolare quotidiani e periodici, che registrano un calo di poco superiore all’8%.

Mmm, ok. Approfondisco:

Nel 2015 il settore dei Libri in Italia risulta sostanzialmente stabile rispetto allo scorso anno: supera i 3 miliardi di euro e impiega complessivamente più di 140.000 occupati.

Ovvero, in soldoni: il libro – dacché di ciò si parla – ha sì guadagnato un (risicato, ma oggi va bene tutto) +0,4% rispetto al 2014, ma nel quadriennio 2012-2015 ha perso ben il 7,3%. Nello stesso periodo la musica, per dire, ha fatto segnare un +6,5%.

Sia chiaro – senza fare i pessimisti di default dacché in ogni caso non servirebbe a nulla: ottima cosa che l’industria della cultura e della creatività italiana cresca molto più dell’intero PIL nazionale. Tuttavia, se nel felicitarmi di quanto sopra penso ad una industria culturale la cui generale crescita (evviva! – lo ribadisco) è sostanzialmente priva dell’apporto del mercato dei libri, ergo del valore economico – per così dire – dell’esercizio della lettura (stampa d’informazione inclusa, anche se in molta parte per propria colpa), mi viene in mente qualcosa del tipo uno stadio pieno di persone più che in passato che gioiscono nell’assistere ad una partita di calcio giocata con un pallone sgonfio, ecco.

Intanto, nel mentre che concludo la dissertazione di cui sopra, leggo un altro articolo appena pubblicato sul tema, con dati più aggiornati ma con sottolineatura delle ombre della situazione affine alle mie parole:

Cresce il mercato del libro in Italia nel 2016, segnando complessivamente (libri di carta, e-book e audiolibri) un +2,3%, raggiungendo così quota 1,283 milioni di euro riferiti al settore varia nei canali trade (librerie, librerie on line e GDO). È questo il principale dato di sintesi dell’analisi dell’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE) sul mercato del libro 2016 (…) Un’analisi caratterizzata da chiaro-scuri, articolata su tre direttrici: lettura, produzione e mercato. La lettura fa segnare complessivamente un -3,1% rispetto al 2015 (da 24,051 milioni i lettori scendono a 23,300 milioni nel 2016), dopo il +1,2% dell’anno precedente. Rimangono sostanzialmente stabili i forti lettori (da 3,298 nel 2015 diventano 3,285 milioni nel 2016) mentre la flessione maggiore riguarda i deboli e occasionali lettori.

Insomma: pare che il pallone sia ancora piuttosto sgonfio, e finché non lo si gonfierà a dovere la partita (culturale) che ne uscirà non potrà essere così entusiasmante, ahinoi.

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.

Neve, cane, piede, Modus, Legendi!

screenshot-155-e1485137165849Neve, cane, piede di Claudio Morandini, pubblicato da Exòrma Edizioni, è il libro vincitore dell’edizione 2017 di Modus Legendi, l’iniziativa promossa dal gruppo Facebook Billy, il vizio di leggere, che – parlandovene qualche giorno fa – ho definito una delle migliori e più efficaci iniziative di sostegno dei libri e della lettura di qualità – e lo ribadisco assolutamente.

cop_neve_cane1Ora dunque si passa alla seconda fase di Modus Legendi, quella più importante: la settimana d’acquisto dal 12 al 18 febbraio. Per conoscere ogni dettaglio in merito, visitate Ultima Pagina, il sito che quest’anno collabora con Modus Legendi e ha curato le operazioni di votazione nonché l’intero sviluppo dell’iniziativa.

Insomma, mi auguro che anche voi che leggete queste mie parole continuiate a partecipare alla rivoluzione gentile (cit. Loredana Lipperini) di Modus Legendi: perché, rimarchiamolo una volta per tutte (alla faccia di certi boriosi soloni dell’editoria industrial-consumistica), sono i lettori “il” mercato dei libri, non viceversa!

Sul “Lago dei Quattro Cantoni Boscosi”

SWITZERLAND WINTERvirgoletteGiungendo da Sud delle Alpi, che si viaggi in auto oppure in treno, si supera il Gottardo (ma se avete un mezzo stradale e viaggiate nella bella stagione, fatelo valicando il passo, autentica cerniera di giunzione tra il Nord Europa e il Mediterraneo e luogo sul quale si coglie vividamente il fascino di ostici transiti di persone, animali, merci, la cui storia si perde nella notte dei tempi… Merita parecchio!) e ci si infila nelle sue profonde forre settentrionali perdendo gradatamente quota, finché si giunge in vista di Altdorf, la città di Guglielmo Tell. In quel punto la vallata prende ad allargarsi, i fianchi montuosi ad essere meno opprimenti e il fondovalle spiana e verdeggia di campi coltivati finalmente non più relegati tra boschi fittissimi e rudi gande. Ci si sente sollevati, viene da respirare nuovamente a polmoni pieni, in quel paesaggio che dona come un senso di affrancamento, di distensione e benessere. Ma se si prosegue ancora per qualche chilometro verso Nord, quasi d’improvviso compare a destra della strada – ferrata o autostradale, sempre suppergiù parallele – la luminescenza verde smeraldo della acque del Vierwaldstättersee, il “Lago dei Quattro Cantoni Boscosi”, e il paesaggio, da notevole quale già era, diventa oltremodo incantevole.
Il cuore geografico della Svizzera è uno specchio d’acqua cristallina che protende i suoi numerosi rami nelle vallate e tra le vette alpine, somigliando in certe vedute a un fiordo norvegese e in altre a una costa mediterranea. Le sue sponde idilliache costringono immancabilmente alla più lodante banalità, all’esclamazione di stupore ovvia, alla magnificante frase fatta che però qui pare fatta apposta per cotanto paesaggio.
Il viaggiatore non potrebbe chiedere predisposizione d’animo migliore per continuare ancora più a Nord sulla riva sinistra del lago, in un crescendo luminoso irrefrenabile dacché le Alpi sono ormai quasi del tutto alle spalle e l’orizzonte si placa, s’abbassa e s’apre verso le dolci colline del Mittelland, e avvicinarsi alla meta…
(Pagg.15-16)

lucerna_book1_800
Luca Rota
Lucerna, il cuore della Svizzera
Historica Edizioni 2016
Collana Cahier di Viaggio
ISBN 978-88-99241-94-0
Pag.167, € 10,00

(Cliccate sul libro qui accanto per saperne di più!)

La libertà di (Radio) Alice

virgoletteUna delle prime cose che mi è venuta in mente, quando ho deciso di raccontare la storia e l’esperienza di Radio Alice, è stata la definizione di libertà. Un termine oggi usato, abusato e sovente seviziato nelle sue accezioni originarie, compresso per essere infilato in ogni cosa ovvero tirato come un elastico che si ritenga (a torto) oltre modo resistente a qualsiasi sollecitazione. Una parola ben presente nella bocca di chiunque, insomma, di sicuro ben di più in essa che nella testa e nell’animo, il cui reale significato, in senso filosofico così come in quello più direttamente contestualizzato alla realtà contemporanea, temo e credo sia sottovalutato, se non ignorato, dai più.
Libertà è una parola, un concetto assolutamente presente e oltre modo importante nella storia di Radio Alice, nel bene e nel male. Fu una delle prime radio libere d’Italia, così come si definirono quelle emittenti radiofoniche nate grazie alla sentenza N°225 della Corte Costituzionale, emessa nel 1974, che “liberò” – per restare in tema –, il campo dell’informazione e delle comunicazioni via etere dal monopolio della RAI. Radio che si definirono libere (poi denominate anche radio private, ulteriore distinzione rispetto al servizio pubblico gestito dalla RAI) anche per la capacità che dimostrarono fin da subito nel rivoluzionare il modo di comunicare e di veicolare informazioni e musica, oltre che di trasformare radicalmente il rapporto tra emittente e ascoltatori – in ciò proprio Radio Alice fu particolarmente innovativa, come vedremo.
Grazie a queste radio, la cui banda FM sovente non andava oltre il quartiere dal quale trasmettevano, l’universo giovanile dell’epoca si sentì finalmente libero di comunicare come mai prima aveva potuto fare, se non attraverso modi rudimentali e assai meno immediati – stampati di vario genere, periodici autoprodotti, adunanze pubbliche, eccetera. Non solo, tale acquisita libertà di comunicazione implicò anche la liberazione di irrefrenabili energie creative, un’autentica fucina di idee e di invenzioni comunicative che, appunto, contribuirono a rivoluzionare in modo profondo la radiofonia nazionale. (…)
(Pagg.13-14.)

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Luca Rota
Alice, la voce di chi non ha voce. Storia della radio più libera e innovatrice di sempre.
Senso Inverso Edizioni, Ravenna, 2016
ISBN 9788867932214
Pag.100, € 10,00

In tutte le librerie e sul web

Cliccate sull’immagine per avere ogni altra informazione utile sul libro.

Il Concorso Letterario “Racconti dal Lago”, seconda edizione!

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Dici “Lago di Como”, pensi ai libri e quasi certamente ti viene in mente Manzoni coi suoi Promessi Sposi… Fu proprio il romanzo manzoniano – non da primo, sia chiaro, ma da più celebrato – a inaugurare in età romantica e anche in seguito la fioritura di una vasta letteratura “lacustre”, nella quale la descrizione del lago si legava all’invenzione narrativa. Si trattava soprattutto di romanzi e racconti, ambientati non soltanto sulle rive del Lago di Como (altrimenti denominato Lario), ma anche su quelle di altri laghi lombardi: da Cesare Cantù, con la novella in versi Algiso e il romanzo storico Margherita Pusterla a Tommaso Grossi, anche lui con una novella in versi, Ulrico e Lida e il romanzo Marco Visconti, a Giulio Carcano, con la sua patetica Angiola Maria. Ma la letteratura “lacustre” si manifestò in quegli anni dell’Ottocento in varie forme: del diario di viaggio, delle memorie, della descrizione “turistica”; nelle quali è spesso difficile distinguere l’elemento soggettivo dell’invenzione letteraria da quello oggettivo della descrizione topografica (ad esempio in Como e il suo lago – Illustrazione storica, geografica e poetica del Lario e circostanti paesi, di A. Gentile e P. Turati, 1858), e anche l’iconografia del tempo non fu da meno, con numerose belle “vedute” lacustri del Lario (e, in misura minore, del lago Maggiore).

In quegli anni, insomma, le potenzialità ispiratrici in senso letterario del Lago di Como si fanno sempre più evidenti e proficue arrivando – attraverso altri nomi celeberrimi: Rilke, Fogazzaro, Hesse, Henry James, Maurice Barrès… nomi a caso tra i tanti citabili – fino ai nostri giorni, nei quali la letteratura “lariana” ha in Andrea Vitali il rappresentate più rinomato.

Detto ciò – come fosse nulla! – perché non continuare a generare suggestioni letterarie in forma scritta, nel prestigioso solco lariano la cui traccia lacustre i nomi sopra citati sono tra i principali creatori? Perché non lasciarsi di nuovo ispirare dal Lago di Como e scrivere qualcosa di letterario?

Scaricate il bando della 2a edizione del Concorso Letterario “Racconti dal Lago” cliccando sull’immagine dello stesso, oppure cliccate qui per saperne di più: è la migliore occasione a disposizione per continuare, da parte vostra, la grande e prestigiosa tradizione letteraria lariana! Avete tempo fino al 31 marzo prossimo per inviare i vostri testi… e che il Lago vi sia nuovamente di proficua ispirazione!

Il volume edito nel maggio 2016 da Historica Edizioni che ha raccolto i testi dei vincitori della 1a edizione del Concorso Letterario, presentato in occasione di “Piccoli Editori in Fiera”, la rassegna di Bellano dedicata all’editoria indipendente. Cliccateci sopra per saperne di più.
Il volume edito nel maggio 2016 da Historica Edizioni che ha raccolto i testi dei vincitori della 1a edizione del Concorso Letterario, presentato in occasione di “Piccoli Editori in Fiera”, la rassegna di Bellano dedicata all’editoria indipendente. Cliccateci sopra per saperne di più.