«Bombe d’acqua»? Ancora?!

Forza, cari amici giornalisti, ripetete tutti insieme:

LE BOMBE D’ACQUA NON ESISTONO.
LE BOMBE D’ACQUA NON ESISTONO.
LE BOMBE D’ACQUA NON ESISTONO.
LE BOMBE D’ACQUA NON ESISTONO.
LE BOMBE D’ACQUA NON ESISTONO.

E ora continuate così:

SI CHIAMANO NUBIFRAGI.
SI CHIAMANO NUBIFRAGI.
SI CHIAMANO NUBIFRAGI.
SI CHIAMANO NUBIFRAGI.
SI CHIAMANO NUBIFRAGI.

N-U-B-I-F-R-A-G-I.

N
U
B
I
F
R
A
G
I
.

Ecco. Continuare ancora a ripetere: farà un gran bene a voi, alle vostre cronache e a chi le legge.

Costruire nuove strade? Serve solo a creare nuovo traffico

[Foto tratta da it.pngtree.com/.]
Per i miei vari impegni mi ritrovo sempre più spesso a viaggiare in auto sulle strade del nord Italia, sia lungo le arterie autostradali che sulle strade che si immettono nelle valli alpine, e in modo altrettanto crescente mi ritrovo bloccato nel traffico che ingolfa ormai ovunque la rete viabilistica nazionale in orari diurni, non solo attorno alle grandi città. È una situazione ormai insostenibile, per molti versi assurda (a volte vedere strade con tre o quattro corsie per carreggiata totalmente occupate da veicoli fa pensare alla scena di qualche film catastrofista, non all’ordinaria quotidianità), e lo diventa maggiormente e in modi viepiù irritanti quando si sente la classe politica proporre, come “soluzione” a questa situazione, la realizzazione di ulteriori nuove strade, sia in pianura che nelle vallate alpine.

Ma ormai lo sanno anche i sassi che qualsiasi nuova strada, in mancanza di una gestione territoriale strutturata a lungo termine del traffico e del movimento di veicoli, integrata con quella del trasporto pubblico, diventerà in breve un’ennesima strada bloccata dal traffico, dunque pure un’altra fonte di consumo di suolo nonché di grave inquinamento acustico e dell’aria! Da mezzo secolo esiste un principio matematico che lo dimostra, il Paradosso di Braess, dal nome dello scienziato che lo rese noto nel 1968, il quale conclude che:

Un’estensione della rete stradale può causare una ridistribuzione del traffico che si traduce in singoli tempi di esecuzione più lunghi.

Cioè percorrenza più lenta, ovvero maggior traffico.

Ma come fa la classe politica a non capirlo?

Una risposta ce l’avrei ma non voglio rischiare querele da qualche rappresentante istituzionale, di quelli che invece spingono a spron battuto sulla realizzazione di nuove strade nonostante quanto ho appena rimarcato e fregandosene del parere totalmente contrario della popolazione dei territori interessati. Un caso attuale assai emblematico è quello relativo alle nuove tratte della Pedemontana lombarda, che sta distruggendo terreni e boschi nella regione già più trafficata, cementificata, inquinata e insalubre d’Italia e, di contro, dotata di una delle reti di trasporti pubblici locali più malmessa e peggio gestita:

Già, perché ai signori politici giammai viene in mente di investire il denaro pubblico, invece che in nuove assurde strade, nel potenziamento nella suddetta rete di trasporti pubblici, nell’intermodalità logistica, nel portare la gran parte del trasporto di merci dalla gomma (ma ci fate caso a quanti TIR circolano sulle nostre strade?) alla ferrovia, nella mobilità sostenibile, nel migliorare la vivibilità dei territori attraversati dalle grandi arterie stradali…

No, pensano solo a costruire nuove strade, quelli. Che, posta la realtà delle cose, è una soluzione al traffico insostenibile pari a quella che, se una nave imbarca acqua dalle falle nello scafo, invece di tappare quelle falle le si potenzia i motori pensando che, facendola andare più veloce, l’acqua non abbia il tempo di entrarci dentro. Invece non si fa altro che accelerarne l’affondamento.

[L’autostrada BreBeMi, una delle opere più fallimentari mai costruire in Italia.]
Per giunta, oltre al danno la beffa. L’autostrada BreBeMi, una delle ultime grandi arterie stradali costruite in Lombardia, incensata dalla politica come la “soluzione definitiva” ai problemi della ipertrafficata autostrada Milano-Bergamo-Brescia, ha ormai accumulato debiti per oltre due miliardi di Euro.

Due-miliardi-di-Euro. Già. Dei quali cinquanta milioni nel solo anno 2024, quale perdita inscritta in bilancio. Senza contare gli altri problemi che ha, persino peggiori.

E chi credete che li dovrà ripianare, prima o poi? Qualche magnanimo supermiliardario? Il lascito di qualche vecchia nobildonna? Quei politici che l’hanno voluta e ne hanno glorificato le doti, di tasca loro?

Ovviamente no, nessuno di questi, gli ultimi citati in particolar modo. E la risposta esatta la sapete, la sappiamo tutti.

P.S.: nel frattempo, in Svizzera

L’overtourism non è nato ieri e di questo passo la politica non lo risolverà né oggi e né domani

Guardate le due immagini sopra pubblicate, soprattutto in merito alle tante persone che si vedono dentro e fuori le piste da sci.

Quella in alto è recente, e mostra le piste di St.Anton am Arlberg, in Austria; quella sotto è una veduta dei Piani di Bobbio, sulle montagne lecchesi, ed è del 1965. La prima viene spesso utilizzata (l’ho fatto anche io) per disquisire di overtourism, o iperturismo, in montagna, ma non che mostri una situazione molto diversa dalla seconda, di più di mezzo secolo precedente. Solo che nel 1965 il concetto di “overtourism” non era stato ancora delineato quindi nessuno ne parlava, almeno nei termini odierni – per la cronaca, il termine overtourism nasce e viene definito nei primi anni Duemila, anche se già da tempo se ne discuteva pur senza concettualizzarlo.

Tuttavia, ancora prima di quell’immagine d’antan dei Piani di Bobbio e che si comprendessero gli effetti del boom economico nel mondo occidentale, quindi anche sulle abitudini turistico-vacanziere degli italiani, il grande scrittore e saggista tedesco Hans Magnus Enzensberger aveva capito tutto.

Nel 1962, in Una teoria del turismo (pubblicato in Italia da Feltrinelli nel 1965 nel volume Questioni di dettaglio. Poesia, politica e industria della cultura), Enzensberger così scrisse:

Il desiderio nostalgico di liberarsi dalla società andandosene lontano è stato ridisciplinato secondo le regole di quella società da cui si fuggiva. La liberazione dal mondo dell’industria si è stabilita essa stessa come industria; il viaggio dal mondo delle merci è diventato una merce.

In tre semplici righe il grande intellettuale tedesco riassunse l’evoluzione del turismo nei decenni successivi con incredibile lucidità, quasi con chiaroveggenza. Capì che il turismo, per come si stava conformando nei proprio modelli “strategici” avrebbe trasformato, cioè ridisciplinato i luoghi turistici in base alle regole delle città, soffocandone e a volte cancellandone l’identità e l’alterità con gli spazi urbani, elementi scomodi per un turismo che prendeva a puntare decisamente sulla quantità a scapito della qualità – anche dei luoghi. Capì che il turismo stesso si stava trasformando in industria non dissimile a quella dalla quale i vacanzieri lavoravano per quasi tuto l’anno desiderando solo di fuggirne per qualche giorno di ferie: e non casualmente oggi si parla di «industria del turismo», «industria dello sci» così come di fordismo e post-fordismo in merito all’evoluzione contemporanea del turismo. E capì che persino il viaggio, da esperienza più o meno formativa, più o meno ludica o ricreativa e quant’altro, era diventata una merce da vendere e nulla di più: non a caso, quando si prenota una vacanza, si acquista un «pacchetto-viaggio» no? Una definizione quanto mai rappresentativa riguardo la mercificazione turistica di natura consumistica oggi ormai imperante.

In questo modo, inevitabilmente, anche i luoghi sottoposti ai flussi turistici sono stati mercificati in quanto parte di quel “pacchetto-viaggio” da vendere e sottoposti al soddisfacimenti dei bisogni e delle pretese del turista, non viceversa come di logica dovrebbe essere. Il turismo è diventato un ingrediente importante e pressoché irrinunciabile della «società dei consumi» – altra definizione del tutto eloquente – che Umberto Eco chiamava anche democrazia del benessere, primariamente basata sulla massificazione consumistica di ogni elemento ne faccia parte.

In buona sostanza, era inevitabile che il turismo, così come altre cose contemporanee, finisse per diventare iper-/over- e generasse molteplici gravi disequilibri nei territori turistificati.

Dunque, cosa si può ricavare da questa disamina? Be’, innanzi tutto una cosa fondamentale: che da quelle “previsioni” di Enzensberger dei primi anni Sessanta ad oggi, cioè in più di mezzo secolo, nessuno, soprattutto nella politica, ha pensato bene di elaborare una gestione efficace dei modelli turistici in divenire, anzi, ha ritenuto solo di potersene approfittare e spingere sull’acceleratore degli affarismi conseguenti, con i risultati che oggi in sempre più numerose località si stanno denunciando e lamentando. E i problemi al riguardo non sono dati solo dall’iperturismo, ce ne sono altri dalle conseguenze altrettanto deleterie.

Posto ciò, è ancor più inquietante constatare che, nonostante tutto quanto sopra, vi siano ancora tanti amministratori locali che pur di fronte a fenomenologie di evidente degrado – ambientale, sociale, economico, culturale, identitario… – dei propri territori, sostanzialmente fingono di nulla e, al netto di qualche bella parola spesa con i media, perseverano in quei modelli di massificazione e turistificazione esasperati, pensando solo a quanti tornaconti ci si possa ricavare prima che tutto inevitabilmente imploda.

Atteggiamenti politici e amministrativi del genere non possono essere più tollerati, in nessun luogo e tanto più nei territori montani, particolarmente pregiati tanto quanto fragili e già ricchi di criticità non indifferenti. Ne va del loro futuro e, soprattutto, delle comunità che ci abitano le quali devono rielaborare la consapevolezza cultura, civica e politica per contrastare quegli atteggiamenti deleteri facendo massa critica per cambiarne il corso e indirizzarlo finalmente e pienamente a vantaggio dei territori e dei loro abitanti, il che senz’altro genera altrettanti vantaggi per i visitatori di tali territori. È una questione di futuro, ribadisco, semplice tanto quanto fondamentale: ovvero di saperlo costruire tutti insieme o viceversa tutti insieme negarselo. Con conseguenze di inesorabile gravità.

Divertirsi andandosene in giro per le montagne con dei fuoristrada?

Valtellina e Valmalenco 4×4
Lombardia in Fuoristrada con permessi esclusivi
La Lombardia in Fuoristrada ………… una specie di tabu’ ….. e di miracolo !!
Lo sappiamo , fare fuoristrada in Italia e’ sempre piu’ difficile , soprattutto al nord ………. e soprattutto in Lombardia
Ma , grazie ad un rapporto costruito con Anni di collaborazione con le autorita’ locali , riusciamo a proporre anche quest’ Anno questo Tour Off Road in Terra Lombarda …….. sara’ l’ ultima volta ? …. chissa’ , forse…….  .
Diciamo che noi di Touring Off Road puntiamo molto sul rispetto della Natura e dei territori che tocchiamo con i nostri Tour e le autorita’ locali che ci conoscono da tanti Anni ormai hanno capito la nostra filosofia e continuano a darci fiducia.

Lo so, si resta indecisi se ridere o se piangere a leggere cose del genere – anche soprassedendo alla grammatica a dir poco claudicante. Personalmente, forse anche di più della palese assurdità di tale proposta, dell’ovvia insostenibilità ambientale (per «puntare molto sul rispetto della Natura» ci si va con dei fuoristrada, come no!), dell’inaccettabile supporto – sempre che sia vero, controllerò – delle autorità locali, la cosa che mi chiedo è: ma veramente, nel 2025, c’è ancora gente talmente misera di mente e di spirito da pensare di potersi sollazzare girando le montagne a bordo di un fuoristrada? Ma veramente si può manifestare allo stesso tempo inciviltà, insensibilità, superficialità, cinismo, cafonaggine verso i territori naturali e montani nello specifico in questo modo?

Ma stiamo scherzando?

È bene ribadire il concetto fondamentale al riguardo, di nuovo e fino all’ultimo: la montagna è di tutti. Sì, di tutti quelli che la sanno rispettare. Gli altri se ne stiano pure altrove, liberi di fare ciò che vogliono. Ma altrove.

P.S.: non inserisco qui alcun link ai soggetti che organizzano siffatto scempio, per evitare loro qualsiasi pur indiretta promozione. Tanto li potete trovare tranquillamente da voi, se lo volete.

A passi lunghi e ben distesi verso il disastro olimpico!

P.S. – Pre Scriptum: visto che di disastri olimpici riguardanti i Giochi di Milano-Cortina 2026 ne stanno saltando fuori quasi giornalmente (e mancano ancora molti mesi all’inizio della manifestazione!), è bene metterne in evidenza alcuni particolarmente significativi in grado di far ben capire che le prossime Olimpiadi, alla faccia della narrazione retorica e osannante già in corso e che monta ogni giorno di più, non saranno affatto un successo ma, a quanto si può già vedere, un deprecabile disastro. E come si diceva in quello spot pubblicitario di tanti anni fa: meditate, gente, meditate!

[…] In queste condizioni di opacità sono state diverse le ditte, nel tempo, che hanno invece abbandonato il cantiere di loro iniziativa proprio perché dopo avere sostenuto spese per il mantenimento di vito e alloggio delle proprie maestranze nella località turistica dell’Alta Valtellina non si sono visti neppure pagare gli interventi effettuati o le forniture di materiale. Sono diversi, infatti, gli imprenditori che si sono visti costretti a rivolgersi a uno studio legale per cercare di recuperare i loro crediti.
E, nei giorni scorsi, nel cantiere olimpico del “piccolo Tibet” si è presentato addirittura l’ufficiale giudiziario del Tribunale di Sondrio per la valutazione sul campo di alcuni pignoramenti. Non è proprio una bella immagine quella che sta arrivando dalla preparazione della manifestazione internazionale a cinque cerchi in Valtellina. La speranza, a questo punto, è che l’ad di Simico nel dichiararsi “disponibile a promuovere il più proficuo dialogo e collaborazione per limitare i disagi alle parti in causa” trovi, concretamente, il modo per evitare il rischio che diverse aziende falliscano con gravi perdite sul piano sociale per l’occupazione dei dipendenti. Senza aspettare i tempi che si temono lunghi della giustizia.

[Fonte della citazione: “La Provincia – UnicaTV”, 19 giugno 2025. Cliccate sul titolo della notizia per leggere l’articolo completo.]

(Nell’immagine, un cantiere “olimpico” di Livigno. Fonte: www.valtellinanotizie.com.)