Ieri, 1° maggio…

Comunque ieri, in un capoluogo di provincia lombardo (mi ci trovavo per un evento letterario), ho visto gente sfilare nel corteo per il 1° maggio, applaudire con convinzione gli interventi dei vari rappresentanti dei sindacati e poi, nel pomeriggio, l’ho vista entrare nei negozi del centro.
Aperti anche il 1° maggio. Ovviamente.

Ma alcuni altri negozi erano chiusi, per la cronaca.

Ecco.

1° maggio. Ma chi è che nobilita, il lavoro?

1° maggio, Festa del Lavoro, già.

Ma poi: è il lavoro che nobilita l’uomo, o è l’uomo che deve nobilitare il lavoro che fa?
E se il lavoro non nobilita più l’uomo come (forse) un tempo, cosa che molti sostengono, non è perché l’uomo non è (forse) più tanto nobile da saperlo fare?

Be’, tanto domani è il 2 maggio e amen. Ecco.

Giacomo Paris, “La fidanzata di Hegel”

Georg Wilhelm Friedrich Hegel: uno dei più grandi intellettuali di sempre, filosofo “tedesco/prussiano” nel senso più classico e più intenso della definizione, il pensatore idealista e dell’Assoluto, colui che cercò di mettere in relazione Dio e ragione o che di fronte alla grande bellezza e alla meraviglia delle Alpi riuscì a restare indifferente, addirittura ritenendo che lo spettacolo della Natura rappresenterebbe «una caduta, uno smarrimento dell’Idea». Ve lo immaginereste, un personaggio all’apparenza così intellettualmente granitico, ad amoreggiare languidamente e lascivamente con una semplice e modesta locandiera, per di più sposata?
Difficile pensarlo in tali situazioni così poco “filosofiche”, senza dubbio. E se invece, proprio perché situazioni del genere appaiano totalmente distanti da chi ne dovrebbe essere protagonista, esse diventassero paradossalmente plausibili, per il semplice principio che le maggiori ambiguità dell’animo umano spesso si nascondono “dentro” quegli individui che sembrano e se ne dichiarano, nei fatti e nelle parole pubbliche, immuni? Di più: se una tale ambiguità d’animo – e di carne, nello specifico – fosse necessaria, se non imprescindibile, per in qualche modo giustificare il rigore del pensiero nella mente salvandola da una altrimenti certa implosione intellettuale?
Giacomo Paris, raffinato scrittore bergamasco nonché docente di filosofia, psicologia e storia, torna a scavare negli angoli meno illuminati della vita di un grande personaggio storico – e scrivo “torna” dacché lo ha già fatto lo scorso anno con un altro mostro sacro del pensiero umano, Sigmund Freud, “psicanalizzato” ne Il sigaro di Freud: questa volta, appunto, il protagonista è Hegel e il frutto intrigante di quello scavo è La fidanzata di Hegel (Bolis Edizioni, 2019), racconto tanto breve – sono poco più di 80 pagine – quanto intenso e pulsante col quale si ripropone la notevole capacità di Paris di generare una particolare forma di fiction storica che sa ampliare realtà che pensiamo conosciute e pienamente sviscerate portandole fino ai limiti dello stupore ma, sempre, con un’intensità narrativa nonché speculativa che cattura il lettore, da un lato, e conferisce un indiscutibile spessore letterario al testo dall’altro []

(Leggete la recensione completa de La fidanzata di Hegel cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

La geografia è uno specchio della psiche

La geografia è uno specchio della psiche, nella quale si riflette: e quasi ovvio dirlo, ma la via di comunicazione tra questi due luoghi e costituita dalla percezione che a sua volta viene educata attraverso il cambiamento indotto dei paesaggi interiori, plasmati da ciò che vediamo e sperimentiamo fuori dal nostro corpo. Il processo di definizione del territorio che abbevera lo spirito e la mente, avviene infatti attraverso il corpo – il canale di comunicazione più importante con la realtà circostante. Il corpo deve potersi muovere, deve viaggiare, deve percepire, deve raccogliere dati visibili e invisibili che ritrasmette alla mente e alla psiche sotto forma di emozioni e di pensieri.

(Davide Sapienza, Il Geopoeta. Avventure nelle terre della percezione, Bolis Edizioni, 2019, pag.77.)

Monkey Punch (1937-2019)

Notizia triste, accidenti.
Leggo che è morto Monkey Punch, all’anagrafe Kazuhiko Kato. È il creatore di Lupin III, da cui poi fu tratto il celeberrimo, affascinante cartone animato col quale, lo posso ben dire, sono venuto grande – e con me chissà quanti altri dai 40 in su, immagino. Aveva 81 anni ed è morto lo scorso 11 aprile, ma la notizia è stata diffusa solo oggi.

«Ciao ciao Zazzà» soleva dire Lupin fuggendo per l’ennesima volta al suo irriducibile nemico, l’ispettore Zenigata. Ciao ciao Monkey Punch! – ora tocca mestamente dire parafrasando Lupin a noi, suoi irriducibili fans.