Cliccateci sopra. sì. E, d’altronde,
È assai sorprendente che le ricchezze degli uomini di Chiesa si siano originate dai princìpi di povertà.
Passata (si spera definitivamente) la fase più critica dell’emergenza coronavirus, e constatati i notevoli problemi da essa generati in molti ambiti tra cui uno di quelli più fondamentali per l’intera società, ovvero il comprato culturale, ecco che in Europa si cerca di far fronte a tali difficoltà e sostenere un così importante elemento civico e sociale per qualsiasi società avanzata.
In Germania è stato varato il Neustart Kultur, un maxi-programma da oltre 1 miliardo di euro a sostegno dei lavoratori del settore artistico e culturale e dell’intera infrastruttura che produce cultura creativa.
In Gran Bretagna un piano di simile entità finanziaria andrà a supportare l’intera industria culturale con sostanziosi aiuti in forma di prestiti, sovvenzioni, sostegni diretti, investimenti in progetti materiali e immateriali.
La Francia ha varato a sua volta un programma straordinario di sostegno alla cultura, articolato al punto da segna il ritorno in forza dello Stato nella promozione e nel potenziamento dell’educazione artistica e culturale.
In Italia invece… be’, ecco… ehm… ah sì, è ripartito il campionato di calcio, finalmente! Evviva! Così, anche se i teatri o le librerie non riescono a riaprire, oppure chiudono proprio, possiamo vedere la partita in TV! Bello, no?

Ma, certamente, il problema all’origine (assai irritante a sua volta, oltre che desolatamente cronico e culturalmente devastante) resta sempre quello: l’Italia è un paese in cui si legge pochissimo e nel quale l’ignoranza viene funzionalmente coltivata anche in questi modi, lasciando le librerie (ovvero il libro quale oggetto e la lettura quale pratica culturali) privi di supporto politico. Peccato che, così facendo, viene pure lasciato l’intero paese privo di futuro. Ma è evidente che alla politica recente e contemporanea questa realtà non interessa affatto.
Per quanto mi riguarda, la mia parte – se posso “vantarmene” – l’ho fatta, con una trentina di nuovi libri acquistati negli ultimi giorni, dei quali solo un paio on line e soltanto perché di difficile reperibilità sul mercato ordinario. E ovviamente non li ho mica finiti, gli acquisti librari post Covid.
Me ne vanto molto, sì, e mi auguro di tutto cuore che pure voi che state leggendo siate ugualmente molto vanitosi, al riguardo. Ecco.

In ogni caso, per tornare ai fatti di Minneapolis, tali episodi non sono mancati nemmeno durante le amministrazioni Obama – ennesimo prodotto sociale americano per i motivi che si possono “trovare” sull’altra faccia della stessa medaglia, contrapposta a dove sta la faccia di Trump (vedi sopra), e che a sua volta non ha saputo granché risolvere la questione razziale latente nel paese. Ma, forse, perché in fondo è una questione non risolvibile in quanto congenita, almeno in una parte della società americana, costruita anche su quelle tensioni etniche continuamente coltivate dacché funzionali alla salvaguardia di una certa dimensione socioculturale tanto degradata quanto affine al modus vivendi del paese.
Per estirpare le motivazioni profonde alla base di questa situazione sociale ci sarebbe bisogno di un lavoro culturale plurigenerazionale che, temo, nessuno ha le reali possibilità e i sufficienti interessi di portare avanti se non accettando la possibilità di subire la stessa sorte dei vari Martin Luther King, Malcolm X e di altri personaggi dalle simili vicende umane – un’accettazione impossibile, per chi sia parte delle istituzioni, nemmeno in un paese apparentemente più avanzato come gli USA e pur con le migliori intenzioni per il cambiamento dello status quo. Anzi, è un lavoro culturale, quello appena citato, che semmai qualcuno nelle stesse istituzioni (e non pochi) ha solo l’interesse di ostacolare, impedire, evitare il più possibile. D’altro canto certi poteri – in primis quelli basati su atteggiamenti populisti – abbisognano del degrado e del caos sociale per proliferare al meglio, è la condizione ideale ai fini del loro sempre maggiore consolidamento e della salvaguardia delle posizioni acquisite. Sono esattamente come virus, che risultano assai più letali negli organismi già malati o debilitati che contribuiscono a far deperire sempre di più fino ad una pressoché certa morte, mentre in organismi sani o dotati di adeguate difese immunitarie avrebbero vita ben più dura o ne verrebbero debellati.
Il problema, insomma, non è che una figura come Trump in una società degradata come quella americana “provoca” fatti di questa gravità, semmai che una società come quella americana così degradata da implicare fatti di tale gravità non possa che agevolare una figura come Trump al suo comando. Ecco.
E, sia chiaro, non è affatto solo un problema dell’America.
Posso dire?
Bene, allora dico: io, la questione del prestito richiesto da FCA (clic) la metterei su un piano diverso rispetto a quelli di cui si legge sui media, ovvero – mi permetto di dire, eh – la condizionerei alla risposta ad una domanda del genere:
è giusto elargire un prestito di tale entità a una casa automobilistica che, salvo un paio di modelli, produce autovetture francamente brutte?
Qualcuno potrà obiettare che, nell’ambito “italiano” di FCA (quello al quale afferirebbero l’«italian style, il “made in Italy», il «senso italiano per lo stile», eccetera), sono altri i marchi deputati a fare belle auto, ma a me non pare una giustificazione sostenibile. Sarebbe come dire che, in una squadra di calcio nella quale gli attaccanti sono molto forti, il portiere per questo può essere una schiappa. Ecco.
