Tanti auguri, Pippi!

“Non voglio diventare mai grande” disse con decisione.
“Nemmeno io” fece eco Annika.
“Davvero, non c’è da augurarselo” approvò Pippi: “le persone grandi non si divertono mai. Hanno solo molto da lavorare, abiti buffi, i calli e le tasse cumunali”.
“Tasse comunali, si dice” corresse Annika.
“Fa lo stesso, tanto s’intende sempre la stessa robaccia” disse Pippi. “E poi sono pieni di superstizioni e di fisime: credono per esempio che succeda chissà cosa, magari tagliarsi, se ci si infila il coltello in bocca, e così via”.
“Non sanno nemmeno giocare” disse Annika. “Che noia, dover diventar grandi!”

(Pag.266)

Ecco, per dire che quest’anno Pippi Calzelunghe compie 75 anni: la prima edizione del libro di Astrid Lindgren venne infatti pubblicata nel 1945 per Rabén & Sjögren, casa editrice svedese di libri per bambini e ragazzi che infatti la sta festeggiando come necessario sul proprio sito web. E anche per dire che, secondo me (che non ho mancato di visitare Vimmerby, la cittadina nella quale Astrid Lindgren nacque, nel mio ultimo viaggio in Svezia), e per ribadire ciò che ho detto/scritto più volte, io a Pippi darei l’incarico di formare un nuovo governo (del pianeta, magari, ma va bene anche solo di qui, che peraltro ne abbiamo bisogno certamente ben più che gli svedesi), dacché se fossimo tutti un po’ più Pippi Calzelunghe nell’animo e nelle azioni quotidiane, vivremmo in un mondo molto migliore di quello che abbiamo. Ecco.

“Il giorno in cui mi capiterà di sentire un bambino che si rattrista all’idea di arrangiarsi da solo, senza l’intrusione dei grandi, giuro che imparerò l’intera tavola piragotica all’inverso!”

(pag.230)

«Un idiota alla Casa Bianca»

La graficamente notevolissima e notevolmente emblematica prima pagina del “New York Times” del 24 maggio scorso, che presenta una lista di circa 1.000 persone morte per Covid-19 con relativi brevi necrologi, a rimarcare concretamente la spaventosa gravità della pandemia negli USA – che hanno ormai superato i 100.000 morti – come in nessun altro paese del mondo, mi ha fatto tornare alla mente, chissà come mai, un breve tanto quanto (divenuto) celeberrimo passaggio d’un libro dello scrittore e produttore televisivo (ma pure tra i massimi esperti americani di Shakespeare) Steve Sohmer:

L’America può mandare un uomo sulla Luna, figuriamoci se non possono mettere un idiota alla Casa Bianca.

(da Favorite Son, 1987, ed.it. Gli ultimi nove giorni, traduzione di Vincenzo Mantovani, Rizzoli, Milano, 1988; il passaggio è a pagina 263.)

Sohmer lo scrisse quando alla presidenza degli USA c’era ancora Ronald Reagan ma – ribadisco, chissà come mai – tale affermazione non solo non ha tempo ma risulta quanto mai perfetta proprio in questo periodo.

Chissà perché, già!

A proposito (di animali)

Le sragionevolezze umane, a chi le esamini con gli occhi della ragione, fanno dileguare ben presto la superiorità che, tanto arbitrariamente, l’uomo si arroga sugli altri animali. Quanti animali mostrano più bontà, riflessione e ragionevolezza dell’animale che si considera ragionevole per antonomasia! […] Si sono mai viste delle bestie feroci della stessa specie darsi appuntamento nelle pianure per sbranarsi e annientarsi senza alcun vantaggio? Si sono forse viste scoppiare guerre di religione tra gli animali? La crudeltà degli animali contro quelli appartenenti ad altre specie ha per motivo la fame, il bisogno di nutrimento; la crudeltà dell’uomo contro l’uomo ha per unico motivo la vanità dei suoi capi e la follia dei suoi assurdi pregiudizi.

(Paul Henri Thiry d’HolbachIl buon senso, a cura di Sebastiano Timpanaro, Garzanti, 2006.)

(Clic.)

“Soluzioni”

Sentivo discutere alcuni conoscenti, poco fa, intorno alla politica italiana, alla totale sfiducia che i suoi rappresentanti suscitano in modo sempre più crescente, alla necessità di eleggere “nuovi politici” quale soluzione ad una situazione del genere, e mi è tornata in mente un’affermazione di Gómez Dávila, intellettuale per certi versi (e per quanto mi riguarda) discutibile ma per altri sicuramente apprezzabile:

L’uomo non chiama soluzione la formula che risolve problemi, ma quella che li nasconde.

(Nicolás Gómez DávilaTra poche parole, a cura di Franco Volpi, traduzione di Lucio Sessa, Adelphi, Milano, 2007.)