Donne, liberateci (sempre)!

Dobbiamo liberare metà della razza umana, le donne, cosicché esse possano aiutare a liberarsi l’altra metà.

(Emmeline Pankhurst)

Credo che questa potente affermazione di una delle donne – e delle persone – più importanti del XX secolo non sia solo validissima tutt’oggi e non soltanto in tema di diritti delle donne ovvero di parità di genere, ma valga assolutamente anche in merito alla questione della violenza sulle donne. Perché Emmeline Pankhurst dice una verità probabilmente fondamentale, sul tema: gli uomini violenti sono prigionieri di loro stessi e della bieca società che hanno costruito, distorta proprio perché negante il valore imprescindibile delle donne in essa. E se è vero che sono gli uomini in primis a doversi rendere conto di questa evidenza (prima possibile, sarebbe finalmente il caso), è altrettanto vero che possono solo essere le donne, e grazie alle doti che soltanto loro hanno, a liberare il mondo da questa e da tante altre distorsioni. Non certo noi uomini, come la storia dimostra bene, almeno non come abbiamo agito finora al riguardo.

P.S.: sì, oggi è il 24 novembre, è domani la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Appunto: non è solo domani, è oggi, era ieri, è dopodomani, è ogni giorno dell’anno. Fino a che vi sarà una sola donna che subisca violenza, e poi pure dopo. Sempre, insomma.

Scegliere i politici in base ai libri che leggono

Per me non c’è dubbio che, se scegliessimo i nostri governanti sulla base della loro esperienza di lettori, e non sulla base dei loro programmi politici, ci sarebbe assai meno sofferenza sulla terra. Credo che a un potenziale padrone dei nostri destini si dovrebbe domandare, prima di ogni altra cosa, non già quali siano le sue idee in fatto di politica estera, bensì che cosa pensi di Stendhal, Dickens, Dostoevskij. Già per il fatto che il pane quotidiano della letteratura è proprio l’umana diversità e perversità, la letteratura si rivela un antidoto sicuro contro tutti i tentativi – già noti o ancora da inventare – di dare una soluzione totalitaria, di massa, ai problemi dell’esistenza umana. Come polizza di assicurazione morale, quanto meno, la letteratura dà molto più affidamento che non un sistema religioso o una dottrina filosofica.


Parole di Iosif Brodskij, dal discorso di accettazione del Premio Nobel per la Letteratura assegnatogli nel 1987. Il brano è tratto da Per amore del mondo. I discorsi politici dei Premi Nobel per la Letteratura, a cura di Daniela Padoan, Bompiani, 2018 (cliccate sulla copertina qui accanto per saperne di più). Ovvio (o forse no) rimarcare che quanto asserito dal grande poeta russo è, per quanto mi riguarda, una verità più che sacrosanta alla quale credo fermamente. Anche per questo, in effetti, non credo invece per nulla alla politica contemporanea e a nessuno dei suoi esponenti.

Dovremmo andare tutti quanti a piedi

Siccome credo molto poco alla reale volontà di chiudere i grandi centri commerciali la domenica* – al di là dei soliti toni da boutade sloganista, dei quali ormai si nutre tutta la politica, salterà fuori l’ennesimo escamotage che cambierà “tutto” e non cambierà nulla, vedrete, con gran gioia della massa di persone (votanti, peraltro) che pensano che passare le domeniche al centro commerciale sia “meraviglioso” – siccome ci credo molto poco, dicevo, allora invoco che venga almeno messo in atto un adeguato contraltare di natura (anche) socioculturale. Ad esempio, che in qualche modo si imponga che almeno per una domenica al mese tutti quanti si vada a piedi. Niente auto, nemmeno quelle elettriche e tanto meno ebike, solo bici tradizionali e mezzi pubblici non inquinanti: per il resto, tutti in cammino. Anche per andare al centro commerciale, se proprio uno vuole, ma a piedi.

Il bello della pratica del camminare è anche dato dal fatto che la sua natura profondamente filosofica la può capire, e rapidamente, anche chi di filosofia non ci capisce nulla. Basta andare, muovere i piedi, possibilmente in ambiente naturale ma anche in quello urbano, se non troppo pesantemente inquinato dal traffico come ordinariamente accade, e vi assicuro che è un attimo capire come ogni altro tipo di movimento, al di là della sua mera e necessaria (ma di rado veramente tale) funzionalità, è sotto molti aspetti illogico, irrazionale, brutto, insalubre, scriteriato, in certi casi pure folle. Non solo: camminando, si capisce molto meglio anche l’intero mondo che si ha intorno, garantito.

È solo una simpatica utopia, questa mia? Forse, ma sempre meglio della spaventevole distopia che sta occupando la nostra realtà quotidiana e nella quale tutti quanti ci ritroviamo sempre più a vivere. Ecco.

*: per la cronaca, la mia posizione al riguardo l’ho già chiaramente espressa tempo fa, qui.

Il problema dell’Italia è l’Italia

Poche ore in Scozia mi hanno confermato che il problema dell’Italia è l’Italia. Quando tutto un popolo, per costume, furbescamente, si fa gli sconti da sé, dal parcheggio in doppia fila alla frode fiscale, tutto ciò che non tollera sconti è percepito come un ostacolo, una minaccia. Così la cultura, lo spirito critico, la correttezza, la legalità, l’empatia, il rispetto della diversità, la giustizia. Un popolo del genere non potrà far altro che scegliere come rappresentanti politici dei professionisti dello sconto, che lo aiuteranno immancabilmente a farsi il bidè nel prosecco. A tre euro la bottiglia.

Un Matteo Meschiari lapidario e quasi definitivo, qualche giorno fa sulla sua pagina facebook (“quasi” perché so bene che in futuro saprà ancora offrire illuminazioni come e più efficaci di questa) che, potrei dire se fossi supponente, mi legge nel pensiero, mentre dico che formula con rara e obiettiva incisività dati di fatto nei quali mi ci ritrovo perfettamente e, a mia volta e mio modo, cerco di manifestare (anche) qui sul blog.
Dunque: chapeau! – e leggeteli, i libri di Meschiari, che sono semplicemente necessari.
Goodbye, itaGlians!

I rivoluzionari educati

Un tempo, per fare gli antagonisti e/o i “sovversivi” si tiravano i sampietrini, le molotov, ci si accapigliava, si urlavano slogan, si mettevano le città a ferro e fuoco.
Oggi, a voler fare antagonisti e/o i “sovversivi”, c’è da essere educati, gentili, capaci di dialogare pacatamente, dimostrare senso civico e della realtà, solidarietà reciproca, intelligenza.
Le “sovversioni” d’una volta – le più incivili e becere, soprattutto – sono ormai diventate il politically correct, sdoganate fino ai vertici sociali e istituzionali, imposte come “legittimo” modus vivendi. I più maleducati, prepotenti, rozzi, ottusi, magari più furbastri e cialtroni, fanno facilmente carriera e guadagnano preminenza sociale; gli onesti – in senso intellettuale, civile, umano – vengono considerati dei cretini, presi a pesci in faccia, messi da parte, denigrati come fossero degli sfigati.
Un individuo gentile ed educato, che pretenda in ciò reciprocità dagli altri, è invece oggi un grande rivoluzionario, con a sua disposizione un’arma micidiale: l’educazione figlia dell’intelligenza e del senso civico. Arma micidiale proprio contro le orde di prepotenti e maleducati che pensano di poter dominare e che cercano lo scontro con i loro pari credendo di vincere, ma che nulla possono contro ciò che demolisce immantinente la loro in verità fragilissima e debolissima spocchia, verso cui non hanno difese. La civiltà è fatta di persone civili, l’inciviltà è destinata per natura a soccombere, anche quando pare stia dilagando: ma, appunto, il mare è fatto di acqua, non di pietre, le quali in esso vanno a fondo inesorabilmente.
E, sia chiaro, che quell’arma sia micidiale tanto da essere definitivamente letale, ecco.

P.S.: sostenevo tutto ciò già più di due anni fa, per la cronaca, qui. Proprio vero che certe volte – o in certi posti – il tempo va all’indietro.