Un lockdown esemplare

[Immagine tratta da ilfaroonline.it]
Io credo che, nella situazione sanitaria così grave che il paese sta vivendo, i rappresentanti eletti della sua cittadinanza – i politici, sì, tutti quanti – dovrebbero essere i primi a dare il buon esempio ai cittadini stessi e mettersi in lockdown.

Non solo, dovrebbero dimostrare pure di saper sopportare un lockdown di lungo periodo, se ciò può fare bene al paese e alla sua situazione.
Quaranta, cinquant’anni, ecco. Anche cento, se è il caso.
Sono sicuro che l’intero paese ne trarrebbe un gran giovamento, già.

Lockdown all’italiana

Dunque, diamo uno sguardo ai lockdown in giro per l’Europa.

In Spagna, hanno optato per un lockdown regionale.
In Germania, per un lockdown light.
In Irlanda per un lockdown quasi totale mentre in Olanda per uno smart lockdown.
L’Italia, invece, è sempre un passo avanti: da ieri, qui, è in vigore un farlocc-down!
Ah, potenza del Medinìtali!

P.S.: no, non chiedetemi nulla di quell’immagine, che riguarda la locandina di un film del quale non sapevo l’esistenza e non so nulla. Fortunatamente, mi viene da dire.

L’autunno dentro

Il bello dell’autunno, e di vivere i suoi momenti, è che a volte ti dà una sensazione come quando fuori tira un vento freddo e ti ripari in una baita entro la quale il fuoco che danza e crepita in un bel caminetto diffonde un gradevole tepore e una delicata ma vivace luminosità. Solo che il tepore e la luce te li fa percepire dentro quando sei all’aperto – ad esempio di fronte a visioni come quella lì sopra, nella placida quiete d’un pomeriggio montano.

P.S.: sì, quest’anno mi sento particolarmente affine all’autunno e mi viene da scriverne spesso. Chissà perché.

Si scrive FAQ, si pronuncia…

Sovente (eufemismo!) certi documenti istituzionali sono degli autentici “capolavori” di cose-che-non-potrei-scrivere-senza-apparire-obiettivamente-scurrile. Le “FAQ” (altro eufemismo, ma al contrario!) di recente diffuse per offrire “chiarimenti” (?!) sull’“ORDINANZA DEL MINISTRO DELLA SALUTE D’INTESA CON IL PRESIDENTE DI REGIONE LOMBARDIA DEL 21 OTTOBRE 2020” in tema Covid mi pare che siano un esempio assai significativo di quelle cose scurrili suddette. Mi fanno pensare al principio del noto dilemma sulla nascita prima dell’uovo o della gallina, ovvero mi fanno chiedere se i funzionari pubblici che scrivono e diffondono quei documenti pensino che i propri concittadini siano degli stolti (mi trattengo dall’usare altra terminologia più netta, sì), o se lo siano quei funzionari il qual operato rende stolti allo stesso modo i concittadini che ne usufruiscono oppure se si tratti di un processo di ottenebramento mentale reciproco progressivo. Oppure ancora se tale stoltezza sia diffusa nell’aria, come il virus stesso, e contagi indistintamente chiunque o quasi, ecco.

Di sicuro, quando leggo che «Gli avventori eventualmente ancora presenti alle ore 23.00 nel pubblico esercizio devono recarsi senza indugio alle proprie abitazioni, ovviamente lungo il tragitto più breve» un po’ mi spiace, visto che a me, quando vado a mangiare una pizza e poi esco dal locale per tornarmene a casa, mi piace abitualmente passare da Oslo o da Tokio, dacché poi col “calcolo” del «tempo di rientro alle proprie abitazioni» mi piace stare sempre un po’ largo, eh, non si sa mai, già.

Forse è anche per questo che quell’acronimo inglese con cui si identificano certi “chiarimenti”, FAQ, si pronunci esattamente come una nota e diffusa parolaccia anglosassone. Ho il dubbio al riguardo, quanto meno.

Il buon gusto

Ahimè, devo gioco forza ammettere che, sempre più spesso, a stare in mezzo alle “persone normali” – nel senso più ampio della definizione – mi viene da parafrasare quel famoso passaggio del Manzoni ne I Promessi Sposi, «il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune» con il buon gusto c’è ancora, forse, ma se ne sta nascosto per paura del gusto comune.

E intendo “buon gusto” tanto esteriore quanto interiore – mentre non lo intendo affatto nel senso gastronomico, col quale invece pare venir unicamente correlata l’espressione, oggi. Il che la dice molto lunga in merito a quanto la sua accezione primaria sia scaduta e dimenticata.
Ecco.