Giusto sabato scorso stavo cercando tra i libri di casa qualche bella citazione in tema di libertà – un argomento sempre più fondamentale e del quale occorre evidenziare e salvaguardare costantemente l’importanza perché, di contro, sempre più trascurato e messo in pericolo un po’ ovunque nel mondo (anche in quello che un po’ ingenuamente definiamo “libero”) da coercizioni d’ogni sorta, quasi sempre incomprese dai più anche perché imposte ingannevolmente. Ecco, di citazioni interessanti ne ho trovate parecchie e oggi mi ero ripromesso di sceglierne qualcuna dalla quale tratte un articolo, quando poi i media hanno pubblicato una delle “citazioni” migliori in assoluto e assolutamente più rappresentative del bisogno di libertà che ogni creatura vivente, intelligente e senziente dovrebbe sentire e riservare per se stessa – ad esempio questa:
[Immagine tratta da “Il Dolomiti“, cliccateci sopra per leggere l’articolo da cui è tratta.]Eh già, caro M49, ancora una volta sei tu il vero e più efficace difensore del concetto e del senso di “libertà”, da queste parti. Ancora tu, “animale” se non “bestia”, «problematico» e pericoloso, stai insegnando a noi umani “Sapiens” quale sia la reale natura (in ogni accezione del termine) della libertà, e ci dimostri quanto ci siamo spaventosamente allontanati da essa, con la nostra civiltà tanto “evoluta”, in preda a una presunzione così ottusa da aver rotto gli equilibri e le armonie che ci relazionavano con l’ambiente naturale, causando danni anche a tutte le altre creature che lo abitano insieme a noi, verso le quali ci arroghiamo pure il diritto di decidere su come debbano vivere e comportarsi, ammettendo solo ciò che fa comodo a noi e considerando “pericolosa” ogni altra cosa. Un atteggiamento talmente stupido che qualsiasi creatura intelligente si fuggirebbe il più lontano possibile… ecco, appunto come stai facendo tu. Anche in ciò insegnandoci e indicandoci – almeno tentando di farlo, a modo suo – quale dovrebbe essere il giusto modo di far andare le cose, per non far che le cose – la Natura nel suo complesso, nello specifico – ci si rivoltino contro, come sovente accade.
[Lui non è M49 ma certamente ci assomiglia molto. Foto di Pexels da Pixabay]Speriamo che, almeno stavolta, la tua rivendicazione di libertà serva a qualcosa, a favore tuo, dell’ambiente naturale e di tutti noi. Ho seri dubbi, visti certi personaggi in gioco nella tua vicenda, ma mi auguro che – come si dice – la speranza sia realmente l’ultima a morire. Anzi no, mi correggo… la penultima: non prima della libertà!
P.S.: qui trovate gli articoli che ho dedicato nei mesi scorsi a M49, nel blog.
[Foto tratta da qui, cliccateci sopra per leggerne la fonte.]Maledizione, M49!
Scrivevo solo ieri, qui sul blog, felicitandomi del tuo ritorno e purtroppo ti hanno già catturato e privato della tua naturale libertà, quei prepotenti!
Mi sembra evidente che ti aspettassero al varco, gli umani trentini in sodalizio “istituzionale” coi sudtirolesi, che gli bruciasse ancora il modo in cui lo scorso anno li hai bellamente buggerati… e ora, appena ne hanno avuto l’occasione, si sono voluti vendicare, imprigionandoti di nuovo nel recinto dal quale l’estate scorsa eri riuscito a fuggire, a volerti far subire oltre al danno pure la beffa!
Be’, non so se questa volta riuscirai nuovamente a riguadagnare la tua libertà, nonostante sia con tutta evidenza ben più intelligente dei tuoi carcerieri; immagino che ti terranno d’occhio in maniera alquanto stringente, continuando ovviamente a sostenere che tu sia “pericoloso”. Tu, non loro. Al solito, già.
Mi auguro non ti facciano del male, quegli umani, e abbiano la decenza di riconoscere la tua naturale dignità. Come scrivevo ieri e qui ribadisco, il diritto degli umani di stare al mondo è basato sul dovere di garantire lo stesso diritto alle altre creature viventi. E che degli esponenti della razza umana vengano a raccontare che questo diritto tu non l’hai perché sei “pericoloso”, è come sentire un piromane indefesso che imponga con arroganza a qualcuno di spegnere il fiammifero che tiene in mano. Ecco.
Cercare di ragionare razionalmente e civilmentecon certe persone – in particolare su certi argomenti, politici ad esempio, e soprattutto con certe persone sostenitrici di certi schieramenti politici – è diventato pressoché impossibile. E non cercando di imporre loro la propria idea, anzi, accettando pure l’ipotesi che possano avere ragione ma, appunto, chiedendo un confronto civile, aperto, obiettivo e basato su cose concrete e reali – su autentici fatti oggettivi, non su mere belle parole. Impossibile, appunto: la chiusura mentale, in ogni senso, che tali individui manifestano è sconcertante e raccapricciante, una sorta di ulteriore inopinata involuzione dell’analfabetismo funzionale e della dissonanza cognitiva che mina la loro lucidità mentale.
D’altro canto, costoro con le loro non idee sono pure arroccati dentro muri che essi credono solidi e invece sono fragilissimi, fatti di polvere che con un nonnulla può essere spazzata via. Se non se ne rendono conto, se non capiscono che ogni idea, qualsiasi idea che si voglia manifestare, deve essere basata sulla logica, sulla coerenza e sulla realtà effettiva altrimenti non è affatto un’idea ma una mera e pericolosa idiozia, sarà solo loro malgrado. Checché si credano tanto forti e sicuri, spariranno alla svelta implodendo in se stessi e colmando di macerie il vuoto che si sono creati dentro.
Non ci vuole – non ci vorrebbe – tanto per capire ciò, basta (basterebbe) usare il cervello.
Posto che possa avere ancora senso, oggi, un dibattito politico polarizzato da due schieramenti, uno di “destra” e uno di “sinistra”, è del tutto evidente che la destra, quella autentica e autorevole nel suo essere tale, è di nuovo in balia di figure pseudo-politiche che la stanno soffocando e distruggendo attraverso una sconcertante ricaduta in forme (non) ideologiche degradate e troglodite, delle quali il sovranismo di matrice neofascista, xenofobo, razzista, antidemocratico, illiberale, che con la sua propaganda vergognosa coltiva e poi pesca nella parte peggiore dell’animo di certi individui privi di cultura civica (ma anche in senso generale). Dunque, posta una tale evidenza, che in Italia ha preso soprattutto le orride sembianze della Lega di Sal**ni, un libro come Dalla parte di Jekyll. Manifesto per una buona destra, il nuovo saggio di Filippo Rossi edito da Marsilio, risulta assolutamente necessario, anzi, vitale per il futuro dello schieramento di destra.
Perché alla domanda che viene posta nella presentazione del volume, se esista ancora una destra che non vuole arrendersi a Sal**ni, laica, realista, autorevole ma non autoritaria, capace di dare risposte alle sfide della modernità, Filippo Rossi non solo esiste, ma è in grande fermento. Solo che, ribadisco, viene soffocata da schieramenti e personaggi che di destra non sono affatto, ma bieche e pericolose pantomime fascistoidi del pensiero di destra, distorto e deviato verso forme indegne e inaccettabili in qualsiasi paese civile e avanzato – forme peraltro meramente propagandistiche e totalmente vuote di sostanza politica – per mere ragioni di tornaconto elettorale e interessi di “clan”.
Del libro di Rossi ne parla “Il Post” (un media certo non gentile con quella che oggi si definisce “destra”) qui, che cita alcune parti del libro le quali a loro volta, in un passaggio illuminante, citano le parole di un grande intellettuale di destra come Mario Vargas Llosa, quanto mai esemplari ed efficace nella descrizione che offrono: «Dobbiamo affrontare i Matteo Salvini dei nostri giorni con la convinzione che non sono altro che il prolungamento di una tradizione oscurantista che ha riempito di sangue e cadaveri la storia dell’Occidente e sono stati il nemico più acerrimo della cultura della libertà, dei diritti umani, della democrazia». Uomo dalle scorciatoie propagandistiche, dalle semplificazioni dozzinali, dalla giustizia sommaria e tribale, dagli slogan turpi e immondi, Salvini è quindi – bisogna essere sinceri – l’ennesimo erede di una «tradizione» sin troppo antica, di manganello e olio di ricino, di violenza reale e virtuale, di totalitarismo più o meno soft. Che pretende di urlare anche quando è doveroso parlare sottovoce, con discrezione, con umiltà, con signorilità.» Un personaggio, e gli altri come lui, che in verità è (cito ancora dall’articolo de “Il Post”) «un traditore della civiltà italiana, capace di accogliere, aprirsi, vivere. È traditore degli eroi italiani, di chi è morto per costruire una nazione nata dalla poesia. È traditore dei valori di umanità che impongono di salvare vite umane prima di ogni altra cosa. È traditore di una destra che vorrebbe essere giusta e rigorosa, che sa benissimo che salvare tutti non significa accogliere tutti.»
Filippo RossiIn effetti, Dalla parte di Jekyll. Manifesto per una buona destra è un testo di grande valore per molti motivi ma soprattutto, io credo, per uno fondamentale: perché non è certo la sinistra (che di problemi e ipocrisie a sua volta ne ha a vagonate) a dover combattere la non destra indegnamente deviata di Sal**ni e cosi, ma lo deve fare proprio la destra, la vera destra, quella che ha realmente a cuore sé stessa, il suo futuro e quello della società e del paese che vuole rappresentare. Altrimenti la sorte è inesorabilmente segnata: il trogloditismo politico salvinista e della pseudo-destra in voga oggi distruggerà in primis se stessa e subito dopo l’intero paese con la sua società.
È bene invece che distrugga solo se stessa – come accadrà, garantito. Ma se dall’implosione la destra vera saprà restarsene al di fuori, ben lontana e già con lo sguardo rivolto al futuro politico e culturale della propria storia, ne trarrà sicuro giovamento e, con essa, l’intero ambito politico, sinistra inclusa.
Da agnostico, anticlericale ferreo, sbattezzato della prima ora e da difensore della più autentica libertà di fede e di manifestazione della spiritualità personale, sapete che vi dico, riguardo il crocifisso nelle scuole? Se lo tengano pure appeso, ma sì!
Tanto, è ormai da tempo diventato un mero gadget propagandistico-commerciale svuotato di sacralità per colpa innanzi tutto di chi se ne fa contrassegno, la cui presenza non impedisce di certo alla scuola pubblica di essere comunque laica come deve essere per propria missione fondamentale in ogni paese realmente civile. Anzi, il crocifisso è diventato il simbolo lampante da un lato dell’arretratezza culturale nella quale la società italiana langue inesorabilmente, dall’altro dell’arroganza di chi lo usa per i propri biechi fini di propaganda politica e ideologica, per la quale la stessa “difesa delle tradizioni cristiane” è una buona scusa per preservare i propri poteri e privilegi senza (quelli credono) doverne rendere conto. In pratica, usano la fede nel divino per pretendere che si abbia fede in loro, nascondendo dietro la prima le nefandezze generate dalla seconda. Una cosa alquanto blasfema, a ben vedere.
Se ne resti pure lì appeso il crocifisso, ribadisco, per ricordare a chiunque su quale enorme base di ipocrisia si fonda l’Italia ancora oggi, anno 2019 dopo Cristo (e suo malgrado). Tanto, la vera spiritualità e la più autentica fede cristiana se ne stanno ben lontane da queste trovate così meschine.