Inverno liquido a Erba, sabato 18/02

Il “caso San Primo”, ovvero la questione del progetto di “rilancio turistico” del Monte San Primo (la montagna più alta del Triangolo Lariano, tra i due rami del Lago di Como) proposto dalle amministrazioni pubbliche locali, della cui discutibilità molto si è scritto sui media nelle ultime settimane, si palesa come profondamente emblematico di certa progettualità turistica che viene frequentemente proposta nei territori montani (quasi sempre sotto forma di infrastrutturazione sciistica) in base a motivazioni puramente economico-commerciali ma spesso senza alcuna cura verso le situazioni ecologico-ambientali di quei territori, e tanto meno della loro storia e della realtà quotidiana nonché futura delle genti che li abitano.

Di molte di queste situazioni, degradate in fallimenti che hanno devitalizzato le relative località o evolute in processi di riconversione turistica più consone alla realtà climatica e economica contemporanea ne scrive Inverno Liquido, il libro di Maurizio Dematteis e Michele Nardelli pubblicato lo scorso gennaio da DeriveApprodi (qui accanto ne vedete la copertina): un testo fondamentale per inquadrare al meglio il tema suddetto e per acquisirne una conoscenza utile a comprenderne la portata.

Contestualmente al “caso San Primo”, sabato 18 febbraio prossimo, dalle ore 20.30 presso la Sala “Isacchi” di Ca’ Prina a Erba (Como), avrò l’onore di condurre e moderare la serata dedicata alla presentazione di Inverno Liquido e delle iniziative messe in atto per la salvaguardia del Monte San Primo dal Coordinamento costituitosi al riguardo il quale riunisce trenta associazioni operanti nel territorio in questione e su scala regionale.

La prima parte della serata sarà dedicata, come detto, alla presentazione del libro di Maurizio Dematteis e Michele Nardelli e alla discussione del suo tema principale, «La crisi climatica, le terre alte e la fine della stagione dello sci di massa». La seconda parte sarà invece mirata alla contestualizzazione di questo tema alla vicenda del Monte San Primo e all’illustrazione del progetto presentato dalle amministrazioni pubbliche locali – contrastato dal Coordinamento – che prevede la realizzazione di nuovi impianti sciistici e di un impianto di innevamento artificiale, oltre che altre opere, tra cui nuovi parcheggi. Verranno quindi presentate le controproposte elaborate dal Coordinamento per una fruizione più sostenibile del Monte San Primo e per la salvaguardia del suo prezioso e per molti verso unico paesaggio, dotati di grandissime potenzialità di frequentazione turistica sostenibile e in armonia con l’ambiente locale.

L’ingresso alla serata è libero fino a esaurimento posti. Qui trovate l’evento su “Facebook”, mentre per qualsiasi ulteriore informazione potete scrivere a info@circolomabiente.org.

Credo potrà essere un’altra importante e utile occasione a cui partecipare per sviluppare un’informazione completa e una compiuta consapevolezza non solo in merito al caso in questione ma in generale sulla necessità di progettare al meglio e con la massima cura possibile il futuro delle nostre montagne e della relazione con esse, per il bene di tutti: abitati, residenti, lavoratori, turisti occasionali o abituali.

Luci di solidarietà

Sono profondamente felice di potervi consigliare anche quest’anno un evento veramente molto bello e importante che si terrà sabato 4 febbraio prossimo: Luci di Solidarietà, fiaccolata lungo uno spettacolare tratto della DOL dei Tre Signori – la Dorsale Orobica Lecchese – sospeso tra terra e cielo in una notte che spero magnificamente serena così che si possa coglierne tutta la grandiosità, in ricordo dell’alpinista bergamasco Mario Merelli e a sostegno del Kalika Family Hospital, struttura ospedaliera sorta in Nepal ad uso della popolazioni locali proprio grazie all’impegno di Merelli, del quale quest’anno si ricorda il decennale dalla tragica scomparsa. È anche un modo prezioso per concretizzare nei fatti quel famoso motteggio, «la montagna è scuola di vita», in forza del quale la solidarietà si manifesta come uno dei migliori e più compiuti insegnamenti da mettere in pratica al fine di donare vita, per quanto possibile, a genti che vivono su montagne lontane nello spazio ma vicine nell’animo di chiunque le salga, ovunque si trovino.

Per tutto ciò, senza far torto ad altri, non posso che ringraziare l’amico Giuseppe Capoferri, anima pulsante e motore rombante dell’evento nonché rinomato baritono (in forza al celeberrimo Coro della Scala di Milano) e artista musicale: conosco bene l’impegno e l’entusiasmo che da sempre mette nell’organizzazione della fiaccolata e nel portare avanti gli ideali di solidarietà che vi stanno alla base, e ogni volta che l’evento va in scena non posso che considerarlo una sua ulteriore “vetta” raggiunta e superata, in vista di tante altre future.

Sulla locandina in testa al post trovate tutte le informazioni utili per partecipare alla fiaccolata; qui sotto potete invece vedere il servizio dedicato all’evento lo scorso anno da Unica TV.

Un premio che può costruire il futuro delle montagne

[Stroppo, capitale medievale dell’alta Valle Maira. Immagine tratta da www.vallemaira.org.]
Viene spesso rimarcato il fatto che una delle principali speranze – se non la principale – per innovare i paradigmi alla base delle realtà montane e per garantire ad esse la costruzione di un buon futuro siano i giovani, le loro idee, la loro azione, la relazione che possono intessere con i territori montani vivendoci, lavorandoci e frequentandoli in modo consapevole e sensibile – ne ho scritto di recente anche qui. Spesso però queste evidenze restano allo stato di parole e non vengono tramutate in fatti, in primis grazie ad un supporto istituzionale che possa concretizzare le idee di tanti giovani in opere a favore delle montagne e delle loro comunità. Forse proprio perché quelle idee a volte vengono considerate avverse a un certo modus operandi politico ancora parecchio diffuso, ma questa è una mia considerazione personale.

Ben vengano dunque iniziative importanti e virtuose come quella messa in atto dall’Uncem – Unione dei Comuni e degli Enti montani del Piemonte, che promuove un Premio per le migliori tesi di laurea sui temi collegati allo sviluppo delle aree montane, con particolare riferimento alle declinazioni smart e green a vantaggio dei territori alpini e appenninici. Il premio si rivolge a studenti residenti in Piemonte e studenti residenti in Italia che abbiano frequentato Corsi di Laurea presso uno degli Atenei con sede in Piemonte. Gli studenti devono aver discusso la tesi di laurea a conclusione del corso di studi triennale, specialistico o magistrale nel periodo compreso tra il 1° aprile 2021 e il 25 dicembre 2022.

Il Premio è finalizzato a riconoscere l’importante attività di studio, analisi, approfondimento, dialogo, ricerca svoltasi per l’elaborazione della tesi e a incoraggiare l’interesse per la ricerca e l’approfondimento del neo-laureato sui temi relativi allo sviluppo sociale ed economico delle aree montane. Molti gli ambiti di studio contemplati: dalla green economy al turismo, dai modelli di sviluppo locale all’organizzazione dei servizi e degli Enti locali. Passando per urbanistica, rigenerazione dei paesi, gestione forestale e dei pascoli.

Potete trovare ulteriori informazioni al riguardo e il bando del Premio qui, con l’augurio che pure nelle altre regioni alpine italiane si mettano in atto similari supporti, più o meno istituzionali, concreti, strutturati e continuativi al lavoro e allo studio dei giovani: un’attività che equivale a sostenere il futuro della nostra società a favore del futuro delle nostre montagne – e di tutti noi.

Il Vallone a quota 17.000

[Immagine tratta dalla pagina Facebook Varasc.it. In Val d’Ayas dal 2004.]
Gli ultimi giorni del 2022 hanno portato una bellissima “notizia”: la petizione per dire NO al folle progetto funiviario nel Vallone delle Cime Bianche in Valle d’Aosta, uno degli ultimi territori d’alta quota incontaminati e non ancora turistificati in questa parte delle Alpi, ha raggiunto e superato i 17.000 firmatari – al momento in cui scrivo questo post ne conta 17.136. E crescono continuamente, giorno dopo giorno: sempre più persone alle quali sta a cuore il meraviglioso Vallone così come ogni altro territorio naturale ancora intatto, sulle montagne e non solo, che decidono di manifestare la propria opinione e dimostrano come sia giunta inevitabilmente l’ora di cambiare certi paradigmi turistico-imprenditoriali con i quali ancora oggi, come fossimo fermi a cinquanta o sessant’anni fa, vorrebbero sfruttare e svendere il territorio naturale patrimonio di tutti per ricavarci meri tornaconti a vantaggio di pochi, in barba a qualsiasi considerazione sulla realtà che stiamo vivendo e che dovremo affrontare nel prossimo futuro.

Se non l’avete ancora fatto, vi invito a sottoscrivere la petizione (la raggiungete anche cliccando sull’immagine qui sotto): come ho scritto altre volte, non si tratta solo di salvaguardare “un” Vallone sui monti valdostani ma di mettere le basi per la protezione di tutte le nostre montagne da qualsiasi pericolosa speculazione e per sviluppare una frequentazione turistica consona, sensibile, rispettosa e pienamente consapevole della grande e delicata bellezza che lassù si trova e che, ribadisco, è un patrimonio di tutti noi.

Una giovane speranza per le montagne

[Immagine tratta da www.altabadia.org.]

[…] Nell’Anno internazionale dello sviluppo sostenibile della montagna, in Italia, contro ogni evidenza e al di là delle parole, si continua ancora a puntare sull’industria della neve, e si prosegue con opere faraoniche e di grande impatto ambientale come quelle delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026.

Dobbiamo anche ricordare i progetti di nuove funivie come quella nel Vallone delle Cime Bianche in Val d’Aosta e della Doganaccia-Corno alla Scala nell’Appennino Tosco-Emiliano. Questi ultimi sono solo alcuni esempi legati a un’idea di turismo che non fa rima con sostenibilità. È ancora lontana la messa in pratica di un modello di sviluppo che concili esigenze economiche, infrastrutture, difesa dell’ambiente e della biodiversità ambientale, sociale e culturale.

Da questo punto di vista, l’Anno internazionale dello sviluppo sostenibile della montagna non sembra essere stata un’occasione ben sfruttata per dare una spinta importante nella direzione sperata. Ci sono però anche ragioni di ottimismo, perché nonostante la scarsità di azioni concrete in direzione di un cambio di passo qualcosa è accaduto davvero: è aumentata la consapevolezza delle persone. Questo, se ci pensiamo bene, è già un ottimo risultato. La maggiore coscienza non è riconoscibile in senso lato, ma soprattutto in quelle fasce di popolazione più coinvolte dal cambiamento. Pensiamo ai giovani che oggi, oltre ad aver ricevuto un’eredità pesante, anziché essere sempre più sfiduciati sembrano i primi a consapevolizzare il bisogno di processi d’innovazione sostenibili. […]

Da Se la montagna soffre, soffriamo anche noi di Luca Calzolari, pubblicato il 5 dicembre 2022 su “Agenda17.it”. Cliccando qui potete leggere il testo nella sua interezza.

Ringrazio Luca per avermi concesso la pubblicazione di questo suo testo, uno dei più recenti di una lunghissima serie di contributi, sempre illuminanti, che concretizzano il suo costante impegno, teorico e pratico, a favore delle montagne e delle loro realtà ovvero a vantaggio di chiunque le abiti e le frequenti. Un impegno illustre quanto mai prezioso e necessario, senza alcun dubbio.