I sovra(stali)nisti

[Immagine tratta da qui.]

Noterella politicoide, dal basso (“alto” sarebbe troppo, non sono così sbruffone) della mie più assolute libertà e indipendenza di pensiero: a me pare che questi sovranisti, suprematisti e figuri affini che s’atteggiano a rappresentanti duri-e-puri della “destra” politica un po’ ovunque, non solo a Sud delle Alpi, spostandone apparentemente il baricentro verso l’estremo limite ideologico, in realtà assomiglino sempre di più ai comunisti del secondo Novecento, quelli totalmente, ciecamente votati alla (non)causa sovietica senza nemmeno conoscerla e che pendevano dalle labbra dei vari segretari del PCUS o degli alti dignitari analoghi, esprimendosi a meri slogan, rivendicando diritti e verità del tutto retoriche e basate sul nulla, credendosi portatori del verbo ideologico-politico perfetto e indiscutibile senza nemmeno lontanamente concepirne e comprenderne la nocività non solo verso il mondo ma, in primis, verso loro stessi. Non sono affatto “destra” come dicono, ovvero, sono molto più “sinistra” che destra – proprio quella sinistra che “aborriscono” e contro le cui istanze si mostrano paladini ma, non casualmente, raccogliendo consensi proprio in quella parte di società civile da cui scaturiscono quelle istanze e che dovrebbe essere loro avversa, e ciò non solo per il sostanziale fallimento ideologico e politico della sinistra – la quale, sempre non casualmente, per certi versi è oggi molto più simile ad una compagine borghese-capitalista di destra.

E d’altro canto è ugualmente vero che ogni potere di destra o sinistra che nel corso del Novecento abbia assunto fattezze autoritarie (e ai quali di frequente i “destri” e i “sinistri” di oggi si ispirano, i primi più apertamente e platealmente) sia giunto ad assomigliarsi reciprocamente. Gli opposti si attraggono, gli estremi si toccano: sono regole che valevano una volta e valgono ancora nella politica di oggi, ciò anche perché è la politica di oggi a non essere affatto contemporanea, ovvero a rappresentare, nella sua forma dualistica classica, un’espressione ideologica del tutto superata e sostanzialmente morta (Gaber docet!).

Proprio per questo io, sulla base di quelle mie scriteriate, sovversive e assolute libertà e indipendenza di pensiero, resto sconcertato da che ancora oggi si continui con quella pantomima politica: la quale, inesorabilmente, genererà sempre estremizzazioni, da una parte e dall’altra, e un altrettanto inevitabile degrado di qualsivoglia ideale più o meno nobile che fingono di portarsi ancora appresso, dilagando invece nel deserto post-ideologico più sterile e mortale. Per cui non (mi) resta che ridere addosso a tutti quelli, sovranisti o meno, con la speranza immortale di seppellirli tutti quanti e, finalmente, assicurare alla civiltà umana un futuro politicamente più virtuoso. E più serio, pure.

Vajont, 57 anni

[Fotografia dell’Ispettorato Vigili del Fuoco, terza circoscrizione, sede di Belluno, donate all’Onorevole Giacomo Sedati, Commissario del Governo per il Vajont, fonte ANSA/OLDPIX. Immagine tratta da qui, cliccateci sopra per ingrandirla.]
Bastano le immagini – anche solo una, come questa – per non dimenticare mai il Vajont. Le parole, pur importanti e necessarie, loro malgrado non riusciranno mai a dire tutto.

Una politica di nessun valore

[Fedor Adol’fovich Vogt, “Carnival”, 1935, Minsk, Museo Nazionale d’Arte della Repubblica di Bielorussia. Fonte dell’immagine: qui.]
Ma in effetti, se ordinariamente i politici si presentano alle elezioni o a qualsiasi altra circostanza elettorale affermando che faranno cose che poi non fanno attraverso dichiarazioni alla collettività senza alcun valore, per equipollenza politica ciò non dovrebbe determinare che le preferenze elettorali da essi conseguite, in quanto dichiarazioni collettive di voto, vengano sì espresse ma poi non abbiano alcun valore?

Ah, no, un momento… che stupido! Funziona già così, da diverso tempo!

A volte, sovrappensiero, ad ascoltare come certe persone ne discutano con convinzione sostenendo le proprie posizioni, mi dimentico che invece è tutta quanta una grottesca pantomima, utile ai “teatranti” che ne scrivono la sceneggiatura e impongono il copione per continuare a tenere in piedi il loro teatrino e pagarsi i cachet.
Già. Sbadato che sono!

Persone capaci e persone incapaci

Sembrerà banale rimarcarlo, ma le persone capaci (in senso generale) si distinguono da quelle incapaci (sempre in senso generale) anche perché le prime, tra le altre cose, sanno spesso trarre dalle difficoltà e dai problemi che si ritrovano ad affrontare delle buone, interessanti, convenienti, innovative opportunità, mentre le seconde, dalle opportunità che hanno a disposizione, sanno sempre (o quasi, ma le eccezioni sono rarissime) ricavare difficoltà, problemi, pasticci e danni.

E, be’, pure perché vanno in politica, le seconde rispetto alle prime. Cosa per la quale in effetti quanto sopra è una condicio sine qua non. Per nulla banale, purtroppo.

La “normalità” italiana

[Cliccate sull’immagine per leggere la notizia.]
Quante se ne leggono di notizie come questa, e da decenni, sui media italiani? La cadenza è quotidiana, ormai, senza limiti territoriali. E cosa fa il paese per far che questa cadenza diventi sempre più lunga? Nulla. Perché è ormai consueto leggere di fatti del genere: restano un giorno sulle prime pagine e sulle home page, forse due, poi spariscono; gli arrestati vengono incarcerati, forse, poi rilasciati, poi il processo ma dopo anni, poi l’appello, la prescrizione, la riduzione della pena, il legale “giusto” lo si trova sempre… dei meri incidenti di percorso, insomma.

Per questo l’Italia è morta, istituzionalmente, ormai da tempo – sì, morta: non ve ne siete ancora accorti? – per non aver saputo risolvere i suoi più cronici e degeneranti problemi e, quindi, per averli resi normalità. Li ha accettati come “cosa normale”, ordinaria, abituale, esattamente come quando le notizie al riguardo escono sui media per l’ennesima volta: si elabora qualche attimo di indignazione e poi via, si va oltre. Tanto è risaputo che in Italia di cose così ne succedano sempre e dovunque, ce lo stanno testimoniando da tanto tempo proprio i media suddetti e ciò nonostante le inchieste, gli arresti, le condanne – quando arrivano. È normale, ribadisco. Persino inutile leggerle, quelle notizie: tanto è sempre la solita solfa.

E quali o quanti politici, di destra o di sinistra, avete sentito negli ultimi lustri scagliarsi veramente contro questa realtà così aberrante e distruttiva nonché, soprattutto, facendo seguire alle parole i fatti concreti?
Nessuno.

Semmai sono, quelli, gli avvoltoi che si cibano del cadavere istituzionale nazionale: vi nutrono la loro fame di potere e interessi, dunque non potrebbero mai privarsene, non avrebbero più di che sfamarsi. Eppure, in tal caso, il paese avrebbe tutte le possibilità di rinascere e rigenerarsi, di tornare a vivere in modi ben più salubri, o meno letali. Sempre che a qualcuno interessi, questa opportunità, e che non appaia qualcosa di troppo anormale, già.