L’informazione analfabeta

Nell’edicola della piazza della Passione vende le riviste, sostituendo temporaneamente il giornalaio, che si è allontanato, una baba analfabeta!
Lo giuro: analfabeta!
Io stesso mi sono avvicinato all’edicola, ho chiesto la rivista «Rossija» e lei mi ha dato «Korabl’» (i caratteri di stampa sono simili). Non va bene. La baba nella sua edicola si dà da fare. Mi dà un’altra rivista. Neppure questa.
«Siete analfabeta?» le chiedo ironicamente.
Ma basta con l’ironia. Viva la disperazione!
La baba era effettivamente analfabeta.

(Michail Bulgakov, Mosca, la Capitale nel block notes, Excelsior 1881, 2007, pagg.64-65. Per la cronaca, nelle lingue slave il termine baba significa “donna anziana”, “vecchia”, “nonna”, con accezione affettuosa anche se non di rado in tal senso sarcastica, cfr. Baba Jaga, vecchia strega malvagia – ma in modo ambiguo – delle fiabe slave e in particolar modo russe.)

Gli intellettuali voltagabbana

La libertà intellettuale è una tradizione profondamente radicata, senza la quale è improbabile che esisterebbe la nostra cultura specificatamente occidentale. È una tradizione alla quale molti dei nostri intellettuali stanno visibilmente voltando le spalle.

(George OrwellLibertà di stampa, in Romanzi e saggi, a cura di Guido Bulla, Mondadori, Milano, 1999; orig. The Freedom of the Press, 1945.)
Nota personale: l’intellettuale che volta le spalle non è solo quello che si venda ai potenti di turno, è pure quello che abdichi al proprio ruolo di patrocinatore della cultura e del buon senso relativo allineandosi alla squallida cacofonia imperante. Sperando così di salvaguardare quel suo presunto ruolo e il (presunto) prestigio della relativa immagine pubblica ma, in verità, diventando esso stesso squallido elemento antitetico alla cultura e alla libertà intellettuale. C’è pieno, di questi intellettuali-voltagabbana culturali, inutile rimarcarlo.

Scegliere i politici in base ai libri che leggono

Per me non c’è dubbio che, se scegliessimo i nostri governanti sulla base della loro esperienza di lettori, e non sulla base dei loro programmi politici, ci sarebbe assai meno sofferenza sulla terra. Credo che a un potenziale padrone dei nostri destini si dovrebbe domandare, prima di ogni altra cosa, non già quali siano le sue idee in fatto di politica estera, bensì che cosa pensi di Stendhal, Dickens, Dostoevskij. Già per il fatto che il pane quotidiano della letteratura è proprio l’umana diversità e perversità, la letteratura si rivela un antidoto sicuro contro tutti i tentativi – già noti o ancora da inventare – di dare una soluzione totalitaria, di massa, ai problemi dell’esistenza umana. Come polizza di assicurazione morale, quanto meno, la letteratura dà molto più affidamento che non un sistema religioso o una dottrina filosofica.


Parole di Iosif Brodskij, dal discorso di accettazione del Premio Nobel per la Letteratura assegnatogli nel 1987. Il brano è tratto da Per amore del mondo. I discorsi politici dei Premi Nobel per la Letteratura, a cura di Daniela Padoan, Bompiani, 2018 (cliccate sulla copertina qui accanto per saperne di più). Ovvio (o forse no) rimarcare che quanto asserito dal grande poeta russo è, per quanto mi riguarda, una verità più che sacrosanta alla quale credo fermamente. Anche per questo, in effetti, non credo invece per nulla alla politica contemporanea e a nessuno dei suoi esponenti.

Il problema dell’Italia è l’Italia

Poche ore in Scozia mi hanno confermato che il problema dell’Italia è l’Italia. Quando tutto un popolo, per costume, furbescamente, si fa gli sconti da sé, dal parcheggio in doppia fila alla frode fiscale, tutto ciò che non tollera sconti è percepito come un ostacolo, una minaccia. Così la cultura, lo spirito critico, la correttezza, la legalità, l’empatia, il rispetto della diversità, la giustizia. Un popolo del genere non potrà far altro che scegliere come rappresentanti politici dei professionisti dello sconto, che lo aiuteranno immancabilmente a farsi il bidè nel prosecco. A tre euro la bottiglia.

Un Matteo Meschiari lapidario e quasi definitivo, qualche giorno fa sulla sua pagina facebook (“quasi” perché so bene che in futuro saprà ancora offrire illuminazioni come e più efficaci di questa) che, potrei dire se fossi supponente, mi legge nel pensiero, mentre dico che formula con rara e obiettiva incisività dati di fatto nei quali mi ci ritrovo perfettamente e, a mia volta e mio modo, cerco di manifestare (anche) qui sul blog.
Dunque: chapeau! – e leggeteli, i libri di Meschiari, che sono semplicemente necessari.
Goodbye, itaGlians!