Si dice che “Il Sole ride in faccia ai belli”, ma poi in giro – a Colle di Sogno, ad esempio – ci sono quelli così nobili d’animo che giammai si vantano della loro pur eccezionale avvenenza e, per ciò, nemmeno si curano troppo della meteo serena oppure no. Dunque, la presentazione de L’Uomo del Moschel di Davide S. Sapienza a Colle di Sogno, domenica 28 (domani, eh!) alle ore 16.30, è assolutamente confermata. Anzi: se poi, nonostante le previsioni (sovente imprecise, si sa), dovesse pure uscire un po’ di Sole, sappiate che comunque non ci vanteremo di quanto siamo belli, perché “i sogni si possono comunque sempre vivere” (quasi-cit.), con il cielo sereno o senza! Per cui: occhio alla locandina qui sopra con il programma completo dell’evento (cliccateci sopra per leggerla in un formato più grande, cliccate invece qui per saperne ancora di più), e appuntamento a Colle di Sogno, domenica dalle 15.00 in poi, con Davide Sapienza e L’Uomo del Moschel!
Il “tempo” non esiste, noi sì: domenica ce lo dimostreremo un’altra volta.
Da grande appassionato di “vagabondaggi” in Natura, e da cultore delle relative tematiche culturali, voglio sottoporvi un appello assai sentito, che deriva da una considerazione fondamentale.
Come dà notizia al solito puntuale MountCity, si moltiplicano le segnalazioni (sui giornali locali) di multe salate ai motociclisti sorpresi mentre fanno motocross nei boschi o lungo le vie rurali – mulattiere, sentieri, piste agrosilvopastorali – sulle quali vigono divieti di transito ai mezzi motorizzati privi di adeguato permesso. Bene, benissimo! Finalmente!
Le genti di montagna (e con esse tutte le persone che la frequentano con consapevolezza) non possono che essere ben contente di queste notizie. Perché la percezione del paesaggio montano e il relativo immaginario collettivo che ne alimenta la cultura sono composti da elementi estetici, culturali e antropologici che nulla hanno a che vedere con l’utilizzo ludico-motorizzato del territorio, disturbante, dannoso e inquinante, che questi “motociclisti” pretendono di imporre, oltre che dalla bieca incultura che si portano appresso (di frequente poi “espressa” con estrema maleducazione e prepotenza).
Quindi, l’appello di cui vi dicevo: se ne vedete scorrazzare, di tali motociclisti, ove è loro proibito (quasi ovunque, sulle vie rurali), denunciate, denunciate, denunciate! Non fategliela passare liscia! Un atto di prepotenza così marchiano e tanto dannoso non può più restare impunito. Non è una mera posizione di parte, questa, ma una questione di civiltà, di buon senso, di educazione civica. Qualcosa che tutti dovremmo sentire come indispensabile da mettere in atto, ecco.
Nell’immagine qui sopra (fateci clic per vederla in un formato più grande), un bel ricordo firmato Pio Rota di un anno fa (era il 15 ottobre 2017) ovvero quando ebbi l’onore e il piacere di guidare un folto gruppo di visitatori alla scoperta dell’ex Grande Albergo del Pertüs, uno dei primi e più lussuosi hotel di montagna edificato sulle Alpi lombarde, riaperto quella volta (e solo quella volta) in via eccezionale a decenni dalla sua chiusura. Un luogo affascinante la cui storia ho raccontato sul numero di ottobre della rivista OROBIE; da qualche giorno, sul sito della stessa rivista, trovate anche la descrizione dell’itinerario per raggiungere l’ex Grande Albergo partendo da Carenno (Lecco) – peraltro un percorso bellissimo in un paesaggio altrettanto spettacolare – con altre immagini di quella visita dello scorso anno, tutte di Pio Rota.
Cliccate qui per visitare la scheda dell’escursione, lungo il cui percorso potete trovare altre cose assolutamente interessanti da vedere… o potrete trovare, dacché mi auguro che la affronterete, prima o poi. Merita parecchio, ve lo assicuro.
“Non si possono fare domande ai sogni, però si possono vivere.” Così recita uno dei passaggi più suggestivi de L’Uomo del Moschel, l’ultimo libro dello scrittore, geopoeta e giornalista Davide Sapienza, uno dei più importanti autori italiani di narrativa di viaggio e del paesaggio ma la cui produzione letteraria è assai varia e sempre raffinata. Quel pensiero così suggestivo contiene un elemento, il sogno, che si ritrova in forma di toponimo in uno dei luoghi più affascinanti della montagna lombarda: Colle di Sogno, nel comune di Carenno (Lecco). Un elemento “condiviso” che, grazie all’iniziativa della Pro Loco di Carenno e la cura dello scrivente (io, sì!) è diventato l’ottimo motivo per organizzare, domenica 28 ottobre alle 16.30, la presentazione de L’Uomo del Moschel – pubblicato da Bolis Edizioni di Bergamo – proprio a Colle di Sogno, con la presenza dell’autore, Davide Sapienza, con il quale avrò il grande onore e il piacere di chiacchierare, così da scoprire insieme il libro. Per l’occasione, ci sarà la possibilità di raggiungere il borgo di Colle di Sogno a piedi, con partenza da Carenno alle ore 15.00 salendo lungo la suggestiva mulattiera che attraverso i boschi vi giunge, di ristorarsi con panini, torte e bibite presso la Locanda del Colle nonché di gustarsi un’ottima burollata offerta dalla Locanda stessa. Naturalmente si potrà partecipare alla presentazione anche raggiungendo il borgo in auto, lungo la strada carrozzabile che sale da Torre De’ Busi. Cliccate sulla locandina per leggerla e scaricarla in un formato più grande, così avere tutto quanto ben appuntato.
La presentazione, che gode anche del patrocinio del Comune di Carenno oltre che del supporto di Bolis Edizioni, avverrà tra le caratteristiche viuzze del borgo, per l’occasione illuminate in maniera suggestiva, nel fascino dell’ora, della particolare luce del tramonto e del meraviglioso paesaggio d’intorno. Un evento speciale dedicato un libro speciale (per la stessa produzione letteraria di Sapienza) che narra la storia di Zurio, un bambino di cinque anni il cui spirito avventuroso e una mente pronta conducono nella Valle dell’Occhio dove, lontano dagli occhi dei genitori, incontra l’Uomo del Moschel. Un avvenimento che lo porterà a compiere un viaggio onirico in cui attraverserà la vita sino all’età adulta, finché un colpo di scena finale aprirà scenari impensabili… L’Uomo del Moschel rappresenta un tributo all’immaginazione fanciulla, con una narrazione trasversale che conduce nei grandi spazi di vallate, torrenti, marmitte dei giganti, passi alpini, sorgenti e l’amicizia di tre ragazzi, un tempo bambini, nei quali qualsiasi adulto si ritroverà facilmente.
Quello di domenica 28 ottobre sarà un evento letterario senza dubbio speciale e alquanto intrigante, con la prestigiosa presenza di Davide Sapienza ad assicurarne la grande attrattiva e a confermare Colle di Sogno come ideale location di iniziative culturali in grado di porsi in dialogo con il Genius Loci locale, attivando un’efficace resilienza basata sulla cultura e fondamentale alla salvaguardia del borgo e della sua socialità. Un progetto di resilienza culturale montana, appunto, al quale tengo molto e le cui grandi potenzialità mi impegnerò a realizzare, insieme a chiunque vorrà partecipare a tale “avventura”.
Dunque vi aspetto, con Davide Sapienza e L’Uomo del Moschel a Colle di Sogno: sarà un evento che non vi scorderete facilmente, ve lo assicuro!
In questo periodo, in mezzo a un tot indefinito (!) di altri lavori, sto compiendo una ricerca sui miti alpini, la cui personale elaborazione confluirà (se tutto va per il verso giusto) in un’innovativa opera editoriale dedicata alle Alpi. Tra la documentazione vagliata vi è un vecchio testo di Aurelio Garobbio, Leggende delle Alpi Lepontine e dei Grigioni (Editore Cappelli, 1969), nel quale ho trovato una leggenda relativa agli Uomini Selvatici (forse il più diffuso archetipo mitologico delle Alpi) dei monti del cantone Grigioni. Una storia che, in tutta la sua semplice e genuina suggestione, mi viene da interpretare come una metafora invero assai potente (oggi ancor di più, nel bel mezzo di inquietanti cambiamenti climatici) del rapporto tra l’uomo e la Natura, ovvero dell’armonia necessaria alla costruzione di una connessione tra la presenza umana e i territori naturali (da sempre il mito dell’Uomo Selvatico è rappresentazione delle forze della Natura e simbologia dei luoghi che l’uomo non ha antropizzato ma coi quali deve in qualche modo rapportarsi per la propria sussistenza: esempio classico i boschi) che sia la più virtuosa possibile o, dall’altra parte, la meno aberrante. Nella storia sembra essere inizialmente rappresentata l’armonia primigenia tra gli uomini e la Natura (nonostante certa “durezza” di essa), poi la rottura di questo legame a causa della prepotenza dell’uomo e della perdita della facoltà di comprendere l’importanza della cura di quel legame, quindi i danni e le calamità scaturenti da tutto ciò; infine, quasi a far da “morale” alla storia, l’evidenza della necessità di un approccio ben più sensibile e cosciente nei confronti della Natura e delle sue forze, al fine di ripristinare e riequilibrare l’iniziale e comunque imprescindibile armonia.
In fondo gli uomini, pure “ipertecnologici” che possano essere – come quelli contemporanei – nulla ancora possono (e potranno, nemmeno in futuro) contro le forze naturali: un’evidenza che, appunto, sta diventando via via sempre più palese, con il cambiamento del clima in corso e l’estremizzazione di certi fenomeni meteorologici e climatici.
Per la cronaca, la località di Stossavia citata nella storia è molto probabilmente Safien, villaggio della Surselva grigionese.
Buona lettura e, mi auguro, pure buone riflessioni!
Raffigurazione di un Uomo Selvatico nella chiesa di Ambierle, in Francia.
Un Uomo Selvatico sostava davanti ad una capanna di Camana, il vasto alpeggio di Stossavia, sopra i gorghi della Rabiusa. In cucina una donna faceva il formaggio. Vedendolo lo invitò: – Entra a ristorarti: ti darò da bere e da mangiare.
L’ometto rispose: – Non lo posso fare, perché se mi pongo sotto il tetto, comincia a piovere.
– Anche questa debbo sentire – sbottò la donna. – Non si è mai visto sereno più limpido. Dove la trovi una nube?
L’intera famiglia sui prati segava l’erba, la stendeva al sole ad essiccare, la rivoltava con le forche.
– Ti dico che se entro si mette a piovere.
Non essere scortese, entra!
La donna insisteva, l’Uomo Selvatico si rifiutava, fin che quella, spazientita, lo insolentì, lamentandosi perché offendeva l’ospitalità offerta.
– Se proprio lo vuoi – disse l’Uomo Selvatico, ma appena entrato sotto il tetto, grosse nubi salirono da ogni parte dietro i monti, sommersero l’azzurro fin che non ne rimase una sola chiazza, e piovve a secchi.
– Tu ci guasti il fieno! – cominciò ad inveire la donna. – Ci ricambi il bene col male.
Siccome l’Uomo Selvatico non parlava, quella si eccitava sempre più, e passando alle vie di fatto prese il manico di una falce e lo cacciò di casa.
L’ometto peloso corse un po’, si sedette su di un masso non lungi dalla capanna, lanciò una minaccia: – Aspetta: ora te ne pentirai. – E scomparve.
Immediatamente la pioggia cessò, il vento spazzò le nubi, il sole tornò a splendere cocente, tanto cocente, che una soffocante calura avvolse l’Alpe Camana. Pareva salisse dalla terra, il caldo, e piovesse dal cielo. In breve l’erba fu asciutta, e cominciò a rinsecchire.
Gli uomini rincasati commentavano la stranezza del tempo, e la donna raccontò la storia dell’Uomo Selvatico, invitato in casa e mandato via malamente.
I giorni passavano, la siccità perdurò. Ogni erba seccò, la terra sollevò polvere. Le mandrie non trovando da sfamarsi, strappavano le radici, muggendo da far pietà. Ogni fonte inaridì.
Scongiuri e minacce degli alpigiani arrabbiati e preoccupati caddero sulla povera donna: la si cacciò di casa, dovette cercare albergo nelle tane fra le gole e sarebbe morta di fame, se una figlia non le avesse pietosamente portato qualche cosa.
Perdurando il sereno, si nutrirono le mucche con il fieno, ma presto anche i fienili furono vuoti, e le povere bestie stecchite cominciarono a morire. Di pioggia, neanche a parlarne.
I pastori proibirono di portare il cibo alla donna nel rifugio di sasso: era causa del male e doveva perire, come le mandrie un tempo fiorenti.
La figlia rattristata uscì di casa, sedette sullo stesso masso dal quale l’Uomo Selvatico aveva scagliato la maledizione, sentì un groppo stringerle sempre più la gola, scoppiò in un pianto dirotto.
Tre lacrime caddero sul secco terreno, e l’Uomo Selvatico apparve.
– Guarda – le disse – piove.
Il cielo si era improvvisamente coperto, ed una pioggia calma, fresca, ristoratrice scendeva blanda sulle zolle inaridite. Pioveva a fili diritti, come nelle notti d’autunno, ed in breve l’erba tornò a spuntare, un verde intenso ricoperse i pascoli ed il bestiame fu salvo. Si andò allora a trarre dalla tana di roccia la donna causa di tanto male, e la si lasciò in pace.