Alpinscena #105

Quando mi chiedono quale sia la miglior rivista che si occupi di cultura di montagna, non ho esitazioni a rispondere: è “Alpinscena”, la rivista della CIPRA, la Commissione Internazionale per la Protezione della Regione Alpina, organizzazione indipendente, senza fini di lucro, impegnata per la protezione e lo sviluppo sostenibile delle Alpi.
Pubblicata in cartaceo da due a quattro volte l’anno nelle varie lingue in uso negli stati alpini, e con carattere solitamente monotematico, “Alpinscena” affronta questioni di attualità per le Alpi con modalità molteplici ma sempre altamente approfondite e attraverso visioni tanto innovative quanto costruttive. A informazioni basilari fornite da esperti sono affiancati esempi concreti riguardanti le seconde case, il riscaldamento globale, la diversità biologica, le costruzioni energeticamente efficienti, l’innovazione e molto altro che oggi forma l’ambiente alpino e determina la vita e la relazione con esso dei suoi abitanti o dei visitatori. Il tutto in poche ma dense pagine, nelle quali si può trovare quello che probabilmente è il punto di vista più avanzato in tema di Alpi, di paesaggio alpino, di vita in montagna, di fruizione della regione alpina. Ed è persino gratuita e scaricabile direttamente dal sito della CIPRA! – anche se un sostegno economico volontario è assai gradito.
Insomma, da conoscere e leggere, se siete studiosi, ricercatori cultori, abitanti, appassionati delle Alpi della loro realtà culturale.

Cliccate sull’immagine in testa al post per conoscere l’ultimo numero di “Alpinscena”, oppure qui per abbonarvi alla versione cartacea. Qui invece potete navigare nel sito web della CIPRA.

Buone e proficue letture alpine!

Sull’assegnazione del Nobel a Peter Handke

(Photo credit: “Wild + Team Agentur – UNI Salzburg” [CC BY-SA 3.0 -http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/])
La questione delle polemiche che hanno accompagnato l‘assegnazione del Premio Nobel 2019 per la Letteratura a Peter Handke, che in passato aveva espresso posizioni criticate e controverse a favore dei serbi nella guerra della ex Jugoslavia, poi in qualche modo ritrattate, mi ha fatto tornare alla mente due vicende similari, seppure non del tutto paragonabili. In primis quella di Knut Hamsun, che il Nobel lo vinse prima di essere accusato di simpatie filonaziste e di collaborazionismo con il governo-fantoccio nazionalsocialista norvegese; eppoi quella di Ezra Pound, così vicino al fascismo e a Mussolini nel suo lungo soggiorno in Italia da ispirare il nome di uno dei più noti gruppi neofascisti italiani attuali. Entrambi grandissimi autori, tra i più importanti della letteratura moderna, entrambi messi all’indice a lungo per quelle loro simpatie.

Non voglio qui entrare nel merito delle attuali polemiche verso il Nobel a Handke – se ne volete sapere di più e provare a costruirvi una vostra meditata opinione, vi consiglio due approfonditi articoli che trattano il caso dagli opposti punti di vista: questo di DoppioZero, che si può definire pro, e questo di “ValigiaBlu”, contro – ma vorrei proporre una riflessione sulla necessità o meno, o se preferite sulla equità oppure no, del mantenere separati, in una figura pubblica afferente all’ambito della produzione culturale, l’aspetto artistico (lo scrittore, in questo caso), da quello civico (il cittadino comune, in tale accezione sullo stesso piano di tutti gli altri). Ovvero: le opinioni, le idee, le espressioni pubbliche del pensiero di un autore possono (o magari devono) in qualche modo influenzare il giudizio sulla sua opera e sulla produzione culturale? Se uno scrittore scrive un romanzo-capolavoro ma in pubblico sostiene idee deprecabili, deve essere deprecato anche come autore? Oppure i due aspetti devono necessariamente restare separati perché relativi a due atteggiamenti intellettuali diversi, se pur scaturenti dalla stessa fonte cerebrale?

In fondo ogni opera d’arte rappresenta sempre anche un atto politico e, in qualche modo, civico-sociale; in certi casi il suo carattere provocatorio è necessario alla trasmissione efficace dei suoi contenuti e del suo messaggio. Ugualmente le parole proferite da un intellettuale di chiaro valore e provata fama, autore di opere di riconosciuta importanza artistica e culturale, assumono un valore politico, e tuttavia verba volant…, a differenza delle sue opere materiali, senza contare che è legittimo cambiare col tempo le proprie idee (che ciò sia fatto per equilibrata riflessione, per nuova convinzione o per mera opportunità).

Dunque? Quale può essere, per quanto sopra esposto, la responsabilità di un autore? Quali i suoi diritti di libera espressione del pensiero e quali i suoi doveri in qualità di inventore e produttore culturale? E, dall’altra, parte che libertà di giudizio e che responsabilità ha chi deve giudicarne l’opera?

Per quanto mi riguarda, nel caso di Peter Handke (e posto che conosco assai poco le sue opere), comprendo entrambe le posizioni di chi s’è detto a favore e di chi s’è detto contro l’assegnazione del Nobel (quantunque credo che tutte e due siano espressioni di un univoco punto di vista originario) ma credo che siano molto rari i casi in cui le opinioni del cittadino possano inficiare il valore dell’opera dell’autore. Tuttavia, appunto, lascio a voi la libera riflessione al riguardo.

Svizzera, avanti col verde

(Il Parlamento Svizzero di Berna. Photo credit: Marcel Kessler via pixabay.com, https://pixabay.com/it/users/marcelkessler-3217273/)

A differenza dell’Italia, nella quale la politica istituzionale – lo sostengo da tempo – è ormai morta, probabilmente dalla fine della Prima Repubblica, trasformandosi definitivamente in un teatr(in)o degli orrori, la Svizzera si rivela un paese molto avanzato anche dal punto di vista politico, sovente anticipando le tendenze elettorali in tal senso nei confronti di altri paesi europei. Mi pare che sia andata così anche in occasione della tornata elettorale di ieri: in passato la Svizzera è stato uno dei primi paesi a premiare un partito della destra populista e a ridurre l’importanza politica dei partiti storici di centro e di sinistra, poi è stato tra i primi a far arretrare quella destra populista, ora lo è nel rendere i partiti d’ispirazione ecologista tra quelli più prominenti sempre a danno di destra populista e sinistra storica – peraltro anticipando pure l’esistenza di due correnti “verdi”, una di sinistra e l’altra di centrodestra. Ed è, la Svizzera, anche uno dei paesi più avanzati in quanto a presenza femminile in Parlamento (ora al 42%) e nei quali da tempo l’affluenza alle urne è in calo, restando già da almeno 40 anni sotto il 50%.

Insomma: la Confederazione, con la propria unicità istituzionale, resta pure un laboratorio sociale, culturale e anche politico il quale, in modi per certi aspetti sorprendenti visto tale suo stato di unicum, anticipa le tendenze e le evoluzioni del resto di questa parte di mondo. Da seguire sempre con attenzione nonché, per quanto mi riguarda, da ammirare, senza dubbio.

Cliccate sull’immagine in testa al post per leggere gli approfondimenti dedicati alle Elezioni Federali 2019 da “Swissinfo” oppure qui, per l’analogo dossier di “RSINews“.

Viva Carl Spitteler!

Nel mentre che l’Accademia di Svezia annuncia(va) i vincitori del Premio Nobel per la Letteratura 2018 e 2019, Olga Tokarczuk e Peter Handke, la Svizzera ricorda(va) l’unico suo autore che abbia vinto il Nobel per la Letteratura, Carl Spitteler, nel 1919 – lo fa infatti anche per via del centenario da quell’evento.

La cosa mi interessa particolarmente dacché di Spitteler, lucernese d’adozione (un po’ come me, se così posso dire), solo negli ultimi tempi rivalutato anche in patria come autore letterario – semmai ben più celebre per il suo Discorso sulla neutralità – ma quasi sconosciuto in Italia, ho letto di recente il suo Il Gottardo, opera bellissima pubblicata dall’editore ticinese Dadò della quale, sfruttando tale occasione, vi ripropongo qui le mie impressioni di lettura.
Peraltro, sempre in occasione del centenario, l’altro principale editore ticinese, Casagrande, ripubblica il Discorso sulla neutralità in un volume che contiene le riflessioni al riguardo di numerose autrici e autori elvetici riguardo un testo di grande valore politico e culturale anche al di fuori del contesto svizzero (anzi, forse soprattutto al di fuori), per certi versi profetico, la cui lettura risulta per questo attualissima e illuminante.
Cliccate sulla copertina qui sopra per saperne di più.
Insomma: viva Carl Spitteler!

Un paese di lettori, o una città

Leggo di questo simpatico scambio di battute avvenuto ieri al Festivaletteratura di Mantova, sul profilo Twitter di Einaudi:

Marcello Fois: «A vedere il pubblico di Mantova pare che l’Italia sia un paese di lettori.»
Ian McEwan: «Ma lo è, Marcello, l’Italia è un paese di lettori.»
Marcello Fois: «Sì, ma sono tutti qui al Festivaletteratura!»

Lo scambio è divertente tanto quanto emblematico, tuttavia mi permetto di dire che entrambi gli interlocutori esagerano: McEwan pecca di calorosa ingenuità, Fois di desolante ottimismo.

Io qui, invece, pecco di pessimismo, lo so. In Russia si usa dire che «un ottimista è un pessimista male informato», per il principio uguale e opposto io spero proprio di essere un ottimista incompetente. Ecco.