Le montagne, come il mare

Le montagne, come il mare, ricordano una misura di grandezza dalla quale l’uomo si sente ispirato, sollevato.

[Tiziano Terzani, Lettere contro la guerra, 2002. L’immagine è stata presa questa mattina alle 8.30 dalla “Panomax” posta sulla sommità dello Zucco Orscellera (1858 metri) sopra i Piani di Bobbio, in Valsassina. Le “isole” sono il Monte Resegone, a sinistra, e il Monte Due Mani a destra; la superficie del mare di nubi è a circa 1620 metri di quota. Provenienza e approdo della barca in navigazione invece mi sono ignoti.]

Tra un po’ dovremo tornare inevitabilmente a parlarne, dei Giochi Olimpici di Milano Cortina

[Immagine tratta da www.facebook.com/LaGazzettaDelloSport, rielaborata da me.]
Le Olimpiadi di Milano Cortina sono finite domenica scorsa, ma già da giorni politici e dirigenti olimpici hanno fatto partire la gran cassa mediatica del «Tutto bello, tutto fantastico, un successo su tutta la linea!», come a mettere le mani avanti e approfittare delle suggestive immagini delle gare, delle imprese sportive, delle medaglie che la gente per ora ha in mente e che alimentano nell’immaginario del momento la sensazione di aver assistito a un grande e memorabile evento.

È vero, è stato così: le gare olimpiche sono state bellissime, piene di momenti esaltanti e toccanti e tutto – al netto di infortuni e imprevisti di gara – è andato bene. E ci mancherebbe che non andasse bene, d’altro canto. Già, ma le gare olimpiche sono una cosa, l’organizzazione dei Giochi è ben altra cosa, e le tante magagne olimpiche hanno continuato a saltare fuori e a essere registrate: dal malcontento diffuso tra gli abitanti delle località olimpiche all’affluenza di pubblico inferiore al previsto, alla permanente questione delle opere olimpiche: quella fatte, che non si sa bene che futuro avranno (la pista di bob di Cortina in primis) e quelle da finire o ancora da iniziare, che chissà se e come saranno realizzate e con quali ulteriori impatti sui territori e sulle finanze pubbliche.

Ma non è ancora giunto il tempo di ricominciare a parlare della questione olimpica: ci sono ancora i Giochi Paralimpici da fare e seguire e alla fine definitiva del periodo olimpico mancano ancora 19 giorni. Dal 16 marzo ne riparleremo, fino a che sarà necessario farlo. Dunque per ora lascio “parlare” Francesco Antonelli, ricercatore dell’Università di Bergamo che per l’ateneo sta curando un progetto dal titolo «Rigenerazione, metro-montagna e Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 in Valtellina: tra innovazione territoriale e cura dei luoghi» con il quale si indaga l’impatto dei Giochi Olimpici sui territori coinvolti, con particolare attenzione ai benefici e alle criticità dell’eredità – la tanto citata “legacy” – dei giochi. Così Antonelli ha detto, qui:

La vera legacy non sta tanto nelle infrastrutture o nella visibilità turistica, ma nel rafforzare un territorio di per sé fragile senza snaturarlo e senza che si generino squilibri ambientali e sociali. La legacy si gioca tutta nel cercare di mettere al centro la montagna. Negli ultimi anni se ne sta parlando sempre di più, anche in ambito scientifico, ma un grande evento come le Olimpiadi può portare a riflettere sulla coesistenza tra uomo e montagna, a promuovere economie diverse, non direttamente legate al turismo stagionale, e a promuovere la cura dei luoghi.

Ecco, ci risentiamo dal 16 marzo in poi!

P.S.: a proposito, domani sera dalle mie parti, a Lecco, c’è questo film (cliccate sulla locandina per saperne di più):

La nuova ciclovia sull’Albenza e la “vecchia” (ma attualissima) previsione di Buzzati

[Immagine tratta da www.lavocedellevalli.it.]
Ricordate la ciclovia che stanno realizzando a colpi di ruspe in Valle Imagna, sul versante est del Monte Albenza tra Roncola e Costa, sulla quale ho scritto qualche giorno fa? Ecco, ho inviato alcune mie considerazioni (durissime? Nemmeno tanto, in verità) sulla questione al quotidiano “La Voce delle Valli” che ne aveva dato notizia: sono state pubblicate qui – ringrazio di cuore la redazione per l’attenzione e lo spazio concessomi – e le potete leggere per intero lì sotto. Mi auguro servano innanzi tutto a mantenere viva l’attenzione e il dibattito civile (e civico) sulle nostre montagne e sulle comunità che le abitano, alle quali spesso viene negata tanto l’interlocuzione istituzionale, in circostanze del genere, quanto l’adeguata rappresentatività politica ma che in effetti siamo noi, abitanti delle montagne, a dover elaborare per primi. Ad alimentare il fondamentale e imprescindibile senso di comunità, insomma.

Ovviamente siate liberi di farmi avere le vostre opinioni e considerazioni al riguardo, che sarò ben felice di leggere.

Dopo aver realizzato uno dei sogni più belli, un’ascensione prestigiosa come lo spigolo del Velo alla Cima della Madonna, Buzzati è felice solo a metà e apostrofa l’amico Franceschini: «E piantala con questa storia degli uccellini! Lo sai meglio di me, no? Li hanno ammazzati tutti, li hanno ammazzati. Li hanno cotti in pentola, quei malnati. E adesso, vedrai, ammazzeranno anche le piante. E non ci saranno più nemmeno i boschi. Credi che non sappia? Qui regneranno soltanto il cemento, l’asfalto, le macchine e la morte. E allora saranno soddisfatti, finalmente.»

Il grande Dino Buzzati scrisse queste parole (che ho tratto dall’ultimo libro di Enrico Camanni “Le Alpi in 30 montagne”, Laterza, 2025; Gabriele Franceschini fu una celebre guida alpina delle Pale di San Martino scomparsa nel 2009 alla quale Buzzati si affidò spesso) più di mezzo secolo fa. Il boom economico spargeva ancora le sue prebende sul paese, il turismo si faceva sempre più di massa anche sui monti e, sull’onda di ciò, si poteva pensare che qualche sindaco di montagna si facesse convincere che a cementificare e asfaltare i propri territori (sui quali si pativa la fame o quasi fino a pochi lustri prima) per agevolare la presenza dei turisti avrebbe reso tutti più felici e contenti nella sua comunità. Buzzati, persona e intellettuale di grande sensibilità e sagacia (non serve rimarcarlo), profondamente innamorato delle montagne e delle sue Dolomiti in particolare, aveva perfettamente compreso il rischio che i monti stavano correndo e lo denunciò con fermezza numerose volte.

Oggi no: che succedano queste cose, come ad esempio sta accadendo con la nuova strada “ciclopedonale” tra Roncola e Costa Valle Imagna (sulla quale “La Voce delle Valli” ha scritto di recente), non è più ammissibile e tanto meno tollerabile. I sindaci e gli amministratori pubblici che ancora pretendono di “valorizzare” le proprie montagne ovvero metterle a valore per farne un bene di consumo da (s)vendere sul mercato del turismo (quale mercato poi, e quale “turismo”?) non possono essere creduti dei meri ingenui o degli sprovveduti in buona fede. No, sono amministratori di un patrimonio collettivo che decidono arbitrariamente di cementificare, asfaltare, infrastrutturare, lunaparkizzare per pura e semplice insensibilità, noncuranza, indifferenza (non vado oltre) verso quelle loro montagne, verso le loro peculiarità paesaggistiche e naturalistiche, verso la loro integrità ambientale, la loro identità, la loro anima. Montagne che in questo modo essi inevitabilmente condannano alla banalizzazione, all’imbruttimento, al degrado, a luoghi che il turismo realmente sostenibile e consapevole eviterà accuratamente. Fino a che ne saranno soddisfatti, evidentemente, proprio come affermò e predisse Dino Buzzati più di mezzo secolo fa.

Tramonti alpini a motore (e gas di scarico, puzza, rumore, inciviltà)

[Immagine tratta da qui.]
L’emozione di un tramonto spettacolare ai 2.200 metri della Val Carisole? Attraversando panorami da favola? Raggiungendo il “terrazzo” sulle Orobie comodamente in motoslitta facendo un gran rumore per tutto il circondario e spargendo gas di scarico e puzza come lungo una via di città?

ORA SI PUÒ!

Già: in un paese come il nostro così spesso privo di rispetto per la montagna, di sensibilità verso l’ambiente naturale e di buon senso si può tutto, evidentemente. Idioti quelli che i tramonti spettacolari e i panorami da favola se li godono a piedi e in silenzio avendo cura di lasciare sul luogo e in Natura meno tracce possibili! Vero?

N.B.: la Val Carisole si trova sopra Carona, in alta Valle Brembana, nel comprensorio sciistico “Brembo Ski” di Foppolo-Carona. Sinceramente, consiglierei di non andarci, almeno quando certe iniziative siano in atto. In ogni caso, ciò che penso dell’uso ludico delle motoslitte in montagna l’ho già espresso in modo inequivocabile tempo fa qui.

Ma guarda, gli animali sono intelligenti!

[Foto di erwin bosman da Pixabay.]
Compaiono di frequente sulla stampa notizie che riportano di nuove scoperte circa l’intelligenza e le capacità cognitive di molti animali, come questa su uno scimpanzé bonobo: notizie che vengono variamente definite “sorprendenti” ed è comprensibile, per certi aspetti.

Ma per altri aspetti è invece sorprendente che ancora noi umani ci si meravigli dell’intelligenza degli animali, in un modo che denota inevitabilmente la nostra pretesa superiorità su di essi. Ci sorprendiamo della loro intelligenza perché di norma li crediamo dotati di capacità cognitive molto inferiori alle nostre. Li riteniamo “stupidi”, insomma.

E chi l’ha detto, che le loro intelligenze siano inferiori alle nostre? Noi umani, ovviamente, parlandone come i tifosi d’una certa squadra costretti a fare qualche complimento alla squadra avversaria: «Sì, bravini… ma noi siamo comunque i migliori, i più bravi i più forti!». Intanto la nostra squadra, i “Sapiens”, in una cosa si è dimostrata sicuramente superiori a tutte le altre: a distruggere il mondo e noi stessi. Uuuh, complimenti eh!

E se invece considerassimo le intelligenze degli animali non “superiori” o “inferiori” ma diverse dalla nostra? In effetti quante cose ancora non sappiamo delle loro capacità intellettive e cognitive? Che ne sappiamo di cosa veramente sappiano fare, con la loro mente?

Sarebbe un pensiero più semplice, in fondo, eppure molto profondo e per tanti versi rivoluzionario.

Amalia Bastos, studiosa di psicologia comparata all’Università di St Andrews, in Scozia, e prima autrice dello studio sul bonobo che ho linkato lì sopra, ha detto: «Vivono vite mentali ricche, e forse meritano da noi più rispetto e più aiuto di quanto ne stiamo dando».

Forse, già. O siamo noi umani, forse, che meriteremmo un piedistallo ben più basso di quello su quale ci siamo issati per dominare il mondo.