Franco Faggiani, il “maestro itinerante” – della narrativa di montagna

Sono sempre molto contento di leggere dell’uscita di un nuovo libro di Franco Faggiani. E non solo perché so già – senza essere affatto di parte – che sarà per diversi aspetti una bella lettura da affrontare, ma anche perché Franco è sempre più un punto di riferimento della letteratura di montagna italiana. Che forse non è così forte nella propria “identità di genere” – letterario, appunto – come ad esempio quella svizzera (ma inevitabilmente, per certi versi) e d’altro canto sta sempre più definendo una propria specificità, tanto narrativa quando variamente culturale, grazie ad autori d’assodata bravura come Faggiani.

Se possibile il suo nuovo libro, Il Maestro Itinerante, appena pubblicato dalle Edizioni CAI, possiede per me pure un elemento di fascino in più: gli Escartons. Infatti è la storia, tra realtà e fantasia, di un maestro nomade che si trova per la prima volta ad affrontare le complessità e il fascino delle incredibili comunità alpine. La valle di Pragelato è parte della indipendente Repubblica degli Escartons (1343-1713) quando Bertran Guyot, uscito dall’università religiosa di Torino, trova lavoro come maestro itinerante. Come d’usanza, è appena stato ingaggiato alla grande fiera franca di Oulx, punto di riferimento di tutti i montagnard delle valli circostanti. Sale nelle Terre Alte convinto di trovare una società primitiva, invece incontra un mondo molto più evoluto di quello delle pianure e perfino delle grandi città – una realtà che gli antropologi hanno definito “paradosso alpino“. Gli abitanti sanno già scrivere e far di conto, e vogliono conoscere ben altro: astronomia, filosofia, matematica, arte. Bertran saprà entrare a far parte della comunità, guadagnandosi la fiducia. Imparerà cose prima sconosciute: le regole della natura e degli uomini di montagna.

In effetti la Repubblica degli Escartons è stata a mio parere una delle cose più belle accadute nella storia delle Alpi, «una Unione Europea ante litteram» come dice lo stesso Faggiani in questa bella intervista di Pamela Lainati sul portale CAI “Lo Scarpone” (di Lainati è anche la foto qui sopra), perché era un’organizzazione politica basata sul libero scambio delle merci ma anche delle idee, dove perfino la donna godeva di un rispetto inusuale per l’epoca. «Era una società dove si praticava l’uguaglianza, l’accoglienza, nessuno era escluso – continua Faggiani, – gli anziani erano rispettati, i disabili ancora di più, c’erano persone che si dedicavano agli altri. Non c’erano differenze culturali, sociali, economiche, né linee di confine: nemmeno oggi ci sono, eppure si avvertono. Tutti avevano diritto a un’istruzione, uomini e donne, senza nessuna differenza, perché l’istruzione serviva non solo a conoscere tante cose, ma anche a poter esplorare in maniera molto più facile il mondo esterno.»

Insomma, Il Maestro Itinerante è un libro che sono proprio curioso di leggere, scritto da un autore che si identifica sempre più come un “maestro” della scrittura di montagna italiana e a sua volta itinerante, visti i numerosi territori montani che ha scelto come ambito delle storie narrate nei suoi libri, dopo averli esplorati a fondo. Territori speciali, ciascuno a modo proprio ma tutti in forza della loro meravigliosa essenzialità: come dice Franco, «Un buon posto con un bel panorama, un po’ di amici, un camino acceso e un orto per me sono più che sufficienti».

Per saperne di più sul libro, cliccate sulle immagini lì sopra. La prima presentazione si terrà a Milano alla libreria Monti in Città il 27 marzo, poi a Torino alla Libreria della Montagna il 3 aprile.

«Un libro così bello nemmeno Milano ce l’ha!»

Un libro così bello per raccontare un singolo luogo nemmeno Milano ce l’ha!

Così mi ha detto un amico nello sfogliare OLTRE IL GIURAMENTO. Racconti per visitare Pontida, il nuovo volume della collana “Oltre” curata da Fabio Bonaiti e Pierluigi Donadoni dedicato al comune bergamasco della Val San Martino e al suo peculiare territorio, alla cui stesura ho avuto il privilegio di partecipare insieme ad altri prestigiosi autori – del volume ne ho già scritto qui, in occasione della presentazione.

Non so se quell’affermazione dell’amico sia sostenibile, posso immaginare che di libri notevoli che la raccontano Milano ne abbia molti, ma di certo un volume con 568 pagine, 6 presentazioni, 13 saggi tematici, 6 contributi di appendice, il tutto corredato da documenti e immagini fotografiche inedite oltre che interamente tradotto in inglese, per un comune di poco più di tremila abitanti che forse alcuni conoscono solo per lo storico e omonimo giuramento o per certa bassa cronaca politica più recente è tanta roba, come si usa dire oggi.

[Un momento della presentazione del volume a Pontida lo scorso 7 dicembre 2024.]
In effetti qualcuno potrebbe pensare che su un piccolo comune come Pontida, obiettivamente non annoverabile tra i più importanti della bergamasca, al netto delle due cose sopra citate (sulle quali si è già scritto molto, per alcuni versi anche troppo), non ci possa essere granché da riferire. Ma se si considera che nelle 568 pagine che compongono il volume quelle circostanze non sono quasi nemmeno citate – il titolo del volume lo evidenzia da subito, d’altro canto – si capisce di conseguenza che invece di cose da scrivere, raccontare, rivelare su Pontida ve ne sono molte, come ve ne sono per ogni luogo quando ci si impegni nell’esplorazione approfondita del suo territorio, della comunità che lo vive, della storia e della geografia, della sua anima e delle specificità che rendono tutto ciò peculiare e in vari modi unico. Questo perché ogni territorio abitato nel tempo, vissuto, modificato, identificato da chiunque vi abbia risieduto o lo abbia frequentato anche solo per poco è un luogo unico e peculiare, nel (o sul) cui paesaggio restano impresse le storie e le narrazioni di tutte quelle genti e di ciò che hanno fatto oltre che le manifestazioni del suo Genius Loci, l’entità che rappresenta l’anima del luogo.

Ecco perché ho voluto citarlo espressamente, il Genius Loci di Pontida, fin da titolo del mio saggio: Psicogeografie pontidesi. Esplorando l’identità culturale del territorio di Pontida nella relazione interiore tra i Pontidesi e il suo Genius Loci. È il resoconto, o se preferite il diario, di una deriva psicogeografica attraverso l’intero territorio di Pontida, accompagnato dalle narrazioni degli abitanti e della loro relazione con il luogo, alla ricerca della sua anima più autentica e identitaria che ho poi cercato di raccontare sulla base delle personali percezioni raccolte durante le numerose esplorazioni. Ne esce un resoconto multiforme, di matrice antropologica ma dallo spirito letterario e geopoetico, che unisce il paesaggio esteriore e i paesaggi interiori in un’unica visuale profonda che, mi auguro, racconta il luogo-Pontida in un modo insolito, differente e particolare.

[Quasi tutti gli autori riuniti per la presentazione del volume.]
D’altro canto tutti noi autori avevamo ben presente quella verità, cioè che ogni luogo è unico e sa offrire innumerevoli narrazioni di sé, che spesso basta poco per cogliere, ascoltare, comprendere e poi raccontare, come abbiamo fatto prima per la Val San Martino, stavolta per Pontida e prossimamente chissà per quale altro luogo e relativo Genius Loci. Con buona pace di Milano che, forse è proprio vero, un volume così bello, importante, imponente, prestigioso, emblematico non ce l’ha!

Per chiunque fosse interessato – perché, forse a questo punto è anche superfluo rimarcarlo, Oltre il giuramento è un volume estremamente interessante anche per chi non è di Pontida, anzi, per molti versi soprattutto per chi non è del posto – c’è la possibilità di acquistare il volume presso:

  • La Bottega del Monastero, a Pontida;
  • La sede della Pro Loco di Pontida;
  • La Libreria “Il viaggiatore leggero” di Calolziocorte;
  • La sede dell’Associazione “Sphera” di Calolziocorte;
  • Su Amazon.

Per qualsiasi altra informazione al riguardo: oltreilgiuramento@valsanmartino.it

(Le foto del volume sono di Alessia Scaglia, fotografa “ufficiale” e a sua volta autrice in esso di un mirabile racconto per immagini di Pontida.)

Il frate, il cecchino e Giovanni Peretti

Se il Genius Loci dell’alta Valtellina e, in particolar modo, della Magnifica Terra di Bormio avesse un portavoce ufficiale, questi facilmente sarebbe Giovanni Peretti. Nato a Bormio, geologo, per quasi quarant’anni è stato Direttore del Centro Nivometeorologico di ARPA Lombardia che ha sede proprio nella cittadina retica, ha diretto per vent’anni la rivista “Neve e Valanghe” di AINEVA, ha fatto parte per quindici anni della CISA-IKAR, è stato Presidente del CAI di Bormio, membro del Soccorso Alpino, socio del Gruppo Italiano Scrittori di Montagna nonché – last but absolutely not leastgrandissimo conoscitore e mirabile divulgatore della storia (in particolar modo quella del primo conflitto mondiale), della geografia, della natura e dei paesaggi naturali delle sue montagne, doti che si sono manifestate in innumerevoli pubblicazioni editoriali e iconografiche (e sono assai fiero di poter dire di averne alcune, nella biblioteca di casa).

Insomma, ora capirete bene perché in principio di questo post ho definito Peretti così prossimo al Genius Loci bormino e altovaltellinese, al quale dal 2021 “dà voce” anche in forma di romanzi, opere letterarie dalla forma di fantasia ma dalla sostanza profondamente radicata nella realtà storica del territorio e dei paesaggi delle montagne valtellinesi. Il più recente dei suoi romanzi è Il frate e il cecchino, pubblicato come i precedenti da Alpinia Editrice (di Bormio, ça va sans dire!): Peretti lo presenterà domani sera, come vedete qui sopra, e, posto quanto avete letto, se siete di o in zona vi invito calorosamente a partecipare. Perché sarà una cosa mirabile a cui assistere, come lo è sempre con Peretti tra le sue montagne, per conoscere un gran bel libro da leggere, ve lo assicuro.