La Dol dei Tre Signori in “Montagne di Lombardia”

Questa sera alle 20.30 e poi ancora domenica 23 maggio alle 20 è possibile rivedere la puntata di “Montagne di Lombardia” dedicata al cammino della “DOL dei Tre Signori”, alla sua guida e alla rivista “Orobie” che ne ha patrocinato la pubblicazione, con il direttore del magazine Paolo Confalonieri, Marta Barcella e Monica Seminati di Moma Comunicazione (che invece ha curato la realizzazione della guida). “Montagne di Lombardia” la trovate su Antenna 3 (canale 11) e in replica su Milanow (canale 191) domani alle 20.30 e domenica 23 maggio alle 20.

Per qualsiasi informazione sulla guida “Dol dei Tre Signori”, cliccate qui; il volume è al momento esaurito ma a breve tornerà in nelle edicole e in libreria; quanto prima vi dirò di più al riguardo.

Vivremo strani giorni, ora

Tale è stata da sempre la mia “venerazione” – termine virgolettato ma che non è così esagerato, in effetti – per Franco Battiato che volli aprire Libero, il romanzo edito nel 2009 che posso considerare il primo testo in prosa “adulto” della mia pur risibile produzione letteraria (al quale resto parecchio legato perché racconta ancora bene una certa parte della mia visione del mondo), con un omaggio particolare al maestro siciliano che potete leggere qui sotto, a rimarcare non solo la personale grande considerazione artistica e culturale ma anche, se non soprattutto, il valore assoluto di figura di riferimento per lo scrivente – tutto quanto da parametrare a me che non sono nessuno, sia chiaro, ma per il “signor nessuno” (ribadisco) che sono qualcosa di importante, di prezioso, di oltremodo illuminante. Allora scrivevo, sull’onda delle sensazioni (in gran parte fervidamente giovanili) fin a quel momento maturate, che Battiato con la sua opera artistica stava incamminandosi verso l’empireo dei “miti”; oggi, peraltro conscio di come in quell’empireo a volte vengano ficcate di forza – cioè dietro la spinta di un consenso popolare spesso artificioso – figure di spessore culturale ben più scarso, mi rendo conto che Franco Battiato è una figura così superumana (anche in senso nietzscheano, perché no: in fondo Manlio Sgalambro, autore e coautore di tanti sublimi testi, fu filosofo d’estrazione tedesca, nietzscheana e schopenhaueriana in primis) e metafisicamente terrena da non poter essere ridotta a categorie pur “alte” ma non poco idealizzate e per questo altrettanto banalizzate – pur in presenza di buone intenzioni. Battiato è Battiato: un mondo reale eppure sovrannaturale, una dimensione unica e poliedrica, un’essenza laica e insieme spirituale che si fa entità metafisica singolare e assoluta. Quando era qui tra noi sembrava che al contempo fosse altrove (e lo era, sicuramente); ora che non c’è più è e sarà sempre e comunque qui.

♫♪…i saw it from their hands you look at the hands not at the face
if you want to stay out of trouble…
…mi lambivano suoni che coprirono rabbie e vendette di uomini con clave
ma anche battaglie e massacri di uomini civili…
…Strani giorni
Viviamo strani giorni…

L’unico vantaggio che puoi avere dallo stare fermo in coda nel traffico, in auto, per degli interi quarti d’ora, è che puoi pensare. Se poi hai anche Battiato che gira come colonna sonora, nell’autoradio…
Molte delle sue melodie hanno un qualcosa di istintivo, è maestro nel catturare l’armonia ancestrale di certi accordi sonori tanto semplici quanto primigeni, in qualche modo, qualcosa che è e deve essere così, e sembra che non sia tanto il musicista a crearli, ma che solo egli sia stato capace di catturarli da quella dimensione sovrumana nella quale stanno tutte le cose sublimi, superiori, che non possono essere confuse con quelle altre che fanno parte della quotidianità, in maniera più grezza, più pragmaticamente attuale, contemporanea – dunque con ben poca armonia, forse nulla, e più superficiale, senza senso proprio ma con il senso che gli viene imposto dal è-giusto-così, deve-essere-così e stop. Invece Battiato, questa musica, mai troppo elaborata eppure così sublime in molti passaggi – non c’è solo lui, anche altri, ma pochi, pochissimi – riesce a elevare con sé anche la mera azione indiretta dell’ascolto, come se anche il corpo dell’ascoltatore vibrasse della stessa frequenza armonica degli accordi del pezzo, così che, su di esso e nella connessione euritmica avvenuta, le parole dei testi s’illuminano e profondano nella mente con l’obbligo della riflessione, la più attenta e accorta possibile. Realtà cantate, verità narrate con la forza evocativa che solo in quell’armonia superiore può nascere e crescere. Testi difficili, troppo intellettuali – tanti dicono, ma forse solo perché non capiscono, non hanno voglia di capire, di pensare. E’ un visionario, egli vede la realtà, quando oggi chi “non vede” è la normalità – questo normale, quello “strano”, “eccentrico”, “stravagante”; nelle sue canzoni vi sono visioni e sapienze lontane, non solo nelle distanze ma spesso nelle (in)comprensioni – appunto; è come se abbia voluto racchiuderle e conservarle nello scrigno armonico della sua musica, quanto più possibile.
E poi Franco Battiato ha intrapreso con evidente signorile discrezione la segreta strada che porta verso il mito, da quella volta in cui, ospite del solito frivolissimo e pacchiano show televisivo – forse cantava giusto questo pezzo – ♪ …Strani giorni ♫ – già peraltro vederlo in una trasmissione del genere, certo obbligato dalle leggi del cosiddetto music business, va da sé – finisce di cantare, la trasmissione è quasi finita, entra in scena la conduttrice, apoteosi della pacchianità catodica nazional-popolare, lo invita a restare per il grande balletto finale, e lui, un sorriso pacato, non ironico, un leggero ed elegante inchino: «No, grazie…». Esce di scena indietreggiando a passi piccoli e tranquilli, escono i musicisti del suo gruppo, la conduttrice esterrefatta, il volto contrattosi istantaneamente in una espressione che al concorso internazionale degli ebeti – manifestazione potenzialmente affollatissima – si piazzerebbe assai bene. Un mito, o se non tale ancora, sulla buonissima strada. Un sogno, un desiderio frequente – che bello poter fare lo stesso con tanta di quella gente che ti vuole imporre ciò che tu non vuoi solo perché si sente in potere di farlo, se ne arroga il diritto, e tu, fermamente e gentilmente: “No, grazie”! Fermamente e trionfalmente, peraltro, la vittoria con la forza gentile di chi sa imporsi veramente contro chi si vuole imporre solo con la forza becera, quella che rivela invero la più grande debolezza. E quante volte tale forza becera viene usata tutti i giorni, travestita sovente da legge, da imposizione istituzionale, da dovere, ma anche da conformismo, da opinione pubblica, da pensiero perbenista… Quante smerdate, come si potrebbe dire con termine triviale – ma che soddisfazione!
E intanto qua, trecento metri o nemmeno in dieci minuti. Pensare, pensare, meditare, sognare… Il sogno del prigioniero, in gabbie di lamiere fumanti, puzzolenti, rumorose, dominate da menti confuse e smarrite. Bel pensare, se bisogna pensare a questa nostra tribù d’intorno di selvaggi domestici, gente che se ne sta in coda per delle intere mezz’ore, che butta via una cospicua parte del tempo della propria esistenza chiuso nelle auto e nel traffico, e poi, appena ti fermi nei pressi di una striscia pedonale per far attraversare una signora con la sua bella borsa della spesa – gesto di cortesia la cui frequenza è ormai peculiarità di un tempo giurassico – ecco che parte subito la clacsonata, e nello specchietto leggi il labiale dell’improperio sul viso contratto in un livore subitaneo – caspita, cinque metri persi, potevano essere nuovamente fermi ben cinque metri più avanti! Come potrò mai farmi perdonare? Evviva la routine, manna dal cielo per questa nostra civiltà, che tutto rende normale, accettabile, sopportabile – tutto ciò che dovrebbe essere anormale e insopportabile e viceversa, ovviamente, giusto come il doversi fermare per una cortesia da nulla…
…Strani giorni
Viviamo strani giorni… ♫

Franco Battiato

La crisi nell’essere umano è determinante, altrimenti è un’esistenza inutile. Mi sono rifugiato in quella che sia chiama metafisica perché sono uno che crede che gli esseri umani siano immortali. [*]

È come se si “fermasse” il tempo, quando figure così grandi ci lasciano. C’era un “prima”, ora c’è un “dopo”, il tempo riparte, sì, ma è diverso, deve usare un altro ritmo, muoversi su una differente frequenza, generare una resilienza che tuttavia non può non considerare la mancanza. D’altro canto la fisica ci insegna che il “tempo” per come ce lo immaginiamo noi non esiste, anzi, in qualche modo è come se proprio il tempo, elemento che più concreto non si può nella nostra visione del mondo e della vita ma in verità non-tempo, sancisse – grazie alla scienza fisica, appunto – la presenza ontologica di una metafisica dell’esistenza umana. Quella dimensione che gli spiriti massimamente sensibili sanno cogliere e comprendere nel profondo al punto da riportarne l’essenza in un moto terreno e materiale tangibile, percepibile a tutti e concretamente vitale tanto quanto affascinante: come la filosofia, come il pensiero che si fa rivelazione e conoscenza, come l’arte, come un’armonia musicale che disegna una dimensione particolare nella quale lo spazio, il moto, il tempo, la vita si condensano in un’unica energia. Come Franco Battiato, creatura metafisica e immortale.

Da Roncola a Morterone, lungo la DOL

La seconda tappa della DOL dei Tre Signori parte da Roncola San Bernardo (BG) e vi porta sino a Morterone (LC), alle pendici del monte Resegone. Questa tappa è caratterizzata da ampie vedute: a ogni passo l’orizzonte si amplia sempre di più, spaziando su gran parte della pianura padana, l’intera cerchia delle Alpi Occidentali e la dorsale appenninica. Imboccando il sentiero CAI 571 camminerai su un percorso antico, che ha visto per secoli un flusso continuo di pastori, boscaioli, carbonai e muratori, e arriverai al monte Linzone (1372 m). Scenderai a Valcava, attraversando anche l’area di ripristino della cava Colle Pedrino di Italcementi. Salirai poi sulla vetta del monte Tesoro, a 1431 m, balcone privilegiato dal quale potrai ammirare anche l’incantevole borgo di Colle di Sogno. Scendendo verso la località Forcella Alta incontrerai il suo suggestivo laghetto e proseguirai verso il Passo degli Spagnoli o più notoriamente del Pertüs. Supererai poi il valico della Passata, storico luogo di incontro tra la Repubblica Veneta e il Ducato di Milano, e imboccando il sentiero CAI 576 proseguirai lungo il tratto dell’Anello del Resegone che ti porterà fino all’omonimo rifugio (1266 m). Da qui continuando lungo il sentiero CAI 587 raggiungerai la Bocchetta del Palio (1390 m), dove una strada agro-silvo-pastorale ti condurrà al borgo di Morterone, il più piccolo comune d’Italia, a 1070 m.
🚩 Punto di partenza: Roncola San Bernardo (BG)
🏁 Punto di arrivo: Morterone (LC)
⛰ Dislivello positivo: 869 m
⛰ Dislivello negativo: 1.425 m
🥾 Distanza: 19,3 km
⏱ Durata: 7 ore e 30 minuti

Quello che avete appena letto è un riassunto, conciso ma mi auguro assai invitante, della seconda tappa del trekking lungo la Dorsale Orobica Lecchese, che trovate narrata nella sua interezza e con generosa profusione di dettagli, suggestioni ed emozioni sulla guida Dol dei Tre Signori. Un libro che, lo ribadisco di nuovo, dovete certamente leggere così che poi vorrete senza alcun dubbio camminare lungo le montagne, i paesaggi e lo spettacolare itinerario che li attraversa, e che noi autori abbiamo narrato nella guida.

Per saperne di più, cliccate sull’immagine qui sopra o visitate la pagina facebook I cammini di Orobie dalla quale ho tratto il testo sopra riportato.

Per qualsiasi altra informazione sulla guida e su come reperirla, potete consultare www.orobie.it/cammini/, scrivere un messaggio a redazione@orobie.it oppure telefonare al numero 035/240.666.

DOL dei Tre Signori, un’altra bella (e prestigiosa) recensione

La guida “DOL dei Tre Signori”, della quale sono autore insieme a Sara Invernizzi e Ruggero Meles, si può fregiare di un’altra recensione per giunta particolarmente prestigiosa dacché firmata da Renato Frigerio, una delle figure più importanti della montagna lombarda e vero fulcro nonché memoria storica dell’ambiente alpinistico lecchese.

Ve la propongo di seguito e ne approfitto per darvi qualche interessante aggiornamento sul volume, il quale è in ristampa e, conclusa l’uscita in allegato al quotidiano “La Provincia di Lecco”, da giugno tornerà in edicola questa volta come allegato a “La Provincia di Sondrio, dunque nella relativa zona provinciale di competenza e aree limitrofe. In contemporanea la guida comincerà a essere disponibile all’ordinazione e all’acquisto nelle librerie delle provincie di Bergamo, Lecco, Brescia, Monza-Brianza e Milano nonché, prossimamente, nei principali shop on line.

Personalmente non posso che essere assolutamente felice del successo che sta avendo il volume, che uso come (auto)sollecitazione ulteriore per invitarvi alla sua lettura e, ancor più, a lasciarvi affascinare con essa nei riguardi del territorio che abbiamo raccontato, quello sospeso duemila e più metri sopra le scintillanti acque del Lago di Como, le meravigliose vallate prealpine lecchesi e bergamasche, la magnifica Valtellina e innumerevoli tesori storici, artistici, architettonici, etnografici, paesaggistici che animano un paesaggio tra i più belli della montagna italiana, nel quale l’itinerario della DOL corre unendo Bergamo e Morbegno e offrendo ai camminatori la possibilità di vivere un’esperienza di rara bellezza.

Ma prima, appunto, eccovi la recensione del volume di Renato Frigerio. In ogni caso, dunque, buona lettura (e buone future camminate sui monti della DOL!)

L’attenzione valida e meritoria che “Orobie” rivolge, già a partire dal 1990, alla bellezza e all’importanza turistica della Dorsale Orobica Lecchese ha avuto una concreta visibilità sia attraverso i vari resoconti riportati sulla propria rivista, sia con il preciso rilancio che la stessa rivista mensile ne ha fatto nel 2017, promuovendo l’organizzazione di un trekking organizzativo. Molto di più è quello che appare adesso con la proposta di un allettante volume che esce nella collana “I Cammini di Orobie”, a cura di tre autori competenti e appassionati, Sara Invernizzi, Ruggero Meles e Luca Rota. “DOL dei Tre Signori”, abbinando il generico acronimo ad una montagna tanto prestigiosa per il suo richiamo escursionistico, ricco di spunti naturalistici e di valore storico, costituisce una guida ambiziosa e innovativa per percorrere in cinque o sei tappe una camminata estremamente gratificante, sorretti appunto passo dopo passo dalle indicazioni e da splendide immagini. Invitati alla sua consultazione, il cammino risulterà più confortevole e sicuro, ed inoltre non potranno mai sfuggire i numerosi particolari costituiti dagli aspetti naturalistici, ambientali e culturali.
Mentre viene consigliato il percorso con partenza da Bergamo verso Morbegno o Colico, con l’intento di dirigersi da una zona fortemente antropizzata verso spazi più naturali, nello stesso tempo la guida indica chiaramente come raggiungere gli itinerari da diversi accessi.
Il volume ha in dotazione anche una dettagliata e utilissima Carta Escursionistica della DOL.

(L’immagine in testa al post è tratta dal numero di aprile 2021 della rivista “Orobie”; cliccateci sopra per saperne di più sulla guida “Dol dei Tre Signori”. Per qualsiasi altra informazione sulla guida e su come reperirla, potete consultare www.orobie.it/cammini/, scrivere un messaggio a redazione@orobie.it oppure telefonare al numero 035/240.666.)