Sabato sera, a Erba, per il San Primo

È stato per me un privilegio aver partecipato all’incontro di sabato sera a Erba sulla questione del Monte San Primo, contestualizzata nella presentazione di Inverno Liquido, il libro di Maurizio Dematteis e Michele Nardelli sulla fine dello sci di massa e sulla riconversione turistica delle montagne nell’epoca della crisi climatica, e poi approfondita dai numerosi interventi dal pubblico che ha riempito totalmente la sala dimostrando autentico attaccamento e passione non solo per la causa di salvaguardia del San Primo dai paventati e dissennati progetti di sviluppo turistico proposti dalle amministrazioni locali ma soprattutto per la montagna stessa, il suo meraviglioso territorio, l’inestimabile paesaggio, la sua storia, la cultura e le speciali peculiarità che la rendono tra le più belle delle Prealpi lombarde e non solo di quello.

È stato un privilegio e una fortuna, per me, chiacchierare con Maurizio Dematteis intorno a un libro così emblematico e ai temi fondamentali che tratta – ciò anche per la grande esperienza al riguardo di Dematteis, direttore dell’Associazione Dislivelli la quale da anni rappresenta uno dei soggetti di studio, ricerca e progettualità a favore delle montagne più avanzati in Italia. Ugualmente è stato un piacere ascoltare impressioni, idee, opinioni, critiche, proposte di chi è intervenuto dal pubblico, cogliendo le diverse visioni, sensibilità, relazioni verso il Monte San Primo e il dialogo intessuto da ciascuno con il suo Genius Loci, così drammaticamente assente, invece, nelle proposte turistiche presentate dalla Comunità Montana del Triangolo Lariano e dal Comune di Bellagio. Non per nulla la nascita del Coordinamento per la difesa del San Primo rappresenta a sua volta un “caso” speciale: constatare l’unione di intenti e d’azione di ben trentuno associazioni, di varia estrazione dacché non solo afferenti alla sfera ambientalista, unite in primis dalla constatazione dell’ineludibile necessità di salvaguardare un territorio così bello, prezioso, paesaggisticamente emblematico, è veramente qualcosa di emozionante e stimolante.

Lo è anche per come questo movimento dal basso, con la sua stessa nascita e con le sue iniziative, metta in evidenza la grande lontananza se non l’inquietante alienazione di certa politica dai territori che amministra e che vorrebbe rendere una sorta di “affare privato” attraverso una gestione totalmente fuori contesto e ignorante della realtà effettiva del luogo e del tempo che viviamo, verso la quale non si può che pensare male. Un movimento il quale dimostra bene che il paesaggio siamo noi tutti, è ciò che ci identifica e di contro rispecchia la nostra cultura, dunque chiunque deve impegnarsi per la sua salvaguardia e per il suo sviluppo più consono e virtuoso esattamente come se dovesse difendere e salvaguardare se stesso, la propria identità, il proprio futuro. Come se difendesse casa propria, insomma. Oltre che – evidenza assolutamente non trascurabile – per “difendere” dallo spreco cinque milioni di Euro di soldi pubblici: anche questi roba nostra, di tutti noi, che magari sul San Primo potrebbero essere spesi molto meglio, come a Erba si è ben illustrato, e in modi non così impattanti, banalizzanti e degradanti.

D’altro canto, parliamoci chiaro: accettereste voi che un impresario venisse a casa vostra e la rovinasse, pretendendo pure di essere pagato salatamente? Ecco.

P.S.: di seguito i link ad alcuni articoli che – al momento e salvo mie sviste – danno conto della serata di sabato a Erba:

Per chi invece non abbia potuto essere presente alla serata, ecco qui la registrazione completa della diretta, effettuata da Ecoinformazioni.com, che ringrazio per l’ottimo e prezioso lavoro svolto.

Questa sera a Erba, ai piedi del San Primo

Questa sera, dalle ore 20.30 presso la Sala “Isacchi” di Ca’ Prina a Erba (Como), avrò l’onore di condurre e moderare la serata dedicata alla presentazione di Inverno Liquido, il libro di Maurizio Dematteis e Michele Nardelli pubblicato lo scorso gennaio da DeriveApprodi (qui sotto ne vedete la copertina, cliccateci sopra per saperne di più) dedicato a «La crisi climatica, le terre alte e la fine della stagione dello sci di massa» – come recita il sottotitolo – nonché alla presentazione delle iniziative messe in atto per la salvaguardia del Monte San Primo dal Coordinamento costituito da ben trentuno associazioni operanti nel territorio in questione e su scala regionale in opposizione al progetto di “rilancio turistico” proposto per il monte dalle amministrazioni pubbliche locali.

Un progetto totalmente privo di logica e di qualsiasi giustificazione ambientale e economica (basti pensare alla prevista volontà di ripristinare lo sci su pista in loco, alla quota climaticamente risibile di 1100 m con l’ovvio corollario di innevamento artificiale, parcheggi e altre opere funzionali e impattanti) che ha reso il San Primo un “caso”, della cui discutibilità molto si è scritto sui media nelle ultime settimane anche per come si palesi come profondamente emblematico di certa progettualità turistica che viene frequentemente proposta nei territori montani (quasi sempre sotto forma di infrastrutturazione sciistica) in base a motivazioni puramente economico-commerciali ma spesso senza alcuna cura verso le situazioni ecologico-ambientali di quei territori, e tanto meno della loro storia e della realtà quotidiana nonché futura delle genti che li abitano. Situazioni che Inverno liquido analizza con dovizia di narrazioni e dettagli attraverso un appassionante (e appassionato) viaggio lungo le Alpi e gli Appennini nelle località ormai ex sciistiche o in quelle che tentano una resilienza a volte virtuosa, altre volte disperata e scriteriata, per capire che sta succedendo in concreto sia nel bene che nel male. Un tema, insomma, che appare totalmente contestuale alla vicenda del San Primo e alla sua realtà per certi versi incredibile.

La prima parte della serata sarà dunque dedicata alla presentazione del libro di Maurizio Dematteis e Michele Nardelli e alla discussione dei suoi contenuti; la seconda parte sarà invece mirata alla contestualizzazione di essi alla vicenda del Monte San Primo e all’illustrazione del progetto presentato dalle amministrazioni pubbliche locali – osteggiato dal Coordinamento, come detto. Verranno quindi presentate le controproposte elaborate dallo stesso Coordinamento per una fruizione più sostenibile del Monte San Primo e per la salvaguardia del suo prezioso e per molti verso unico paesaggio, dotati di grandissime potenzialità di frequentazione turistica sostenibile e in armonia con l’ambiente locale.

L’ingresso alla serata è libero fino a esaurimento posti. Qui trovate l’evento su “Facebook”, mentre per qualsiasi ulteriore informazione potete scrivere a info@circolomabiente.org.

Credo potrà essere un’occasione importante e utile alla quale partecipare per sviluppare un’informazione completa e una compiuta consapevolezza non solo in merito al caso in questione ma in generale sulla necessità di progettare al meglio e con la massima cura possibile il futuro delle nostre montagne e della relazione con esse, per il bene di tutti: abitati, residenti, lavoratori, turisti occasionali o abituali.

Inverno liquido a Erba, sabato 18/02

Il “caso San Primo”, ovvero la questione del progetto di “rilancio turistico” del Monte San Primo (la montagna più alta del Triangolo Lariano, tra i due rami del Lago di Como) proposto dalle amministrazioni pubbliche locali, della cui discutibilità molto si è scritto sui media nelle ultime settimane, si palesa come profondamente emblematico di certa progettualità turistica che viene frequentemente proposta nei territori montani (quasi sempre sotto forma di infrastrutturazione sciistica) in base a motivazioni puramente economico-commerciali ma spesso senza alcuna cura verso le situazioni ecologico-ambientali di quei territori, e tanto meno della loro storia e della realtà quotidiana nonché futura delle genti che li abitano.

Di molte di queste situazioni, degradate in fallimenti che hanno devitalizzato le relative località o evolute in processi di riconversione turistica più consone alla realtà climatica e economica contemporanea ne scrive Inverno Liquido, il libro di Maurizio Dematteis e Michele Nardelli pubblicato lo scorso gennaio da DeriveApprodi (qui accanto ne vedete la copertina): un testo fondamentale per inquadrare al meglio il tema suddetto e per acquisirne una conoscenza utile a comprenderne la portata.

Contestualmente al “caso San Primo”, sabato 18 febbraio prossimo, dalle ore 20.30 presso la Sala “Isacchi” di Ca’ Prina a Erba (Como), avrò l’onore di condurre e moderare la serata dedicata alla presentazione di Inverno Liquido e delle iniziative messe in atto per la salvaguardia del Monte San Primo dal Coordinamento costituitosi al riguardo il quale riunisce trenta associazioni operanti nel territorio in questione e su scala regionale.

La prima parte della serata sarà dedicata, come detto, alla presentazione del libro di Maurizio Dematteis e Michele Nardelli e alla discussione del suo tema principale, «La crisi climatica, le terre alte e la fine della stagione dello sci di massa». La seconda parte sarà invece mirata alla contestualizzazione di questo tema alla vicenda del Monte San Primo e all’illustrazione del progetto presentato dalle amministrazioni pubbliche locali – contrastato dal Coordinamento – che prevede la realizzazione di nuovi impianti sciistici e di un impianto di innevamento artificiale, oltre che altre opere, tra cui nuovi parcheggi. Verranno quindi presentate le controproposte elaborate dal Coordinamento per una fruizione più sostenibile del Monte San Primo e per la salvaguardia del suo prezioso e per molti verso unico paesaggio, dotati di grandissime potenzialità di frequentazione turistica sostenibile e in armonia con l’ambiente locale.

L’ingresso alla serata è libero fino a esaurimento posti. Qui trovate l’evento su “Facebook”, mentre per qualsiasi ulteriore informazione potete scrivere a info@circolomabiente.org.

Credo potrà essere un’altra importante e utile occasione a cui partecipare per sviluppare un’informazione completa e una compiuta consapevolezza non solo in merito al caso in questione ma in generale sulla necessità di progettare al meglio e con la massima cura possibile il futuro delle nostre montagne e della relazione con esse, per il bene di tutti: abitati, residenti, lavoratori, turisti occasionali o abituali.

Oltre i monti la vita

Il Giorno della Memoria è domani e io, come ogni anno, tenterò di parlarne in modo interessante (sperando di riuscirvi) con un post apposito. Ma anticipo oggi il bell’evento di domani sera a Chiavenna per dar modo a chi possa farlo di andarci, il quale avrà come protagonista una persona meravigliosa, mirabile scrittrice e proprietaria di un’intelligenza e di una brillantezza rare (nonché appassionata frequentatrice di montagne, il che la rende ancora più consonante allo scrivente), Marina Morpurgo. Il suo ultimo libro, Il passo falso, racconta proprio una storia per gran parte ambientata in quegli anni bui, quando sulle sponde occidentali del Lago di Como si incrociavano i destini disperati degli ebrei in fuga verso la Svizzera e le brame di malvagità dei nazifascisti che li braccavano. Ma la Morpurgo d’altro canto è una fonte inesauribile di saperi su tali vicende e non solo su di esse, che sempre sa raccontare con sensibilità e sagacia intriganti: dunque, se potete, andateci ad ascoltarla, domani sera a Chiavenna. Ne uscirete contenti, ve l’assicuro.

N.B.: la foto della locandina ritrae la partenza da Santa Margherita Ligure di una parte della famiglia Morpurgo per l’esilio americano, dopo le famigerate Leggi Razziali emesse dal Fascismo nel 1938.

Clima, cibo e natura del futuro, in Valtellina

Si sente dire e si legge spesso di enogastronomia come valore culturale e identitario per i nostri territori, in particolar modo per quelli dotato di una secolare e peculiare tradizione di pietanze storicamente e antropologicamente referenziali: ottima cosa, salvo che non di rado il tutto si risolve in una banalizzazione commerciale – pur a volte in buona fede, certamente – legata al mangiare e bere certe cose perché turisticamente attraenti, che dimentica completamente o quasi l’aspetto culturale dietro il cibo e la relazione che lo lega al territorio nel quale viene prodotto e mangiato. Sia chiaro: sempre meglio gustarsi una polenta (a patto che sia autentica) in una confusa e ordinaria sagra paesana che del cibo industriale in un fast food, ma certamente un maggior approfondimento riguardo la cultura enogastronomica locale, sia dal punto di vista storico che da quello contemporaneo, non farebbe male alla salvaguardia di quei cibi così peculiari – tanto più se sono pure gustosi, ovviamente!

Insomma, è questa una piccola riflessione personale per presentarvi l’evento valtellinese di domani a Montagna in Valtellina, la cui locandina vedete lì sopra, che sicuramente va nel senso da me accennato e nel quale si disquisirà di cultura gastronomica in modi affatto superficiali e finalmente approfonditi. Perché è assolutamente vero che per certi territori peculiari, quelli montani ad esempio, mangiare i cibi locali significa per molti versi nutrirsi di quelle montagne, il che è un modo ulteriore per alimentarsi – materialmente e immaterialmente – della loro cultura e della bellezza del loro paesaggio. Qualcosa che non può che farci del gran bene, dunque.

Se siete in zona e potete, partecipate. Sono certo che si rivelerà una serata estremamente interessante.