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#2: Frans van Haren, Lumen Historiarum per Occidentem, 1620~.
[Per ingrandire l’immagine, cliccateci sopra.]Questa è una delle prime mappe dettagliate complete dell’Europa, elaborata da Frans van Haren (Franciscus Haraeus), teologo e storico olandese disegnatore di mappe geografiche, attivo dal 1615 al 1624 circa e dunque databile in tale periodo. Centrata sull’Italia, la mappa copre l’intera Europa occidentale dalla Spagna alla Grecia e dall’Inghilterra all’Africa settentrionale, raffigurando ancora il continente nel modo in cui era conosciuto dagli antichi tramite le originarie fonti greche e romane tra cui gli scritti di Plinio, Strabone, Virgilio, Cesare e altri. Nello stile dell’epoca, navi e mostri decorano i mari mentre nel quadrante inferiore sinistro compare un bel cartiglio decorativo barocco.
La mappa venne pubblicata per la prima volta nel 1657 nel volume VI dell’opera Novus Atlas, Sive Theatrum Orbis Terrarum: In quo Orbis Antiquus, Seu Geographia Vetus, Sacra & Profana exhibetur di Johannes Janssonius, cartografo, incisore e editore olandese.
Leggo il giorno stesso in cui scrivo queste mie parole una notizia assai curiosa: un contadino ha rischiato di far scoppiare un piccolo caso diplomatico tra Belgio e Francia dopo aver inavvertitamente spostato il confine tra le due nazioni, ingrandendo la prima e rimpicciolendo la seconda, seppur di un’inezia. In poche parole, un appassionato di storia locale si è accorto che la pietra che segna la frontiera tra i due stati era stata spostata di 2,29 metri. Si è così appurato che un tale “atto sovversivo” è stato opera di un agricoltore belga che, trovato il piccolo monolite (che stava in quel punto da oltre due secoli – riporta la data “1819”) sul cammino del suo trattore, lo ha spostato all’interno del territorio francese. Ora il contadino – conclude l’articolo che ho letto – dovrà rimettere a posto la pietra di confine: se non dovesse farlo rischierebbe un’accusa penale e che la vicenda finisca davanti alla commissione di frontiera franco-belga, che non è stata più interpellata dal 1930.
Per una coincidenza altrettanto curiosa presso un confine relativamente vicino, quello oggi posto tra Belgio e Germania, un tempo tra Paesi Bassi e Prussia, è andata in scena qualcosa di simile, solo su scala un po’ più grande (ma nemmeno troppo) e in forza di quel paradosso geografico, politico e soprattutto culturale intrinseco al concetto cartesiano di “confine” in uso nel nostro mondo da tre secoli circa a questa parte, quando i poteri dominanti del tempo stabilirono di determinare l’estensione dei propri regni o stati in base a criteri meramente politici, rendendo più identificati i relativi territori ma al contempo spezzando relazioni sociali, etniche e culturali vive in essi da secoli, pratica che di frequente è stata poi alla base di numerosi conflitti bellici. Quella vicenda è narrata dallo scrittore e giornalista olandese Philip Dröge in Terra di nessuno (Keller Editore, 2020, traduzione di Andrea Costa; orig. Moresnet, 2016) e racconta la storia del Moresnet neutrale, pseudo-staterello di nemmeno 4 km quadrati che nacque a seguito del riordino geopolitico europeo scaturito dal Congresso di Vienna del 1815 in forza, sostanzialmente di un errore […]
[Il Moresnet Neutrale in una cartolina nel 1900. Fonte dell’immagine: qui.](Leggete la recensione completa di Terra di Nessuno cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)
Bene, allora dico: io, la questione del prestito richiesto da FCA (clic) la metterei su un piano diverso rispetto a quelli di cui si legge sui media, ovvero – mi permetto di dire, eh – la condizionerei alla risposta ad una domanda del genere:
è giusto elargire un prestito di tale entità a una casa automobilistica che, salvo un paio di modelli, produce autovetture francamente brutte?
Qualcuno potrà obiettare che, nell’ambito “italiano” di FCA (quello al quale afferirebbero l’«italian style, il “made in Italy», il «senso italiano per lo stile», eccetera), sono altri i marchi deputati a fare belle auto, ma a me non pare una giustificazione sostenibile. Sarebbe come dire che, in una squadra di calcio nella quale gli attaccanti sono molto forti, il portiere per questo può essere una schiappa. Ecco.
[Immagine tratta dal web. Certo, è cattiva, ma obiettiva. Anzi, “severa ma giusta”, ecco.]P.S.: e comunque, producesse FCA pure auto belle, l’avere ormai impressi nella propria storia modelli come la Duna, la Multipla e altri simili, non depone certo a favore di una risposta positiva alla suddetta domanda. Già.