Il “non fare” che ha dignità politica (più del “fare”)

[Immagine da Gilles Clément, Giardini, paesaggio e genio naturale, Quodlibet, 2013.]

Istruire lo spirito del non fare così come si istruisce lo spirito del fare.
Elevare l’indecisione fino a conferirle dignità politica. Porla in equilibrio col potere. […]
Poco importa cosa spinga la politica ad adottare la non-gestione, purché questa – come la gestione – sia integrabile nei piani urbanistici locali e nelle politiche di gestione dello spazio agricolo, in qualità di principio accettabile che si dia le proprie regole.

[Gilles ClémentManifesto del Terzo Paesaggio, Quodlibet 2014, pag.71]

A proposito di consumo di suolo – il post di questa mattina, sì – e in relazione alla regione italiana che più si “distingue” in questa scellerata pratica, la Lombardia, la quale si vanta spesso di essere la «terra del fare» quando poi gli effetti di questo slogan – perché tale è, essendo in concreto pressoché vuoto di cultura politica e umanistica – sono proprio quelli decretati dalle statistiche dell’ISPRA, mi è tornato in mente uno dei passaggi a mio parere più illuminanti del Manifesto di Deleuze, quello che avete letto nella citazione lì sopra (e la cui mia recensione potete leggere cliccando sull’immagine qui sotto).

«Lo spirito del non fare», «la non-gestione» del territorio a cui venga conferita «dignità politica» esattamente come al fare. Intuizioni tanto semplici quanto geniali che aprono un universo di riflessioni, considerazioni, domande, dubbi. Già: perché la politica pensa sempre al “fare” e mai al “non fare”? Perché è incapace di comprendere che anche il “non fare” fa, e spesso fa molto di più e meglio del “fare”? Basti pensare al “non fare” altri capannoni sopra terreni naturali o agricoli: significa fare ambiente, preservare il territorio naturale e la sua biodiversità, conservare la salubrità derivante, difendere l’identità culturale del paesaggio, pianificare (verbo che sovente possiede accezione ben più negative, per il paesaggio) un futuro migliore per la comunità che abita quel territorio. Se il “fare” viene considerato economia, perché il “non fare” non lo si sa correlare all’ecologia – posto che economia e ecologia sono due sorelle in origine, poi separate a forza e diventate antitetiche? Perché, come suggerisce Clément, anche la non-gestione quale pratica di conservazione della naturalità di parti del territorio, non può far parte di un programma politico e di un progetto di amministrazione territoriale? Solo perché non si è in grado di capire – ribadisco – che il “non fare” e il “non gestire” non significa affatto evitare di realizzare qualsiasi cosa o di amministrare il territorio ma l’esatto opposto, è la forma di gestione più articolata, meditata e equilibrata che si possa attuare nonché l’unica che possa giustificare il “fare” altrove?

Solo un potere squilibrato, asimmetrico e disarmonico con il territorio che gestisce non sa concepire e comprendere tutto ciò. Con i risultati che statistiche come quelle dell’ISPRA poi inesorabilmente registra, già.

Un primato del quale la Lombardia va pervicacemente orgogliosa

Il nuovo rapporto Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) conferma che la tendenza all’aumento del consumo di suolo lombardo non si ferma. Lo studio presentato ieri spiega infatti che con i suoi 908 ettari di terreni, che rispetto al 2021 sono stati cementificati in più nel 2022, la Lombardia è per il terzo anno consecutivo la regione italiana prima nella classifica del consumo di suolo, davanti al Veneto con 739 ettari.

Lombardia, «la terra del fare» (cit.), «una Regione concreta, attiva e trasparente» (cit.).

Sì, proprio.

N.B.: il nuovo rapporto ISPRA sul consumo di suolo, che certifica il primato orgogliosamente detenuto dalla Lombardia, lo trovate qui.

P.S.: ho scritto di recente di un caso emblematico, riguardo ciò che la Lombardia fa del proprio suolo, qui.

Sabato scorso a Milano, al “Premio Meroni”

Quella vissuta sabato a Milano, nella Sala Alessi di Palazzo Marino per la cerimonia di consegna del Premio Marcello Meroni 2023, è una giornata che non fatico a definire indimenticabile. Ciò per tanti motivi: innanzi tutto in un così prestigioso contesto ho goduto dell’onore di presentare la candidatura del caro amico Michele Comi, che ha vinto il premio per la sezione cultura – meritatissimamente, visto quanto fa ormai da anni per promuovere in molteplici forme la più compiuta e preziosa educazione culturale in chiunque ami andare per montagne (e non solo a quelli); quindi perché altri preziosi amici e bellissime persone, Annamaria Gremmo con Marco Soggetto e Francesco Sisti, hanno vinto il premio per la sezione ambiente grazie alla loro mirabile opera a difesa del Vallone delle Cime Bianche – una candidatura non formulata da me ma che un po’ sento anche mia. Poi per aver avuto la fortuna di conoscere personalmente Don Luigi Ciotti (uno dei rarissimi uomini di chiesa che ammiro, lo dico in tutta sincerità), e perché tutte le altre figure premiate hanno presentato e raccontato storie di montagna bellissime e veramente meritorie di grande ammirazione e considerazione. Ho poi incontrato e rivisto amici carissimi e prestigiosi come Luca Calvi e Alessandro Gogna (tra i giurati del Premio), Cesare Martinato, Laura Aliprandi, Gabriella Suzanne Vanzan, Aldo Faleri. Infine un grazie di cuore va a tutti gli organizzatori e ai curatori del Premio Meroni e della giornata di sabato, che hanno permesso ai presenti di viverne le intense suggestioni.

Insomma: è stata una giornata di grandi emozioni e ispirazioni tra persone invariabilmente belle la cui conoscenza personale è senza dubbio una delle cose più importanti che ho, e che le foto della galleria lì sopra – di Annamaria Gremmo, Marco Soggetto, Stefania Comi – registrano almeno per una certa parte.

Il Premio Marcello Meroni, sabato a Milano

Sono quanto mai felice e onorato – lo scrivo spesso, sì, ma stavolta le circostanze mi fanno anche più entusiasta del solito – di poter partecipare, sabato 28 ottobre a Milano, alla cerimonia di premiazione dei vincitori della XV edizione del Premio Marcello Meroni, uno dei riconoscimenti più importanti in tema di montagne che ogni anno viene conferito a persone, o gruppi di persone, che si sono particolarmente prodigate, con discrezione, dedizione, originalità, valenza sociale, solidarietà, particolari meriti etici e culturali e in modo volontaristico a favore della montagna e di coloro che amano andar per monti, e di parteciparvi in qualità di candidante del vincitore del premio per la sezione cultura, Michele Comi.

La cerimonia di premiazione si terrà come detto sabato 28 ottobre 2023 alle ore 9.15 presso il Comune di Milano, nella prestigiosa Sala Alessi di Palazzo Marino in Piazza della Scala n.2 nel corso di un evento aperto al pubblico e gratuito, con apertura dell’ingresso alle ore 9.00, al quale siete tutti invitati a partecipare. Anche per la gran qualità e il prestigio degli altri premiati, i cui nomi potete leggere nella locandina qui sotto:

Per qualsiasi altra informazione sull’evento e sul Premio Marcello Meroni potete visitare il sito web del premio, dal quale è possibile contattare direttamente l’organizzazione.

Ci vediamo sabato a Milano!

Due cose belle, giovedì sera

Quella di giovedì 26 prossimo venturo sarà una serata nella quale la montagna racconterà molto di sé per la fortuna di chiunque sarà tra Milano e Bergamo, grazie ad alcuni dei suoi migliori e più significativi narratori: a Milano, Mirella e Silvia Tenderini, Paola Nessi e Ruggero Meles; a Nembro – a pochi km da Bergamo, appunto – grazie ai testimoni di “Scaliamoci”, movimento che lavora per promuovere rispetto, dignità, supporto, condivisione, avvalendosi della metafora della scalata per far conoscere l’impegno e l’energia di persone che ogni giorno scalano le montagne della vita.

Due appuntamenti parimenti affascinanti e illuminanti, senza alcun dubbio. Per saperne di più, cliccate sulle due locandine.