C’è stato un tempo (recente) in cui chi non stava sui social si sentiva come chiuso in una prigione senza finestre e gli altri liberi di avere il mondo a disposizione; verrà un tempo (imminente) nel quale chi non starà sui social sarà una persona libera e indipendente, e gli altri controllati “a vista” in una prigione senza uscite.
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Le macerie dentro di sé
Cercare di ragionare razionalmente e civilmente con certe persone – in particolare su certi argomenti, politici ad esempio, e soprattutto con certe persone sostenitrici di certi schieramenti politici – è diventato pressoché impossibile. E non cercando di imporre loro la propria idea, anzi, accettando pure l’ipotesi che possano avere ragione ma, appunto, chiedendo un confronto civile, aperto, obiettivo e basato su cose concrete e reali – su autentici fatti oggettivi, non su mere belle parole. Impossibile, appunto: la chiusura mentale, in ogni senso, che tali individui manifestano è sconcertante e raccapricciante, una sorta di ulteriore inopinata involuzione dell’analfabetismo funzionale e della dissonanza cognitiva che mina la loro lucidità mentale.
D’altro canto, costoro con le loro non idee sono pure arroccati dentro muri che essi credono solidi e invece sono fragilissimi, fatti di polvere che con un nonnulla può essere spazzata via. Se non se ne rendono conto, se non capiscono che ogni idea, qualsiasi idea che si voglia manifestare, deve essere basata sulla logica, sulla coerenza e sulla realtà effettiva altrimenti non è affatto un’idea ma una mera e pericolosa idiozia, sarà solo loro malgrado. Checché si credano tanto forti e sicuri, spariranno alla svelta implodendo in se stessi e colmando di macerie il vuoto che si sono creati dentro.
Non ci vuole – non ci vorrebbe – tanto per capire ciò, basta (basterebbe) usare il cervello.
Eh, appunto.
Il passo del vento
Mi tocca tornare a leggere Mauro Corona?
Sia chiaro: a me Corona è assai simpatico e lo giudico un personaggio di potenziale grande importanza per il mondo della montagna italiana, coi suoi libri, le sue narrazioni, le sue visioni e in quanto personaggio pubblico/mediatico. Di contro, proprio in questa ultima figura, secondo il mio parere Corona ha esagerato un po’ troppe volte nell’andare oltre il limite del degno, accettando certi copioni televisivi o di marketing fin troppo ridicoli che stridono molto proprio con l’essenza di quel mondo che racconta nei suoi libri e con la sua cultura e che ne stemperano e indeboliscono il messaggio virtuoso, ove ci sia, parimenti alla credibilità del personaggio stesso.
Però qui, con questo nuovo libro (ne parlano gli amici di “MountCity” qui) a fargli da “badante letterario” (mi si perdoni la cinica ironia, ma vedi sopra) c’è l’ottimo Matteo Righetto, e il tema del libro, ancorché niente affatto originale, resta comunque intrigante – anche perché la montagna, quella vera e non quella preconfezionata ad uso turistico-mediatico, sa sempre rendere originale e particolare anche ciò che apparentemente non lo è o che in principio non lo sarebbe. In fondo ciò vale anche per Corona; solo, deve ricordarselo, lui, in certe situazioni.
Dunque sia, lo recupero e lo leggerò. Ve ne dirò, poi, come sempre.
Lavorare male

Già.
Proprio come aumenterebbe di quota librandosi sempre più agile nel cielo l’aerostato che si liberi della zavorra inutile, ecco.
È un’impressione personale, eh, ma nitida. Sempre più nitida. Nitidissima, sì.
Sempre meno soldi, per la scuola
Quante volte si sentono dire un po’ ovunque – media, TV, social, eccetera – cose del tipo «gli studenti di oggi non hanno voglia di studiare» o «non hanno voglia di fare niente», «ah, ai miei tempi sì che si studiava!» oppure «la scuola di oggi è messa male» eccetera – frasi peraltro, soprattutto quelle contro gli studenti contemporanei, che hanno trovato nuova “linfa di blaterazione” in occasione dei recenti scioperi scolastici per il clima ispirati dal movimento Fridays for Future.
Spesso, tali critiche vengono pure da fonti istituzionali ovvero politiche (cioè partitiche), inutile dirlo. Bene: ma se si accusano gli studenti di oggi di non avere voglia di studiare, di contro quanta voglia ha avuto l’Italia di investire sul proprio sistema scolastico, la cui situazione e sviluppo sono certamente alla base, nel bene e nel male, della realtà di fatto?
Lo illustra un ottimo articolo de “IlSole-24Ore” dello scorso 26 settembre, a firma Davide Mancino – leggetelo, che è veramente interessante -, nel quale una disamina rapida tanto quanto completa e alcune illuminanti infografiche presentano in maniera chiara e indubitabile la situazione. Se già il titolo, In Italia calano gli studenti, e ancora di più la spesa è pienamente indicativo dello stato delle cose, più avanti (scusate, faccio “spoiler”), Mancino denota:
Dal 2011 al 2016, mostrano i numeri dell’Ocse, nel nostro paese il numero di studenti è calato leggermente, mentre la spesa è scesa in maniera più decisa. Il risultato, nel complesso, è che la spesa per ognuno di essi è oggi minore che un tempo, e ben minore al 2005.
Ecco.
Capirete bene che ora a quelli che dalle istituzioni blaterano critiche contro il sistema scolastico e i suoi studenti viene inevitabilmente da rispondere: «Che ca**o dite? Come potete voi criticare la scuola e gli studenti se siete i primi a cagionarne problemi e difficoltà? Come osate?»
Insomma, siamo alle solite. In Italia non si risolvono i problemi, anzi, si rendono cronica normalità, e poi si fugge dalle palesi responsabilità relative col consueto italico scaricabarile. Un po’ come prendere un ottimo pilota di Formula Uno, fornirlo di una macchina scadente e via via superata e lamentargli che non vince mai una gara.
Non serve dire, spero, che un paese che non cura a dovere e al meglio delle proprie possibilità la scuola è un paese condannato a una rapida e inesorabile fine. Sotto ogni punto di vista.