Sempre meno soldi, per la scuola

Quante volte si sentono dire un po’ ovunque – media, TV, social, eccetera – cose del tipo «gli studenti di oggi non hanno voglia di studiare» o «non hanno voglia di fare niente», «ah, ai miei tempi sì che si studiava!» oppure «la scuola di oggi è messa male» eccetera – frasi peraltro, soprattutto quelle contro gli studenti contemporanei, che hanno trovato nuova “linfa di blaterazione” in occasione dei recenti scioperi scolastici per il clima ispirati dal movimento Fridays for Future.

Spesso, tali critiche vengono pure da fonti istituzionali ovvero politiche (cioè partitiche), inutile dirlo. Bene: ma se si accusano gli studenti di oggi di non avere voglia di studiare, di contro quanta voglia ha avuto l’Italia di investire sul proprio sistema scolastico, la cui situazione e sviluppo sono certamente alla base, nel bene e nel male, della realtà di fatto?

Lo illustra un ottimo articolo de “IlSole-24Ore” dello scorso 26 settembre, a firma Davide Mancino – leggetelo, che è veramente interessante -, nel quale una disamina rapida tanto quanto completa e alcune illuminanti infografiche presentano in maniera chiara e indubitabile la situazione. Se già il titolo, In Italia calano gli studenti, e ancora di più la spesa è pienamente indicativo dello stato delle cose, più avanti (scusate, faccio “spoiler”), Mancino denota:

Dal 2011 al 2016, mostrano i numeri  dell’Ocse, nel nostro paese il numero di studenti è calato leggermente, mentre la spesa è scesa in maniera più decisa. Il risultato, nel complesso, è che la spesa per ognuno di essi è oggi minore che un tempo, e ben minore al 2005.

Ecco.

Capirete bene che ora a quelli che dalle istituzioni blaterano critiche contro il sistema scolastico e i suoi studenti viene inevitabilmente da rispondere: «Che ca**o dite? Come potete voi criticare la scuola e gli studenti se siete i primi a cagionarne problemi e difficoltà? Come osate?»

Insomma, siamo alle solite. In Italia non si risolvono i problemi, anzi, si rendono cronica normalità, e poi si fugge dalle palesi responsabilità relative col consueto italico scaricabarile. Un po’ come prendere un ottimo pilota di Formula Uno, fornirlo di una macchina scadente e via via superata e lamentargli che non vince mai una gara.

Non serve dire, spero, che un paese che non cura a dovere e al meglio delle proprie possibilità la scuola è un paese condannato a una rapida e inesorabile fine. Sotto ogni punto di vista.

4 pensieri su “Sempre meno soldi, per la scuola”

  1. Quando si taglia, quando non si investe sul personale docente, né nelle strutture, si fa facile demagogia e in questo i nostri politici sono bravissimi.
    Il personale docente oltre a essere demotivato, ritiene la scuola un contenitore dove meno si fa meglio è. Senza demonizzarli spesso sono impreparati perché usciti da una scuola non all’altezza del suo compito. Sembra un cane che si morda la coda ma se gli studenti escono impreparati come potranno a loro volta insegnare qualcosa alle generazioni future se la loro preparazione è scadente?

    1. Be’, se devo pescare dalla mia esperienza, e dalle numerose occasioni che avuto di interagire per vari motivi con la scuola, ho il più delle volte trovato docenti bravi, preparati e motivati ma soffocati nella loro attività dai mille problemi del sistema scolastico. Ne ho trovato pure qualcuno da mandare a lavorare in miniera, certo, ma mi pare che col tempo la situazione al riguardo sia migliorata; invece, appunto, è peggiorata dal punto di vista organizzativo e burocratico, ma in tal caso il problema non è negli istituti, è sopra, dai provveditorati in su, ovvero dove la scuola smette di essere tale e diventa politica (nel senso peggiore e più italico del termine, ovviamente).

      1. più o meno dicoiamo le stesse cose. I professori sono demoralizzati, non tutti, ma una parte, perché non sono in grado di svolgere il loro lavoro con serenità a causa dei molti intralci che lo stato mette.

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