Il report sullo sci dell’ANEF e il “fantasma” che lo infesta

[Le piste del Monte Pora e le Prealpi Bergamasche il 5 dicembre 2024 alle ore 12.00, desolatamente prive di neve. Immagine tratta da qui, cliccateci sopra per ingrandirla.]
Di recente l’ANEF, l’associazione nazionale degli esercenti degli impianti a fune, che in buona sostanza raduna la quasi totalità dei gestori dei comprensori sciistici italiani, ha presentato il report Impatti socio-economici a livello locale degli impianti di risalita, commissionato alla società di consulenza PwC. Come anticipa il titolo, si tratta di un’indagine che ha stimato gli impatti dei comprensori sciistici nei territori che li ospitano: in buona sostanza, è una fotografia dell’industria sciistica ad oggi elaborata sui dati di una annualità. Il report, che potete leggere cliccando sull’immagine qui sotto, è ricco di dati interessanti presentati attraverso infografiche efficaci: risulta ineccepibile da questo punto di vista.

Peccato che tra i numerosi dati e grafici che ne occupano le pagine si annidi un “fantasma” inquietante, assolutamente presente e aleggiante quantunque incredibilmente ignorato… il clima, ovvero la crisi climatica ben presente sulle nostre montagne.

Nel report di Anef la parola «clima» è presente una sola volta, a pagina 3 ove si parla degli «Impatti sul clima» attribuibili agli impiantisti. «Sostenibilità» solo una volta a pagina 2, parlando dello scopo del report di «dare evidenza della sostenibilità ambientale» degli impianti sciistici. Invece «cambiamento climatico» non lo si trova scritto da nessuna parte e ugualmente «crisi climatica».

Ecco: fotografare con tale report la situazione socioeconomica attuale dell’industria dello sci, per di più rivendicandone una visione futuro-prossima, senza considerare la crisi climatica in atto e senza comprenderne il portato nell’elaborazione dei dati, equivale a produrre una non indagine, formalmente ineccepibile, come detto, ma solo nel momento in cui viene presentata, non prima e nemmeno dopo. Ciò anche in forza della sua forma sincronica (è basata su una sola annualità, come precisato), mentre per assumere caratteri di maggiore attendibilità i dati si sarebbero dovuti elaborare in modo comparativo diacronico, considerando la loro evoluzione in un arco temporale considerabilmente significativo.

È un report dettagliatamente inutile, in buona sostanza.

Posta tale evidenza, appare altrettanto chiaro che lo scopo del report di ANEF – del tutto legittimo dal loro punto di vista, sia chiaro – è soprattutto quello di fare propaganda, creandosi uno strumento d’impatto funzionale al sostegno del settore impiantistico e dell’industria dello sci. Scopo che i dirigenti di ANEF hanno palesato appena dopo la presentazione del report: tra i tanti prendo le dichiarazioni di Massimo Fossati, presidente di ANEF Lombardia (la regione dove forse si sta cercando più che altrove di imporre nuovi impianti sciistici, visto anche il prossimo evento olimpico di Milano-Cortina), il quale si è affrettato a dichiarare che «Dallo studio emerge chiaramente come l’economia turistica delle nostre montagne sia strettamente connessa al funzionamento degli impianti a fune. Questi rappresentano un elemento cruciale per contrastare lo spopolamento delle aree montane a favore delle città e delle pianure. È indispensabile continuare a investire in queste infrastrutture.» Parole con le quali si pretende di rendere assoluto il valore del report di ANEF (per giunta come se d’inverno in montagna non potesse esistere un altro turismo che non sia quello dello sci su pista!) quando invece ho appena denotato come tale pretesa risulti assolutamente infondata in forza della sua notevole parzialità. Tutto legittimo dalla parte di ANEF, lo ripeto, ma ciò non si significa che possa anche essere sostenibile e innanzi tutto per una semplice questione di rigore di logica. Equivale a rappresentare con notevole dettaglio le prestazioni e l’efficienza di una flotta di navi da crociera, sostenendo che si debba investire sempre di più per abbellirle ma senza rimarcare che la gran parte di queste imbarcazioni navigano su specchi d’acqua che si stanno rapidamente e inesorabilmente prosciugando e che presto le lasceranno in secca. Be’, forse investire su quelle navi non solo non sembra più essere «indispensabile» ma a tutti gli effetti risulta quanto meno azzardato, se non già del tutto inefficace, eccessivo, inutile. A meno di volerlo affermare per mera propaganda, appunto: ci sta (l’attività dell’ANEF è economica e dunque anche politica, al netto dei legami con la “politica” ordinariamente detta), ma fino a un certo punto, ovvero fin dove si va inesorabilmente a sbattere contro la realtà effettiva delle cose e il suo divenire.

Posto tutto questo, in accadimento sul versante italiano delle Alpi (e sugli Appennini), sorge spontanea una domanda: perché invece sul versante opposto, in Svizzera, paese che peraltro ancor più dell’Italia vive di turismo sciistico, la crisi climatica e i suoi effetti sono ormai elemento integrante e ineludibile delle strategie di gestione dei comprensori sciistici sia a livello imprenditoriale che a quello politico?

«Il riscaldamento globale viene ormai considerato come parte integrante della strategia del settore. Il futuro degli impianti di sci è oltre i 1800 metri.» Sono parole di Berno Stoffel, direttore di Funivie Svizzere, l’associazione dell’industria elvetica delle funivie (equivalente dell’ANEF in Italia), riprese qualche giorno fa dai quotidiani svizzeri (potete leggerle nella loro interezza cliccando sull’immagine qui sopra; della cosa ne ho già scritto qui).

Da questa bizzarra contrapposizione italo-svizzera ulteriori domande sorgono altrettanto spontanee: come si può essere una tale differenza di visioni tra gli impiantisti italiani e quelli elvetici? Chi dei due si dimostra più attento alla realtà delle cose e alla situazione delle loro montagne? Chi dei due dimostra di avere più consapevolezza del presente e visione del futuro? Oppure, se preferite intendere il tutto dall’altra parte: chi dei due non sta dicendo tutto quello che dovrebbe dire? E perché lo fa?

Alcune di queste domande sono retoriche, lo so. D’altro canto ognuno è ovviamente libero di rispondere come vuole, ma ben sapendo che le risposte decontestuali alla realtà effettiva delle cose montane obiettivamente non hanno alcun senso.

[La situazione della neve sulle piste di Colere, località oggetto di un grande e costosissimo progetto di ampliamento del comprensorio. Immagine tratta da qui.]
Tornerò di nuovo, a breve, sul report di ANEF. I cui dati, resi noti qualche settimana fa, sono stati sostanzialmente smentiti già quasi due anni addietro da un altro prestigioso e dettagliato report, oltre che da numerosi altri rilievi che hanno fotografato in vari modi la situazione dell’industria italiana dello sci. Ma, appunto, me ne occuperò di nuovo presto.

Samhain

halloween-and-samhain
Notte. Tenebra. Il cosmo. Quiete. Solitudine. Suoni vaghi e lontani.

Nel silenzio che sospende – il cielo a un attimo è sospeso
E sospese nel cielo stelle e stelle e stelle a milioni
Che un alito leggero come nenia eterea tremola in viso
Come tremolano e ardono fuochi su colmi distanti e vicini
Faville alla notte elevando e indorando in aura cornice
La rossa rivale del divino pugnace, a tracciare i confini
D’un sogno al di là d’ogni sogno: ecco, essa ora dice
Che è giunta la triplice notte primeva, e l’attimo effonde
D’intorno la sua sospensione, e il tempo tiranno e rapace
Non più invitto si muove, e il cielo sublime si espande,
E la Terra si fonde in quel sogno che d’eterno sfavilla,
E le stelle divine discendono il lor fuoco su l’immonde
Umane terre, che nel gelo ritrovan cagione per tal favilla
Sfuggire – richiuse in mantelli grigiastri di confusa viltà
E ciechi al trionfo infinito, che ne l’attimo intenso sì brilla.

Solitaria su un colmo assorta tra i fuochi la mia felicità.

* * *

Notte. Silenzio. La voce del vento, il coro sublime. Emozione dei sensi.

Abbracciami o Stella! Abbracciami o diva discesa dal cielo,
L’ardente tuo fuoco che infiammi il mio cuore, e intensi
I tuoi sensi che brillino intorno – o prezioso e sì aureo velo!
L’incanto è al suo colmo, la notte è propizia ne’ suoi immensi
Infiniti, che vuoti si empino di tal nostra passione!
Osserva, laggiù, nel lago infuocato i cui golfi son densi
Delle luci frementi, osserva quel cigno sublime che agone
Pare ingaggiar d’eleganza con ogn’altra creatura: fremente
Attende l’amante divino, entrambi anelando la prossima unione:
E’ l’amore del cielo, la Terra è la sposa che brilla assai ardente,
Non senti il suo canto soave che l’attimo fissa in una nota
Perenne? Inarrivabile grazia è qui oggi presente
Il cielo e la Terra, il buio e la luce, la morte e la vita,
Il tempo non-tempo, sublime energia per l’immensa magia:
Abbracciami o stella, la notte infinita non più ora è vuota.

Notte. Il cosmo. Gioia, emozione. Percezione d’ancestrale armonia.

Versi_Irregolari_blog(Beh, visto che oggi è, tradizionalmente, il giorno di Samhain… Traggo questo componimento ad hoc – invero più una ballata che una poesia – dal mio Versi Irregolari (2007, Maremmi Editore Firenze/L’Autore Libri, Collana Biblioteca ’80 – Poeti, ISBN 88-517-1242-5, € 16,80). Un testo nel quale ho interpretato la festa come una celebrazione dell’unione tra Terra e Cielo, nelle sue accezioni più luminose come in quelle più oscure le quali, tuttavia, non hanno alcuna aura “negativa” dacché l’intera festa, materialmente e immaterialmente, si deve considerare al di fuori dei consueti canoni terreni. Infatti, nella concezione circolare-ciclica del tempo peculiare della cultura celtica, Samonios/Samhain si trova in un ambito sospeso posto al di fuori della dimensione temporale che non appartiene né all’anno vecchio e neppure al nuovo. E’ per tale motivo che, in questa giornata, la separazione dimensionale che usualmente divide che la Terra dal regno dei morti si assottiglia ed i vivi potevano accedervi – o viceversa, naturalmente.
Cliccate sull’immagine del libro qui sopra per averne ogni informazione utile e per sapere dove/come acquistarlo. Buona lettura, e buona festa di Samhain!)