La COP25 è fallita? Bene!

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In effetti io sono pure “contento” che la “COP25”, la Conferenza sul clima di Madrid, sia terminata con un miserrimo fallimento.

Sì, perché altrimenti molte persone, in primis quelli a cui veramente interessa la questione planetaria del cambiamento climatico, avrebbero potuto credere che pure i potenti della Terra ne avessero compreso la portata e capita l’urgente necessità di agire, politicamente innanzi tutto, per cercare di mitigarne gli effetti.

“Meno male” che invece quei potenti, salvo rari casi, hanno nuovamente confermato il loro sostanziale menefreghismo al riguardo, funzionale alla salvaguardia del proprio potere e delle relazioni con soggetti di vario genere dalle assai bieche attività, sulle quali si basa la stabilità del loro scranno alla faccia del clima, dell’ambiente e di chiunque ne subisca il degrado.

Una questione fondamentale come quella dei cambiamenti climatici può essere seriamente affrontata solo dalle società civili, entro le quali, pur tra le infinite difficoltà culturali di questa nostra epoca, può ancora essere coltivata quella consapevolezza civica – che è anche politica nel senso più alto del termine, ovviamente – necessaria al cambiamento e alla resilienza: il movimento Fridays for Future lo dimostra bene, ad esempio. Una cosa del genere non può certo avvenire nella “(non) politica” dei potenti, a qualsiasi livello impegnata unicamente alla propria preservazione, a perseguire interessi di parte e infimi tornaconti, organizzata su meccanismi meramente parassitari e dunque troppo avulsa dalla storia presente e futura così come dalla realtà quotidiana.

Tutto ciò sperando che al contempo si generi e si sviluppi pure una consapevolezza, nelle società civili, contro quei potentati politici che governano il mondo. Assolutamente necessaria, se vogliamo che il mondo e la civiltà umana possano avere un futuro, senza essere spazzati via dalla Natura. Che “sa” benissimo che con un aumento della temperatura di 3° o più il pianeta si adatterà e sopravvivrà, la misera razza umana invece avrà grossissimi problemi al riguardo, e recriminare su quanto non è stato fatto in passato per evitare il disastro non servirà a nulla, come sempre.

 

Loop

Ce l’aveva fatta! Gli ultimi passi avevano richiesto uno sforzo tremendo, quasi sovrumano se la ferrea volontà non l’avesse soccorso, ma ora era lassù, in vetta, conquistata in solitaria! La cima più alta del pianeta, sopra ogni altro uomo, immerso nel cielo, assiso su quell’immane, sublime piedistallo di roccia e ghiaccio.
Comunicò via radio il successo al campo base, poi cercò di recuperare forze fisiche e mentali; quindi prese a scattare le fotografie più importanti della sua vita, le attestazioni di quel trionfo… Verso Nord, verso Sud, verso ponente… verso ponente?!
L’uomo cercò di aguzzare la vista, traguardando direttamente e attraverso l’obiettivo della fotocamera, e dopo pochi istanti non poté far altro che sbarrare gli occhi, esterrefatto: laggiù, verso ponente, una montagna, una vetta, si innalzava ben oltre quella su cui stava, ovvero la più alta del pianeta – come almeno tutti credevano! C’erano sì altre cime intorno ad essa, tutte più basse di centinaia di metri, ma quella vetta di ghiaccio abbacinante era ben più alta, indubitabilmente ben più elevata di qualsiasi altra.
Rientrò dalla spedizione e annunciò al mondo la sua incredibile scoperta; tra gli entusiasmi e gli omaggi per l’impresa compiuta, nessuno gli volle credere. L’uomo concluse rapidamente che poteva fare soltanto una cosa per rendere inconfutabile la sua asserzione: conquistare quella cima. Organizzò una nuova spedizione, partì, attaccò le immani pareti lottando contro difficoltà estreme e terribili intemperie, infine raggiunse la vetta. La gioia per il nuovo grande trionfo tuttavia venne rapidamente offuscata da un altrettanto rinnovato sgomento: a levante – impossibile… ma c’era, la vedeva, la fotografava – un’altra vetta, chiaramente più elevata della sommità appena raggiunta! L’uomo questa volta ebbe però la forza d’animo di non farsi annichilire dallo sconcerto; dopo poche settimane ripartì per quelle incredibili montagne, deciso a conquistare la nuova più elevata cima. La salì, la conquistò, giunse in vetta e al suo occidente vi osservò un’ennesima e ancora più alta cima. Tornò, ripartì – ormai totalmente solitario, dacché più nessun alpinista aveva accettato di gareggiare in quella inopinata e forsennata corsa alla quota assoluta – salì lassù, e all’osservare ancora a oriente una vetta più alta ormai non percepì in sé più alcun sgomento: ogni conquista, ogni fine impresa, diventava un nuovo inizio cui sottrarsi gli era a quel punto impossibile.
Ovviamente il grande alpinista rifiutò in tono duro ogni ipotesi di degrado mentale dovuto alle alte quote. Col tempo più nessuno si curò di lui, se continuò nella sua folle rincorsa o se essa finì, forse tragicamente: la sua sfida assoluta all’estremo si tramuto nel più assoluto ed estremo oblio.

(P.S.: è un racconto, questo, al momento ancora inedito come la raccolta di cui è parte, composta di testi moooooolto particolari. Forse sarà pubblicata, prima o poi. Voi seguite il blog oppure il sito e può essere che tra un po’ ne saprete di più, al riguardo.)

Alpinscena #105

Quando mi chiedono quale sia la miglior rivista che si occupi di cultura di montagna, non ho esitazioni a rispondere: è “Alpinscena”, la rivista della CIPRA, la Commissione Internazionale per la Protezione della Regione Alpina, organizzazione indipendente, senza fini di lucro, impegnata per la protezione e lo sviluppo sostenibile delle Alpi.
Pubblicata in cartaceo da due a quattro volte l’anno nelle varie lingue in uso negli stati alpini, e con carattere solitamente monotematico, “Alpinscena” affronta questioni di attualità per le Alpi con modalità molteplici ma sempre altamente approfondite e attraverso visioni tanto innovative quanto costruttive. A informazioni basilari fornite da esperti sono affiancati esempi concreti riguardanti le seconde case, il riscaldamento globale, la diversità biologica, le costruzioni energeticamente efficienti, l’innovazione e molto altro che oggi forma l’ambiente alpino e determina la vita e la relazione con esso dei suoi abitanti o dei visitatori. Il tutto in poche ma dense pagine, nelle quali si può trovare quello che probabilmente è il punto di vista più avanzato in tema di Alpi, di paesaggio alpino, di vita in montagna, di fruizione della regione alpina. Ed è persino gratuita e scaricabile direttamente dal sito della CIPRA! – anche se un sostegno economico volontario è assai gradito.
Insomma, da conoscere e leggere, se siete studiosi, ricercatori cultori, abitanti, appassionati delle Alpi della loro realtà culturale.

Cliccate sull’immagine in testa al post per conoscere l’ultimo numero di “Alpinscena”, oppure qui per abbonarvi alla versione cartacea. Qui invece potete navigare nel sito web della CIPRA.

Buone e proficue letture alpine!

La pioggia

(Immagine tratta da https://pixabay.com/it/.)

Ribadisco (dacché l’ho già detto altre volte, qui): trovo che la pioggia sia bellissima.
Niente affatto triste, malinconica, deprimente – sono cose che può pensare solo chi le genera e le ha già nell’animo, a prescindere dalle condizioni meteo – e giammai fastidiosa, se non per le mammolette.
Lo è, bellissima, perché dopo tornerà il sereno e, quando di sereno ne ha fatto fin troppo, è bello vedere che si mette a piovere. D’altro canto, il ritorno del cielo sereno è ancor più gradevole dopo la pioggia, no?
Ecco.

L’ipocrisia dei negazionisti climatici

Ribadisco: in questi giorni, prima, durante e dopo i Fridays for Future che la scorsa settimana si sono svolti un po’ ovunque nel mondo, ho letto cose contro il movimento, contro i giovani che vi partecipano, addirittura contro gli scienziati e ovviamente contro Greta Thunberg talmente cattive e – aspetto pure peggiore – talmente idiote, ipocrite, campate per aria, piene di falsità e di accuse totalmente ridicole tanto quanto totalmente prive di qualsivoglia validità scientifica (e si parla di clima ovvero di scienza, dati, numeri, non di opinioni, idee o altro) che mi sembrano evidenti due fondamentali cose:

  1. Certi individui meriterebbero di subire le peggiori conseguenze derivanti dai cambiamenti climatici, esattamente come meriti di schiantarsi in terra colui che si vanti di poter saltare da un aereo senza paracadute, irridendo e insultando quelli che ce l’hanno;
  2. Il movimento la sua battaglia contro questi l’ha già ampiamente vinta, lo si desume considerando le reazioni sguaiate e disperate di costoro. “Purtroppo”, se il movimento e gli scienziati sapranno agire positivamente al fine di contenere il riscaldamento globale e convertire l’economia mondiale ad un sistema più sostenibile, anche quei ciarlatani ne gioveranno. Purtroppo, ribadisco.

(Photo credit: Justin1569 di Wikipedia in inglese, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5943918; elaborazione dello scrivente.)