25 aprile

25 aprile. “Festa della liberazione” di un paese che proprio non ce la fa a liberarsi dai fantasmi di un passato con il quale non sa fare – e forse non vuol fare – i conti. In ogni senso: perché una parte continua a compiacersi di mostrarsi fascista e così l’altra parte si può rallegrare di potersi dichiarare antifascista, l’una alimentando l’altra in un girotondo che gira intorno a un punto fermo. E stantio.

Chissà se i bambini di oggi, quando domani saranno grandi, continueranno questo incancrenito girotondo. Probabilmente aveva (ha) ragione Mino Maccari quando disse al suo amico Ennio Flaiano quella celeberrima frase: «I fascisti si dividono in due categorie: i fascisti propriamente detti e gli antifascisti». E di liberarsi da questa dicotomia autodegenerativa l’Italia proprio non ce la fa. Forse perché non può.

Le tre montagne

AMICI!
Rispondete d’istinto, senza pensarci troppo:

QUALI SONO LE TRE MONTAGNE DEL VOSTRO CUORE?

Cioè le tre che quando sentite il termine “montagna” vi vengono subito in mente, rimarcando con ciò quanto siano in un modo o nell’altro importanti per voi – siano rinomate o meno, alte o basse, delle Alpi, degli Appennini o altrove.

Non c’è bisogno che motiviate la scelta: il solo nominare le tre montagne che vi verrà spontaneo citare è un palese buon motivo al riguardo. Di contro posso immaginare che di montagne citabili ne avreste innumerevoli ma fa nulla, le prime tre sono quelle che contano.

Grazie fin d’ora a chi risponderà!

P.S.: queste le mie tre:

[Il Monte Tesoro.]
[Il Pizzo Tambò.]
[Il Gran Zebrù / Königsspitze.]