Contro un muro! (Repetita iuvant)

P.S. (Pre Scriptum): torno su una mia vecchia ma ineluttabile battaglia, quello contro la maleducazione stradale in generale dell’automobilista italiano medio, che si manifesta fin da mancanze apparentemente banali eppure emblematiche, oltre che concretamente pericolose, come il non utilizzare la freccia alle svolte. Un gesto minimo tanto quanto a suo modo sinonimico della definizione di “senso civico” proprio in forza della sua pochezza che d’altro canto, per lo stesso principio, identifica chiaramente la natura di chi non lo compie e la considerazione che si merita. Quanto meno da parte dello scrivente, il quale resta un maledetto e inguaribile idealista, lo so.

“Cari” automobilisti italiani* che vi ostinate a non utilizzare quasi mai gli indicatori di direzione alle svolte (mancanza che, sia chiaro, trovo di una maleducazione oltre che di una pericolosità estreme), almeno siate coerenti: arrivate a un incrocio, una strada va a destra, una va a sinistra e voi per svoltare nell’una o nell’altra direzione non usate alcuna “freccia”**? Bene, allora andate dritti! Soprattutto se, di fronte a voi, c’è un solido muro di cemento, ecco. Siate coerenti, ribadisco, e abbiate il “coraggio” delle vostre azioni: gli altri automobilisti, quelli educati e rispettosi della sicurezza propria e altrui, non potranno che felicitarsene. Già.

*: voi più di quelli degli altri paesi, sì. Lo posso sostenere per esperienza ormai lunga e ben assodata.

**: oh, forse che crediate che a dire “freccia” si intenda quella degli “indiani” contro i cowboy? No, sappiate che non è quella. No.

Una delle città più belle

[Foto di Pascal Debrunner da Unsplash. Fateci “clic” per ingrandirla.]

Il cielo si mantiene imbronciato, il che nuovamente adombra i colori ma elargisce gran quantità di fascino e mistero al paesaggio, che non potrebbe essere più mitologicamente iperboreo di così. Lascio Narvik sulla destra, faccio una pausa in un minuscolo villaggio ove sono più le caffetterie delle case (i norvegesi bevono litri e litri di “caffè”, cioè di quella bevanda che loro chiamano in tale maniera e che ovviamente è assai differente dal nostro caffè: i primi giorni schifa abbastanza, ma devo dire che, abituandocisi, non è peggio di altri caffè-brodaglia che si possono provare in giro per il mondo) e quindi punto verso Tromsø, la capitale dell’Artico, la città norvegese più importante oltre il circolo polare (ha più di 60.000 abitanti), e nota a molti per detenere il soprannome di “Parigi del Nord”! Be’, è un soprannome forse pomposo ma nemmeno così esagerato: la città è veramente bella, raccolta per sua gran parte sull’isola di Tromsøya piazzata proprio in mezzo al proprio fiordo e unita alla terraferma da lunghi e scenografici ponti; è assai animata, popolata da tanti giovani essendo sede universitaria (l’università più a Nord del mondo!) e le vie pedonali del centro, sulle quali si affacciano negozi e pub a dozzine, regalano un’impressione urbana propria di latitudini ben più meridionali. Insomma, ci si potrebbe tranquillamente dimenticare di essere già molte centinaia di chilometri oltre il Circolo Polare Artico, ma cordialmente una gigantografia posta della hall dell’hotel nel quale alloggio riporta il tutto alla propria effettiva realtà: la grande fotografia riprende Tromsø in veste invernale, adagiata sulla propria isola imbiancata e contornata dal blu profondo delle acque del fiordo, e tutto intorno un orizzonte infinito di cime montuose ghiacciate sotto un cielo color acciaio, dalle quali, se nella foto non si vedesse la città, si potrebbe dire di essere di fronte ad un paesaggio antartico o quasi.

(Dalle mie “Impressioni di viaggio al Circolo Polare Artico”, il diario personale di un’avventura on the road nella Norvegia del Nord di qualche anno fa, dalle isole Lofoten fino a Nordkapp. L’immagine che vidi nell’hotel di Tromsø, citata nel brano, era molto simile a quella che vedete in testa al post.)

 

Tellin’ Tallinn. Storia di un (costante) colpo di fulmine urbano

«Il viaggio è la meta», si usa dire spesso. Ma qual è la meta di un viaggio autentico?
Il libro che vedete qui sotto racconta la storia di un viaggiatore che in principio non sa di essere tale e di un viaggio all’inseguimento di una chimera – una donna, un vago ricordo passionale, una sensazione confusa e forse equivoca di piacere – verso una meta quasi sconosciuta per il protagonista e per molte persone, al di là degli ordinari slogan turistici: Tallinn, la capitale dell’Estonia, una città di multiforme bellezza, affascinante e armoniosa, non altezzosa ne supponente ma pure, al di sotto della sua epidermica avvenenza urbana, per certi aspetti tormentata, come ogni autentico fascino dev’essere quando voglia smuovere non solo i sensi ma pure l’animo, nel profondo. Ma quel viaggio inizialmente “casuale” diventa per il protagonista sempre più importante, ad ogni passo attraverso Tallinn, a ogni via esplorata, ad ogni piazza, scorcio, palazzo, a ciascun incontro con la storia della città e coi suoi abitanti che gli raccontano storie intense e sorprendenti.
In fondo la relazione che l’uomo, creatura intelligente ed emozionale, intesse con i luoghi, è per certi versi simile a quella d’amore, che quando si fa intensa sprofonda fino al centro dell’animo con il guizzo potente del colpo di fulmine. Ciò accade anche col viaggio nella sua più piena e autentica essenza: la relazione con il luogo che ne è meta diventa fisica, intensa e avvolgente, ben oltre il mero piacere ludico del viaggiare. Perché il vero viaggio è quello che avviene innanzi tutto dentro il viaggiatore, e se la destinazione è una città dal fascino sorprendente e pressoché unico come Tallinn, allora il viaggiatore e il luogo, come due passionali amanti, divengono magicamente una cosa sola – un’unica meta.

Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano
Historica Edizioni, 2020
Collana “Cahier di Viaggio”
Pagine 170 (con un’appendice fotografica dell’autore)
ISBN 978-88-33371-51-1
€ 13,00
In vendita da marzo 2020 in tutte le librerie e nei bookstores on line.

Potete scaricare la scheda di presentazione del libro qui, in pdf, e qui, in jpg. Cliccate invece sul libro qui sopra per acquistarlo direttamente nel sito di Historica Edizioni.

Ufficio stampa, promozione, coordinamento:

La seconda dose del vaccino

[Immagine di © Desar Yuartha tratta da artstation.com, fonte qui.]
Sono molto contento, oggi, perché ieri sera ho fatto la seconda dose di vaccino anti Covid-19 e è andato tutto benissimo: nessuna reazione avversa o effetto collaterale o altro del genere, e dunque ora sono a posto, al riguardo. Non solo, mi sento anche molto fortunato: per raggiungere in auto il centro vaccinale, ieri, avrei dovuto percorrere una strada a quell’ora tremendamente trafficata, impiegandoci chissà quanto tempo; d’altro canto il centro è posto a brevissima distanza dal lago che poi dalle mie parti diventa fiume. Dunque, al centro vaccinale ci sono andato e poi tornato in pochi minuti nuotando agilmente sott’acqua, grazie alle branchie che mi si sono sviluppate dopo la prima dose del vaccino e a pinne e squame che, con questa seconda dose, ora adornano il mio corpo. Evviva!

E, nel frattempo, quei paranoici degli antivaccinisti a deperire in coda nel traffico con le loro autovetture. Ahahah… Tiè! 😄

Animali (non) intelligenti

Leggete una notizia del genere e cosa pensate, di primo acchito? Che è una fake news oppure che è uno scherzo, una burla anche piuttosto divertente alla quale i soliti giornalisti sprovveduti ci sono cascati subito, no? Perché a leggerla fa parecchio ridere, in effetti.

Ecco, ora capirete come mai tenga sempre in grande considerazione la comicità e l’umorismo: perché alla fine sono strumenti ben più seri(osi), autorevoli e sagaci di ogni altro per capire come gira il mondo, nel mentre che la realtà quotidiana, quella che vorrebbe (e pretenderebbe di) risultare una cosa seria, è molto spesso una roba così ridicola da far ridere un sacco, come la più esilarante gag comica, appunto.

Comunque quelli qualche ragione ce l’hanno: effettivamente non è vero che la gallina non è un animale intelligente, almeno non è tale in confronto a certi umani peraltro pure privi di ironia!

P.S.: cliccate sul titolo della notizia in testa al post, se proprio avete il coraggio di leggerla.