Il ritorno del Carnevale di Livemmo

[Immagine tratta da www.intangiblesearch.eu.]
Lo scorso anno ho scritto della bellezza e del fascino assoluti dei Carnevali delle Alpi, celebrazioni dalle origini ancestrali ricchissime di palinsesti narrativi che pescano da retaggi innumerevoli, spesso afferenti alla dimensione del mistero e del mito, e l’ho fatto riferendo della lettura del volume Carnevali e folclore delle Alpi, che consente un vero e proprio viaggio etnologico, antropologico, folclorico e storico lungo l’intera regione alpina italiana, dal Piemonte fino al Friuli, con alcune puntate oltre confine in Svizzera e in Austria, incontrando in ogni luogo le mitologie che animano i festeggiamenti tra il periodo natalizio e la fine dell’inverno e che caratterizzano il folclore locale.

Uno dei carnevali più particolari e affascinanti dell’arco alpino italiano tornerà in scena domenica prossima, 12 febbraio: è il Carnevale di Livemmo (nel comune di Pertica Alta in Valle Sabbia, provincia di Brescia), tra quelli più ricchi di suggestioni rituali ancestrali e di figure mascherate misteriose. Come la Vecia dal val, che in un articolo di qualche anno fa pubblicato su “Orobie” Paolo Doni descrisse così: «C’è questa figura, che non appare subito chiara: una donna, un’anziana, una contadina, il suo volto è marcato, caricaturale, da strega. Gira in tondo, al ritmo di musica. Le braccia sono occupate a tenere una grande cesta di vimini. E nella cesta non ci sono né fieno, né orzo, ma un vecchio. Anche il suo viso è una caricatura: la chioma bianca e scompigliata, le sopracciglia folte, la linea della bocca piegata in una smorfia di scherno.»

Se ne avete la possibilità andate a vedere il Carnevale di Livemmo: al netto della comprensibile “sagralizzazione” dell’evento, avrete la possibilità di osservare attraverso uno squarcio nello spazio e nel tempo e cogliere l’essenza più antica e mitologica della tradizione culturale delle Alpi, identitaria e referenziale per questa zona ma in fondo assolutamente emblematica dello spirito dell’intera catena alpina.

Oltre i monti la vita

Il Giorno della Memoria è domani e io, come ogni anno, tenterò di parlarne in modo interessante (sperando di riuscirvi) con un post apposito. Ma anticipo oggi il bell’evento di domani sera a Chiavenna per dar modo a chi possa farlo di andarci, il quale avrà come protagonista una persona meravigliosa, mirabile scrittrice e proprietaria di un’intelligenza e di una brillantezza rare (nonché appassionata frequentatrice di montagne, il che la rende ancora più consonante allo scrivente), Marina Morpurgo. Il suo ultimo libro, Il passo falso, racconta proprio una storia per gran parte ambientata in quegli anni bui, quando sulle sponde occidentali del Lago di Como si incrociavano i destini disperati degli ebrei in fuga verso la Svizzera e le brame di malvagità dei nazifascisti che li braccavano. Ma la Morpurgo d’altro canto è una fonte inesauribile di saperi su tali vicende e non solo su di esse, che sempre sa raccontare con sensibilità e sagacia intriganti: dunque, se potete, andateci ad ascoltarla, domani sera a Chiavenna. Ne uscirete contenti, ve l’assicuro.

N.B.: la foto della locandina ritrae la partenza da Santa Margherita Ligure di una parte della famiglia Morpurgo per l’esilio americano, dopo le famigerate Leggi Razziali emesse dal Fascismo nel 1938.

Luci di solidarietà

Sono profondamente felice di potervi consigliare anche quest’anno un evento veramente molto bello e importante che si terrà sabato 4 febbraio prossimo: Luci di Solidarietà, fiaccolata lungo uno spettacolare tratto della DOL dei Tre Signori – la Dorsale Orobica Lecchese – sospeso tra terra e cielo in una notte che spero magnificamente serena così che si possa coglierne tutta la grandiosità, in ricordo dell’alpinista bergamasco Mario Merelli e a sostegno del Kalika Family Hospital, struttura ospedaliera sorta in Nepal ad uso della popolazioni locali proprio grazie all’impegno di Merelli, del quale quest’anno si ricorda il decennale dalla tragica scomparsa. È anche un modo prezioso per concretizzare nei fatti quel famoso motteggio, «la montagna è scuola di vita», in forza del quale la solidarietà si manifesta come uno dei migliori e più compiuti insegnamenti da mettere in pratica al fine di donare vita, per quanto possibile, a genti che vivono su montagne lontane nello spazio ma vicine nell’animo di chiunque le salga, ovunque si trovino.

Per tutto ciò, senza far torto ad altri, non posso che ringraziare l’amico Giuseppe Capoferri, anima pulsante e motore rombante dell’evento nonché rinomato baritono (in forza al celeberrimo Coro della Scala di Milano) e artista musicale: conosco bene l’impegno e l’entusiasmo che da sempre mette nell’organizzazione della fiaccolata e nel portare avanti gli ideali di solidarietà che vi stanno alla base, e ogni volta che l’evento va in scena non posso che considerarlo una sua ulteriore “vetta” raggiunta e superata, in vista di tante altre future.

Sulla locandina in testa al post trovate tutte le informazioni utili per partecipare alla fiaccolata; qui sotto potete invece vedere il servizio dedicato all’evento lo scorso anno da Unica TV.

Il senso dei ghiacciai, a Milano

Sabato 28 gennaio, al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo Da Vinci di Milano, il benemerito Servizio Glaciologico Lombardo festeggerà così i suoi primi trent’anni:

Un’associazione scientifica benemerita, ribadisco, e quanto mai indispensabile nell’era climatica che stiamo vivendo, alla quale rivolgo i più fervidi auguri e la speranza di poter continuare a studiare i ghiacciai ancora per lungo tempo: perché il SGL saprà operare con il costante impegno, la grande passione, l’autorevolezza e l’efficacia dimostrate in questi 30 anni e perché – soprattutto – vi saranno ancora ampi territori glaciali da studiare sulle nostre montagne, segno che avremo saputo frenare la loro estinzione fermando il riscaldamento globale di origine antropica. Un augurio quanto mai sentito, già.

L’ingresso al convegno è libero e gratuito e sarà possibile iscriversi o chiedere informazioni al riguardo al seguente indirizzo e-mail: convegno30sgl@gmail.com, oppure consultando il sito web del SGL qui.

Giandomenico Spreafico, “Gente di Montagna”

Presso il Circolo Fratelli Figini di Lecco è aperta da qualche giorno Gente di Montagna, la bella mostra fotografica di Giandomenico Spreafico allestita da Lumis Arte con la cura di Daniele Re e i testi a corredo dell’amica e collega di penna (per la guida DOL dei Tre Signori) Sara Invernizzi.

Le immagini esposte in mostra sono una suggestiva e affascinante fonte di informazioni sulla vita in alta montagna, ma sono anche l’occasione per il loro autore di dare forma alla sua poesia visiva. Coprendo l’arco temporale che va dai primi anni Settanta a tutti gli anni Ottanta del Novecento, raffigurano un periodo di passaggio alquanto emblematico nella vita delle montagne lombarde, in transizione da un passato che già si stava rapidamente evolvendo ma ancora conservava i segni di una tradizione secolare a un futuro, cioè la nostra contemporaneità, che stava per delinearsi ma non appariva ancora così liquido – per dirla alla Bauman – come si manifesta oggi.
La mostra conduce i visitatori in un viaggio lungo sentieri lontani e difficili da percorrere, ma anche attraverso la loro storia: dalla transumanza alla lavorazione del Bitto, dall’artigianato alla lavorazione del ferro, dall’abbandono delle baite alle atmosfere sognanti delle nebbie mattutine.

Le fotografie di Giandomenico Spreafico sono divise in otto serie tematiche: Transumanza e Pascoli presenta scene pastorali in cui domina la presenza di pecore e mucche, immagini che il fotografo dedica a Giovanni Segantini. Le serie Artigianato valdimagnino, Artigianato alpino realizzata in Valmalenco, Gente di montagna dedicata ai casari del bitto e Artigianato valsassinese, incentrata maggiormente sulla forgiatura del ferro, raccontano il lavoro tipico dell’alta montagna e la fatica fisica che necessita. Qui Spreafico fotografa anche le donne intente ai lavori domestici, come affilare le falci in Serietà nel lavoro, lavare i panni in Donne alla cascina, fare il pane in Gente di Premana e lavorare al tornio in Gente della Valle Imagna. Con le fotografie dedicate alla vita in montagna Spreafico orienta la sua poetica verso l’intimità del rapporto tra essere umano e ambiente.

Come già accennato, le fotografie di Spreafico sono accompagnate dal testo di Sara Invernizzi che racconta la vita dei casari in alpeggio, la faticosa tecnica dei produttori del formaggio, la modificazione dell’ambiente a favore dei pascoli e della vita delle comunità montane.

È una mostra bella, affascinante, poetica e assai espressiva, che merita certamente una visita. Tutte le informazioni utili per farlo le trovate sulla locandina qui sopra (cliccateci sopra per ingrandirla), altrimenti potete consultare il sito di Lumis Arte, qui.