Anime Salve | Tallinn Blues | Nostalgistan

A Milano, nello spazio B(r)e(a)the SPACE di Via Savona 45/53, nell’ambito degli eventi del Fuorisalone 2021.

Save the dates, e non mancate!

Tallinn Blues!

Lo scorso novembre, qui sul blog, scrivevo che a breve avrei annunciato una serie di date di presentazione imminenti del mio Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano, con il primo evento a Milano. Poi, è successo ciò che tutti quanti sappiamo bene e da cui, ora, speriamo di uscirne sempre di più e risolutivamente.

In quell’articolo scrivevo anche che, in tema di viaggiatori, viaggi e libri relativi, si usa spesso citare quel noto adagio che dice “Il viaggio è la meta”, meno invece si cita il pur altrettanto noto Pessoa che in tema, ne Il libro dell’inquietudine, scrisse “I viaggi sono i viaggiatori”. Tuttavia, se il “vero” viaggio si ha non tanto quando è il viaggiatore a visitare un luogo ma viceversa quando è il luogo a “visitare” il viaggiatore – a entrarvi dentro, a penetrare a fondo nel suo animo esattamente come egli s’addentra per le sue vie o nel suo paesaggio – dunque quando la simbiosi tra luogo e viaggiatore è intensa e vibrante (il che a mio modo di vedere significa realmente visitare un luogo, nel modo più completo), allora come Pessoa, più di Pessoa, mi viene da dire che il viaggiatore è il viaggio. Perché non c’è viaggio “vero” la cui meta non sia dentro di chi lo compie, e in tal modo continui oltre l’ambito geografico, senza limiti effettivi e, per giunta, chiudendo idealmente il solco circolare tracciato in principio dal grande poeta portoghese in un moto, anzi, in un viaggio perpetuo d’un viaggiatore che, altrettanto idealmente, tale è sempre. Per questo, un buon “libro di viaggio” è tale, cioè genera un proprio valore letterario peculiare, anche perché consente di viaggiare pur restando fermi – per scelta, necessità o per obbligo, come accadeva qualche mese fa – oppure sapendo tratteggiare una geografia intima del luogo narrato dentro il lettore, al punto di trasformarlo in un viaggiatore tanto virtuale quanto consapevole pur restando lontano da quel luogo. E tutto questo un buon libro di viaggio lo genera perché può essere e rappresentare un ottimo “integratore” per lo spirito del viaggiatore, pronto a (ri)partire verso quel luogo o qualsiasi altro appena possibile.

Ecco dunque, a proposito: il 9 settembre, alle ore 18.00, nello spazio B(r)e(a)the SPACE di Via Savona, 45/53 e nell’ambito degli eventi del Fuorisalone 2021, finalmente da Milano si “parte” verso Tallinn, con il mio Tellin’ Tallinn e con la fortunata presenza di un prestigioso compagno di viaggio: Francesco Garolfi, in una performance musical-letteraria che abbiamo fascinosamente intitolato Tallinn Blues e che, ci auguriamo, veramente vi farà viaggiare verso la vostra meta ideale, sia essa Tallinn o qualsiasi altra. Perché ribadisco: in fondo i viaggiatori sono il viaggio, e spero che il 9 settembre a Milano vorrete viaggiare insieme a noi a bordo di Tallinn Blues!

N.B.: Ingresso su prenotazione (ad esaurimento posti) con obbligo di Covid Pass a info@articon.it. Per saperne di più su Tellin’ Tallinn, invece, cliccate sull’immagine qui sopra.

N.B.#2: Tallinn Blues è un evento “ospitato” presso lo spazio B(r)e(a)the SPACE dalla mostra Anime Salve di Vittorio Peretto, curata da Luciano Bolzoni – che ringrazio di cuore per la preziosa ospitalità. Cliccate sull’immagine qui accanto per saperne di più, oppure qui.

 

 

Ultrasuoni #24: Beastie Boys

[Immagine tratta dalla pagina Facebook della band.]
Una delle più grandi band in assoluto di hip hop, la musica nera contemporanea per eccellenza?

Be’, era bianca, e aveva un nome alquanto bizzarro.

I leggendari Beastie Boys, certo! Ove Beastie era un acronimo che stava per “Boys Entering Anarchistic States Towards Inner Excellence”, (“Ragazzi che entrano in Stati anarchici per ottenere la perfezione interiore”!), fin dal nome un biglietto da visita perfetto per uno dei gruppi più eclettici della musica degli ultimi 40 anni, il cui fatto di essere bianchi, è bene precisarlo, non aveva nulla di irriverente o antitetico per la scena hip hop afroamericana “tradizionale” (che infatti fece dei tre newyorchesi dei miti assoluti) ma anzi ne dimostrava la potente e versatile espressività. I BB però seppero fare qualcosa che nessuno mai aveva fatto prima: farsi discepoli del fenomeno rap che in quegli anni Ottanta stava esplodendo definitivamente (grazie a colossi quali Run DMC e Public Enemy, per dire) e portarselo dentro la propria storia che aveva invece origini punk e hardcore. Così hanno inventato un nuovo genere, variamente definito rap core o rap metal ma in verità compiutamente indefinibile, nel quale poi i BB ci hanno messo di tutto e di più ma sempre con una creatività di fondo incredibile, sovente geniale, supportata da un’altrettanta favolosa carica ironica – espressa attraverso video folli e al contempo sagacissimi che come i loro brani hanno fatto la storia. Tutti elementi che, negli anni successivi, sono diventati tra i più imitati e influenti per la produzione musicale d’una miriade di altre band.

Viene facile citare vere e proprie pietre miliari come (You Gotta) Fight for Your Right (to Party), No Sleep till Brooklyn, Body Movin’, oppure ricordare che il loro primo album Licensed to Ill è considerato dalla bibbia del rock, il magazine “Rolling Stone”, come «il miglior album di debutto di tutti i tempi», oppure ancora, a proposito di pezzi storici con video geniali, Sabotage:

o Intergalactic:

…ma in fondo l’intera loro carriera, lunga quasi 35 anni (e interrottasi drammaticamente con la morte di Adam “MCA” Yauch per un male incurabile), si è mantenuta su livelli altissimi e costantemente originali come raramente è accaduto per altri gruppi.

In questi giorni mi sto riascoltando la più recente raccolta dei Beastie Boys, Solid Gold Hits, ed è un gran divertimento e un piacere lasciarsi avviluppare dalle loro ritmiche semplici e perfette, dai bassi potenti e profondi che fanno scricchiolare le casse, dai campionamenti geniali fasciati in multiformi spire musicali che, come detto, vanno dal jazz al rock al metal e all’hardcore nonché, last but not least, dal loro cantato geniale, trascinante e spassoso. Tutti elementi che si ritrovano anche nei brani meno celeberrimi ma altrettanto notevoli – Brass Monkey, per dirne uno:

Una band semplicemente fondamentale, insomma. Ma non serve che ve lo dica io, lo ha già registrato la storia della musica del nostro tempo.

[Immagine tratta da ticketmaster.com.]
Cliccando sulle immagini dei BB nel post potrete leggere una completa biografia dei Beastie Boys, nuovamente tratta dall’imprescindibile “Onda Rock”.

‘O vedi che semo coijoni! (Reload)

Gasperino: …Ma che li tieni tu li conti?
Amministratore: Sono il suo umilissimo amministratore signor Marchese…
Gasperino: E fammeli vedé ‘sti conti. Quanto spennemo dentro ‘sta casa?
Amministratore: Ma perché? Non si fida di me? Sono generazioni che amministriamo la sua famiglia… prima mio nonno, poi mio padre e adesso io…
Gasperino: Ma che t’offenni? Per esempio, quanto ‘o pagamo er carbone? Famme sapè.
Amministratore: Mmmh il carbone…
Gasperino: Il carbone! Quanto ‘o pagamo?
Amministratore: E che possiamo pagare…
Gasperino: E che possiamo pagare? Quanto ‘o pagamo?
Amministratore: Sette paoli il quintale.
Gasperino: E ‘a carbonella?
Amministratore: Quattro.
Gasperino: E le fascine, pe’ accenne er foco?
Amministratore: Cinque a dozzina.
Gasperino: E ‘a legna?
Amministratore: E quella non la compriamo, viene dai nostri boschi… la vendiamo.
Gasperino: E quanto ce famo?
Amministratore: Dieci al quintale.
Gasperino: ‘O vedi che semo coijoni! Ma come, compramo tutto a tre volte il prezzo corente e solo ‘a legna ‘a vennemo alla metà?! Dice nun me fido… Ho fatto bene a vedé i conti… artro che. Se tu me freghi qui, me freghi su tutto! Perciò sei un ladro; sei ladro tu, tu padre e tu nonno e io ve licenzio a tutti e tre. Aspetta ‘n pò, prima da fa’ fagotto dimme na cosa… Ma quer vinello che se semo bevuti giù a tavola, ma che ‘o famo noi?
Amministratore: Si signore, viene dalle vigne del Mascherone…
Gasperino: Siii?!? E quanto ce n’avemo?
Amministratore: Parecchie botti di quello nuovo più quello vecchio imbottigliato.
Gasperino: E ‘ndo stanno tutte ste botti e ste bottije… ortre che a casa tua?
Amministratore: Giù in cantina.
Gasperino: Allora io vado in cantina e tu te ne vai affanculo, brutto ladro.

Della serie: vizi atavici di un paese senza speranza (con possibile soluzione, ad aver gli attributi di praticarla. Ad averli, già – altro vizio, anzi, altra pecca…).

(Ovviamente lo spezzone è tratto da Il marchese del Grillo, film del 1981 diretto da Mario Monicelli.)

La tundra artica, a due ore d’auto da Milano

[Foto di Alexander Gächter da Unsplash. Potete cliccarci sopra per ingrandirla.]
Estremo Nord della Norvegia? Brooks Range in Alaska? Norðurland Eystra in Islanda?
No.
L’immagine che vedete qui sopra riprende un territorio di tundra, sì, ma situato a poco più di due ore d’auto da Milano (e di una bella camminata su comodi sentieri).
«Incredibile!», penserete. In effetti è così, perché si tratta dell’incredibile altipiano della Greina, in Svizzera, tra i Cantoni Ticino e Grigioni: la più vasta tundra presente sulle Alpi al punto da poter essere considerata l’unico territorio dotato di questo bioma, tipico delle regioni artiche, nella catena alpina.

[Foto di Dihedral, opera propria, CC BY-SA 3.0, fonte: commons.wikimedia.org. Cliccateci sopra per ingrandirla.]
La Greina è anche una delle zone più intatte e meno contaminate delle Alpi: in tal senso me ne sono occupato di recente, riguardo un progetto di qualche tempo fa che ha rischiato di deteriorare un territorio e un paesaggio così preziosi e che di contro ha contribuito a rendere palese l’importanza culturale di un luogo così emblematico. Ve ne parlerò prossimamente di tutto ciò; per ora godetevi il breve ma esplicativo video sottostante sulla Greina e sulla sua primordiale bellezza alpina (uno dei tanti che potete trovare sul web) oppure date un occhio qui.