Thailandia, scommesse aperte

Ok, ora che per fortuna laggiù in Thailandia tutto è finito per il meglio, si accettano scommesse su quanto (poco) tempo passerà prima che dalla vicenda ne venga tratto un film, un TV-movie, un serial, una docufiction o che altro.

Anni? Mesi? O forse settimane?

P.S.: l’infografica nell’immagine è tratta dal sito dell’ANSA, qui.

Franco Michieli, “Andare per silenzi”

Quanti uomini contemporanei possono realmente (cioè, con cognizione di causa) dire di poter godere del silenzio durante la propria quotidianità, sia essa lavorativa, ricreativa o meditativa? O meglio: quanti uomini contemporanei posso affermare di saper godere del silenzio? Eppoi: cos’è il silenzio? Non è certo la mera assenza di rumore – chiunque rispondesse così dimostrerebbe di non averci capito granché, della questione, la quale è assolutamente fondamentale, anzi, vitale per il mondo di oggi e per la nostra civiltà che lo abita, troppo spesso senza aver piena consapevolezza di quello che ciò significa.

Franco Michieli, uno dei più grandi esploratori italiani contemporanei, non solo ha scelto di percorrere le “vie del silenzio” ma ha fatto del silenzio un potente ed emblematico sinonimo di libertà. Andare per silenzi, il suo nuovo libro (Sperling & Kupfer, 2018), rappresenta il “diario minimo” di quelle percorrenze ormai quasi quarantennali, e scrivo minimo perché le esperienze vissute da Michieli attraverso montagne e territori selvaggi del pianeta potrebbero occupare diversi tomi da centinaia di pagine ciascuno senza per questo diventare banali cronache di quanto compiuto, e perché ho la netta sensazione che molta parte di quelle esperienze non si possa nemmeno trascrivere sulle pagine di un libro, troppo intime e spirituali da un lato, troppo scarse e “povere” le parole a disposizione per cercare di descriverle adeguatamente al pubblico dall’altro.

Conosco Franco Michieli di fama da un sacco di tempo, leggendo spesso (oltre ai suoi libri) articoli relativi alle sue “imprese” su numerosi periodici; di recente ho avuto anche la fortuna di conoscerlo di persona e di chiacchierare con lui su temi che entrambi sentiamo importanti nella personale visione del mondo. Fin da quando leggevo delle sue esplorazioni, ho maturato la vivida sensazione di uno spirito mistico, quasi ascetico nel suo rapporto con la Natura e con le terre esplorate []

(Leggete la recensione completa di “Andare per silenzi” cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

La catastrofe di chi non conosce cosa sia una “crisi” (Franco Michieli dixit)

Se comprendiamo che la personalità di ciascuno non è monolitica, ma può mutare in modo sorprendente passando da un contesto all’altro, allora riusciremo a capire meglio i talenti inespressi delle persone e a rapportarci positivamente con gli altri. Chiunque può trasformarsi da oscuro gregario in valido protagonista nel momento in cui riesce a trovare una propria vocazione. Un’esistenza passata senza vivere mai una crisi o senza prenderne coscienza produce i piccoli megalomani di cui il mondo è pieno, questi sì incapaci di combinare qualcosa di utile e, anzi, portatori di catastrofi.

(Franco Michieli, Andare per silenzi, Sperling & Kupfer, 2018, pag.49.)

Franco Michieli cita il termine “crisi”, uno di quelli più in voga da qualche tempo a questa parte e sempre nella sua accezione più negativa, quando invece l’etimologia originaria dal verbo greco krino, “separare”, “cernere”) rivela un significato ben più positivo e attivo, ovvero quello di “scelta”, “decisione” e anche “cambiamento”. E cosa comporta invece l’applicazione di quell’accezione negativa oggi in uso sul mondo contemporaneo, che pretende di conseguire una perenne “perfezione”? Che la crisi, da momento positivo di scelta e di cambiamento, viene negata e diventa condizione atta alla più becera e stupida megalomania, appunto, nel mentre che la sua artificiosa negazione non fa altro che lasciare campo aperto a presunte “crisi” che in verità tali non sono ma autentiche situazioni di rovina, di degrado intenso, di disfacimento sociale, morale, culturale. Che chiamiamo “crisi” sbagliando doppiamente, dunque. Anzi, triplamente, perché per di più vogliamo credere che di certe “crisi” siamo le vittime incolpevoli quando invece ne siano non di rado causa ed iperbole. Già.

P.S.: qui potete le leggere la personale recensione di Andare per Silenzi.

Il corpo è una casa che deve restare pulita (Marina Abramovic dixit)

Adesso ho 71 anni, un’età molto seria. Non ho mai assunto droghe, bevuto alcol o fumato in vita mia, ho soltanto una dipendenza dalla cioccolata. La cosa importante è pensare il proprio corpo come una casa, dove lo spirito vive; e questa casa deve essere pulita.

(Marina Abramovic intervistata da Nicola Davide Angerame su Artribune #40, novembre/dicembre 2017.)

La grande artista serba, oggi di nazionalità statunitense, mette in luce una cosa fondamentale – anzi, una verità ecosofica assoluta: ogni spirito ha un luogo in cui dimora e dunque tale luogo deve essere sempre mantenuto degno di ospitare il relativo spirito, sia tale luogo – o spazio, o ambito – il mondo intero oppure il nostro singolo corpo. Non a caso dico che questa è ecosofia: “eco” dal greco òikos, “casa”, radice dalla quale si derivano poi i termini eco-logia ed eco-nomia (oggi praticamente antitetici, un tempo assai correlati). Termini che generano un ampliamento della riflessione: se dobbiamo mantenere il nostro corpo pulito affinché sia la casa del nostro spirito (e, sia chiaro, non è solo una questione meramente salutistica: sarebbe una lettura assolutamente superficiale, questa), come possiamo permetterci di non fare altrettanto con la casa che tutti abitiamo, cioè il pianeta Terra, rischiando che lo spirito che lo abita, ovvero l’essenza stessa della vita, non possa più dimorarvi? In fondo, anche il nostro personale spirito è il principale segno della vita, e quando il corpo subisce gravi danni quello se ne va. Inoltre, la nostra stessa vita è parte essenziale dello spirito del pianeta al pari di tutte le altre: se tale equilibrio biologico viene rotto – e purtroppo l’uomo lo ha rotto infinite volte e continua a farlo – prima o poi anche il “corpo” che lo contiene si guasterà e si danneggerà, senza possibilità di rigenerazione.

Pensate pure che questo sia un pensiero banalmente “ecologista”, ma tant’è. D’altro canto, una casa non pulita è sempre segno (con eccezioni rarissime) di una persona non raccomandabile. La prima ecologia è quella che dimostriamo noi stessi, dentro e fuori.

(Cliccando sull’immagine potrete accedere al sito del Marina Abramovic Institute, istituzione fondata e supportata dall’artista per promuovere le arti performative.)

Il secondo appuntamento di “Una Montagna di eventi”: domenica 1 luglio con il celebre baritono Giuseppe Capoferri!

Il secondo appuntamento della rassegna culturale Una Montagna di eventi, realizzata dalla Pro Loco di Carenno (Lecco) al fine di (ri)valorizzare il meraviglioso territorio montano locale e metterne in luce il prezioso valore del patrimonio di cultura, tradizioni, socialità, umanità ivi presente – rassegna che ho l’onore di curare – sarà un altro appuntamento originale e assolutamente affascinante.

Infatti, dopo la gran partenza (e l’altrettanto gran pubblico) di venerdì 22 giugno con I Tesori della DOL, proiettato tra i boschi attorno al secentesco Oratorio di San Domenico, Domenica 1 luglio, alle ore 17.00, il “teatro” del secondo appuntamento sarà il bellissimo paesaggio alpestre della località di Forcella Bassa e la suggestiva chiesa rurale della Madonna della Cintura, a quasi 1.200 m di quota, che ospiterà Arie antiche e da camera nella bellezza di Forcella Bassa, un concerto per voce e piano di celebri e bellissime arie “da salotto” nel solco della più nobile tradizione musicale italiana del sette-ottocento. Una tradizione che tocca il culmine del successo negli ultimi decenni del XIX secolo impegnando gli interpreti vocali e accompagnatori negli ardui cimenti artistici di arie che saranno eseguite nel bellissimo “salotto alpestre” rappresentato dalla zona di Forcella Bassa, all’ombra del Monte Tesoro, in una fusione di musica e paesaggio di straordinario fascino. Protagonista del concerto sarà il celebre baritono Giuseppe Capoferri, con l’accompagnamento del pianista Samuele Pala e la guida all’ascolto del professor Valerio Lopane.
A tutti i presenti sarà offerto un gustoso rinfresco, a cura della Pro Loco in collaborazione con il Bar Ristoro Pertüs.

La località di Forcella Bassa, peraltro, si trova ai piedi della cupola sommitale del Monte Tesoro (1431 m) la più alta elevazione della zona: e la mattina dello stesso giorno, sulla vetta, si terrà il 33° Anniversario dell’inaugurazione del Sacrario Alpino e l’ormai tradizionale raduno di Penne Nere. Poco lontano, invece, in località Forcella Alta, i più sportivi avranno a disposizione Mangia & Pedala, un’escursione in mountain bike lungo la Dorsale dell’Albenza con grigliata finale. Insomma, domenica 1 luglio, sui monti di Carenno, ci sarà di che divertirsi e, come gran finale, dalle 17 in poi, ci sarà pure di che lasciarsi profondamente affascinare, grazie a Giuseppe Capoferri e al suo canto.

Di sicuro, se sarete presenti, a sera tornerete a casa con le montagne di Carenno impresse indelebilmente nel cuore e nell’animo. E ci sono altri due prossimi eventi altrettanto imperdibili, per giunta!

Per qualsiasi informazione sul concerto di domenica 1 luglio e sugli altri appuntamenti della rassegna Una Montagna di eventi, potete consultare il sito web della Pro Loco di Carenno, qui, oppure chiedere direttamente allo scrivente, certo! Per scaricare la locandina dell’evento in formato pdf, invece, cliccate qui.