Di Mauro Corona, o della parodia della parodia

Non so se il buon Mauro Corona, scrittore assai suggestivo e personaggio mediatico ben più grottesco che sovente si erge a nobile (e apprezzabile, e ammirevole) paladino della Montagna e della sua cultura, sia concorde ovvero abbia da ridire riguardo l’immagine sopra pubblicata (cliccateci sopra per conoscerne la fonte e il contesto), che palesemente mette in relazione il diavolo e l’acquasanta, ovvero la fragile e (si spera) incontaminata bellezza della Natura montana e un SUV, autoveicolo che di “incontaminato” e incontaminante ha ben poco (assieme a tutto il resto che gli va dietro), con lo scrittore di Erto a fare da – consapevole o meno (spero vivamente la seconda) – testimonial. Assai significativa, nell’incipit dell’articolo dal quale l’immagine è tratta, leggere l’alquanto tragicomica affermazione “Mete raggiunte, spesso esplorate (laddove possibile, rispettosamente), in auto e in moto”: e dove non fosse possibile raggiungere tali mete “rispettosamente” – ovvero, inutile dirlo, quasi sempre? Domanda retorica, ovvio: si raggiungono comunque, fanc**o la Natura montana e la sua fragilità! Pecunia non olet autem corrumpit…*

Ma, giusto a proposito di tragicomico, torniamo a Mauro Corona, il quale ormai sta compiendo definitivamente la metamorfosi in parodia del “Corona” di Maurizio Crozza – una parodia della parodia o “controautoparodia”, insomma. Per carità, ognuno è libero di mostrarsi e atteggiarsi pubblicamente a ciò che vuole, seppur ciò vada a indebolire notevolmente il valore dei nobili messaggi e dei buoni propositi altrimenti proferiti (ed è proprio questa la cosa più discutibile della questione). Fatto sta che, appunto, resta ormai solo una piccola differenza tra i due “Corona”: che l’uno è un comico e l’altro no. E non è detto che di questo passo il comico sia Crozza.

*: “Il denaro non puzza, ma distrugge”.

P.S.: ringrazio per l’indiretta ispirazione alla scrittura di questo post Michele Comi, grande guida alpina malenca e, lui sì senza alcun paradosso, custode delle proprie montagne di grande cultura, concreta operosità e inestimabile importanza.

Kim Trump e Donald Jong-un

Non so, ma io credo che lo “storico” vertice tra Donald Trump e Kim Jong-un servirà soprattutto per stabilire quale dei due leader abbia la capigliatura più buffa.

Ma certamente sarò ben felice di potermi sbagliare, al riguardo, e di felicitarmi col mondo intero se si verrà a sapere che avranno entrambi trovato un parrucchiere più in grazia.

Tunguska, alla scoperta di uno dei più grandi misteri dell’epoca moderna – questa sera con Radio Thule!

Questa sera, 11 giugno duemila18, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 13a puntata della stagione 2017/2018 di RADIO THULE, intitolata “Il mistero di Tunguska!

Quasi 110 anni fa, poco dopo le ore 7 del 30 giugno 1908, una misteriosa e immane esplosione devasta totalmente un ampio territorio della Siberia Centrale, radendo al suolo ogni cosa. Il cataclisma, la cui potenza stimata è pari a quella di mille bombe di Hiroshima, abbatte 80 milioni di alberi, solleva da terra testimoni posti a 65 km di distanza i quali riferiranno poi del «cielo spaccato in due» e di «un grande fuoco che copre tutta la foresta», quasi provoca il deragliamento di alcuni convogli ferroviari a 600 km di distanza e si manifesta persino a Londra, dove è mezzanotte ma il cielo si rischiara come fosse giorno.
Negli anni successivi tante ipotesi sono state formulate per cercare di risolvere il cosiddetto “Mistero di Tunguska”, dal nome del fiume nella cui zona avvenne l’esplosione: da quelle più scientifiche, che citano impatti di asteroidi o comete, ad altre sovente parecchio “alternative”, che tirano in ballo bombe atomiche ante litteram, buchi neri o astronavi aliene. Ma cosa successe veramente, a Tunguska? Da cosa venne provocato quello che per lungo tempo è stato considerato l’evento più misterioso dei tempi moderni?
In questa puntata RADIO THULE vi porta attraverso lo spazio e il tempo ad esplorare quella remota terra siberiana, alla scoperta di un mistero talmente eccezionale da aver generato un autentico mito, ancor oggi assai vivido e suggestivo.

Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, quiStay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Il Giro d’Italia?

Ah, ma dunque il Giro d’Italia l’hanno corso di nuovo?
Pensavo che il ciclismo non si praticasse più, che i corridori li avessero squalificati tutti.
Non ci fosse stata ‘sta cosa di ieri delle buche nelle strade di Roma, non me ne sarei nemmeno accorto!

P.S.: sono stato per una vita un grande appassionato di ciclismo. Ma è uno sport che ormai ha perso molta parte della sua credibilità, e senza che sia mai stato fatto qualcosa di serio per risolvere la questione doping. Spiace dirlo, ma è più credibile il wrestling, ormai.

Visitando e raccontando le “cliniche dell’abbandono”… con Jussin Franchina, questa sera in Radio Thule!

Questa sera, 21 maggio duemila18, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 12a puntata della stagione 2017/2018 di RADIO THULE, intitolata “Le cliniche dell’abbandono!

Oggi si parla spesso dei tanti luoghi abbandonati che il progresso architettonico e urbanistico, oltre che l’evoluzione storica della nostra società, ha posto ai margini del mondo quotidianamente vissuto. Numerosi fotografi offrono immagini di tali luoghi, al riguardo si possono leggere innumerevoli storie un po’ ovunque e di cosiddetti “abbandonologi” se ne trovano a dozzine. Tuttavia, non di rado, la visione che scaturisce da tali cronache sembra troppo superficiale, o troppo legata a stereotipi e luoghi comuni. Dei luoghi abbandonati se ne parla sostenendo di volerli mantenere “vivi” ma, in verità, molte volte non si fa altro che tracciare per essi soltanto suggestivi e definitivi necrologi.
Jussin Franchina, scrittrice, ghostwriter, autrice letteraria “bergamasca ascendente veneta”, sostiene invece che i luoghi abbandonati siano bellissimi e disperanti proprio perché sfuggono ad ogni tentativo di imbrigliarli, e perché solo nello stupore che puntualmente afferra chi ne varchi la soglia con la giusta sensibilità consentono di sperimentare la particolare magia dell’abbandono. Jussin questi posti li definisce “le cliniche dell’abbandono”: in questa puntata ci guiderà alla scoperta di alcuni di essi, vicini a noi e particolarmente emblematici, in un cammino fatto di parole e musica affascinante, illuminante e vivace di quella vita “sospesa” ma ancora vibrante che in quei luoghi si conserva e aspetta solo di essere percepita.

Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, quiStay tuned!

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