Svizzera, avanti col verde

(Il Parlamento Svizzero di Berna. Photo credit: Marcel Kessler via pixabay.com, https://pixabay.com/it/users/marcelkessler-3217273/)

A differenza dell’Italia, nella quale la politica istituzionale – lo sostengo da tempo – è ormai morta, probabilmente dalla fine della Prima Repubblica, trasformandosi definitivamente in un teatr(in)o degli orrori, la Svizzera si rivela un paese molto avanzato anche dal punto di vista politico, sovente anticipando le tendenze elettorali in tal senso nei confronti di altri paesi europei. Mi pare che sia andata così anche in occasione della tornata elettorale di ieri: in passato la Svizzera è stato uno dei primi paesi a premiare un partito della destra populista e a ridurre l’importanza politica dei partiti storici di centro e di sinistra, poi è stato tra i primi a far arretrare quella destra populista, ora lo è nel rendere i partiti d’ispirazione ecologista tra quelli più prominenti sempre a danno di destra populista e sinistra storica – peraltro anticipando pure l’esistenza di due correnti “verdi”, una di sinistra e l’altra di centrodestra. Ed è, la Svizzera, anche uno dei paesi più avanzati in quanto a presenza femminile in Parlamento (ora al 42%) e nei quali da tempo l’affluenza alle urne è in calo, restando già da almeno 40 anni sotto il 50%.

Insomma: la Confederazione, con la propria unicità istituzionale, resta pure un laboratorio sociale, culturale e anche politico il quale, in modi per certi aspetti sorprendenti visto tale suo stato di unicum, anticipa le tendenze e le evoluzioni del resto di questa parte di mondo. Da seguire sempre con attenzione nonché, per quanto mi riguarda, da ammirare, senza dubbio.

Cliccate sull’immagine in testa al post per leggere gli approfondimenti dedicati alle Elezioni Federali 2019 da “Swissinfo” oppure qui, per l’analogo dossier di “RSINews“.

Let’s visit Bergamo!

Attenzione, post leggermente campanilista.
Sì, perché da bergamasco, pure al di là del recente articolo assai elogiativo che le ha dedicato il “Daily Mail” (e che, detto tra noi, mi suona un po’ di marchetta reciproca con British Airways, che da poco ha inaugurato dei voli diretti sull’aeroporto locale), non posso che rimarcare quanto Bergamo, soprattutto la Città Alta, sia un vero e proprio gioiello. Bellissima, affascinante, accogliente; non più bella di altre città – non è una banale questione di graduatorie, ogni città ha la propria bellezza così come ha il proprio Genius Loci – semmai a suo modo unica.

Ecco: al di là del personale campanilismo, che vale quel che vale ovvero forse nulla, vi consiglio di visitare Bergamo, se non ci siete mai stati. Merita, ve lo assicuro.

P.S.: qui il sito “BergamoNews” ha riferito dell’articolo del “Daily Mail” e ne offre la traduzione, per chi non conosca l’inglese. L’immagine in testa al post è mia, sì.

Fede e scienza sulla bilancia

Tu puoi costantemente osservare che la fede e la scienza si mantengono come i due piattelli di una bilancia: quanto più l’uno s’innalza, tanto più l’altro si abbassa.

(Arthur Schopenhauer, Parerga e Frammenti postumi, traduzione di Piero Martinetti, Mursia, Milano, 1981.)

Vajont, 56 anni

Photo credit: pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=1628524)

Vajont, 9 ottobre 1963, ore 22.39.

Un luogo, una data e un’ora in cui morirono quasi 2.000 persone e con esse una parte della dignità nazionale, assai ampia, forse mai più recuperata.

Un momento terribile ed emblematico, oggi più che mai, che deve e dovrà rimanere sempre impresso nella storia d’Italia e nella memoria degli italiani.

(Cliccando qui potrete visitare Dentro il Vajont, il sito web che Focus ha dedicato alla tragedia nel 2013, in occasione del 50° anniversario.)