Libri psichedelici

Quindi, i libri sono reali anche per me; mi collegano non solo ad altre menti ma alla visione di altre menti, a ciò che quelle menti comprendono e vedono.

(Cliccate sull’immagine per conoscerne la fonte.)

(Philip K. Dick, La trasmigrazione di Timothy Archer, traduzione di Vittorio Curtoni, Fanucci, 2010, pag.97;  orig.1982.)

P.S.: qui il termine “psichedelici”, da psichedelia, lo utilizzo nella sua accezione etimologica originaria, derivata dall’unione delle parole greche ψυχή (psykhé, anima) e δῆλος (dêlos, chiaro, evidente), nel senso di “allargamento della coscienza“. Ovvero ciò che sanno fare i libri certamente più e meglio, a mio parere, di qualsiasi sostanza psicoattiva.

Una cosa sempre e comunque inammissibile

È passato un paio di settimane e il cittadino medio se n’è già sostanzialmente dimenticato – sapete quanto molte persone abbiano la memoria corta se non cortissima, da queste parti – mentre io (e spero tanti altri) più passano i giorni e più mi diventa sconcertante e imbestialente che oggi, anno 2019, in Italia, paese che si considera tra i più “avanzati” del pianeta, vi siano individui, cittadini comuni e persone “normali”, di quelli che ti puoi trovare al fianco al bar la mattina o davanti a te in coda alle Poste, che apostrofano altri con espressioni come «ebreo di merda» e cose del genere.
E che lo possano fare senza minimamente subire conseguenze – ne loro e nemmeno quelli che gli ispirano comportamenti di questa risma.
Sconcertante. Spaventoso. Inammissibile. Almeno finché il paese voglia definirsi “civile” – sempre che, appunto, non sia che una vuota definizione, ormai.

L’avessero fatto in Germania, paese dalla storia totalitaristica recente e paragonabile a quella italiana, avrebbero passato guai serissimi. Qui invece, nonostante esistano delle norme giuridiche al riguardo con relative pene, ovviamente ci si gira dall’altra parte e si fa finta di nulla o quasi, salvo qualche solidarietà a chi quelle ingiurie le subisce che, nel concreto, valgono come il due di picche.

Io, a quei “cittadini comuni”, comminerei dieci anni di servizi sociali. D-i-e-c-i, non uno di meno. E a chi per essi rappresenti un palese ispiratore, decreterei l’interdizioni perenne dai pubblici uffici.
Perché va bene tutto, è diritto di chiunque manifestare il proprio dissenso a chicchessia anche in maniera dura ma sempre logica, educata, civile. Se tali condizioni elementari e basilari non vengono rispettate, se addirittura il loro riferimento ideologico più diretto è considerato un crimine punito dalla legge, si è nell’ambito della più alta pericolosità sociale: un pericolo che va eliminato nel modo più rapido e netto possibile prima che i danni cagionati diventino irreversibili.
Punto.

(L’immagine in testa all’articolo è tratta da https://www.ilpost.it/2019/09/15/gad-lerner-insultato-pontida-lega/)

Primo giorno d’autunno

(Photo credit: Murray Foubister – https://www.flickr.com/photos/mfoubister/15103087623/, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=51743515)

Sto già leggendo sui social non pochi commenti di gente che si dice “depressa” perché oggi è il primo giorno di autunno, e magari dalle loro parti c’è pure brutto tempo.

Be’, devo dire che leggere di questa gente depressa per un momento dell’anno che in verità è tra i più belli, luminosi e ricchi di vitalità che ci siano (basta aprire gli occhi, la mente e il cuore per vederli, lasciando stare i soliti idioti luoghi comuni sulle foglie che cadono eccetera), è veramente deprimente. Ecco.

 

A fare a meno della bellezza

Quando una società si allontana dalla bellezza, che dell’arte è una delle facce, inizia la decadenza. Quando un individuo pensa di poter far a meno dell’etica e della bellezza che ne è inseparabile compagna inizia la morte vera, quella spirituale.

(Photo credits: Ale3me – Opera propria, CC BY-SA 4.0)

(Franco Battiato, intervista di Luca Valtorta e Roberto Mattioli su “XL – La Repubblica” nr.81, 8 novembre 2012.)

Turisti e viaggiatori (#2)

«E quali altre differenze ci possono essere tra il “turista” e il “viaggiatore”?»
«Che il turista anche quando va a diecimila km di distanza da casa non viaggia realmente ma si sposta semplicemente, il viaggiatore invece viaggia sempre, anche quando si sposta su una collina distante poche centinaia di metri da casa, persino quando va dall’ortolano a comprare la verdura.»

(Altre conversazioni tra amici sul concetto e sul senso del viaggio.)